Questo Blog è stato creato per scambiare informazioni, idee, proposte e materiali tra residenti del comune di Capoterra. Si invitano i lettori a firmare i propri commenti o articoli con nome e cognome. Potete inviare i vostri articoli al seguente indirizzo: poggio@isolasarda.it

FIRMA LA PETIZIONE PER CHIEDERE FINANZIAMENTI DEL GOVERNO PER LA SICUREZZA DEL CAPOTERRESE

giovedì 17 dicembre 2009

Una canzone di Natale per non dimenticare

Un gruppo di bravissimi cantanti sardi (voci sarde) ha avuto la brillante e commovente idea di incidere una cover di "Do they know it's Christmas", il celebre brano scritto da Bob Geldof nel 1984 con l'obiettivo di raccogliere fondi per la carestia in Etiopia.
I ragazzi, guidati da Bruno Corpino, hanno pensato di dedicare questo brano alle vittime dell'alluvione. Nei titoli di coda gli ascoltatori sono invitati a effettuare un versamento nei CC destinati alle vittime o all''Associazione 22 Ottobre.
La canzone è scaricabile su YouTube al seguente
link.

Hanno preso parte al progetto: Ilaria Orefice, Laura Lobina, Daniele Cadelano, Bruno Corpino, Dario Floris, Valeria Tocco, Davide Cannas, Colette Lilliu, Eleonora D'Andrea, Roberto Lecis, Nicola Scano, Sergiu Calafiura, Elvira Semeraro, Emanuela Piras, Azzurra Parisi, Federica Parisi, Roberto Siddi, Ester Melis, Roberto Contu e il Piccolo Coro S. Efisio di Capoterra. Arrangiamenti di Raffaele Simoni.
"Noi non dimentichiamo", dicono questi ragazzi e noi commossi rispondiamo: GRAZIE RAGAZZI SIETE FANTASTICI.

Oltre al bellissimo pensiero ritengo che questo pezzo sia anche un pregevole prodotto musicale. Ammetto di avere già visto il video almeno 34 volte.

Personalmente vi inviterei, se avete gradito questa inziativa, a fare pervenire il vostro apprezzamento ai ragazzi contattando Bruno Corpino su Facebook.

mercoledì 16 dicembre 2009

L'ipocrisia del politically correct

Nonostante questo blog sia intitolato a Poggio dei Pini, è da un che non parlo della comunità in cui vivo. I motivi sono molteplici. Innanzitutto l'alluvione ha travolto buona parte del Comune di Capoterra e questo blog ha avuto un ruolo nella diffusione delle informazioni relative a questo evento. Ancor di più ha sostenuto l'attivazione di numerosi "fili" che si sono intrecciati nel post alluvione e alla tessitura dei quali ho talvolta avuto occasione di partecipare in prima persona.
E' stata fatta una pressione nei confronti delle istituzioni che si sono alla fine mosse più di quanto sarebbe avvenuto se tutti quanti si fosse stati zitti e immolbili. Da giugno sono poi impegnato anche nel Consiglio di Amministrazione della Cooperativa e, come ben sanno i poggini, non è un compito facile di questi tempi.

Qualcuno pensava, o forse sperava, che questo blog si sarebbe spento dopo l'attivazione del Portale della Cooperativa. Altri, nel manifestare il proprio apprezzamento, mi hanno addirittura suggerito di farlo diventare Portale della Cooperativa. Mi dispiace deludere gli uni e gli altri. Quella pubblicazione, di cui sono attualmente l'amministratore, rappresenta la voce ufficiale di una importante Società Cooperativa e ambisce ad essere il fulcro telematico per tutta la comunità.
Questo invece è il mio blog personale; un luogo dove posso proporre i miei punti di vista e quelli di altri lettori, trattando soprattutto (ma non solo), argomenti che riguardano il territorio del nostro comune. Non è, quindi un sito istituzionale e se in questi anni il blog ha fornito anche informazioni e documenti ai cittadini è solo perchè i siti delle entità che avrebbero dovuto svolgere questo compito erano inefficienti, quando non del tutto inesistenti. L'alluvione, poi, è stato un evento traumatico che ha trovato impreparati dal punto di vista dell'informazione e il blog, che era già attivo da un anno, si è dimostrato pronto a svolgere questa funzione imprevista. Come qualcuno ricorda c'era gente che voleva buttare giù la diga e questa azione è stata contrastata soprattutto grazie a una corretta informazione che abbiamo dato qui nel blog.
La differenza tra un blog personale e un sito istituzionale semberebbe una ovvietà considerato il format, il nome e il mio faccione di "cittadino qualunque" che sin dal primo giorno campeggia nella parte alta di questo schermo. Eppure devo ribadire questo elementare contetto a qualche "mirror climber" (o se vogliamo "azzeccagarbugli") che forse pretenderebbe l'istituzione di un collegio dei probiviri che dovrei interpellare ogniqualvolta, nel ricevere un messaggio anonimo, fuori tema, calunnioso, o semplicemente provocatore, io debba decidere se sia il caso o meno di pubblicarlo.

Non amo l'ipocrisia e quindi non mi piace chi si nasconde dietro un dito: quasi sempre chi si è scagliato contro il blog lo ha fatto perchè disturbato, direttamente o indirettamente, da una attività che ha messo a disposizione di molti informazioni che si sarebbero volute mantenere riservate. Questo spiega ampiamente il tentativo dell'utilizzo dell'anonimato. Si è anche parlato, impropriamente di privacy per cercare di occultare informazioni che nulla avevano a che vedere con quelle giustamente tutelate dal Dlgs 196. In alcuni casi si è pensato che fosse "inopportuno" parlare di certe cose, perchè non è "signorile". Va molto di moda il termine "caduta di stile". Peccato che chi erge a esperto del bon ton, affibiando bollini di "scarso stile" abbia dei clamorosi deficit di memoria quando si tratta di censurare azioni disdicevoli proprie o dei propri "compagni di cordata".

Ho sempre pensato che, sebbene la discrezione e la moderazione siano valori di un certo rilievo e debbano essere perseguiti, vi siano interessi collettivi prioritari. L'ideale sarebbe raggiungere con discrezione gli obiettivi fondamentali come la partecipazione alle decisioni importanti per la comunità prevista dal nostro Statuto, il buon utilizzo delle risorse societarie evitando gli sprechi, la salvaguardia dell'ambiente naturale e della piacevolezza del luogo che abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto, la disponibilità di importanti servizi che invece abbiamo perduto negli ultimi anni.

Se questi obiettivi prioritari venissero trascurati (non si sa poi perchè) allora dobbiamo chiederci se i componenti della comunità dovrebbero, in nome del c.d. "quieto vivere", lasciare andare in malora il posto che hanno scelto per vivere, in nome del politically correct.
Dato che eventualmente lo scempio era grave, molti cittadini non se la sono sentiti di stare ad assistere in silenzio. Il muro di gomma assai poco diplomatica ha quindi alimentato quella che è stata definita con il termine di "frattura" (altra parola chiave) nella nostra comunità. Devo ricordare che quasi sempre quando si pronunciava questo termine si cercava di attribuirne in modo più o meno subdolo la responsabilità a una delle due parti in causa (gli oppositori).
A fine giugno una maggioranza schiacciante di soci ha detto molto chiaramente che chi veniva additato come "creatore di fratture nella comunità" (accusa a mio avviso gravissima) stava invece indicando la strada da seguire per i prossimi tre anni. Mi auguro davvero che questa volontà non venga sovvertita da giochi di potere ed equilibrismi cui non di rado, come cittadini italiani, ci capita di assistere.

Considerati i risultati che sono stati raggiunti e il modo limpido con cui questi sono stati perseguiti, non ritengo accettabile il comportamento di chi, per mero interesse personale, per invidia o per vendetta, cerca di infangare questa attività che, seppur non priva di qualche inevitabile errore, ha invece svolto un ruolo molto positivo per tutta la comunità. Ok, qui sono io che me la suono e me la canto.
Il cittadino che vede il luogo in cui vive deteriorarsi dovrebbe restare in silenzio in nome del politically correct e o della "signorilità poggina"? Non è cosi. Amministrare significa prendersi delle responsabilità. Se io, in qualità di amministratore, dovessi alzare la mano per approvare la cementificazione di entrambe le pinete di Poggio dei Pini, questo non vuole assolutamente dire che dietro questa scelta ci siano chissà quali loschi interessi, ma non si può certamente pretendere che di questa decisione gli interessati (nel nostro caso addirittura proprietari) non siano informati e concordi e che non possano nemmeno contestarla.
Questi temi che qualche anno fa ci siamo posti nella nostra piccola comunità, io trovo che siano di grande attualità anche oggi, addirittura in ambito nazionale.

Come deve essere correttamente gestito il rapporto tra amministratori e cittadini (governo, ammistrazione locale o, se vogliamo, CdA della Cooperativa) in caso di disaccordo?
Come si dovrebbe comportare, secondo voi, un soggetto e come l'altro?
Mi auguro che la nostra piccola comunità trovi presto il modo modo di "suturare" quella ferita e possa magari fornire un esempio anche alle istituzioni di classe superiore che oggi appaiono in grave crisi.

sabato 12 dicembre 2009

Poggio come Torre delle Stelle?

La Nuova Associazione Torre delle Stelle ci scrive:
Buongiorno, siamo la Nuova Associazione Torre delle Stelle. Complimenti per il blog, ricco di informazioni utili e interessanti.
La nostra associazione è nata poco più di 2 anni fa, con lo scopo di valorizzare Torre delle Stelle e riportare la sua gestione nella legittimità amministrativa. Per perseguire quest'ultimo scopo, abbiamo dovuto affrontare la questione delle gravi inadempienze del Comune di Maracalagonis, che nonostante la località sia pubblica a pieno titolo è stata finora gestita da un cosidetto "condominio" (cosidetto, perché in realtà non esistono parti comuni fra i proprietari di immobili) con metodi e pratiche fuori da ogni legittimità.
Una delle questioni più rilevanti, è appunto quella della gestione della rete stradale. In ottemperanza agli obblighi di legge, recepiti nella convenzione di lottizzazione del 1970, esse, quali opere di urbanizzazione, sono state regolarmente cedute al Comune di Maracalagonis nel 1977 (con un atto aggiuntivo).
Nonostante ciò, il Comune di Maracalagonis, sfruttanto l'alibi del "condominio" (che si è sempre battuto per tenere gli oneri sulle spalle dei proprietari a difesa di un bilancio di 800mila Euro gestito con molta discrezionalità..) ha omesso di adempiere agli obblighi di legge che impongono che l'Amministrazione comunale, attingendo dall' ICI, si faccia carico del funzionamento e della manutenzione delle strade.
La situazione di Poggio dei Pini dovrebbe essere simile, perché la legge urbanistica ai sensi della quale è stata approvata la lottizzazione dovrebbe essere la stessa. Di conseguenza, gli stessi dovrebbero essere pure gli obblighi per il lottizzante, ossia la cessione a titolo gratuito al Comune delle opere di urbanizzazione (strade, acquedotto, aree per parcheggi, ecc). La legge a cui si fa riferimento è la n. 1150/1942 (poi modificata dalla legge 6 agosto 1967, n. 765), in particolare ci si riferisce all'art. 28, comma V, secondo il quale: “L'autorizzazione comunale è subordinata alla stipula di una convenzione..che preveda la cessione gratuita delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria – e – per le opere di urbanizzazione secondaria...”.
Supporremmo quindi che anche nel vostro caso il Comune debba prendersi carico delle strade, oltre che di acquedotto e altre opere di urbanizzazione, perché da un lato il lottizzante ha l'obbligo di cedere e il Comune quello di accettare la cessione della proprietà.Nel caso di Torre delle Stelle, di fronte all'inerzia del Comune, abbiamo presentato ricorso al TAR, con annessa istanza cautelare, che ha portato nel giro di poche settimana all'emissione dell' ordinanza 402/2009 con la quale il TAR ha imposto al Comune di prendersi carico il funzionamento e la manutenzione delle opere di urbanizzazione di Torre delle Stelle.
Potete approfondire la vicenda visitando il nostro blog a questo indirizzo
Cordiali saluti
Nuova Associazione Torre delle Stelle
ass.torredellestelle@gmail.com

lunedì 30 novembre 2009

Cyber Capoterra

Dal 1997 sono passati "solo" 13 anni. E' poco o è molto? Se pensiamo ai tempi di ritorno delle alluvioni di cui oggi tanto si parla, tredici anni non sono niente.
Eppure per la storia di Internet questi ultimi 13 anni hanno un significato paragonabile a quello che intercorre tra l'età della pietra a quella dei razzi spaziali. Nel 1997 c'erano i modem a 9600 bps, si navigava con Netscape Navigator, uno spazio web di 1 Mb costava un milione di lire, il computer andava 60 MHz e il Sistema Operativo era Windows 95. A Poggio dei Pini eravamo solo in tre ad avere una connessione. Impossibile utilizzare la rete per comunicare tra noi. Il mio obiettivo, a quel tempo, era di far conoscere questo territorio all'esterno, lanciare un "message in a bottle" in quel mare telematico planetario che si era improvvisamente aperto anche per i "comuni mortali".
Fu allora che diedi vita ai primi due siti capoterresi: Linea Poggio (www.sardinia.net/poggio) e Isola Sarda (http://www.isolasarda.com/). Questi siti contengono le prime pagine mai pubblicate dedicate al comune di Capoterra. Mi ero affidato, allora, a due noti scrittori per raccontare queste realtà urbane così differenti: Ignazio Lecca ed Emanuele Atzori (http://www.isolasarda.com/capoterr.htm). All'interno di Isola Sarda era poi contenuta la storia del più importante monumento del comune, la chiesa S. Barbara con la sua triste leggenda.
Isola Sarda nasceva allora già con quella idea di Portale comunitario e collaborativo che prese piede solo alcuni anni dopo e che ha trovato validi eredi locali nei due portali capoterresi: Capoterraonline e Capoterra.net. A Poggio invece le solite diatribe interne e la volontà della Cooperativa di mettere il bavaglio a qualsiasi informazione non controllata avevano fatto scemare le iniziative pionieristiche della Biblioteca e anche la mia voglia di collaborare. Questi due siti sono ancora online, congelati come reperti archeologici telematici. Testimonianze, anche dal punto di vista tecnico, di quell'epoca pionieristica.

Sapevo che con il tempo i numeri di Internet sarebbero cresciuti e che, prima o poi, questo strumento avrebbe avuto una diffusione paragonabile a quella del telefono, seppur con caratteristiche molto differenti che oggi, si stanno quasi fondendo.

In questo decennio sono nati i due portali capoterresi Capoterra.net e Capoterraonline, che hanno accompagnato, e ancora la fanno egregiamente, l'evoluzione telematica degli abitanti di questo paese.

Nel frattempo direi che a Poggio dei Pini e nelle frazioni si dormiva allegramente. In particolare a Poggio, una volta comunità vivace e all'avanguardia nelle iniziative sociali, il sonno era profondo come un letargo. Il silenzio è d'oro, e difatti qualcuno ha pensato bene di approfittarne, esasperando una gestione del bene collettivo sempre più distante dai principi di cooperativismo e di partecipazione e sempre più basata sul personalismo e sulla opaca imitazione dei meccanismi così tipici della politica italica che, difatti, hanno portato anche a Poggio, i conti in rosso, le strutture in decadenza e servizi scadenti.

E in questo clima che è nato, esattamente due anni fa, questo Blog. Si tratta di una pubblicazione spontanea nata in una serata dopo avere ascoltato troppe bugie. Anche se dietro il blog non c'è un gruppo di lavoro o una associazione, non posso però dire di essere stato solo. Alcune persone hanno fornito contributi preziosissimi e alimentato il blog, molti altri hanno partecipato con i loro commenti e veramente tanti sono stati i lettori che hanno testimoniato l'utilità del lavoro che abbiamo portato avanti. Sono così ben 317 gli articoli lanciati nella rete in due anni dal Blog e (mammamia) 84.000 le visite uniche.

Sebbene, e chi mi conosce lo sa, io non sia un rompipalle nato, indubbiamente questo blog ha dato fastidio soprattutto quando si è trovato a "rompere le uova nel paniere". Ha disturbato alcuni componenti dell'ex Consiglio di amministrazione della Cooperativa Poggio dei Pini. Altri personaggi, che quasi sempre poi si scopriva essere parenti di Tizio o di Caio, si sono scatenati in modo più o meno anonimo, boicottando a tutto spiano e arrampicandosi su specchi che si sono fatti sempre più scivolosi. Alcuni ancora girano la faccia tipo "sirbone" quando mi incontrano. Molti altri, ben più numerosi, mi hanno espresso simpatia e apprezzamento e questo mi ha dato la forza di continuare. Se è comprensibile l'avversione di chi ha perso poltrone, ambizioni e, in alcuni casi, anche la faccia, riesco a capire molto meno l'ostilità di alcuni consiglieri del comune di Capoterra. E ta manera, molti di loro non li conosco neanche, io non ho mai fatto politica attiva. E' vero che in alcuni casi mi sono permesso di criticare la giunta comunale (Ponte di Pauliara e Piano di Emergenza), ma in altre situazioni ho anche lodato la difesa di questa giunta nei confronti della speculazione edilizia. Davvero peccato per la storiaccia di S'Acqua 'e Tomaso che dimostra purtroppo come gli uni non siano tanto dissimili dagli altri. La mia impressione è che molti amministratori (capoterresi e non) continuino imperterriti a seguire modelli politici vecchi, unti e bisunti; E' una politica basata sulla mancanza di trasparenza e di confronto, incentrata sul clientelismo, sui favori etc. Diciamo pure: è così a destra come a sinistra! Qualsiasi soggetto indipendente, che perdipiù sia in grado di trasmettere informazioni, viene visto come un pericolo per la propria poltrona. E cosi le associazioni capoterresi, ivi compresi i blog e i portali, invece di essere elogiate vengono clamorosamente biasimate.

Io prendo sempre in considerazione le critiche; servono a migliorare. Mi è stato detto che non va bene dare voce alla gente comune, che il blog è un balcone della critica, che internet non serve perche la gente vuole la carta, che internet è un mondo virtuale in cui è normale utilizzare un nickname per spargere calunnie e che non bisogna solo predicare ma anche fare .. a me!

Ma questo blog alla fine, è servito a qualcosa? Vi dico secondo me a cosa è servito e lo faccio senza ipocrisie:

  • ha contribuito a salvare le pinete di Poggio dei Pini da un progetto di cementificazione selvaggia;
  • ha contribuito a risvegliare l'impegno sociale di molte persone che prima si disinteressavano degli stessi luoghi in cui vivono;
  • ha contribuito a scalzare dalla gestione della Cooperativa Poggio dei Pini alcune persone che l'hanno mal gestita e che contavano sulla disinformazione per garantirsi un piccolo orticello di potere da coltivare, danneggiando l'intera comunità;
  • in seguito all'alluvione del 22 ottobre 2008 questo Blog è diventato un punto di riferimento tecnico scientifico per moltissimi soggetti. I cittadini senz'altro, ma anche (come mi è stato riferito) gli stessi enti che dovevano effettuare i primi interventi d'emergenza. Grazie al blog tutti abbiamo capito meglio che cosa è successo in quel terribile giorno. Moltissimi dati scientifici relativi al territorio colpito dall'alluvione sono stati veicolati da questo blog. In questo senso il blog ha assunto un ruolo canale informativo verso la popolazione che sarebbe spettato agli (inefficenti) enti pubblici;
  • nel blog si sono incontrate le persone che hanno fondato l'Associazione 22 Ottobre. Questa Associazione opera attivamente per informare sulle problematiche relative all'alluvione e per spingere le istituzioni a mettere in sicurezza il territorio;
  • parliamoci chiaro, il comune di Capoterra è costituito da nuclei urbani separati che, a parte casi isolati, generalmente si ignorano e talvolta si guardano con reciproca diffidenza. Io nel blog ho lavorato parecchio per allacciare dei fili tra comunità che abitano nei vari centri urbani del comune. La Capoterra di oggi è quella in cui 10 mila persone sono considerate intrusi, occupanti e ospiti del territorio che appartiene ai capoterresi doc. Se la Capoterra di domani dovesse realmente diventare la Capoterra del centro storico e delle sue frazioni forse il merito sarà un pò anche di chi ha combattuto la diffidenza e la puzza sotto il naso di certe persone che alimentano le divisioni;
  • sono convinto che questo blog, unitamente a tutti gli altri soggetti che hanno esercitato una pressione mediatica (internet, stampa, incontri con la cittadinanza) stanno contribuendo a far lavorare meglio e più in fretta gli enti pubblici che devono ricostruire le infrastrutture e mettere in sicurezza il territorio;
  • il lago di Poggio che rappresenta il più importante elemento paesaggistico e di lotta agli incendi del comune, è stato attaccato duramente da parte di soggetti che, per vari motivi (talvolta meschini), non considerano quanto la sua scomparsa potrebbe danneggiare l'intero territorio. Qui nel blog ci siamo fatti in quattro per farne capire l'utilità non solo per Poggio, ma per tutto il bacino del S. Girolamo;
  • gli articoli pubblicati in questo blog (ma ovviamente mi riferisco anche a tutti i siti) non vengono più letti da quattro gatti come accadeva una volta, ma colpiscono spesso nel segno, girano negli uffici regionali, sbugiardano quei giornalisti (o registi) che talvolta gonfiano la notizia per fare catastrofismo, tengono a freno la demagogia e l'ipocrisia dei politici smontando verità spesso distorte che sino ad oggi venivano tranquillamente propinate al "popolo bue";
  • la diffusione di questo blog e di tanti altri siti liberi può rompere il monopolio della carta stampata e della Tv che, come sappiamo sono nelle mani di pochi, sopratutto a Cagliari. Pluralismo significa democrazia, libertà e progresso. Non solo i politici, ma anche i giornalisti e i registi devono sapere che ciò che diranno, faranno, scriveranno potrebbe comunque essere confutato, corretto, sostenuto (a torto o a ragione) anche da altre voci indipendenti e questo favorirà senza dubbio la verità, la giustizia, il vero buongoverno.

Ho esagerato oppure queste cose sono vere? Questo blog è servito a qualcosa oppure ha ragione quel consigliere poggino che, livido di rancore, mi ha ritenuto indegno di amministrare il nuovo Portale della Cooperativa in quanto autore di questa schifezza di blog?

La mia impressione è che l'alluvione, che tanto ha tolto, abbia donato a molti capoterresi la forza consapevole di amare il territorio in cui vivono, di rispettarlo e di proteggerlo, dai monti al mare, abbattendo quegli inutili steccati che sono serviti solo a pochi speculatori. Non so se fossero i notabili cagliaritani provenienti dal feudalesimo, come ritiene il sindaco, o se si tratti anche di furbacchioni che a Capoterra di certo non mancano. Adesso è venuto il momento di dire BASTA e di cambiare rotta.

Non c'entra con la telematica? Nevvero. Oggi è proprio la telematica ad arricchire la società capoterrese. In questo tragico anno sono nati nuovi soggetti, associazioni, blog e portali e si sono rafforzati quelli esistenti. Abbiamo Capoterra.net e Capoterra Online, due portali che sono veri punti di riferimento da tempo per i capoterresi, ci sono poi i recenti PoggiodeiPini.blogspot, il sito dell'Associazione 22 Ottobre, il nuovo Portale di Poggio dei Pini, senza dimenticare l'utile sito del Comune di Capoterra. Si tratta di iniziative di alto livello che fanno di Capoterra un paese particolarmente ricco e vivace per i suoi 26 mila abitanti. No, non me ne sono dimenticato. Ho voluto lasciare volutamente per ultimo il nuovo portale di Demos Capoterra che trovo particolarmente utile e ben fatto, almeno per i miei gusti. Poca frivolezza e molta sostanza. Questo portale è sostenuto da un gruppo di persone che, oltre a saper scrivere, vanno al nocciolo dei problemi. Sono politicizzati? Può darsi, ma la loro è politica sana e chi dovesse avere una visione della società e proposte diverse dalle loro (o dalle mie) dovrebbe, a mio avviso, creare qualcosa del genere e non solo fare telefonate e sparegere promesse elettorali.

martedì 24 novembre 2009

Il canalone dimenticato

Il giorno dopo (the day after) il 22 ottobre 2008, guardando la montagna che sovrasta Poggio dei Pini (M. S. Barbara m. 615 slm), abbiamo tutti notato una enorme fenditura rocciosa che prima non si vedeva. Quella ferita è evidente anche guardando il monte da 20 km di distanza.
Io ci sono stato molte volte e vi consiglio di salire fin lassù perchè in quel canalone si ha veramente l'idea della forza che si è scatenata quel giorno.
Mi permetto di consigliare una visita anche a quegli studiosi che, nell'affrontare il problema della messa in sicurezza del bacino idrografico, hanno completamente ignorato il territorio montano, ed in particolare gli affluenti e i canali che hanno prodotto una notevole quantità di sedimenti. Ininfluenti? Non scherziamo. L'alveo è interrito ovunque, gli affluenti idem. Il lago è mezzo pieno di terra, le pietre e i sedimenti più fini sono stati portati sino al mare, andando ad ingrossare ulteriormente l'effetto della piena che si è riversata sulle lottizzazioni costiere. Non quindi un problema del monte, ma un problema di tutti. Poteva andare peggio? Certamente. Pensiamo a quanto materiale sarebbe stato eroso se la zona montana non avesse caratteristiche vegetazionali apprezzabili, seppur migliorabili. Della battaglia futura per presevare questa ricchezza arborea e per regolare e rallentare le acque nei canali montani non c'è traccia negli studi che vengono esaminati i questi giorni.
Sebbene il bacino del Rio S. Girolamo abbia dimensioni piuttosto modeste, è normale che alla foce, dopo 12 km, il corso d'acqua abbia dimensioni più consistenti dopo aver raccolto tutti gli affluenti e i rigagnoli che incontra lungo il suo scorrere verso il mare. Ma quando arriviamo su questo canalone inciso nel granito rosa ci rendiamo conto che l'acqua che lo ha eroso in quel modo non può che essere arrivata direttamente dal cielo e da quei pochi metri che lo separano dalla cima.

Il canale, dopo essere disceso dalla cima, fa una curva in direzione nord puntando direttamente verso le case dell'antico borgo di S. Barbara. E' li che si trova la sorgente de Sa Scabizzada, presso un maestoso Eucaliptus che ha stoicamente resistito alla valanga di massi che ne ha profondamente inciso la corteccia (vedi foto). Come sappiamo l'edicola votiva dedicata alla santa è stata semidistrutta, fornendoci indirettamente anche una preziosa indicazione: mai vi era stata una alluvione così imponente dal XII secolo fino ad oggi.
Non esiste una denominazione cartografica per molti di questi affluenti del S. Girolamo. Ad ogni modo questo ruscello è stato battezzato Rio de Sa Scabizzada e rappresenta, a mio avviso, uno dei simboli di questo evento.




A sinistra ciò che resta dell'edicola votiva dedicata a S. Barbara, a destra l'albero scarificato dai massi durante la piena del 22 ottobre 2008.
Dopo l'edicola votiva il canalone si incunea tra le case del vecchio borgo, separando ed isolando di fatto la splendida Villa Devoto dal resto del villaggio. Poco più sotto, con il diminuire della pendenza, l'alveo del ruscello diventa una lunga distesa di massi.
Dove va a finire questa specie di pista di bob per pietre e macigni? Si tratta di una sorpresa, consentitemi un po di suspance, lo vedremo più avanti.
Nel frattempo vi invito a dare un'occhiata a questa immagine.

Questa è la foto satellitare del 2004 che si trova anche su Google Earth. Potete anche ingrandire l'immagine cliccandoci su. Vi faccio notare che il Riu de Sa Scabizzada, in queste foto quasi non si vede. Ho dovuto segnare con dei puntini gialli il suo percorso.
Guardiamo adesso questa seconda immagine.



E' stata ripresa alcuni giorni dopo l'alluvione (clicca per ingrandire). Non è necessario evidenziare il canale di cui stiamo parlando perchè è perfettamente visibile.

Possiamo adesso svelare la sorpresa cui accennavo prima. Dove sono andati a finire, il 22 ottobre i macigni, la terra e le tonnellate d'acqua veicolati da questo affluente? Se avete osservato la foto di prima, quella con i puntini gialli, forse avrete già immaginato la risposta perchè si vede chiaramente che il torrente confluisce nel Rio S. Girolamo proprio all'altezza del centro ricerca "Hydrocontrol".



In questo ingrandimento è possibile vedere il punto di confluenza tra il Rio S. Girolamo e il Riu Sa Scabizzada (le due frecce), si nota l'edificio dell'Hydrocontol situato nel bel mezzo dell'alveo. Il muro di recinzione del centro ricerche si trova in una posizione ancor più discutibile, come se fosse un pinball di un flipper anni '70. Non per niente è stato completamente divelto dalla furia della piena. Il centro ricerche è stato allagato e abbandonato. Si resta attoniti e interdetti pensando che il centro è addirittura intitolato al "controllo dei sistemi idrici". Sembra una barzelletta, è invece realtà. Gran parte della recinzione del centro ricerche risulta realizzata sopra un terrazzo fluviale, formato da sabbia e ciottolami di varie dimensioni, e si trova a meno di 10 m di distanza dall’alveo di magra attuale (novembre 2009).

Sprechi e assurdità del passato? Forse, però vorrei farvi notare ancora una cosa. Quella linea arancione nell'ultima immagine rappresenta una difesa in massi che il piamo Hydrodata propone OGGI come intervento per la messa in sicurezza del "territorio". Costo 840.000 euro.

Morale della favola: non si fa alcun intervento di manutenzione del sistema idrico montano, ma si vogliono spendere ingenti somme per proteggere un edificio abbandonato posizionato nell'alveo del fiume in prossimità del punto di confluenza di due corsi d'acqua. Si delocalizzano alcune strutture che si trovano nei pressi dell'alveo e non si delocalizzano quelle che si trovano al suo interno. Se la Regone vuole davvero ripristinare l'Hydrocontrol, sempre che questa scelta sia opportuna e legale, lo faccia senza utilizzare i pochi fondi messi a disposizione per garantire la sicurezza di tutti i cittadini.

lunedì 23 novembre 2009

Capoterra, un comune che non fa acqua da tutte le parti

di Daniele Basciu (www.demoscapoterra.org)
E’ difficile guardare oltre il nostro orticello e vedere cosa accade nel mondo là fuori. Ma quando il mondo là fuori viene senza invito dentro il nostro recinto, non possiamo più far finta di non vederlo. Nel nostro orticello c’è un quartiere periferico di Capoterra.
Metà di questo quartiere è stata costruita da una cooperativa dal nome epico e risorgimentale: “Mille”. L’altra metà del quartiere, Residenza del Sole, è nata accompagnata dal volto bonario e amichevole di Giancarlo Magalli.Nella prima metà di questo quartiere, dai “Mille”, manca l’acqua corrente. Non è che manchi tutti i giorni, manca qualche ora al giorno, a sorpresa, da un paio d’anni. D’estate, poi, manca un giorno sì e uno no: il Comune ha deciso così perché l’acqua viene sprecata, a suo dire.
A poco vale ricordare al Comune che non sta scritto da nessuna parte che chi consuma e paga più acqua deve essere sanzionato con la sospensione del servizio. La logica pedagogica è ferrea: colpirne uno per educarne Mille. E così ciascuno dei Mille per avere il lusso dell'acqua corrente 24h/24 ha dovuto acquistare e installare un serbatoio e una autoclave, che consuma almeno 500 Watt ogni volta che viene azionata.
I Mille, quindi, pagano acqua e corrente per avere l’acqua corrente. I più laboriosi hanno scavato un pozzo artesiano in giardino, come si usa fare in Malawi. Questo nonostante a Capoterra tutto manchi fuorchè l'acqua, come è risaputo. Nell'altra metà orticello a fianco dei Mille non esistono questi problemi. I pozzi costruiti nella Magallopoli distano 600 metri da quelli dei Mille.
Le reti idriche scorrono una a fianco dell’altra, a 10 mt di distanza. Ma nella Residenza del Sole l’acqua non manca praticamente mai, perché le pompe e i pozzi sono dimensionati in modo adeguato. La pressione di erogazione è abbondantissima.
La coesistenza fianco a fianco di queste due realtà separate aveva un senso ovvio fino a 3 anni fa, perché esistevano due reti separate, ciascuna con un proprietario-gestore-esattore: Coop Mille da una parte, Residenza del Sole (con la Società Mariposa) dall'altra.
Da due anni il Comune ha acquisito entrambe le reti, e la bolletta viene pagata da tutti i residenti al Comune stesso. Nonostante questo il Comune non ha fatto cenno, che si sappia, di voler affrontare il problema della carenza idrica per la Mille magari con la soluzione più banale: collegando tra loro le due reti che alimento ciascuna metà quartiere, metà orticello (chiedere di essere allacciati alla rete comunale come tutto il centro storico sarebbe fantascienza). Abbiamo sentito di recente che il primo cittadino è contrariato per l’esistenza dei condomìni all’interno del nostro territorio, e che lui vorrebbe tanto abolirli, così sì che le cose andrebbero meglio.
Cosa succederebbe se questo desiderio si avverasse? Una possibile risposta è il destino degli sfortunati Mille: non sono né un condominio, né cittadini come gli altri; la disponibilità dell’acqua la hanno a ore alterne, ma la bolletta la pagano per intero. E pagano pure la corrente, per questo lusso. Non sapremmo se augurare agli attuali condomìni un futuro simile. Qui terminerebbe la storia dei Mille, come un ordinario caso di abbandono amministrativo, di “orfanìa di cittadinanza”. Ma questa storia ha orizzonti più ampi di Capoterra. Il 18/11/09 si discuteva in Parlamento la privatizzazione della gestione delle reti idriche. Oddio, “discutere” è una parola grossa; c'era da apporre un timbro sull'ennesima decisione presa altrove: la privatizzazione dell’acqua, inserita nel decreto di riforma dei servizi pubblici locali, la loro “liberalizzazione” in osservanza a quanto deciso dall'Unione Europea.
Già dal 2003 il Parlamento europeo invitava caldamente gli stati membri alla 'modernizzazione' della fornitura di acqua mediante l'applicazione di principi economici. E così è stato fatto. Il 19 Novembre l'agenzia di stampa Reuters comunicava rassicurante che “l'acqua resta bene pubblico”; peccato che ne sia stata privatizzata la gestione. Un po' come quel tale che era proprietario di un pozzo di petrolio, ma non poteva estrarlo e venderlo, perchè i diritti di gestione erano di un altro, che si arricchiva al posto suo.
Per i media, una notizia di secondario interesse: su Repubblica.it e Corriere.it scivolava rapidamente in seconda pagina, mentre in prima pagina trovavano posto il fondamentale test “Quanto siete Dottor House?” e “Lo spot del direttore Freccero con due trans”. Per difendere la libertà di stampa questi signori hanno recentemente strombazzato addirittura uno sciopero nazionale, ma a dire il vero abbiamo l'impressione che in Italia la libertà di stampa sia stata uccisa col concorso di molti giornalisti.
Ma comunque: con l'apposizione di questo timbro la gestione dell’acqua sarà privatizzata, e diventa obbligatoria entro il 2015 la cessione a privati del 70 per cento delle quote delle s.p.a. controllate dai soggetti pubblici che attualmente gestiscono il servizio idrico integrato. Oggi siamo nel 2009: i Mille possono solo pregare il cielo che entro 6 anni da oggi il Comune (o Abbanoa che dovrebbe subentrargli) realizzi gli interventi minimi necessari per poter avere l’acqua corrente senza interruzioni orarie o giornaliere.
Nel futuro sarà molto improbabile che un soggetto privato vada a spendere dei soldi per migliorare un servizio che volenti o nolenti gli utenti insoddisfatti dovranno comunque pagare, e pure salato. Ecco come probabilmente quello che oggi è un titolo di seconda pagina sui giornali entrerà nel nostro orticello, senza invito. Lo scenario è completato dal fatto che dal 2015 non si potrà avere, sul territorio, un interlocutore che possa realmente gestire il problema “acqua”. Se ci saranno dei problemi, i Mille dovranno forse parlarne con un call-center. E se la tradizione sarà rispettata, avremo un deja-vù sentendo il futuro sindaco difendersi come immaginiamo: “Ma non è colpa nostra, non ci possiamo fare nulla, noi nel 2007 non c’eravamo, ma Capoterra viene da un passato feudale…” etc etc. E il bello sarà che avrà finalmente ragione: il sindaco, nel 2015, non potrà farci niente per davvero.

giovedì 19 novembre 2009

Incubo Hydrodata

Ho atteso qualche giorno prima di pubblicare un mio commento sull'ormai famoso piano Hydrodata, già definito per tutto il 2009 "lo studio idrogeologico", quello che tutti quanti aspettavano. Si pensava che questo piano avrebbe portato la tanto agognata sicurezza. Si temevano i canaloni di cemento utilizzati in altre situazioni, ma il contenuto di questo studio va veramente aldilà di ogni più pessimistica aspettativa.

Il centro di ricerche dedicato proprio al controllo dei sistemi idrici è stato costruito nel'alveo del Rio S. Girolamo.

C'è veramente da chiedersi se questo territorio sia stato martoriato più dalla natura o dalla stupidità umana. Dopo le alluvioni dell'ultimo decennio, oggi appare palese a tutti che nell'alveo del fiume non si doveva costruire. Appare palese che i ponti non si costruiscono basandosi sulle portate dei periodi di siccità, ma su quelli di piena, perchè prima o poi ne arriverà una che distruggerà opere costate milioni di euro, portandosi via la vita degli sfortunati che li attraversano.

Il 22 Ottobre 2008 la natura ha dato la sua sberla e ha colpito duro, soprattutto dove non è stata rispettata. Si assopirà per un , non si sa quanto. Un anno o mille anni? Queste statistiche mi sembrano un come quelle di Trilussa. Se ci fossero due alluvioni consecutive seguite da 1000 anni di pausa, si potrebbe dire che si verifica una alluvione mediamente ogni 500 anni.

Adesso, dopo la tempesta, sono tornati gli uomini a operare sul corso del Rio S. Girolamo. La loro proposta è contenuta nel documento denominato "Studio Hydrodata". Non sono in grado di commentarlo tecnicamente. Ci sono tra voi lettori numerosi esperti che possono farlo e che certamente vi troveranno difetti, errori, imprecisioni.

Vorrei volare leggermente più alto dei tecnicismi, degli argini, dei ponti e cercare di capire perchè questo progetto contiene tante cose che lasciano il lettore esterrefatto. Soprattutto se il lettore abita vicino quei viadotti, quegli argini, quei muraglioni, quei canali di cemento.

Questo piano è la dimostrazione del fatto che l'uomo di oggi, per quanto più tecnologico e più ricco dell'uomo di 100 anni fa, non è in grado di vivere nella natura senza violentarla. Non è in grado nemmeno di mantenere ciò che i suoi predecessori, con pochi mezzi, avevano costruito. E' un uomo che costruisce un mondo più brutto e lo fa con nonchalance.

Sostituisce gli alvei dei fiumi con canali squadrati di cemento. Sostituisce le collinette erbose che fanno da argine con orripilanti muraglioni di pietre o cemento. Sostituisce il sinuoso andamento serpentiforme dei fiumi con innaturali canali rettilinei.

Gli uomini del passato hanno costruito piccoli laghi che prima hanno irrigato i campi e poi hanno aiutato le montagne capoterresi ad essere tra le più verdi e boscose della Sardegna. Non possono purtroppo dire lo stesso i nostri vicini di Domusdemaria e Teulada, paesi circondati da brulle e aride colline. Oggi, invece di costrure ancora più laghi per combattere la desertificazione, li vogliamo eliminare comportandoci come Ponzio Pilato: una seccatura in meno per me, lascio i problemi a chi mi seguirà.

Togliamo i laghi e trasformiamo le querce in cisto, anche con l'aiuto degli incendiari. Molta più terra, molte più pietre rotoleranno a valle trascinate dall'acqua, scavando, raschiando, scarificando, trasformando tutto in deserto di sabbia e sassi. Fate bene i vostri calcoli, signori, ma considerate tutto, non solo due o tre aspetti. Il vostro progetto deve "saldarsi" con il territorio, non violentarlo. Deve entrare nella testa e nel cuore della gente che vive in questa terra. Ciò che abbiamo letto in quelle pagine non è nulla di tutto questo. Fermatevi.