Questo Blog è stato creato per scambiare informazioni, idee, proposte e materiali tra residenti del comune di Capoterra. Si invitano i lettori a firmare i propri commenti o articoli con nome e cognome. Potete inviare i vostri articoli al seguente indirizzo: giorgio.plazzotta@gmail.com

martedì 30 marzo 2010

Gli scenari di Hydrodata 2.0

La seconda fase del Piano Hydrodata è stata presentata alla cittadinanza già in due occasioni. La prima a Poggio dei Pini, la seconda nella sala del Consiglio Comunale di Capoterra. Non so se ci saranno altre presentazioni, forse a Frutti d'Oro. Bisogna ammettere che l'assessore regionale Angelo Carta sta coinvolgendo la cittadinanza e i loro rappresentanti molto di più di quanto sia stato fatto per tanti altri lavori pubblici. Un sono esempio: la nuova statale 195. Chi ne sa qualcosa? Con quali criteri è stato scelto il tracciato? E quando diamine inizieranno i lavori?
Per la messa in sicurezza del S. Girolamo invece sappiamo molto sugli studi, sull'avanzamento dei lavori, possiamo dire la nostra e abbiamo anche constatato che le osservazioni vengono prese in considerazione, modificando le proposte iniziali.
Questo avviene anche grazie a blog, portali e alle associazioni? Penso di si, ma è innegabile che se non ci fosse la collaborazione degli enti pubblici tutto sarebbe molto più difficile.
E' vero che ogni tanto mi lamento dei tempi della burocrazia: due anni (di cui uno sprecato) per realizzare un ponte, la cui mancanza ha creato gravissimi problemi quotidiani al quartiere di Pauliara e a tutti coloro i quali vi gravitano intorno. Si devono sempre attendere mesi tra uno step e l'altro dei progetti, e poi c'è la progettazione preliminare, quella esecutiva, quella operativa, diversi progetti che si intersecano (diga) e l'alveo del fiume che è ancora così com'era 1 anno e mezzo fa. Pero' non ci si può fare molto contro la burocrazia e siamo costretti ad accettare queste lungaggini come il miglior risultato possibile. Renato Soru aveva un altro piglio, un altro ritmo, ma è stato segato e quindi accontentiamoci di questa relativa rapidità.
Pensiamo che a Villagrande hanno aspettato 5 anni e che nel Belice hanno aspettato in eterno.
Spingiamo e cerchiamo di fornire suggerimenti e impulsi.

Ma torniamo al Piano Hydrodata. Cosa cambia tra la nuova e la vecchia versione? Moltissimo.
I motivi del cambiamento sono a mio avviso due: la prima versione era stata rilasciata in tutta fretta, senza effettuare le necessarie verifiche sul campo. Probabilmente si voleva mostrare alla gente che le cose stavano andando avanti, ma.... ragazzi che paura abbiamo avuto! Hydrodata 1.0 infatti conteneva non poche mostruosità. Due su tutte: gli argini che circondavano la lottizzazione di Rio S. Girolamo come un fortino medievale, un viadotto assurdo che convogliava tutto il traffico di Poggio in una stradina a senso unico. La terza mostruosità purtroppo è rimasta, ma con l'asterisco. Riguarda il lago di Poggio. I tecnici dell'Hydrodata lo dicono indirettamente: del lago se ne è già occupato il prof. Ravaglioli con la sua relazione (costata € 50.000) quindi non aveva senso rifare uno studio approfondito, tantopiù quando l'obiettivo è quello di mettere in sicurezza l'intero bacino idrografico. Inoltre la messa in sicurezza di una diga richiede studi e competenze specialistiche. Tant'è che è stato realizzato uno studio apposito.
Per tutte queste ragioni i tecnici Hydrodata hanno fatto l'unica cosa che era nelle loro possibilità. Hanno messo il lago da parte, rispetto al fiume, ipotizzando un canalone che convoglierebbe le acque direttamente verso valle. Non era chiaro, nella prima versione, se e come sarebbe stato alimentato il lago. Per cercare di chiarire questo dubbio, senza peraltro riuscirci del tutto, in questa nuova release del progetto è stato inserito nel canale uno sbarramento laterale collegato a una saracinesca che dovrebbe fare confluire nel lago le acque del fiume quando la portata è in condizioni normali (di magra).
Un grosso problema di questa proposta è la parziale mancanza di dettaglio nella definizione di questo scenario. Ci sono domande che restano prive di una risposta. Quanto è profondo il canale? Quale sarà la portata del lago dopo l'intervento? Come funziona la saracinesca, chi si occuperebbe della sua manutenzione? Quali sono le caratteristiche e le dimensioni dei due muri di contenimento del canale? In definitiva, come apparirebbe l'intera area dopo questo intervento?

L'assenza di questi dettagli lascia aperti dubbi e timori molto forti. Il sospetto è che se venisse davvero realizzata questa proposta nel centro di Poggio dei Pini ci troveremmo una mostruosità.

La mia impressione, e direi anche la mia speranza è che la messa in sicurezza del sistema lago-diga non trovi una risposta in questo piano Hydrodata ma nello studio del Prof. Ravaglioli, che propone due soluzioni: raddoppio del canale (uno a dx e uno a sx) oppure demolizione della diga in terra e rifacimento della diga in calcestruzzo. Quest'ultima soluzione all'inizio mi ha fatto storcere il naso. Disfare qualcosa che ha retto all'alluvione terribile del 22 ottobre e che è stato ripristinato in modo ancor più solido di prima non mi sembrava giusto. Se però gli scenari sono quei tre, è proprio questa la soluzione migliore. Perchè? lI lago avrebbe dimensioni accettabili, sufficienti a contenere acqua per gli elicotteri dell'antincendio anche nei mesi estivi. Le sue sponde sarebbero entrambe accessibili ai villeggianti, alle famiglie, agli amanti del jogging.
Le altre soluzioni, soprattutto quella hydrodata, metterebbero a serio rischio sia la funzionalità antincendio che l'usufruibuilità di questo laghetto.
Veniamo ai costi. Anche su questo fronte avrei pensato che il rifacimento della diga in calcestruzzo avrebbe avuto costi superiori alle altre soluzioni di adeguamento.
In realtà si è appurato che il costo di questo intervento sarebbe ampiamente inferiore ai 6 milioni di euro previsti dalla soluzione Hydrodata. Inoltre ci sarebbe il vantaggio di mettere a disposizione 50 mila mq di ottimo terreno idoneo alla realizzazione degli argini presso la foce, che altrimenti si dovrebbe cercare altrove.
Per la messa in sicurezza del lago ci sono quindi tre soluzioni. Vediamo come si evolve la situazione. C'è poco tempo per decidere, sarebbe opportuno che i lettori, anche di questo blog, si pronunciassero in merito.

Anche alla foce, ed in particolare nel punto più critico del fiume, la lottizzazione Rio S. Girolamo, esistono tre soluzioni. In realtà la prima (quella del fortino medievale) è stata già scartata da tutti. Hydrodata 2.0 offre due alternative nuove di zecca. Non è facile afferrare la differenza tra le due soluzioni. L'opzione n. 2 realizzerà un canale ampio 50 metri, simile più o meno a quello del Rio S. Lucia, senza nessun argine. Nell'opzione 3, invece, l'ampiezza del canale è di soli 30 m., il corso viene rettificato e viene realizzato un piccolo argine (circa 1 m.). Pro e contro? La prima soluzione ha il grande vantaggio di non prevedere la delocalizzazione di abitazioni. Ha però un impatto ambientale maggiore e richiede una manutenzione più impegnativa, perché il canale si riempie più facilmente di detriti che, se non asportati, ne limiterebbero notevolmente l'efficacia e quindi la sicurezza. La soluzione 3 presenta meno problemi da questo punto di vista ma ha il grave difetto, soprattutto politico, di prevedere la delocalizzazione di una quindicina di abitazioni civili.
Proprio ieri il Comune di Capoterra si è espresso a favore della soluzione n. 2. Non so se i cittadini della lottizzazione siano stati consultati, anche perchè il tempo a disposizione era veramente poco. Questa scelta è certamente la più conveniente da un punto di vista politico. Presumibilmente le delocalizzazioni avrebbero creato l'avversione dei cittadini interessati. Cittadini che votano e possono fare casino, oggi, a loro. Il fatto che, invece, la soluzione scelta possa causare problemi anche seri, non solo ai 15 residenti più vicini, ma all'intero quartiere, è un problema del futuro, che eventualmente andrà in carico ad altri. La soluzione prescelta non è quindi la più coraggiosa e lungimirante, ma se riteniamo che l'evento del 22 ottobre sia davvero molto raro e speriamo che ogni tanto si farà la manutenzione del canale, dovremmo sentirci abbastanza soddisfatti.

La nota stonata riguarda il "buco nero" del piano Hydrodata. Tra una tavola e l'altra troviamo un lungo elenco di interventi. Pensiamo che nel piccolo borgo di S. Girolamo si spenderanno quasi due milioni per sistemare un ponte che servirà si e no 5 case di villeggiatura e la chiesetta di S. Girolamo. Pochi metri piu giù, si spende un milione per proteggere la sede, abbandonata, dell'Hydrocontrol, di proprietà della Regione. Poi la zona del lago, bene, i ruscelli di montagna, bene. Poi saltiamo a Rio S. Girolamo e alla foce, benissimo. In mezzo, se guardiamo le riprese aeree, c'è una grossa chiazza di terreno esondato. E' l'area sportiva di Poggio dei Pini. I tecnici Hydrodata dicono che in quella zona sarebbe bello (per chi?) non fare nulla, perchè così il fiume, di tanto in tanto vi depositerà i massi e la sabbia trasportati delle piene. Fantastico.
Peccato che quella non sia una discarica a cielo aperto. In quell'area hanno fatto sport generazioni di residenti di Poggio dei Pini, della Residenza, di Rio S. Girolamo. Li, dopo il 22 ottobre, gruppi di disperati si sono rimboccati le maniche per cercare di rimettere almeno parzialmente le cose a posto. Pensate che oggi, in quella che è ancora una valle di disperazione, si tengono tornei internazionali di tennis. Penso che questa storia e questi sforzi meritino una considerazione diversa dall'essere identificati come discarica. Per questa ragione la Cooperativa e il Comune stanno richiedendo un intervento in quell'area. Non potrà mai essere una protezione dalle piene più importanti, ma perlomeno si potrebbero limitare i danni delle piene medie, realizzando un ampio alveo e utilizzando quel materiale per la costruzione delle gabbionate che serviranno nella zona della foce. Speriamo di trovare qualche soluzione nel prossimo Hydrodata 3.0
Ultima nota. In questo contesto di riassetto del territorio, aldilà di fiumi e ponti, l'Associazione 22 Ottobre ha proposto la realizzazione di una pista ciclabile lungo il S. Girolamo, che da Poggio dei Pini conduca fino a Frutti d'Oro. Il Comune, nella seduta di ieri, ha fatto sua questa proposta, inserendola nelle osservazioni inviate alla Regione.

mercoledì 24 marzo 2010

Geologi sugli scudi o sulla graticola?

Sino al 22 ottobre 2008, nell'agro di Capoterra il geologo non se lo filava nessuno. Nel resto del mondo non so, ma penso che la situazione non fosse molto diversa. La geologia era vista come una disciplina scientifica specialistica, magari interessante nelle sue applicazioni più estreme (vulcani, terremoti) ma un noiosa e di dubbia utilità per risolvere i problemi quotidiani del cittadino comune. Il geologo viene visto come un tipo un po' stravagante come Mario Tozzi, vestito sempre in modo sportivo, che se ne va per le campagne chiamando con nomi simili all'etrusco quello che per tutti noi è un semplice "perdigoni".
La situazione è drasticamente e drammaticamente cambiata quando, il 22 ottobre del 2008, centinaia di persone sono state sommerse da una valanga d'acqua, di pietre e di fango provenienti da quello che solitamente era un misero ed innocuo ruscelletto. Nuove domande si sono fatte largo in tutti noi: perche è successo? cosa fare ora? come proteggerci?.

Si da il caso che le risposte a queste domande ce le hanno date proprio loro. Quei simpatici omini (o donnine) con il martelletto e le pietre sempre in tasca: i geologi.
Nella coscienza e nella conoscenza di tutti noi si è aperto un mondo nuovo. Nuovi termini hanno cominciato a diventare di uso comune e se qualcuno prima non conosceva nemmeno il significato di "tracimazione", ecco che in tanti ci siamo trovati a parlare di piezometri, letto di magra, argini, tempo di ritorno, conoidi, sghiaiamento e chi più ne ha più ne metta. Qualcuno si è addirittura inventato il "canale spalmatore", ma io stesso una volta ho scritto "regimentazione". Perdonateci, cari amici geologi.
In poche parole ci siamo resi conto di una profonda ignoranza non solo del cittadino comune, ma anche di chi amministra e prende decisioni importanti per la vita di tutti noi.
In questo contesto, anche considerando lo stato di confusione, di paura e di indecisione seguiti al quel tragico evento, penso che questo blog abbia svolto un ruolo importante. Anche grazie ad articoli come "Analfabetismo geologico" il Blog è diventato un punto di riferimento, non solo a livello comunale, per tutti quelli che volevano sapere e per quelli che avevano qualcosa da insegnare.
Da queste basi è poi nata l'Associazione 22 Ottobre, che proprio in questi giorni compie 1 anno di vita. Non è un caso che Presidente e Vice Presidenti di questa associazione siano geologi. L'Associazione ha svolto un ruolo rilevantissimo per ampliare la nostra conoscenza su un argomento di cui tutti hanno improvvisamente compreso l'importanza e ci ha consentito di squarciare quel velo di ignoranza che generava anche paura dell'ignoto e incertezza per il futuro. Da quel punto fermo si doveva partire per ricostruire, analizzando il presente per capire in quale direzione andare.

In questo percorso siamo stati accompagnati da quei geologi e da quegli ingegneri che si sono messi a disposizione, partecipando agli incontri informativi dell'Associazione o scrivendo in questo e in altri siti telematici. Non faccio nomi, ringrazio ancora tutti indistintamente.
Il geologo si è trovato quindi al centro dell'interesse dell'opinione pubblica. Penso che sia onesto dire che una delle tante lezioni dateci da questo evento sia stata proprio la consapevolezza di avere tutti quanti trascurato questa importante branca del sapere, di avere considerato poco utili nozioni che, drammaticamente, si sono rivelate decisive rispetto a quanto è accaduto in quella tragica mattina. Mi spingo a dire che se la geologia, e quindi i professionisti che la rappresentano, fossero stati maggiormente considerati in passato, quella tragedia, con i suoi morti e i suoi danni materiali, ma sopratutto morali, si sarebbe potuta evitare.
Il geologo sa leggere il terreno, riconosce i residui di un argine anche dopo molti secoli. Non avrebbe permesso l'edificazione nell'alveo di un fiume e la costruzione di infrastrutture inappropriate.
Su questo contesto si inseriscono tanti altri fattori: la politica con i suoi mille centri di potere, le normative che spesso si intersecano, gli strumenti di pianificazione. Tutti elementi che caratterizzano l'elefantiaca burocrazia del nostro paese.
E' difficile capire come stiano le cose. E' difficile capire chi deve fare cosa. Anche chi si mette a cercare seguendo il filo di Arianna delle mille competenze e responsabilità, è destinato a perdersi in un labirinto.
Sappiamo che il PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) indica il grado di rischio dei territori in cui sono costruite le nostre case e rappresenta, quindi, anche uno strumento di base per la pianificazione urbanistica. In poche parole, dove è rischioso non si costruisce, se il PAI dice "no rischio", semaforo verde per ruspe e cantieri. Sappiamo anche che il PAI del Comune di Capoterra non prevedeva alcun rischio per tutto il bacino del Rio S. Girolamo, e del Masone Ollastu quasi come se non esistesse. e nonostante le esondazioni del 1999 e del 2005.
E' chiaro come il sole, alla luce di quel che è successo, che quel PAI non presentava la situazione nel modo corretto. Anzi ad essere sincero in un mio post del 9 novembre 2008 intitolato "Anche il Piano Idrogeologico spazzato via dalla piena", lo avevo definito senza eufemismi "una schifezza", dando degli incompetenti a non meglio identificati responsabili di questo strumento.
Lo stesso tema è stato ripreso recentemente (17 marzo) dal giornalista della Nuova Sardegna Mauro Lissia che, esponendo le medesime condivisibili perplessità nei confronti del PAI, ne ha attribuito la completa responsabilità proprio ai geologi.
Insomma, geologi sugli scudi o sulla graticola?
Il fatto è che il cittadino (ed evidentemente anche il giornalista che però dovrebbe meglio documentarsi) non è in grado di comprendere le miriadi di intrecci di responsabilità che caratterizzano la burocrazia italiana. E' già molto se riusciamo a comprendere il significato di questo PAI e, logicamente siamo portati ad attribuirne la responsabilità ai geologi in senso lato, solo per il fatto che sappiamo che sono loro a lavorarci.
In realtà, ci tiene a precisare l'Ordine dei Geologi, il PAI è stato redatto sulla base delle indicazioni fornite dal CINSA (Centro Interdipartimentale di Ingegneria) dell'Università di Cagliari, quindi ingegneri e non geologi!
Noi cittadini possiamo anche fare spallucce e pensare che, per noi, poco cambia. Chi doveva lavorare bene ha lavorato male. Ma ovviamente per i geologi queste precisazioni sono importanti, tant'è che l'Ordine ha pubblicato in comunicato che riporto integralmente e che spiega in modo dettaglliato come sanno le cose.

COMUNICATO STAMPA

Al Direttore del quotidiano “La Nuova Sardegna

In riferimento all’articolo pubblicato su “La Nuova Sardegna” mercoledì 17 marzo, ed avente per titolo “Le aree alluvionate non erano a rischio”, visti i contenuti riportati dal pezzo giornalistico, l’Ordine dei Geologi della Sardegna ritiene doverose alcune precisazioni.

L’autore dell’articolo segnala i Geologi quali responsabili della ridefinizione della perimetrazione del rischio idrogeologico nello studio di variante del Piano di Assetto Idrogeologico eseguito dal Comune di Capoterra nell’anno 2006 e precisa: “Nell’ultima perimetrazione delle aree a rischio di inondazione gli autori del Pai — piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico — i terreni lungo il fiume e la superficie della foce che contiene la lottizzazione ‘Frutti d’Oro due’ non sono compresi”.

L’autore continua esplicando: “salta fuori in tutta la sua imbarazzante chiarezza: l’autorevole staff di geologi incaricato di stabilire quali fossero le aree a rischio di alluvione sembrano essersi basati sui danni provocati dai disastri degli anni 1999, 2003 e 2004.

Ed infine dall’articolo riporta: “gli svarioni commessi dai geologi sono una traccia di lavoro per la Procura”.

A fronte di tali affermazioni, l’Ordine dei Geologi della Sardegna, ritiene che quanto riportato nel suddetto articolo sia ingiusto e lesivo nei confronti di un’intera categoria. In aggiunta, da una semplice e rapida analisi degli atti oggetto dell’articolo, emerge che le note pubblicate sono prive di riscontri, fuorvianti, inesatte e impregnate di gravi e infondate accuse. A ciò l’Ordine si riserva di intervenire in tutte le sedi competenti. Senza voler produrre polemiche fini a se stesse e tantomeno voler entrare nel merito dell'estensione territoriale degli studi eseguiti, (per il quale si rimanda alla consultazione della documentazione ufficiale), ma con il solo fine di esporre la realtà dei fatti e di tutelare la professionalità dei Geologi, questo Ordine ritiene significativo evidenziare quanto segue:

- Le perimetrazioni originarie del P.A.I. furono inizialmente approvate con Decreto dell’Assessore dei Lavori Pubblici della RAS n°3 del 21 febbraio 2005, pubblicato sul BURAS n°8 del 11/03/05, con il quale fu data esecutività alla deliberazione della Giunta Regionale n°54/33 del 30/12/2004, di adozione e parziale approvazione, quali norme di salvaguardia, del "Piano Stralcio di Bacino per l’assetto idrogeologico" (PAI), riguardante anche il territorio comunale di Capoterra;

- Nell’anno 2005 il comune di Capoterra affidò al Centro Interdipartimentale di Ingegneria e Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Cagliari (CINSA), l’incarico di provvedere alla mappatura di dettaglio per la definizione del pericolo e del rischio idrogeologico.

- Il suddetto Centro Interdipartimentale di Ingegneria (CINSA), ha prodotto le relative elaborazioni idrauliche ed inoltre le verifiche su opere di difesa realizzate e da realizzare. Il CINSA, quindi, nel merito dell’incarico affidatogli, ha elaborato una proposta di revisione della perimetrazione della pericolosità e del rischio idraulico;

- Con Deliberazione della Giunta Regionale n. 17/12 del 26/04/06, sono state approvate le nuove perimetrazioni proposte dallo studio del CINSA, a seguito della realizzazione di interventi di mitigazione e di studi di maggior dettaglio delle aree a pericolosità e rischio di inondazione ai sensi degli articoli 4 c. 5 e 37 c. 7, delle norme di attuazione del PAI. Inoltre nella medesima deliberazione, il Comune di Capoterra è stato individuato quale unico responsabile della manutenzione, pulizia e mantenimento della funzionalità delle opere di mitigazione, finalizzate a garantire la pubblica e privata incolumità;

Sulla base di quanto sopra evidenziato e quindi dall’esame dei documenti pubblici, si osserva che l’incarico di revisione del P.A.l. e quindi delle perimetrazioni della pericolosità e del rischio idraulico per il Comune di Capoterra, è stato affidato non a un singolo geologo o ad uno studio di geologia bensì al Centro Interdipartimentale di Ingegneria e Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Cagliari (CINSA), senza quindi che nessun Geologo fosse incaricato di tali prestazioni. Si evidenzia tra l’altro che anche l’art. 37 delle N.d.A. del P.A.I. - Varianti ed aggiornamenti del PAI – non prevede la presentazione di una relazione di compatibilità idraulica (che ai sensi delle medesime norme di attuazione deve essere presentata a firma congiunta da un Ingegnere e da un geologo) e dunque nessun ufficiale apporto del Geologo nella stesura delle progettazioni di variante idraulica.

Ci chiediamo pertanto quale sia “l’autorevole staff di geologi incaricati di stabilire quali fossero le aree di alluvione”, così come riporta l’articolista, visto che in nessun atto ufficiale della variante P.A.I. depositato presso il Comune di Capoterra o presso gli Enti preposti al controllo, figurano Geologi incaricati di eseguire tale prestazione professionale.

In virtù di quanto precisato, questo Ordine professionale ribadisce che nessun Geologo è stato incaricato della redazione della variante del P.A.I. prodotta dal Comune di Capoterra. Sarebbe stato opportuno aspettarsi un diretto coinvolgimento della categoria dei Geologi, proprio in conseguenza di quegli episodi avvenuti in occasione dei nubifragi del 1999, 2003 e 2004 citati dall’autore dell’articolo. Questo per rigor di logica, per buon senso e per la purtroppo crescente fragilità del territorio, sarebbe dovuto avvenire in quanto la definizione del pericolo e del rischio idraulico non può essere eseguita prescindendo dalle caratteristiche geologiche, morfologiche e idrogeologiche del bacino idrografico di riferimento e in particolare senza l’identificazione della fascia di esondazione geomorfologica e della stima del trasporto solido, materie queste, tutte di stretta competenza del Geologo.

A titolo di cronaca, ricordiamo che proprio nei giorni 11 e 12 febbraio 2010, i Geologi sardi erano riuniti in assemblea nell’aula Consiliare del Comune di Capoterra e presso la sede Universitaria del Dipartimento di Scienze della Terra a Cagliari, per discutere le problematiche legate alla vulnerabilità del territorio e derivanti dal pericolo idrogeologico, con particolare riferimento proprio al caso del Rio San Girolamo. Durante l’incontro però, non ricordiamo la presenza di giornalisti, né tantomeno quella del sig. Lissia, né abbiamo avuto conoscenza di resoconti nella stampa locale nei giorni a seguire.

Questo Ordine quindi, è costretto suo malgrado a precisare che i Geologi, con coscienza, professionalità e dedizione, sono da sempre e costantemente impegnati nel territorio, nella sua pianificazione sostenibile e nel suo governo.

I Geologi, non meritano attacchi ingiustificati e densi di colpevoli inesattezze quali quelli riportati nell’articolo suddetto, il quale pare abbia citato più che la realtà dei fatti, delle informative destituite di ogni fondamento e verità fattuale.

Per quanto sopra evidenziato, l’Ordine dei Geologi della Sardegna, ritiene che l’articolo pubblicato mercoledì 17 marzo da “La Nuova Sardegna” con titolo “Le aree alluvionate non erano a rischio” a firma del sig. Lissia, sia intriso di gravi imprecisioni che risultano pesantemente diffamatorie nei confronti della categoria professionale da questo rappresentata. Si chiede pertanto a codesta Direzione de “La Nuova Sardegna”:

- La pubblicazione per intero del presente comunicato stampa, con pari evidenza dell’articolo uscito lo scorso 17 marzo;

- La pubblicazione di una smentita e di una rettifica ufficiale per i contenuti riportati nell’articolo dello scorso 17 marzo e ritenuti lesivi nei confronti dei Geologi.

E’ interesse ed auspicio dell’Ordine dei Geologi della Sardegna, fermo restando quanto precisato in questo comunicato, che in futuro si instauri un costruttivo dialogo tra le parti coinvolte in questa vicenda, sopratutto quando oltre alle ingenti ferite al territorio, vi sono in gioco le vite umane.

A concludere, credendo di fare cosa utile, ricordiamo l’articolo 1 delle Norme deontologiche riguardanti l’esercizio della professione di Geologo in Italia approvate dal Consiglio Nazionale dei Geologi nella seduta del 19 dicembre 2006, testimonianza e riprova che questa professione è soprattutto a servizio dei cittadini e del territorio.

La professione del geologo è di preminente interesse pubblico e generale e deve essere esercitata nel rigoroso rispetto della normativa vigente, nonché delle disposizioni contenute nel presente Codice Deontologico di Autodisciplina e di Etica Professionale.

Il geologo fa propri e si riconosce nei fondamentali princìpi costituzionali di libertà, eguaglianza, solidarietà e democrazia.

In particolare il geologo si riconosce nei princìpi costituzionali di salvaguardia della salute e dell’ambiente ed opera per la tutela ed integrità geologica del territorio, anche con azione di prevenzione e mitigazione dei rischi di dissesto, siano essi naturali o indotti da intervento antropico.”

Il Presidente dell’Ordine dei Geologi della Sardegna

Dott. Geol. Davide Boneddu

giovedì 18 marzo 2010

Il piano Hydrodata anche in Consiglio Comunale

Lo scorso 10 marzo l'Assessore Angelo Carta ha presentato le proposte contenute nella seconda fase del Piano Hydrodata presso i locali della Cooperativa Poggio dei Pini.
In precedenza lo stesso assessore aveva incontrato la cittadinanza capoterrese presso la Parrocchia di Frutti d'Oro.

Forse anche per rimediare a uno "sgarbo" nei confronti del Consiglio Comunale capoterrese, che si era non poco "attapirato" per non essere stato sufficientemente considerato in occasione dell'ultimo incontro, il piano sarà presentato nuovamente presso la sala consiliare del Comune di Capoterra mercoledì 24 marzo alle ore 17.
Chi si fosse perso la precedente presentazione, sempre che sia anche abbastanza fortunato da non lavorare a quell'ora, potrà approfondire gli importanti temi che riguardano il Piano potendo anche giovarsi della presenza del Sindaco che aveva disertato il precedente incontro.

mercoledì 10 marzo 2010

Hydrodata atto secondo

Ieri sera nella sala della Cooperativa Poggio dei Pini si è tenuto l'atteso incontro dedicato alla presentazione della seconda fase del piano Hydrodata, che i lettori del blog conoscono molto bene, avendo presentato il dettaglio della prima fase, i commenti e le proposte di modifica. Per i meno attenti ricordo che si tratta dello Studio che definirà gli interventi di messa in sicurezza del territorio capoterrese devastato dall'alluvione del 22 ottobre 2008.
Questa introduzione mette bene in evidenza l'importanza dell'incontro tenutosi ieri sera presso la Cooperativa Poggio dei Pini. Erano presenti stampa e televisione, quindi oggi potremo leggere e vedere quanto riporteranno le "grandi" testate giornalistiche regionali. Considerando però che i giornalisti se ne sono andati quasi subito e che spesso la loro conoscenza delle problematiche tecniche mostra qualche defaillance, forse, potrà essere utile anche leggere il mio modesto resoconto, dato che seguo questi eventi sin dalla tragica mattina del 22 ottobre 2008.

Ma andiamo con ordine e parliamo dello studio.
La fase di analisi è stata affrontata dal Prof. Mancini (foto), incaricato dall'Autorità di Bacino del coordinamento dello studio di fattibilità e dall'Ing. Fresia. L'esposizione dell'analisi dei dati e delle considerazioni che costituiscono la base per gli interventi previsti dal piano è stata speditiva e il relatore ha utilizzato un linguaggio, non eccessivamente tecnico, adatto al pubblico presente. Devo dire che tutti gli intervenuti hanno avuto il dono della chiarezza e una buona abilità espositiva. In questo tipo di incontri con i cittadini è molto importante che sia così, perche un linguaggio troppo tecnico rischia di non fare arrivare alcun messaggio a chi ascolta.
A volte magari la semplificazione è stata però eccessiva. Come ben sapete ho partecipato direttamente, con l'Associzione 22 Ottobre, all'organizzazione di alcuni incontri con gli esperti effettuati nei mesi "caldi" del post alluvione. Il prof. Mancini, a mio avviso, nel tentativo di essere sintetico, non ha inquadrato li ruolo del lago di Poggio e della diga nel suo complesso, fornendo una visione parziale del problema che potrebbe avere fuoriviato qualche ascoltatore (soprattuto quelli che partivano gia "fuorviati").
E' un discorso lungo che ho già affrontato, ma si sa che nel nostro territorio essere imprecisi su questo argomento significa alimentare polemiche e fornire nuovi spunti ad alcuni invidiosetti che sin dal primo giorno hanno pensato di approfittare dell'alluvione per sfogare la bassa soddisfazione di danneggiare il proprio vicino. E' un brutto difetto purtroppo abbastanza diffuso nella nostra isola. Mancini non è del luogo e non sa che talvolta i sardi, invece di sostenersi per stare tutti un pò meglio, sono inclini a mettersi i bastoni tra le ruote per stare tutti un pò peggio.

Il lago è una cosa bella da preservare, certo. Ma questo è a mio avviso secondario rispetto al fatto che il lago serve al territorio in senso molto più ampio. La diga non è "fortunatamente" in piedi. I carotaggi effettuati sul corpo diga danno una risposta scientifica a questo genere di affermazioni. Il corpo diga al suo interno dopo l'alluvione era compatto e privo di infiltrazioni. Questa non è fortuna., sono caratteristiche fisiche del manufatto. Si è detto che questo evento è da considerare "millenario". Beh, si da il caso che la diga abbia retto anche a questo evento da record. Non è un forse o un se, non è un modello. Vogliamo parlare di fortuna? Allora diciamo che fortunatamente sono vive molte persone che avrebbero potuto non esserlo e prendiamocela con chi ha fatto costruire le case sul letto del fiume o le strade inadeguate. Questa è stata la vera fortuna di questa vicenda.

Se alcuni punti sono rimasti oscuri all'ascoltatore ciò non sarà dipeso da un deficit di chiarezza nell'esposizione, ma semmai da alcune indeterminazioni che, forse, sono ancora presenti nello studio o, in alternativa, ad alcuni dettagli cui non si voleva dare troppo risalto.
Diciamo subito cosa non è chiaro. Che ne sarà del lago di Poggio? Sinceramente non si è capito bene, nonostante questo argomento sia stato affrontato e siano state fatte alcune domande.
I relatori sono consci della presenza di altri studi che si sono occupati della messa in sicurezza della diga, riferendosi sicuramente allo studio Ravaioli, però non potevano non prevedere nel loro studio una soluzione anche per questo nodo. Cio confonde ancora di più l'ascoltatore che si chiede, se ci sono più studi, alla fine quale soluzione si adotterà? Chi lo decide? Anche questo, non si sa. Accontentiamoci del fatto che le cose, passo dopo passo, vanno avanti. I tasselli si metteranno alla fine ognuno al proprio posto e non siamo per forza pessimisti perchè, diciamolo subito, già questa seconda fase è molto meglio della prima. Sognamo e al limite proponiamo, che la terza ed ultima fase sia ancora migliore.

Il lago e la diga attualmente si trovano nella linea principale del corso del fiume, verrebbe messo invece in una posizione "derivata". In pratica si realizzerebbe un grande canale laterale che corre lungo le strade 26 e 51 di Poggio dei Pini (dalla Terrazza al lungolago). Questo canale dovrebbe avere una portata lievemente superiore a quella della piena del 22 ottobre. (quindi ampio e profondo, diciamo anche piuttosto brutto). Questa soluzione era presente anche nella prima fase dello studio e significava la morte dell'invaso, non più alimentato dal Rio S. Gerolamo. La differenza di questa nuova proposta consiste nella presenza di una traversina (mi si perdoni la terminologia) che farebbe confluire nel lago l'acqua nelle situazioni di magra, cioè quando il rio ha una portata "normale". In caso di piena l'acqua supererebbe questo sbarramento e confluirebbe nel "canalone" filando dritta verso valle, evitando il lago, e portandosi dietro tutto l'apporto di materiale solido della piena. In questo modo, nel caso di un evento di piena, la diga si troverebbe estromessa dal flusso principale del fiume e quindi la sua tenuta non rappresenterebbe più un elemento di criticità. Detta così, a parte la presenza del canale-monstre, questa soluzione sembrerebbe rappresentare l'uovo di Colombo, avremmo la moglie ubriaca e la botte piena e avremmo salvato capra e cavoli.
Ma come funziona? Ecco.. è proprio quello che non ho capito. Il fatto che non l'abbiano capito nemmeno i geologi e gli ingegneri presenti in sala mi fa sospettare che non tutto sia chiaro.

Per gli altri interventi si sono mostrate le sezioni degli argini, e dei canali, non dimenticando neanche un centimetro. Invece di questo canale non si è fornita alcuna indicazione numerica e questo ha impedito ai non pochi esperti presenti in sala di esaminare la caratteristiche di questa soluzione e valutarne i pro e i contro. Il sospetto è che questo canale sia così brutto e profondo da rischiare di diventare esso stesso la nuova cartolina di Poggio dei Pini, in luogo di un lago trasformato in una pozza di fango.
Il lago resta, certo, ma di che dimensione? Lago o pozza? Un altro elemento sospetto è la mancanza (perlomeno nella diapositiva mostrata in sala) dello sghiaiamento della terra portata dalla piena dentro il lago, intervento che invece era presente nello studio di prima fase. Una dimenticanza? L'eliminazione di quella terra costituisce il primo importante passo per ridare al piccolo bacino idrico un minimo di funzionalità. Ricordiamoci che l'invaso oggi ha una capienza di appena 40.000 mc contro i 250.000 originari.

Vediamo gli altri interventi previsti a Poggio. Sparisce l'assurdo viadotto che era stato posizionato nei pressi delle Piscine e che convogliava tutto il traffico del centro residenziale in una stretta e tortuosa strada, quella che porta alle scuole di Sa Birdiera.
Un viadotto verrà invece realizzato più o meno nella stessa posizione in cui si trova l'attuale attraversamento del fiume, a partire dalla cabina Telecom. Una rotonda veicolerà il traffico nell'incrocio posizionato presso l'attuale bivio per l'Osservatorio astronomico.
Si è accennato al problema dell'Hydrocontrol sottolineando come la scelte di proteggere o meno l'edificio con alcune scogliere dipenderà anche dalle decisioni che l'amministrazione regionale prenderà sull'utilizzo di quell'edificio. Un altro punto interrogativo, insomma.

Altra novità è costituita dalla presenza, all'interno del piano, di interventi relativi al reticolo idrico minore che si trova a monte e che attraversa l'abitato di Poggio dei Pini. Si prevede la realizzazione di alcune briglie selettive che interecetteranno il trasporto solido. Alcuni attraversamenti dei ruscelli presenti in quella zona dovranno essere adeguati alle portate raggiungibili in caso di piena.

Nota dolente è invece rappresentata dall'atteggiamento nei confronti della zona sportiva.
Mentre ovunque si è pensato alla realizzazione di argini e barriere a protezione di case o edifici addirittura situati all'interno dell'alveo naturale (vedi Hydrocontrol), per la zona sportiva si punta il pollice verso e si adotta la soluzione "deppis morri". Non solo si dice che quella zona è indifendibile (e perche?), ma addirittura che quell'area dovrà essere destinata a fungere da valvola di sfogo di tutta la terra portata dal fiume durante le piene. E' un pò come se il camion della spazzatura di tutto il quartiere, quando è pieno, scaricasse la monnezza nel vostro pianerottolo.
Questo è uno dei punti più deboli di tutto il piano su cui penso che tecnici e politici dovrebbero intervenire. Si è parlato molto di tempi di ritorno. Se può non essere conveniente salvare una zona dove centinaia di persone svolgono una importante attività della vita, lo sport, ritengo sia possibile realizzare una protezione che la preservi perlomeno da eventi di media portata e tempi di ritorno di 50-100 anni.

Veniamo ora alla zona della foce e alla lottizzazione Rio S. Giroamo. Nello studio di prima fase l'intervento era caratterizzato da un alveo ristretto e un argine elevato (oltre 3 metri) che avrebbe racchiuso su tre lati la lottizzazione, rendendola simile a un fortino. Inoltre l'altezza degli argini avrebbe avuto un notevole impatto sulle infrastrutture costringendo all'elevazione di tutti i raccordi stradali. Questa opzione non prevedeva pero' alcuna delocalizzazione. La nuova proposta contiene altre due opzioni. La seconda prevede la realizzazione di un lungo canale largo 50 m. completamente cementato, di andamento seprentiforme da rio S. Girolamo sino alla foce. Non vi sarebbe alcun argine mentre vi sarebbero alcune (poche) delocalizzazioni relative a qualche struttura e (mi sembra) un paio di abitazioni.
La terza proposta, considerata una via di mezzo, prevede un canale di larghezza inferiore (30 metri) con le sponde di cemento ma il fondo naturale e un'area golenale piuttosto larga. Con questa soluzione ci sarebbe meno cemento, ma le delocalizzazioni sarebbero molte di più. Direi che a occhio e croce dovrebbero essere delocalizzate una quindicina di abitazioni di rio S. Girolamo. L'area golenale sarebbe protetta da un piccolo argine alto circa mezzo metro, che non crea quindi particolari problemi alla viabilità.

Tre soluzioni che, viene detto, avrebbero un costo simile. L'assessore Carta si è impegnato ad effettuare altri incontri con la popolazione e quindi la decisione su quale strada seguire dipenderà molto dalle indicazioni provenienti dalla cittadinanza. E' quindi opportuno che i residenti di Rio S. Girolamo e Frutti d'Oro 2 si riuniscano, discutano e decidano su quale soluzione dare un impulso maggiore.

Si è ribadito il concetto che la delocalizzazione non dovrebbe comportare oneri per i proprietari interessati dall'intervento, atri particolari sarebbero prematuri in questa fase, ma ovviamente sono attesissimi da parte dei diretti interessati.

Un elemento importante relativo agli interventi che prevedeono le canalizzazioni è la manutenzione. Come sottolineato molto chiaramente dal geologo Tilocca, senza manutenzione l'effetto mitigatore del rischio di queste opere andrebbe piano piano a ridursi perche, dopo ogni piena, terra e detriti si depositerebbero sul fondo del canale, riducendone le sezioni di deflusso. Nei periodo di siccità la vegetazione corprirebbe il canale (vedere attuale alveo s. Lucia). In Sardegna questa manutenzione non viene finanziata, pertanto NON SI FA.

Problema soldi. L'insieme degli interventi del piano Hydrodata costa circa 65 milioni di euro. Come sappiamo i soldi stanziati ammontano a 35 milioni lordi. Mancano 30 milioni. Devono cercarli i politici. Intanto si partirà con le attività e poi si dovranno trovare i soldi per completare le opere.
Noi cittadini rabbrividiamo quanto sentiamo queste cose, troppe incompiute, troppi ritardi influenzano il nostro potenziale ottimismo.
Date e tempi. Durata e inizio. Impossibile parlare di durata, tantopiù che mancano parte dei soldi. Per quanto riguarda l'inzio l'assessore Carta si sbilancia indicando l'inizio dei lavori per il prossimo giugno. Io non dico niente. Speriamo che sia vero, teniamo a mente questa data.

Alcune note "politiche". Il Sindaco di Capoterra e l'intera giunta erano assenti a questo importante incontro. Io sono solo un cittadino, certo, non sono una capricciosa primadonna della politica di un comune sardo di 23 mila abitanti (ullallà), pero sono già andato quattro volte a Frutti d'Oro nell'ultimo anno per assistere a importanti incontri lin cui si parlava dell'alluvione e vi ho sempre trovato il Sindaco. Non mi sono mai sentito offeso perchè questi incontri non si sono tenuti a cento metri da casa mia, come certamente non si sarà offeso nessun residente di Rio S. Girolamo se questa volte è venuto a Poggio ospite della Cooperativa. E' questo il modo di tenere unita una comunità e mostrarsi dalla parte dei cittadini? Un vero autogol.

Il plauso stavolta lo faccio invece a Christian Solinas, (foto, consigliere regionale) non tanto per le ovvie parole di ottimismo che spesso i nostri rappresentanti profondono quando sono in presenza del corpo elettorale, quanto per avere intelligentemente centrato alcuni punti deboli del piano sia a Poggio (diga e zona sportiva) che a S. Girolamo (problema delocalizzazioni) . Nelle sue parole ho sentito l'eco di quanto dico da tempo pensando alla ricostruzione: gli uomini di oggi, con i loro potenti mezzi, non possono fare meno di quanto realizzato dagli uomini di 100 anni fa. E' triste e ingiusto un piano che preveda un impoverimento del territorio, del suo paesaggio, delle sue strutture.

Infine un mio pensiero conclusivo. Credo che la soluzione per la rinascita del nostro territorio debba passare anche dalla conoscenza messa a disposizione dai tecnici (e quindi bene gli studi Hydrodata, Ravaioli e quant'altro), ma questo elemento dovrebbe integrarsi all'interno di una visione complessiva sociale, economica, ambientale del territorio che dovrebbe costituire la vera missione dei rappresentanti del popolo che si trovano a dover decidere la qualità della vita nostra, delle nostre famiglie e di quelli che verranno. Non è poco, ma la direzione è quella. Servono le persone giuste.

Quanto "guadagna" un consigliere comunale di Capoterra

di Franco Magi


Anche se non previsto da alcuna norma di legge, al fine di evitare il diffondersi inutili illazioni circa la misura delle indennità percepite dai Consiglieri comunali di Capoterra, ritengo opportuno approfittare dello strumento informatico per contribuire ad accertare la verità dei fatti: lo scrivente, che è Consigliere comunale di Capoterra, nel 2009 ha percepito un reddito lordo di € 5.344,82 (scarica CUD pdf), cui viene detratta alla fonte l’aliquota minima del 23%.

L’importo netto diviene quindi € 4.115,51, pari ad € 342,95 al mese.

Ovviamente questa somma subisce ulteriori tassazioni sulla base del reddito di lavoro percepito da ciascun Consigliere.


Considerato che l’importo della indennità è commensurato rispetto all’effettiva partecipazione alle sedute di Consiglio e/o Commissioni, lo stesso non è uguale per tutti i Consiglieri comunali.

Va però chiarito che ai sensi dell’articolo 82 del D.lgs 267/2000 “in nessun caso l'ammontare percepito nell'ambito di un mese da un consigliere puo' superare l'importo pari ad un quarto dell'indennita' massima prevista per il rispettivo sindaco o presidente in base al decreto di cui al comma 8”.

Tale somma per il Sindaco del Comune di Capoterra (fascia 10.000 – 30.000 abitanti) è stabilita nella misura di Lit. 6.000.000,00, pari ad € 3.098,74.

Pertanto, in nessun caso l’indennità mensile percepita da un Consigliere comunale (di Capoterra) può essere superiore ai € 774,78 lordi.

domenica 7 marzo 2010

Bravo Giorgio

La critica, si sa, è più diffusa dell'elogio. Non mi riferisco solo alla politica. Fa probabilmante parte della natura umana mettere in maggiore evidenza quello che non va e dare per scontato quello che invece funziona. Pensiamoci, anche nei rapporti tra due persone spesso è così. Può darsi che anche il mio blog soffra di questa distorsione, ma d'altronde sarebbe in buona compagnia, dato che tutta la stampa penso adotti la medesima impostazione.
La chiave di lettura, però, potrebbe essere diversa. Nel mio caso penso di poter dire che la critica è collegata al desiderio di vivere in un mondo migliore, a cominciare dalla cose che accadono nel comune in cui vivo. Mi infastidisce molto la falsità e la mistificazione, percui talvolta ho sentito la necessità di diffondere altre informazioni e opinioni.

In Italia è una pratica diffusa utilizzare l'informazione come strumento di lotta politica, per difendere i propri referenti (o proprietari) ed attaccare i nemici. La verità è un optional: si racconta solo se fa comodo. Siamo così abituati a questo stato di cose che questo modo assurdo di gestire l'informazione ci sembra la normalità. Gli stranieri, invece, ne restano esterrefatti. Per carità non voglio estendere questa regola a tutti i giornalisti professionisti nostrani che si occupano di politica. Diciamo ... a quasi tutti. C'è poi da dire che il giornalista è, tra le altre cose, un lavoratore che deve comunque portare a casa la pagnotta.
Ovviamente se la cosa vale per le pubblicazioni cartacee, non è escluso che possa valere per quelle telematiche, che ultimamente stanno prendendo piede. C'è, però, una grossa differenza. Il web è illimitato mentre i media tradizionali sono pochi. Non ci vuole molto a controllarli o a stringere accordi, se si gestisce il potere. Molto più difficile controllare tutta internet. Ho l'impressione che gli ambienti politici non abbiano realmente capito la "rivoluzione telematica" in atto. Se qualcuno apre un blog e incomincia scrivere, la prima preoccupazione è quella di capire "da che parte sta", oppure come controllarlo o come metterlo a tacere. Potrebbe funzionare con qualcuno, ma non credo che potrebbe funzionare con tutti. Forse sarebbe quindi meglio prendere atto del cambiamento ed adeguarsi accettando con serenità un futuro in cui ci saranno più occhi e più voci ad osservare e commentare l'operato di chi ha responsabilità nell'amministrare la cosa pubblica.
Nel nostro piccolo mondo capoterrese si è potuta notare questa inadeguatezza al cambiamento da parte di qualche politico locale che ha reagito in maniera scomposta al fenomeno che ho battezzato "Cyber Capoterra", cioè a quel consistente movimento di volontariato che si è attivato dopo l'alluvione e che spesso ha utilizzato il web come strumento di interconnessione e cassa di risonanza. Dietro questo movimento spontaneo, anche considerando il momento storico in cui si è sviluppato, c'era ovviamente la preoccupazione per lo stato in cui si è trovato da un giorno all'altro il nostro territorio e il desiderio di dare una mano per la ricostruzione. Questi impulsi provengono evidentemente dalla parte sana della società e testimoniano ideali positivi come la solidarietà e il desiderio di costruire un futuro migliore. Ideali utopistici? Può darsi. Intanto a Poggio dei Pini la piccola rivoluzione ha fatto un passo avanti e quegli ideali si stanno trasformando in cambiamento reale.
In questo contesto è quindi possibile che i cittadini o le associazioni, anche tramite il web, effettuino delle richieste, avanzino proposte o in taluni casi, muovano delle critiche nei confronti della pubblica amministrazione. Può anche essere che ci siano fraintendimenti, che l'informazione sia giunta all'interlocutore in modo incompleto. La risposta non può essere il silenzio. Al contrario, l'informazione deve essere amplificata, così come il confronto. L'investitura popolare nei confronti di chi amministra non significa "fai tutto quello che vuoi, non raccontare nulla e ci risentiamo tra x anni". I consiglieri comunali sono tanti, uno si occupi della comunicazione con i cittadini, è cosi' difficile? Se un'amministrazione agisce per il meglio è tutto suo interesse farlo sapere ai cittadini. Invece non si racconta nulla e se qualcuno abbozza una protesta gli si dice bellamente: "lei non è informato". Non funziona così. Se invece il sistema di selezione della classe dirigente deve essere quello basato su una informazione assente, sul clientelismo, sui favori e sulle promesse da elargire nei giorni della campagna elettorale, va da se che il risultato sarà negativo: avremo case costruite sui fiumi, piani di emergenza assenti, e poi scuole, strade, ospedali e così via.

Il blog o la pubblicazione telematica, se è veramente libera, oltre a svolgere questa funzione di diffusore di informazione, di amplificatore di partecipazione, dovrebbe estranearsi dalla guerriglia tra i partiti e le fazioni politiche. Tanto per fare qualche esempio "Il Giornale" non parlerà mai bene D'Alema e "la Repubblica" non parlerà mai bene di Berlusconi. Mi è spiaciuto sapere che qualche critica da me scritta nei confronti del Comune di Capoterra sia stata interpretata secondo questa logica dell' "amico o nemico". Eppure ho espresso talvolta anche il mio apprezzamento, per quel poco che può contare, nei confronti dell'operato dell'amministrazione comunale capoterrese e l'ho fatto in più di una occasione. Ho ricordato come la giunta Marongiu, in entrambe le legislature da lui presiedute, abbia posto un argine al tentativo di cementificare la piana di Capoterra. Ricordo la triste stagione delle bombe e quindi anche il coraggio con cui alcuni amministratori hanno fermamente respinto i tentativi di imporre le scelte urbanistiche con la forza. Sebbene il nostro Comune, così come la stragrande maggioranza dei comuni sardi, fosse sprovvisto di un piano di emergenza. Dopo l'alluvione il sindaco ha promesso di adottarne uno entro l'autunno 2009 e così è stato.
Del post alluvione se ne è parlato a lungo, così come di ciò che non ha funzionato. Non si può negare però che la situazione dopo un cataclisma del genere fosse assai delicata e che tra rimborsi e le mille sistemazioni provvisorie di tutte le infrastrutture, il Comune di Capoterra non si sia mobilitato facendo quello che poteva.

Una battaglia di cui non ho conoscenza diretta, ma che seguo periodicamente sui giornali, riguarda il tentativo di posizionare sul territorio capoterrese servitù di tutti i tipi: dai mega elettrodotti, agli inceneritori. Va bene, non bisogna farsi prendere dalla sindrome NIMBY (Not In My BackYard) ma nemmeno accettare la politica del "TMC" (Tutta la Merda a Capoterra). Penso che l'esperienza dell'impianto di compostaggio sia stata sufficiente. La giunta comunale di Capoterra e il Sindaco Giorgio Marongiu si sono opposti ai tentativi di piazzare nuovi elementi che possano incidere negativamente sulla qualità della vita dei cittadini nel nostro territorio, hanno inoltre chiesto che le nuove linee elettriche interrate che serviranno l'impianto di Sarroch, utilizzino il percorso della nuova strada SS 195 e che vengano rimosse quelle esistenti. Bravo Giorgio, così si fa.

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