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venerdì 24 agosto 2012

CONSIDERAZIONI SULL’IMPIANTO DI TRATTAMENTO RIFIUTI CACIP - CAPOTERRA

di Lorella Vargiu

L’impianto di trattamento rifiuti Cacip di Capoterra in questi giorni di gran caldo ha investito gli abitanti dei dintorni, anche a notevole distanza, con masse d’aria particolarmente maleodoranti emesse dalle lavorazioni che si effettuano al suo interno.
Di seguito alcune considerazioni basate sulle informazioni di cui si dispone.

Mappa dell’impianto allegata alla Det. Serv. Ecologia Prov. CA n 216 del 20/11/2010

La mappa dell’impianto disponibile all’interno della Determinazione del Servizio Ecologia della Provincia di Cagliari è orientata diversamente da come dovrebbe: il Nord geografico reale è indicato dalla freccia rossa.
Per la scarsa qualità di riproduzione del documento, la disposizione dei diversi settori di impianto è di fatto illeggibile.

La disposizione dell’impianto effettivamente realizzato, all’interno del sito prescelto, sembra non corrispondere con la pianta allegata alla determinazione (cfr. foto seguenti). 

Immagine satellitare dell’impianto in costruzione, tratta da Sardegna 3D

Questa immagine rappresenta le prime fasi di costruzione dell’impianto. Si colgono alcuni riferimenti sul terreno correlabili con la mappa sopra. Sembra che l’impianto sia costruito in una porzione spostata a destra e in basso rispetto all’area, più vasta, della pianta di progetto.

Immagine satellitare dell’impianto in funzione, tratta da Google Earth.

In questa immagine la maggior parte degli impianti è celata dai capannoni, i quali ospitano probabilmente gran parte delle strutture che nella pianta originaria erano distribuite su un’area più vasta. Quindi, la maggior parte degli impianti sembra effettivamente confinata.

In alto a sinistra un piazzale di stoccaggio a cielo aperto di materiali solidi sciolti scuri (compost?, rifiuti?).
In alto a destra due grandi vasche a cielo aperto, collegate ai capannoni dell’impianto mediante linee protette (nastri trasportatori? condotte?).
Immagino che le vasche ospitino compost in maturazione (ma, per quanto ne so, potrebbero essere anche le vasche che ospitano i rifiuti in ingresso).
Se odori possono essere diffusi nell’ambiente, questi proverranno intensi, all’aperto, soprattutto dalle vasche e dai rifiuti accumulati, ma anche dallo stoccaggio del compost.

A questo proposito si evidenzia che la delibera autorizzativa regionale (Prot. 12453 Det.343 del 24/4/2007, Art. 5), prescrive:
“-il locale di ricezione (dei rifiuti n.d.r.) deve essere mantenuto in depressione, garantendo almeno tre ricambi/h; devono essere, pertanto, mantenuti in perfetta efficienza le prese e le cappe di aspirazione collocate in corrispondenza delle zone di carico/scarico dei nastri e delle principali apparecchiature, nonché i sistemi di tenuta messi in opera al fine di evitare fuoriuscite di emissioni diffuse maleodoranti;”
“-la maturazione e lo stoccaggio del materiale raffinato dovranno avvenire adottando gli opportuni presidi per evitare la dispersione eolica dello stesso e la dispersione di sostanze maleodoranti”.

Se i materiali nei cumuli e nelle vasche sono rifiuti, questi non sono in un locale di ricezione e pertanto non è applicata la prima delle due prescrizioni citate.
Se invece i materiali nei cumuli sono compost maturo e nelle vasche compost in maturazione, non è stata applicata la seconda prescrizione.

Poiché è evidente che nell’impianto vi sono vasche ed accumuli di materiali a cielo aperto, deve essere imposta l’immediata osservanza delle prescrizioni della delibera autorizzativa regionale, per il confinamento di tutti i depositi/stoccaggi di materiali maleodoranti.

Fonti di odori meno visibili ma non meno avvertibili, se si esclude lo scarico diretto di fluidi non depurati (perseguibile per legge), potrebbero essere date inoltre da eventuali dispersioni, nel suolo o nelle acque superficiali, di percolati o fluidi in lavorazione attraverso pozzetti, canalette o vasche/basamenti in calcestruzzo difettosi. L’individuazione di questo genere di fonti richiede una caratterizzazione delle acque e dei suoli, lunga e dispendiosa. Andrebbe affrontata solo se il problema degli odori non si risolvesse con l’applicazione delle prescrizioni citate sopra.

Passando tutti i giorni, nel corso dell’anno, accanto all’impianto, si notano per lo più odori molto intensi (diciamo pure intollerabili) di rifiuti, spesso odore di rancido (acidi) intenso ed aggressivo e, nelle migliori condizioni, solo odori di letame. Con l’inizio della bella stagione gli odori hanno subìto un forte incremento di intensità ed un viraggio da dominante odore di rifiuti a dominante odore di acidi.
Occorre evidenziare che l’impianto fa uso anche di acido cloridrico, non so in quale fase di lavorazione.

Per quanto riguarda il controllo della qualità dell’aria, la Determinazione regionale prescrive la realizzazione di un sistema di monitoraggio delle emissioni e delle ricadute al suolo, con frequenza annuale, sui parametri acido solfidrico, ammoniaca, polveri e unità odorimetriche al biofiltro.

Mi sembra evidente che una sola misurazione annua può non essere sufficiente, considerata la notevole variabilità delle emissioni dell’impianto anche nel corso della stessa giornata e tra la stagione fredda e la calda.
Questo potrebbe spiegare anche perché i controlli non avrebbero dato risultati.

Occorre richiedere una maggiore frequenza delle rilevazioni di monitoraggio, da effettuarsi senza preavviso, in concomitanza con i picchi giornalieri e stagionali delle emissioni maleodoranti.



La nota sopra è stata redatta allo scopo di cercare spiegazioni alle numerose domande girate in rete nelle scorse settimane, utilizzando materiali accessibili sempre in rete e traendone le considerazioni più immediate.
Ci possono essere perciò dati e ragioni di cui non si è al corrente e che potrebbero giustificare i disagi che la popolazione subisce.
L'impianto di compostaggio è un servizio per la collettività e consente il raggiungimento di obiettivi di salvaguardia dell'ambiente.
E' interesse di tutti che possa operare in piena efficienza e in modo sostenibile per la cittadinanza che vive ed opera nelle sue adiacenze. 


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