Questo Blog è stato creato per scambiare informazioni, idee, proposte e materiali tra residenti del comune di Capoterra. Si invitano i lettori a firmare i propri commenti o articoli con nome e cognome. Potete inviare i vostri articoli al seguente indirizzo: giorgio.plazzotta@gmail.com

mercoledì 31 dicembre 2008

Addio 2008, anno infame

Il 2008 che se ne va non ci lascia certo rimpianti, al di là delle vicende personali di ognuno di noi, che spero siano state comunque ricche di positività, non si può certo negare che per la nostra comunità di Poggio dei Pini e per tutto il territorio capoterrese, quest'anno sia stato a dir poco nefasto.

La tragica alluvione del 22 ottobre è ancora viva nei nostri occhi e la devastazione che ha provocato nelle infrastutture rappresenta per tutti noi una grande preoccupazione per il presente e per il futuro.

Anche se il 2009 che arriva ben difficilmente potrà essere peggiore dell'anno che se ne va, dipenderà soprattutto da noi, e non dal clima o dalla fortuna, se Poggio sarà in grado di risollevarsi. Dipenderà sempre da noi se questo 2009 sarà l'anno in cui si volterà pagina e si avvierà la rinascita di questo luogo.

Auguro a tutti voi un anno pieno di serenità, salute e crescita nelle cose a cui tenete di più.

Passeggiata ecologica il 4 gennaio

di Rita Lai
ALLA SCOPERTA DEL RIO SAN GEROLAMO

Da Punta Is Postas (m. 612) il panorama è mozzafiato

Sto programmando un’escursione lungo il Rio San Gerolamo per il 2 gennaio, in modo da smaltire le abbuffate di fine anno. Per ora le previsioni meteo sono favorevoli.
Programma: l’escursione si svolgerà nell’arco dell’intera giornata, con ritrovo alle 9,15 nel piazzale antistante la sede dell’Hydrocontrol (si raccomanda la puntualità). Da qui ci sposteremo in macchina lungo la strada che conduce alla chiesetta di San Gerolamo, dove sarà possibile parcheggiare le auto. Poiché lo spazio a disposizione non è molto si consiglia di fare dei gruppi per evitare di portare tante auto fin lì. Si percorrerà l’alveo del rio e si potranno osservare i ruderi della miniera di ferro (Piergiorgio nella foto vi mostra l'ingresso). Quindi si salirà verso le cascate di granito, lungo ciò che resta dell’antico sentiero, a seconda della capacità dei partecipanti si potrà salire verso il Canale S.Antoni un affluente del Rio San Gerolamo e quindi arrivare sul valico di Arcu S. Antoni da dove si potrà ammirare la sottostante valle del Rio Guttureddu e ovviamente quella del Rio San Gerolamo. Si farà una sosta per il pranzo in cima all’Arcu S. Antoni . Se si avrà voglia, e se l’ora lo permetterà, si potrà proseguire sulla cresta verso il Canale Bacchialinu, che contiene le vere sorgenti del Rio San Gerolamo, da cui è possibile scendere verso il fiume per rientrare passando vicino all’ovile del capraro. L’escursione prevede una camminata di circa 4-5 ore, prima in salita e poi, al rientro, in discesa. Il percorso più breve si sviluppa per circa 4-5 km (andata/ritorno – Canale S. Antoni), mentre quello più lungo è di circa 7-8 km (andata/ritorno - Canale Bacchialinu).


Organizzazione personale: si consiglia di munirsi di scarponi da montagna impermeabili perché in qualche caso si dovrà attraversare il fiume con dei piccoli guadi, per i bambini possono andare bene anche degli stivaletti di gomma con una buona suola antiscivolo. L’abbigliamento dipende dalle condizioni di temperatura del giorno, ma si sconsiglia di utilizzare giacche troppo pesanti, perché camminando si suda molto. E’ preferibile portarsi una giacca in pile e una giacca a vento leggera. Lo zaino è obbligatorio per potarsi dietro il panino, la frutta e l’acqua, si consiglia di non esagerare con pesi eccessivi.

Raccomandazioni: se non siete mai stati in montagna tenete presente che non passeremo solo su strade bianche o sentieri ben tracciati, ma in mezzo a pietre e rocce e che sarà necessario anche fare qualche piccolo salto per superare dei dislivelli. In ogni caso tenete presente che se verranno anche dei bambini, sarà opportuno che i genitori li seguano costantemente, anche se si tratta di un’escursione abbastanza facile. Ovviamente dovremo camminare tutti con un ritmo piuttosto costante e non ci si potrà fermare ogni due minuti, sennò si arriva in cima a notte fonda e non si vede niente; si faranno delle soste per riposare più o meno ogni mezz’ora in modo da riprendere fiato e ammirare il paesaggio.

La Valle del Rio S. Girolamo vista dal sentiero delle miniere

Prenotazioni: l’escursione è completamente gratuita, tuttavia poiché possono esserci contrattempi dell’ultimo minuto, a causa per esempio del mutare delle condizioni atmosferiche, i partecipanti sono invitati a lasciare la propria adesione alla mail del blog
poggio@isolasarda.it, con un recapito telefonico in modo che si sappia in anticipo chi deve presentarsi all’appuntamento ed eventualmente avvisare gli iscritti nel caso si debba rimandare l’escursione.

Qui sotto trovate una cartina in scala 1:25.000 dell’area in cui è inserito il percorso dell’escursione (in rosso),: i partecipanti ne avranno una in regalo, su cui potranno segnare i siti visitati.

(scarica la mappa ingrandita 200 kb)

martedì 30 dicembre 2008

Traliccio Telecom: saldi ... di fine stagione

Con riferimento al mio precedente articolo, dal quale abbiamo dovuto tutti con rammarico prendere atto che il Presidente pro tempore della Cooperativa Poggio dei Pini Giovanni Calvisi violando lo Statuto, disattendendo la volontà plebiscitaria dei Soci e la stessa deliberazione del Consiglio di Amministrazione che si conformava all'esito referendario - ma soprattutto senza sentire nemmeno la necessità di informare i soci - acconsentiva alla realizzazione di un poderoso impianto per le telecomunicazioni sulla testa degli abitanti della 58° strada, ho avvertito l'esigenza di approfondire la tematica inerente il rapporto costi/benefici, con particolare riferimento alla congruità dei 6.000 euro annui concordati dal Presidente Calvisi nel contratto di locazione del 2005 (scarica) per l'occupazione della strategica area sovrastante la 58° strada.

Ribadita comunque la più ferma contrarietà nel metodo e nel merito di tale infelice scelta, desta non poco imbarazzo e stupore l'importo - oserei dire veramente ridicolo - concordato per la realizzazione di un "impianto per telecomunicazioni, comprensivo di strutture, antenne, parabole, apparecchiature radio ed apparati accessori" per la diffusione del segnale radio.

Infatti in qualità di Consigliere comunale di Capoterra ho affrontato, nell'espletamento del mio mandato e nell'esercizio dei poteri connessi a tale carica, un raffronto tra quanto percepisce il Comune di Capoterra e quanto ha richiesto la Cooperativa.

E per l'ennesima volta sono solo le carte ed i numeri a parlare.

Dai numeri sotto forniti si evince con chiarezza come l'importo di 6.000 euro sia assolutamente inadeguato, considerato che per le stesse medesime concessioni (e per la verità addirittura in aree molto meno strategiche!) il Comune di Capoterra si assicura somme addirittura triple!

Infatti la concessione alla società BLU Spa - oggi confluita in TIM (scarica) - firmata nel 2002, fruttava al nostro Comune ben 16.526,00 euro (oggi sono di più, considerato l'aumento dovuto per gli adeguamenti ISTAT previsti nel contratto!), il contratto con la H3G (scarica) 16.530,00 euro, e quello con la WIND ? 16.526,00 (scarica).Di più.

Nel 1998 venne concesso alla Vodafone di posizionare 2 antenne sul palo di proprietà comunale esistente e adibito a illuminazione dello stadio, ma con atto del 2002 "per motivi di equità rispetto alle condizioni praticate per questo genere di concessione agli altri gestori operanti nel territorio" il Comune di Capoterra ha chiesto ed ottenuto (scarica) l'adeguamento del canone di concessione ad ? 16.526,00!

Davvero inspiegabile come nel 2005 la nostra Cooperativa, per concedere una area paesaggisticamente di pregio, dalla quale si domina l'intero golfo di Cagliari e nel quale andavano realizzate strutture fisse ben più impattanti si sia accontentata di soli 6.000 annui!

Ho inoltre verificato gli importi praticati dagli altri comuni della nostra isola e della Repubblica italiana.

Ovviamente è stato molto facile, in quanto sono tutti dati rinvenibili da chiunque sul globo disponga di una connessione internet ed abbia un minimo di dimestichezza con il web.

Finanche inutile e superfluo ribadire che la privacy non c'entra assolutamente nulla.

E voilà: il Comune di Serramanna (scarica) riceve 10.000,00 euro annui, la Città di Montesilvano (scarica) ne ottiene 15.000,00 e, sempre ad esempio, il Comune di Oggiono (scarica) ne pretende (ed ottiene) ? 16.500,00.

Ho inoltre assunto ulteriori elementi contattando le società operanti nel campo della telefonia mobile, ed ho ottenuto la univoca risposta che il minimo che viene corrisposto per il posizionamento non di un traliccio, ma di una "cella" in una pubblica via è di 8.000,00 euro!

I dati si commentano da soli.

Vorrei infine precisare che non è in discussione l'onestà e la buona fede di nessuno, ma ciò che sconcerta è la leggerezza e la superficialità nel comportamento di soggetti che ricoprono incarichi istituzionali di così rilevante importanza.

Ciò che stupisce è ancora una volta l'inadeguatezza e la mancanza di preparazione gestionale, giuridica, culturale ed aziendale e la scarsissima capacità nel tutelare gli interessi della nostra Cooperativa.

Anche se davvero in questo caso colui il quale ha firmato il contratto per soli 6.000 euro avrebbe fatto bene a non firmarlo anche se ne avessero proposti 20.000!


Franco Magi
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immagine: HenriBlock

lunedì 29 dicembre 2008

Quale sviluppo per Poggio senza lotti?

Analisi di uno sviluppo sostenibile di Poggio in assenza di risorse derivanti dalla vendita di lotti (in quanto esauriti)

Abbiamo visto che chi ha amministrato finora ha sempre ipotizzato di poter utilizzare risorse derivanti dalla vendita di lotti per far fronte alle spese correnti. Nell'imminenza della fine dei lotti disponibili ha provveduto a prolungare la vita della Società, per poterla indebitare, in attesa di ottenere l'edificabilità di altre porzioni di territorio.

A scompaginare i piani del CdA nel frattempo sono accaduti due eventi imprevisti. Il primo, che sarebbe stato prevedibile se solo i nostri amministratori fossero stati più accorti e meno arroganti, è stato la bocciatura del piano da parte della Regione. Il secondo l'evento alluvione.

Il secondo evento, l'alluvione, ha messo in evidenza tutti i limiti di una Società di persone che ha voluto sostituirsi per troppi anni alla Pubblica Amministrazione, senza averne le prerogative, le risorse e le capacità.
Abbiamo visto comunque che la Pubblica Amministrazione non si è sottratta ai propri compiti nel far fronte all'emergenza. Possiamo augurarci, ma più che augurarci potremmo far di tutto per ottenere che, cessata l'emergenza, la gestione e la manutenzione delle opere inerenti i servizi primari venga svolta dagli Enti pubblici di competenza (per non lasciare dubbi intendo: strade-illuminazione-acquedotto-fognature).

A questo punto qualcuno si chiederà, che cosa resta da fare alla Cooperativa? Penso comunque molto.
Senza l'impegno della gestione della rete idrica e delle piccole manutenzioni delle strade gli operai potrebbero essere impegnati nelle manutenzioni dei beni immobili della Società che, a mio parere, sono sempre stati trascurati, qualcuno troppo (vedi esperienza negativa della palestra e della zona sportiva in genere). Continuare l'unico servizio fino ad ora offerto la guardiania (l'altro, l'acquedotto, ha un suo bilancio ed una sua esazione trimestrale a parte). La manutenzione e la valorizzazione del verde pubblico, per consentire una miglior fruizione dello stesso da parte dei soci e forse una più efficace prevenzione contro gli incendi estivi.

Pensate che sia fantascenza? Che sia un'utopia? Io ritengo che occorra solo un cambio di mentalità. Una scelta culturale, la salvaguardia del territorio, così come è stato disegnato fin'ora, con la sua fisionomia atttuale, la sua bellezza contro una deturpante invasione di case collocate in ogni angolo. Fare cioè una scelta ambientalista e rifiutare la scelta immobiliarista.

Quando il presidente parlava ai soci durante l'assemblea convocata nei palloni dei campi da tennis, per aggiornare i soci sui progetti da realizzare con gli introiti dalla vendita dei nuovi lotti, elencava; tot milioni per l'acquedotto, da rifare perchè fatiscente, tot milioni per le fogne, le sezioni dei tubi sono troppo piccole, non smaltiscono adeguatamenete e si intasano, tot milioni per l'adeguamento dell'illuminazione pubblica, tot milioni per le strade ed i parcheggi, etc... etc... Allora una parte dei soci era disposta a barattare il territorio per continuare a far realizzare e gestire queste opere dalla Società. Oggi la situazione è radicalmente cambiata.
Il CdA onestamente dichiara di non essere in grado di eseguire queste opere e si propone di farle eseguire da un ente pubblico. Chiaramente però l'Ente che rifarà l'acquedotto e la rete fognaria li vorrà gestire per ammortizzare i costi sostenuti. Anche il problema strade dovrà essere risolto dal Comune, con fondi che il Comune stesso sa come e dove reperire, in quanto proprietario delle stesse per usucapione così come è proprietario dell'impianto di illuminazione pubblica, anche se non è ancora stata formalizzata la cessione.

Fatte queste valutazioni, a cosa servirebbe tutto il denaro derivante dalla ipotetica vendita di ipotetici lotti dopo una ipotetica approvazione di una variante al piano di lottizzazione del 1967?

Proviamo a fare una scelta sostenibile? Proviamo a ipotizzare una gestione della Cooperativa e dei suoi beni con metodi diversi da come è stato fatto fino al 22 ottobre 2008 ? Magari utilizzando unicamente le risorse derivanti dalle locazioni dei suoi immobili, dalla gestione dei servizi e dal contributo mensile dei soci che "... omissis ... deve rappresentare un onere di modesto rilievo" (art. 11 Statuto). Magari anche ipotizzando delle economie nella gestione.

Con i migliori auguri per il nuovo anno ma anche per le eventuali scelte che saremo chiamati a fare, saluto tutti cordialmente.


Silvio Ceccarelli

Petizione per un nuovo ufficio postale a Capoterra

CapoterraOnLine organizza una raccolta di firme per sollecitare le Poste Italiane ad aprire un nuovo ufficio postale nel territorio di Capoterra.

Tutti i residenti del comune conoscono bene la situazione dell'unico ufficio esistente che appare sempre più inadeguato a sofddisfare le esigenze del territorio.

L'iniziativa, alla quale vi invitiamo ad aderire, è consultabile al seguente link.

http://www.capoterraonline.com/notizie/approfondimenti/petizione-pro-poste-italiane.html

martedì 23 dicembre 2008

Una progettualità sostenibile: la Registrazione EMAS del territorio

di Walter Cocco

Capoterra, 21 Dicembre 2008

La discussione sul governo del territorio che trova spazio su questo blog mi da l’opportunità di portare all’attenzione dei suoi visitatori alcune considerazioni sul tema.
Prima di entrare nel merito, voglio però fare alcuni ringraziamenti.
Il primo è per Giorgio Plazzotta, il cui blog ospita questa discussione. A Giorgio va il mio ringraziamento in primo luogo per aver partecipato attivamente, dando il suo personale contributo di contenuti, all’incontro-dibattito organizzato venerdì scorso dal circolo del Partito Democratico “Bidda Mores” sul tema “Capoterra e il suo territorio: una progettualità sostenibile”; in secondo luogo, per aver dato spazio a questa iniziativa all’interno del suo blog, stimolando la discussione in merito.
Il secondo ringraziamento va a tutti coloro che, numerosi, hanno partecipato alla stessa iniziativa, nessuno escluso, sia che abbiano proposto un punto di vista attraverso il proprio intervento durante il dibattito, sia che abbiano semplicemente ascoltato (non è poco di questi tempi) concorrendo così a creare con la propria presenza entusiasmo negli organizzatori in vista anche di una prossima iniziativa su questo o altro tema.
Passo ora alle considerazioni. Sostanzialmente sono due, una di metodo, l’altra di merito.
La prima, di metodo.
Quello di una pianificazione sostenibile per lo sviluppo armonico del territorio è un tema complesso e articolato. Per questo merita di essere trattato con la massima attenzione e con grande capacità di ascolto, perché una pianificazione sostenibile e integrata non può che nascere dal mettere insieme i diversi punti di vista e i diversi interessi, individuali e collettivi, per arrivare ad una “soluzione di sistema” il più possibile condivisa, efficace, solidale e, quindi, sostenibile.
Si tratta cioè di mettere a disposizione tutte le conoscenze e tutte le competenze tecniche, politiche, sociali, economiche e istituzionali nella consapevolezza che nessuna di queste, da sola, è in grado di ottenere il risultato auspicato.
L’iniziativa del Partito Democratico nasce con questo presupposto ed obiettivo.
Certo, sono consapevole che non tutto si risolve con una iniziativa pubblica, così come non tutto si risolve attraverso i propri interventi su un blog, ma ciò che dobbiamo sforzarci di fare è di riconoscere l’importanza dell’uno e dell’altro, e di qualsiasi altra forma di comunicazione nell’ambito di un confronto sereno, rispettoso e scevro da pregiudizi tra le diverse opinioni.
La seconda considerazione, di merito.
L’iniziativa si proponeva di discutere del governo del territorio partendo da 3 relazioni introduttive.
La prima, relatrice Raffaela Serra, assessore all’urbanistica per alcuni anni nella passata legislatura, era centrata sulla pianificazione idrogeologica, sulla legislazione vigente e sulla sua attuazione.
Attraverso la seconda relazione, Veronica Pinna, attuale assessore alla programmazione e bilancio del comune di Capoterra, ha esplicitato quella parte del Piano Strategico Comunale relativa a “La tutela, salvaguardia e valorizzazione delle risorse storico ambientali”.
Non mi soffermo in questa sede sui contenuti di queste due prime relazioni, se non per rimarcarne la concretezza e la competenza con cui sono state esposte e rimandando ad altri momenti eventuali approfondimenti con chi fosse interessato
Mi voglio invece soffermare sulla terza relazione introduttiva, quella di William Schirru, segretario provinciale della Filcem CGIL, incentrata sul concetto di sostenibilità e sulla Registrazione ambientale EMAS .
Il concetto di sostenibilità che era molto basato sul futuro, in realtà nelle vicende attuali sta diventando molto presente perché la concezione intrinseca di dare un patrimonio alle generazioni future è superata dal fatto che stiamo già consumando il patrimonio della nostra generazione.
È in questo ambito che si colloca la Registrazione EMAS.
Che cos’è EMAS?
Il Regolamento 761/2001 EMAS (Eco Management and Audit Scheme) è un regolamento comunitario di tipo volontario il cui campo di applicazione va dai singoli siti industriali alle aree territoriali vaste aventi anche diverse vocazioni (industriali, turistiche, agricole ecc…)
Le responsabilità politica di una pubblica amministrazione che intende aderire al nuovo Regolamento EMAS sono legate alla gestione del territorio e alla qualità della vita, presente e futura, dei cittadini che vivono nell’area geografica da questa amministrata.
Un’amministrazione che adotta lo schema EMAS, deve:

  • assicurare che gli impatti ambientali diretti e indiretti, connessi alle attività svolte nel territorio di competenza e sulle quali l’Amministrazione stessa ha potere di gestione o di controllo (qualità dei servizi, stato dell’aria, dell’acqua, del suolo, rumorosità, gestione dei rifiuti, trasporti, impatti dovuti a particolari attività industriali, ecc.) siano effettivamente posti sotto un controllo continuo e che il Sistema stesso sia in grado di prevenire adeguatamente situazioni anomale e di emergenza.
  • Valutare tutte le possibili aree di miglioramento della qualità ambientale e attuare programmi in questo senso.

Ne deriva che gli aspetti che devono essere prioritariamente considerati nel percorso di adesione ad EMAS, così come previsto nel Regolamento stesso, sono:

  • la ricerca del massimo livello di compatibilità tra sviluppo e ambiente;
  • la corretta pianificazione territoriale con obiettivi misurabili e responsabilità connesse individuate;
  • la verifica continua ed il monitoraggio delle attività svolte in relazione ai fattori ambientali;
  • l’armonizzazione tra attività produttive, turistiche, di servizio nell’ottica della tutela ambientale;
  • il corretto bilanciamento tra libere iniziative private e pubbliche esigenze sociali;
  • la partecipazione ed il consenso dei cittadini;
  • maggiore spendibilità delle risorse territoriali e salvaguardia delle loro “tipicità”;
  • la corretta informazione ed educazione ambientale della popolazione e degli operatori economici;
  • l’incentivazione di comportamenti eco-compatibili.

Il percorso formale di adesione è complesso e articolato, in questa sede mi limito a citare solo per punti i passi da seguire.
Essi vanno dalla effettuazione di una analisi ambientale iniziale del territorio alla definizione degli obiettivi e di un programma ambientale da discutere e condividere con le parti interessate, dalla realizzazione del Sistema di Gestione Ambientale e redazione della dichiarazione di politica ambientale alla diffusione dei risultati raggiunti.
La registrazione EMAS del comune di Capoterra, proprio per i motivi suddetti, per le peculiarità del suo territorio, del suo assetto idrogeologico, per le caratteristiche della sua economia, darebbe un grande contributo ad un governo sostenibile del territorio.
In Italia ci sono dei significativi esempi non solo di registrazione ma anche di risultati; la registrazione EMAS dell’area vasta di Mantova ha concorso a rendere quel territorio, su cui insistono grossi ed impattanti siti industriali, tra i più vivibili d’Italia.
La provincia di Cagliari (la provincia è l’ente individuato quale garante e promotore dell’EMAS) sta finanziando per il 2009 l’avvio della registrazione EMAS dei comuni di Sarroch, Villa San Pietro e Pula.
Può essere questo, secondo me, il momento giusto perché anche Capoterra inizi questo percorso.

Walter Cocco

lunedì 22 dicembre 2008

Il ritorno di Su Strumpu

Analizzando le vecchie cartografie della zona, gli amici geologi qui nel blog si sono imbattuti in un toponimo della cui esistenza si erano perse le tracce.
Il nome Su Strumpu difatti, da queste parti non dice più niente a nessuno. Eppure nella carta del 1880, quando non esisteva Poggio dei Pini e neppure la Azienda Agricola Saggiante, in questa zona era riportato solo questo toponimo, posizionato piò o meno nel luogo dove venne costruito nel 1940 il piccolo sbarramento che ha formato "il lago piccolo" di Poggio dei Pini. Nelle cartografie successive invece questo nome non compare più, scomparso.
Comunque vediamo l'estratto delle due mappe.











La mappa a sinistra è del 1889 e mostra chiaramente il toponimo Su Strumpu, mentre nella mappa del 1960 è comparso il piccolo invaso ma è sparito Su Strumpu.

In realtà Su Strumpu è sempre esistito. E' un dislivello roccioso di circa 10 metri che si trova subito a ridosso della piccola diga. Durante le esondazioni dei due laghi, in tutti questi anni, si è sempre riformato. Era semi nascosto dalla vegetazione e inoltre "compariva" molto più raramente perchè, come abbiamo ricordato più volte, le dighe fungono da contenitore per le piene minori e da freno per la furia delle acque. Nei periodo siccitosi, certamente Su Strumpu è scomparso anche per interi anni, per poi ricomparire e poi sparire ancora.

Adesso che le dighe sono state ridimensionate Su Strumpu fa bella mostra di se, con la sue triplice cascatella che si tuffa in una pozza circondata da rocce di granito rosa. Un paesaggio da fiaba, ma anche un modo per ricordare la poderosa forza dell'acqua nel suo correre verso il mare. Siamo lieti del ritorno di Su Strumpu, ma ci auguriamo però che l'acqua resti nei laghi a umidificare l'aria torrida d'estate e combattere la desertificazione.
Vi mostro alcune foto di Su Strumpu.




Il Sindaco e la Cooperativa si svegliano: arriverà il ponte militare

Articolo nostro Blog del 26 Ottobre 2008 - (4 giorni dopo l'alluvione)

Articolo dell'Unione Sarda del 21 dicembre 2008 (60 giorni dopo l'alluvione)


Il luogo dove verrà ripristinato un guado sul S. Girolamo

domenica 21 dicembre 2008

LA TRAGICOMICA VERITA’ SULL’ANTENNA DELLA 58° STRADA

Intervengo ancora una volta in questo blog per illustrare una vicenda alquanto paradossale, in taluni casi finanche tristemente comica, inerente il posizionamento della poderosa antenna per la diffusione del segnale radio sulla testa dei residenti della 58° strada.
Per una migliore comprensione della vicenda è necessario che si parta con la documentazione risalente all’anno 2001, in cui è stato tenuto – ai sensi dell’articolo 58 dello Statuto sociale - un referendum con i seguenti tre quesiti:
  • Ritenete opportuno consentire che nel nostro territorio vengano installate ulteriori antenne per diffusione radio-televisiva e telefonica?

    Risultati: SI 64 (19,2%) - NO 266 (79,9%) - VOTI NON ESPRESSI 3 (0,9%)
  • Ritenete opportuno mantenere le attuali presenze di antenne anche dopo la scadenza dei contratti in essere?

    Risultati: SI 111 (33,3%) - NO 213 (63.97%) - VOTI NON ESPRESSI 9 (2,7%)
  • Ritenete opportuno promuovere una forte azione finalizzata allo smantellamento delle linee ad alta tensione?

    Risultati: SI 273 (81,98%) - NO 53 (15,9%) - VOTI NON ESPRESSI 7 (2,1%)

    Lo Statuto sociale prevede inoltre che “il Consiglio di Amministrazione non è vincolato all’esito del referendum consultivo; tuttavia l’assunzione delle deliberazioni avrà luogo sotto la sua responsabilità e dovranno essere adeguatamente indicate le ragioni che eventualmente inducano a disattendere l’esito del referendum”.
    Successivamente alla proclamazione dei risultati, con formale delibera il Consiglio di Amministrazione aveva però deliberato di rispettare la volontà dei Soci, vincolandosi al rispetto dell’esito plebiscitario del referendum.
    In uno degli ultimi “bollettini ufficiali”, la comunicazione di emergenza ai Soci del 26 ottobre 2008, gli attuali amministratori hanno comunicato che “la telefonia mobile TIM è garantita con l’attivazione di un ripetitore mobile”.
    Considerato il precario funzionamento della rete telefonica fissa e mobile tale scelta appariva essere del tutto condivisibile. Ma inspiegabilmente, nonostante l’emergenza riguardante le comunicazioni sia stata ampiamente superata, l’antenna ha continuato e continua a funzionare.
    Nei giorni scorsi, lo abbiamo appreso anche dal blog, un nutrito gruppo di abitanti ha depositato in Cooperativa una lettera nella quale lamentavano il perdurare della installazione, nel promontorio sovrastante la 58° strada (zona Santa Barbara), di tale ripetitore telefonico, ritenuto non soltanto esteticamente impattante, ma anche molto rumoroso.
    Ed è sorto il dubbio che tale installazione fosse non temporanea ma definitiva, rilevato che a pochi metri di distanza nel terreno erano presenti alcuni scavi che facevano presagire all’installazione fissa dell’impianto.
    E nonostante la civile forma di protesta dalla Cooperativa è giunto solo un “assordante silenzio”. O quasi.
    Soltanto una persona, in maniera non propriamente elegante e con non poca spavalderia, non provando alcun imbarazzo nell’offrire rappresentazioni assolutamente soggettive della realtà col nome di verità, continua ineffabile a cercare di propinarle ai Soci, confidando nell’impossibilità degli stessi di ricostruire la verità dei fatti, posto il ben noto ricorso al diniego dell’accesso al quale il Consiglio di Amministrazione ha dimostrato di appellarsi nei momenti di difficoltà.
    Magari nella convinzione che alla lunga la gente, presa per stanchezza, abbandoni i propri intenti.
    Ho pertanto deciso di approfondire i fatti. Ed ancora una volta a parlare sono solo i documenti.
    In data 02 settembre 2005, il Presidente pro tempore della Cooperativa Giovanni Calvisi, violando lo Statuto, disattendendo la volontà plebiscitaria dei Soci e la stessa deliberazione del Consiglio di Amministrazione che si conformava all’esito referendario, ma soprattutto senza sentire nemmeno la necessità di informare i soci, firma un contratto di locazione di immobile (scarica 119 kb) con la TIM Italia Spa, al fine di installare sopra le teste degli abitanti della 58° strada un poderoso “impianto per telecomunicazioni, comprensivo di strutture, antenne, parabole, apparecchiature radio ed apparati accessori” per la diffusione del segnale radio.
    Assai pittoresca ed inspiegabile appare la lettura dell’articolo 12 del predetto contratto - rubricato “riservatezza” - nel quale astutamente il Presidente Calvisi si impegna ed impegna la TIM a “non fornire a terzi notizie oggetto del presente contratto”. Ancor di più incomprensibile (ed inutile) alla luce del fatto che, poche righe dopo, lo stesso Presidente – dimentico di ciò che aveva firmato – chiarisce che si tratta di un documento pubblico a terzi per disposizione di legge!
    In data 25-01-2006 la Telecom Italia Spa presenta una istanza tesa a conseguire il rilascio dell’autorizzazione edilizia per la “la realizzazione definitiva di una stazione base per telefonia mobile consistente nel posizionamento di una palina zincata al serbatoio esistente, di un armadio porta apparati e recinzione dell’area con pali e rete a maglia sciolta, sul terreno distinto in catasto al Foglio 29 mappale 837, zona Santa Barbara”, e data 18-07-2008, visto il parere favorevole della ASL e dell’Ufficio Tutela del Paesaggio, viene rilasciata la relativa autorizzazione edilizia, recante il numero 217/08 (scarica 54 kb).
    Ma a seguito dell’evento alluvionale del 22 ottobre 2008, il dirigente del settore urbanistica – “accertata la necessità di ripristinare la copertura cellulare nel territorio comunale colpito dagli eventi alluvionali del 22 ottobre 2008 e nelle more dell’espletamento dell’iter autorizzativo per l’installazione degli impianti definitivi” – autorizza l’anticipata installazione temporanea di una antenna (scarica 28 kb ).
    Appare pertanto chiaro che al termine dell’iter autorizzativo sarà quindi edificata una nuova antenna ancora più grande, dell’altezza di ben 20 metri (scarica 16 kb).
    Ancora una volta quindi il Presidente Calvisi ed il Suo Consiglio di Amministrazione dimostrano una quantomeno scarsa attenzione all’opinione dei Soci ed al tema della tutela ambientale.
    Perseverano nell’atteggiamento supponente di chi ritiene di essere depositario dell’unica verità.
    Tutto ciò si ripete una volta con la urbanizzazione delle pinete storiche, oggi con il posizionamento della antenna sulla testa dei residenti della 58° strada, con il significato che il problema è davvero di tutti i Soci, perché prima o poi la stravaganza di questi amministratori potrebbe raggiungere chiunque.
    L’unica soluzione per chi deve difendersi è essere solidali.
    Questa è pertanto la pura e semplice verità dei fatti.
    Ma in conclusione deve sottolinearsi un fatto dai contorni fortemente preoccupanti.
    Può essere che le stesse persone a distanza di pochi anni mutino totalmente il proprio pensiero?
    Certo, la peggiore politica nazionale ci ha abituato a tutto questo, ma mai avremmo creduto che ciò si verificasse nella nostra Cooperativa, dove l’unico riferimento è l’interesse dei Soci.
    Invece siamo purtroppo smentiti dai fatti.
    Il 24 luglio 2000, con protocollo 737 un gruppo di Consiglieri di Amministrazione richiedevano al Presidente ed al Collegio Sindacale la immediata indizione di un referendum consultivo sulle antenne e sull’inquinamento elettromagnetico.
    In questa sorta di “appello” pubblico, peraltro indirizzato anche a tutti i Soci, sostenevano che “sarebbe opportuno evitare ogni rischio ancorché potenziale derivante dall’inquinamento elettromagnetico”, ponevano l’accento sul “particolare pregio paesaggistico” del Poggio, ma soprattutto ritenevano “che una decisione di tale delicatezza non possa prescindere dal giudizio degli abitanti di Poggio per un fattivo rapporto di compartecipazione dei Soci”.
    Tra i proponenti di questo “appello” (scarica 53 kb) ho fortunosamente ritrovato i nomi di Giovanni Calvisi e di Antonello Garau.
    Fatto salvo il caso di omonimie, ogni ulteriore commento mi sembra superfluo.

    Franco Magi

Il muro di Berlino sulla luna dei re magi

oltre a riportare questa lettera di Luca Madeddu vi segnalo altri due articoli recenti che troverete subito dopo (in uno si parla di allarmi meteo , il secondo contiene il resoconto di un incontro tenuto dal Partito Democratico).
Vi segnalo anche che dopo due articoli comparsi in questo blog (vedi 26 ottobre e 17 dicembre) e grazie soprattutto alle pressioni effettuate dai residenti con una petizione, sembra che verrà realizzato perlomeno un guado con un ponte mobile sul fiume per accorciare i tempi di percorrenza tra Pauliara e il resto di Poggio dei Pini ). Sembrerebbe che il guado verrà realizzato presso i campi sportivi, accorciando di 3.5 km il percorso automobilistico. Non si parla invece di un attraversamento pedonale nei pressi della Terrazza, la cui mancanza crea problemi ad alcuni studenti che devono tornare a piedi a Pauliara al ritorno dalle scuole. Aspetteranno in estate che si asciughi il pantano?
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Caro Franco
con dispiacere apprendo le gravi inesattezze riportate nel tuo articolo. Inesattezze che vogliono solo far ricadere la cooperativa in un clima di diffidenza e di polemiche di cui la maggioranza dei Poggini è oltremodo stufa. Inesattezze rese ancor più gravi perché provenienti da un consigliere comunale, di giovane età, che invece di adoperarsi per la soluzione dei gravi problemi del comune di Capoterra, preferisce lasciarsi andare in affermazioni inopportune e destituite di fondamento che, queste si, creano un grave danno d' immagine alla nostra comunità.
Entriamo nel merito del tuo articolo.
Se gli amministratori agissero “in totale dispregio della volontà manifestata dalla quasi unanimità dei Soci”(o si ha unanimità o si ha una maggioranza! tra l'altro non mi pare ne sia mai emersa una che manifesti una volontà favorevole alle tue posizioni. Piuttosto il contrario.)come da te affermato, non si capirebbe come mai abbiano mandato al comune di Capoterra una comunicazione con la quale veniva espressamente affermata la volontà di eliminare i lotti di Pauliara, Sa Birdiera, ex Grusap.
Ti ricordo che tale variante ha trovato il consenso della maggioranza dei soci che sono andati a votare. Vorrai sicuramente rispondere a quest'ultima asserendo che si trattava di un referendum truffa; fai pure, però chi ha rifiutato il voto, democrazia vorrebbe, si assumesse le responsabilità della propria inerzia. Inerzia da te sollecitata.
Ma torniamo alla variante e a questi contestati lotti: perché la variante è finita per intero sul tavolo della regione? Semplicemente perché la presentazione della variante da parte del comune alla regione, è antecedente al referendum. Per cui in caso di parere favorevole in sede di intesa, il consiglio comunale voterà una variante conforme al voto referendario. Volontà che mi risulta sia già stata comunicata nel precedente tavolo tecnico(quello annullato). Non esiste dunque, nessun imbroglio verso i soci come Tu vorresti far credere.
Quanto al resto dei lotti, sebbene alcuni siano nelle vicinanze dei fiumi, non sono stati intaccati dall'ultima esondazione. Si dirà che sono comunque in una posizione ad alto rischio! Non sta a me giudicare siffatta affermazione, ma, converrai che i corsi d' acqua non solo di Poggio ma nell'intero territorio devono essere adeguatamente canalizzati e regimentati onde evitare di subire un pregiudizio causato dalla evidente incuria della pubblica amministrazione. .Ciò vuol dire che non è il privato che deve subire una limitazione nell'esercizio del proprio diritto, nel caso di specie jus valutandi, ma è l' amministrazione che deve attivarsi affinché siano rimossi gli ostacoli che pregiudicano l' esercizio del diritto.
Le convenzioni: Sono scadute o sono valide?
Pensi che affermare “...è caduto il muro di Berlino, siamo entrati nell’era informatica, sono accaduti i tragici fatti del’11 settembre...” sia una tesi sostenibile per affermare la validità o meno delle convenzioni? Mi auguro che sia la tua solita e già propinata retorica politica e che non lo pensi seriamente. Diversamente sarebbe molto grave.
Se ti permetti di ridicolizzare professori del calibro di Pubusa, come minimo, dovresti argomentare in modo più convincente e, possibilmente giuridicamente, le tue affermazioni.
Veniamo ora ai dubbi che, inevitabilmente, scaturiscono dalle tue para-giuridiche affermazioni.
Potresti spiegare come far “valere politicamente” un diritto nei confronti del comune?Diritto che tu dici essere inesistente? mi sembra francamente assurdo. I diritti non si fanno valere, vengono esercitati. In questo caso in ambito amministrativo. Non politico.
Arriviamo alla variante ed al TAR. Quello che ha detto il tribunale amministrativo è che la regione concluda il suo procedimento con un provvedimento espresso rispettando le norme che regolano il procedimento amministrativo. Tutto il resto sono solo chiacchiere.
Ha fatto bene la cooperativa a ricorrere? Si! perché davanti ad un atto illegittimo , la cooperativa ha fatto valere sia i diritti della cooperativa come Società che come comunità di persone. Una comunità di persone che domani, se la variante dovesse passare, potrà decidere del proprio futuro con maggiore tranquillità e sicurezza.

A ben vedere le scelte degli attuali amministratori sono tutt'altro che immature e irresponsabili come vorresti far credere. Esse sono indirizzate alla conservazione del patrimonio, alla salvaguardia dell'ambiente circostante e, soprattuto, tali scelte non limitano le facoltà dei futuri amministratori ma, danno loro possibilità, qualora dovessero essercene i presupposti, di valutare ulteriori scelte in diminuzione o di operare uno spostamento delle volumetrie. A tutto vantaggio dei soci qualora decidessero di percorrere strade differenti.
Tu, assieme ad altre persone,parli sempre di sviluppo sostenibile affermando che questo può essere realizzato lottizzando le aree A2-A3 e altri 40 lotti. A parte che non capisco per quale motivo se le aree A2-A3 le propone la cooperativa siano troppo vicine al fiume e quando le proponi tu vanno bene! Ma, quello che non capisco è :dove vorresti mettere questi altri 40 lotti di cui parli? Sulla luna o dentro il muro di Berlino?
Saluti
Luca Madeddu.

Italia, Paese dei morti ammazzati dalla meteo ignoranza

Ho trovato questo articolo in un sito di meteorologia. E stato scritto il 23 ottobre ma può risultare interessante per i lettori del nostro blog.
Gio, Ott 23, 2008
Pensieri
In Italia la passione per la meteorologia viene vista come una bizzarria umana, secondo alcuni, rasenta un’alterazione della personalità e viene derisa.
Bene, cari italiani, statevene pure con la Vostra ignoranza.
Sono arrabbiato, molto arrabbiato, è una conseguenza dei 4 morti ammazzati che ci sono stati ieri in Sardegna a causa di un’alluvione. Che rabbia mi fece quando avvenne in Piemonte, con i morti a due passi dalla modernissima e scientifica Torino, dove un’altra alluvione si è portata via, questa estate, altre vite umane.
In Italia manca un’adeguata prevenzione, mancano i soldi e la volontà, la cultura. Si parla di maltempo quando ci sono i morti, si allerta troppo spesso la popolazione e con troppa genericità. La colpa non della Protezione Civile nazionale, che i suoi passi avanti li ha fatti, ma del sistema Italia.
Negli Stati Uniti, ma anche in Europa, si veda la Francia, esiste un adeguato sistema di allerta meteo, con radar meteorologici pubblici, non diffusi sull’web in ritardo di alcune ore come nel nostro Paesello. Scusate, ma che ce ne facciamo di un radar che contiene dati vecchi di due, tre ore? Facciamo solo ridere i polli.
Negli Stati Uniti, non esiste rivalità fra centri meteo ufficiali e privati. Inoltre, da questi vengono apprezzate le collaborazioni dei privati (spesso solo appassionati e con stazione meteo). Anzi, vengono incentivati a collaborare. In Italia, un adeguato tentativo, lo abbiamo riscontrato in un grosso Centro Meteo, la EPSON del Colonnello Giuliacci, ma anche loro non possono far molto.
Negli Stati Uniti, un Uragano di Categoria 3 uccide meno che una micro alluvione italiana, anzi, di un nubifragio. Il temporale di ieri mattina, nella zona di Cagliari, necessitava allerta meteo in tv e radio, come succede negli USA, si sarebbero dovuti inviare SMS alla popolazione (è tutto possibile, lo fanno per altri scopi).
Cari italiani, svegliatevi dal letargo. Pensate di essere al sicuro? Vi sbagliate, credete che alluvioni come quella di Firenze siano irripetibili, oppure come le tante di Roma, del Po, di Genova e di cento altre località? L’Italia è un paese a rischio elevato, fra alluvioni e terremoti abbiamo pochi rivali. In Italia sappiamo piangere i morti e lamentarci della cattiva sorte, si fanno lutti durante le partite di Calcio, raccolte di fondi per questo o quello, ma non per chiedere prevenzione contro i disastri naturali.Beh… siamo gli unici in Europa a rivoltarci contro le politiche di riduzione delle sostanze inquinanti. Ok, questo è un argomento complesso, e sono poco convinto anche io che alcune imposizioni servano a poco. Beh, siamo preoccupati per il Clima, sapevate che i cugini francesi vorrebbero ridurre le potenzialità del loro Meteo France, uno dei servizi meteo più efficienti d’Europa? I loro dipendenti, per diverse settimane avevano proclamato lo sciopero.
In Italia servono finanziamenti pubblici e privati per creare una rete di rilevamento che sia in grado di allertare con immediatezza la popolazione, servono radar meteorologici.
Andrea Meloni

venerdì 19 dicembre 2008

Una serata con il Partito Democratico

Mi sono recato nella sede del Partito Democratico di Capoterra, sezione Bidda Mores, per assistere all'incontro intitolato "Capoterra e il suo territorio, una progettualità sostenibile".
Considerati gli argomenti toccati e soprattutto il fatto che questo incontro si è tenuto a Capoterra, mi sembrava una opportunità per avere qualche nuova informazione da acquisire e da raccontare a voi. Ma non solo. Indubbiamente quello che è successo non riguarda solo la natura, della quale ci siamo occupati molto in questo blog. Come ben sappiamo, i ponti troppo piccoli e le case o gli asili sui letti dei fiumi non sono stati messi li dalla natura, ma dagli uomini, e gli amministratori comunali sono certamente un anello importante nella catena decisionale che è responsabile di questi gravi errori urbanistici. A queste considerazioni ne aggiungo una puramente personale.
Sono da sempre un sostenitore ed elettore dell'area politica di sinistra e sono rimasto perplesso da certe "situazioni" che si sono verificate nel nostro territorio. Cercherò di spiegarmi, ma permettetemi alcune generalizzazioni. La sinistra si propone, nel nostro paese, come la principale depositaria di valori importanti tra i quali quali la difesa dell'ambiente naturale e la solidarietà. Sono valori che io considero prioritari e che sono fondamentali nell'esercizio della mia preferenza politica. Quello che è accaduto in questo periodo a Poggio dei Pini ha mostrato invece segnali che vanno esattamente nel senso contrario rispetto a queste assunzioni di principio. Gli ideali sono molto importanti ma i fatti contano di piu.


Nel campo della difesa dell'ambiente assistiamo a un tentatativo sistematico, per meri interessi economici, di contrastare non solo le leggi della natura, costruendo su alvei di fiumi e torrenti, su dirupi scoscesi e dentro le pinete, ma anche le normative di salvaguardia che sono state approvate nel nostro stato e ancor meglio nella nostra regione.
In questo scenario cosa succede qui da noi a Capoterra? Le amministrazioni di centrosinistra del comune costruiscono asili a 10 metri da un fiume. Sono state anche quelle di centrodestra? Può darsi. Ma comunque io dalla sinistra mi aspetto una diversità e una innovazione che qui non ho assolutamente visto. Altrimenti perche si chiamano progressisti?

Vogliamo poi parlare di Poggio dei Pini? La Cooperativa è assistita da un legale, Andrea Pubusa, che rappresenta un totem della sinistra isolana. Un mito anche per me, mi ha insegnato la Costituzione. Scrivono di essere ambientalisti, ma vogliono radere al suolo due pinete e costruire a pochi centimetri da un fiume che un giorno è stato il secondo più grande d'Italia dopo il Po.

Parliamo poi di solidarietà: il giorno dopo l'alluvione alcuni personaggi hanno pensato bene di approfittare della grande confusione esistente per attaccare la diga di Poggio dei Pini, indicata come colpevole di tutti i disastri e addirittura della morte di 4 persone. I residenti di Poggio colpiti dall'alluvione e dal lutto? Egoisti. Ma a cosa serviva quell'attacco? A diventare tutti più poveri e piu miseri.
Queste voci, che forse non sono ancora cessate, oltrechè infondate, hanno creato dissidi e divisione nella intera comunità capoterrese. Un danno ENORME per il tessuto sociale delle comunità che abitano questo territorio e che dovrebbe essere spinto verso la coesione ancor di più dalle persone che hanno responsabilità nell'amministrazione. Era apparso chiaro, abbiamo testimonianze anche nel blog che ad alimentare queste falsità e questa tensione erano personaggi che fanno riferimento proprio alla coalizione di centro sinistra. Alla faccia della solidarietà e dell'armonia sociale! Queste cose, dato che nessuno ha pensato di scusarsi e fare un passo indietro nei confronti di quel grave errore di valutazione, le ho ribadite ai presenti anche nel mio intervento. Tra me e me, comunque, mi sono chiesto, un pò alla Nanni Moretti o se volete alla Giogio Gaber, chi fosse di sinistra tra me e loro.
Amici ( o se volete compagni) del partito Democratico di Capoterra: dite qualcosa di sinistra, ma fatelo anche!

Un intervento particolarmente interessante, dal mio punto di vista, è stato quello di Marco Espa, consigliere regionale e residente a Frutti d'Oro due. La sua casa, per intenderci, è una di quelle investite dalla piena. Marco non è quindi solo un politico presente all'incontro per portare voti al proprio mulino, ma in questo contesto è anche una vittima del disastro. Espa ha affermato, senza mezzi termini che la "diga di Poggio dei Pini ha FRENATO la valanga d'acqua". Queste affermazioni riportano finalmente, anche nelle aule frequentate dal PD, la verità sul ruolo giocato dalla piccola diga e dal relativo invaso: il Mommoti cattivo è tornato ad essere lo specchio d'acqua che ha frenato la potenza del mostro, che salva dagli incendi, che umidifica un territorio a rischio di desertificazione. Peccato che adesso, e chissà per quanto, sia solo una pozzanghera. Il Partito Democratico oggi dice la verità, ma ieri qualche suo esponente propagava la falsità, ne prendiamo atto: meglio tardi che mai.

Marco Espa, come molti politici sin dati tempi di Martin Luther King, ha un sogno. Una "Grande Opera" da 50 milioni di euro che metta in sicurezza l'intero territorio. Dove trovare i soldi? La Regione Sardegna, grazie ai risparmi realizzati nel corso della sua gestione ha ridotto il debito dei sardi, liberando risorse da investire nel territorio. Se l'amministrazione Soru dovesse essere confermata (siamo in campagna elettorale) si potrebbero trovare i fondi necessari per realizzare queste opere. Non si dice, certo, che questo "sogno" dovrà scontrarsi con altre decine e centinaia di sogni e che quindi il territorio attualmente devastato potrebbe restare in questo stato di distruzione e di pericolo chissà sino a quando. Accanto al grande sogno vive difatti il grande incubo. Insomma per il PD ci aspetta un futuro di maggiore salvaguardia ambientale. Si arrabbieranno i costruttori? No perchè l'edilizia avrà un grande impulso dagli interventi mirati al risparmio energetico. Ristrutturazioni, quindi, non nuove case sui torrenti.

Banale, per non dire ridicolo, l'intervento di un consigliere comunale che annunciava, come se fosse chissà quale innovazione, che il comune di Capoterra, che non è ancora dotato neanche di un PUC, in futuro si adeguerà al Piano Paesistico Regionale (PPR). Ma guarda che bella idea, innovativa! La realtà è che DOVRA' ADEGUARSI PER FORZA perche quella è la legge.

Espa ha sottolineato anche la rapidità, da record mondiale, con cui sono stati erogati i contributi. In un mio successivo intervento, ho segnalato ai presenti come questa velocità stridesse con la lentezza con la quale si sta procedendo alla attivazione di un collegamento perlomeno provvisorio tra Pauliara e il resto di Poggio dei Pini. In seguito mi è stato comunicato che il Sindaco ha predisposto l'arrivo di un ponte mobile.

A Capoterra qualcuno si lamenta del fatto che i residenti di Poggio dei Pini non si sentano capoterresi. E' un discorso lungo che affronteremo in un'altra occasione. Certamente l'abbandono, perdipiù nel momento del bisogno, non facilita nessun processo di rinsaldamento dei legami tra le comunità, semmai invece acuisce le divisioni.

Si è parlato di responsabilità e della commissione d'inchiesta che dovrà fare luce su quanto avvenuto. Ci vorranno anni per avere delle sentenze in questo senso.

Dall'esposizione dei due assessori comunali presenti in sala (Veronica Pinna e Raffaella Serra), in particolare da quest'ultima che ha curato dal 2001 al 2005 il delicatissimo assessorato all'Urbanistica, mi sono fatto un'idea generale, del tutto personale. In Italia esiste una catena di competenze e responsabilità che sono regolate da una ridda di norme e leggi. Un garbuglio veramente inestricabile nel quale è difficile operare (ed è stato fatto apposta cosi). Ora noi vorremmo conoscere la vertità ed individuare le colpe e i difetti del sistema. Vorremmo che venissero attuate quelle modifiche che impediscano a queste disgrazie di accadere in futuro (non mi riferisco alle piene ma agli asili sul fiume) e vorremmo che chi ha sbagliato non amministri più il bene pubblico. Individuare un singolo anello nella catena del potere da colpire non penso sia facile, ma soprattutto forse non è neanche giusto. Potremmo anche prendercela con l'assessore comunale che ha firmato un provvedimento, ma il resto della catena? Possiamo anche augurarci che gli assessori che hanno dato il via a quegli interventi urbanistici nel corso degli ultimi 30 anni; di destra o di sinistra, onesti o disonesti, resistano a spinte che provengono dalle stesse istituzioni, da poteri spesso molto forti e, parliamoci chiaro, a volte anche dalle bombe e dalle minacce di morte. Penso invece che sia l'intero sistema ad essere mal concepito, il sistema politico e amministrativo del paese. Solo un cambiamento a livello nazionale e regionale (nel PD ritengono che sia già in atto) potrà far cambiare le cose nell'anello più debole della catena (il Comune). Su questi temi vi invito ad un confronto che sono certo sarà sereno, pur toccando la delicata sfera della politica. Sono ovviamente disponibile ad ospitare in questo blog anche il punto di vista di altri soggetti politici.

Il TAR invita la Regione a formalizzare il suo NO

di Franco Magi
Preliminarmente all’approfondimento dell’iter di approvazione della variante al piano di lottizzazione di Poggio dei Pini ritengo opportuno precisare che con il ricorso n° 951/08, depositato in data 02 dicembre 2008 al TAR SARDEGNA, l’attuale dirigenza della Cooperativa non chiedeva – come taluni cercheranno ingenuamente di far credere – alla Regione di formulare una risposta (positiva o negativa) che superasse la “sospensione” deliberata dal tavolo tecnico dell’Intesa il 15 maggio 2008 (scarica file 1 Mb).
La richiesta degli amministratori della Cooperativa, redatta dal legale di parte, era chiarissima ed addirittura sottolineata nel ricorso stesso (scarica file 1.2 Mb ): “SI CHIEDE CHE IL TAR ADITO VOGLIA ORDINARE AL COMUNE DI CAPOTERRA DI APPROVARE DEFINITIVAMENTE IL PROGETTO DELLA RICORRENTE PER CUI E’ CAUSA SENZA ULTERIORE INVIO ALLA REGIONE PER L’INTESA”.
Ulteriore elemento quindi la richiesta, veramente stucchevole ed irrispettosa dei Soci, di approvazione della variante PINETE COMPRESE.
In totale dispregio della volontà manifestata dalla quasi unanimità dei Soci, dal ricorso si desume in modo incontrovertibile che la volontà degli attuali amministratori “ambientalisti” continua ad essere quella di sempre, e che l’obiettivo manifesto continua altresì ad essere (soprattutto!) quello di urbanizzare le pinete storiche di Pauliara e di Sa Birdiera.
Infatti nel ricorso si fa riferimento esclusivamente alle tavole di progetto che prevedono – tra i 187 nuovi lotti – anche i 14 lotti nella pineta di Pauliara, gli altri 16 dentro la pineta di Sa Birdiera e la demolizione della ex sede del Grusap.
Ad ulteriore riscontro, nel medesimo ricorso, vengono invero confermate le richieste di approvare il progetto deliberato dal Consiglio comunale di Capoterra (lo scrivente unico voto contrario), che porta a “soli” 1.322.101 metri cubi il volume destinato alle residenze, dato che conferma ancora una volta in modo inequivocabile la presenza dei lotti dentro le pinete storiche. (scarica 640 Kb),
Volutamente tralascio parte delle considerazioni espresse nel ricorso dal “Prof. Avv. Andrea Pubusa”, Ordinario di diritto amministrativo alla facoltà di giurisprudenza di Cagliari, che peraltro sono del tutto simili a quanto hanno tentato (inutilmente!) di propinarci gli amministratori “ambientalisti” (la urbanizzazione e distruzione delle nostre pinete storiche, ad esempio, viene giudicata “espressamente volta alla tutela del paesaggio e del territorio” (???), ovvero alla grottesca affermazione secondo cui “si tratta di una autolimitazione quanto mai opportuna a seguito delle note drammatiche alluvioni” (?????).
La proposta di variante infatti non è come asserito dal legale di parte ricorrente “conforme alla ratio del PPR nel senso di un contenimento dell’impatto paesaggistico ed ambientale dell’intervento edificatorio”, come vorrebbe “emotivamente” e strumentalmente dimostrarsi con la presunta (quanto inverosimile!) “rinuncia” di ben 300.000 m3.
In realtà con la redistribuzione delle presunte volumetrie del ‘70 infatti i luoghi di maggiore pregio naturalistico della lottizzazione, come ad esempio le già citate pinete di Pauliara e di Sa Birdiera da polmoni verdi (aree di inedificabilità assoluta) vengono invece frazionate in lotti edificabili privati.
Ed anche sotto il profilo del rischio idrogeologico, soprattutto a seguito dell’ultima alluvione, il progetto di variante si conferma assolutamente improponibile.
Infatti numerosi lotti sono stati previsti in prossimità dei corsi d’acqua e del lago, in zone profondamente colpite dalla piena del 22 ottobre che – qualora fossero state edificate – avrebbero determinato autentici disastri.
Ma approfondiamo la asserita “autolimitazione” delle volumetrie, considerato che il Prof. Andrea Pubusa ritiene ancora valido il vecchio piano del 1969, cercando ingenuamente di far credere che l’aumento di volumi, abitanti, lotti, sia in realtà una diminuzione.
Detta così parrebbe un assurdo semantico, ma vediamo di comprenderne la natura.
L’avv. Pubusa parte nei suoi calcoli dal computo volumetrico del 1969.
Allora erano previsti 1.849.740 metri cubi di volumetria, 4.486 abitanti insediabili, un eliporto, un cimitero privato, pontili sul lago con annesso centro nautico e i famigerati grattacieli d’ingresso alla lottizzazione.
Sono passati quarant’anni, in quello stesso anno l’uomo conquistava la luna, e nel frattempo fino ad oggi, è caduto il muro di Berlino, siamo entrati nell’era informatica, sono accaduti i tragici fatti dell’11 settembre, siamo nell’era digitale.
Cosa senz’altro marginale rispetto a tali accadimenti, ma sostanziale nel nostro caso, sono mutate le leggi urbanistiche e, più nello specifico, “forse” sono ampiamente scadute le convenzioni che regolamentavano i rapporti con il Comune di Capoterra.
E’ un po’ come se oggi si portasse l’estratto conto del 1969 fingendo di non sapere che il suo saldo di oggi è di gran lunga modificato.
Se tale impostazione corrispondesse al vero, si potrebbe affermare che siccome il piano di fabbricazione del Comune di Capoterra elaborato nel 1970 (e tutt’oggi vigente!) prevedeva zone edificabili dalla riva del mare alla cima dei monti, con un potenziale insediativo di quasi 200.000 abitanti, oggi tutto ciò sia ancora perfettamente realizzabile, e quindi se l’Amministrazione Comunale decidesse di “fermarsi” ad “appena” 150.000 abitanti avrebbe ridotto le volumetrie assurgendo a strenuo difensore dell’ambiente e del paesaggio!
Tutti sanno che Capoterra non potrà crescere nei prossimi 20/30 anni oltre i 30.000/35.000 abitanti, ed ogni ipotesi pianificatoria incoerente rispetto a tali previsioni sarà irrealistica ed irrealizzabile.
Lo stesso ragionamento vale per Poggio: forse ancor di più, considerato che la lottizzazione è incastonata in un compendio naturalistico e paesaggistico unico ed irripetibile.
Giungendo ad oggi, il TAR Sardegna – con Ordinanza n° 498/2008 del 17-12-2008 (scarica 1,2 Mb), ben lungi dall’accogliere le fantasiose tesi sopracitate, ha semplicemente ritenuta “ad un primo esame, la possibile fondatezza della censura in ordine alla illegittimità di una sospensione sine die dell’intervento”, ordinando alla Regione “la riattivazione del procedimento mediante la riconvocazione del tavolo tecnico al fine dell’adozione delle necessarie determinazioni in ordine al progetto di variante in questione, previa opportuna valutazione di tutte le questioni di rilevanza nel caso di specie e fatte salve le relative determinazioni”.
In parole povere - poiché la Regione nel ricorso ha derubricato analiticamente le numerose motivazioni che rendono la consaputa variante inaccoglibile (rischi idrogeologici, insediamenti in aree sottoposte ad inedificabilità assoluta, urbanizzazione di aree recentemente percorse da incendi etc…) - l’unico “risultato” ottenuto dagli attuali amministratori è la formalizzazione del diniego, non potendo giustamente durare sine die la sospensione decisa dal tavolo tecnico dell’intesa.
Ma l’aspetto più preoccupante è che la Regione sarà così costretta ad accertare formalmente che le convenzioni con il Comune di Capoterra sono scadute, e che non esiste attualmente alcuna volumetria a disposizione della Cooperativa Poggio dei Pini.
Con la tragica conseguenza che se ad oggi potevamo – soprattutto nei confronti del Comune di Capoterra - far valere “politicamente” queste volumetrie, una volta dichiarate inesistenti perderemo anche la opportunità di dialogare per riuscire ad ottenere uno sviluppo sostenibile, equilibrato e condiviso per il Poggio (a mio personale giudizio aree A2/A3 e non più di 35/40 lotti, da ricercarsi in aree non di pregio).
Le scelte degli attuali amministratori continuano ad essere immature ed irresponsabili, onerose per la Comunità – che alle spese legali preferirebbe sostituire quelle per il rifacimento degli impianti sportivi o delle numerose e pericolose cunette danneggiate dall’alluvione), ma soprattutto autolesioniste.
Senza parlare dello spaventoso ed incalcolabile danno di immagine creato alla nostra Comunità, che in 40 anni si è sempre distinta per autorevolezza e rispetto delle leggi.
Questa è purtroppo la pura e semplice verità dei fatti, riscontrabile facilmente da chiunque.

Franco Magi

giovedì 18 dicembre 2008

Dubbi sulla Variante? Ecco le mappe di dettaglio

Recentemente, nel blog, si è tornato a parlare di variante, anche a seguito dell'intervento del WWF. Si è anche messa in dubbio la conoscenza della dislocazione esatta dei nuovi lotti. Cerchiamo di colmare questa lacuna, anche se già un anno fa abbiamo pubblicato una mappa che aveva un dettaglio sufficiente per comprendere l'impatto dell'intervento.
In questo articolo vi mostriamo una cartografia di maggior dettaglio che consentirà una conoscenza ancor più approfondita del problema.
Vi presento una carrellata di immagini che mostrano le zone interessate dalle variazioni.



Partiamo dalla zona nota come A2-A3. I nuovi lotti sono segnati in rosso. La zona si trova dall'altra parte della strada rispetto alla Residenza del Poggio, in una fascia di terreno localizzata tra la strada e il dirupo formato dal rio S. Girolamo.
Quest'area lottizzata era presente sin dal vecchio Piano di Lottizzazione. I dubbi che la riguardano adesso sono causati dalla vicinanza con il fiume.



Questi sono invece i famigerati e contestatissimi lotti dell'ex sede del Grusap (il rudere) e della pineta che lo circonda. Si trovano proprio a due passi dal lago. Sono stati probabilmente i lotti più ambiti nelle segrete trattative di assegnazione che si sono svolte prima dell'apertura del vaso di Pandora. Mi scuso con i potenziali beneficiari che hanno probabilmente visto svanire le loro aspettative, ma il panorama che questi lotti andrebbero ad intaccare è veramente unico e rappresenta il biglietto da visita di Poggio dei Pini.


Qui ci troviamo invece ai piedi del colle di Sa Birdiera e sul bordo del lago. Notiamo i 5 nuovi lotti che si trovano presso la cabina della Telecom. Pensate che alcuni sono stati addirittura interessati dalla piena, non degli impluvi secondari, ma del Rio S. Girolamo con 400 mc. secondo il 22 ottobre. Vi propongo questo estratto da Wikipedia alla voce TEVERE: Il Tevere risulta poi anche il 3° fiume italiano per volume di acque dopo Po e Ticino con quasi 240 mc/sec di portata media annua alla foce. E il Ticino? 350 mc sec!
Quel giorno il S. Girolamo ha avuto una portata superiore a quella del Tevere e del Ticino! Noi vorremmo posizionare delle case a una distanza che può essere espressa non in metri, ma in centimetri.
Alcuni altri lotti sono invece posizionati presso il parco giochi che si trova presso il rist. La Terrazza, nei cosiddetti "prati".

Questa è la zona di maggior intensità costruttiva della nuova lottizzazione proposta. Si va, in pratica, a riempire di case il colle di Sa Birdiera nella zona delle antenne. Anche in questo caso alcuni lotti mi sembrano troppo vicini al fiume ma soprattutto, cosa gravissima, una fascia va ad intaccare la già esile pineta di sa Birdiera riducendola a una sottile striscia di alberi.


Questa fascia di lotti che si trovano presso la strada 52 che porta all'Hydrocontrol presenta dei problemi idrogeologici piuttosto gravi. Si noti la vicinanza con il Rio S. Girolamo e la presenza di impluvi (linee blu) dei quali è facile constatare la portata proprio in seguito all'alluvione. Il ruscelletto che passa sulla sinistra della strada 51 si è rivelato essere un torrente impetuoso che ha fatto danni a monte e valle di questo punto dove ora si vuole costruire. Ai progettisti si consiglia la tecnica di costruzione "a palafitta". Nella fascia di lotti orizzontale è segnata sulla carta una conduttura Abbanoa che passa proprio in mezzo ai lotti.


Ci spostiamo adesso nella zona della strada 58, dove è stata inserita una lunga fila di nuovi lotti. Alcuni di questi finiscono in quel canalone di cui molti hanno notato le spropositate dimensioni dopo l'alluvione. Si tratta del canale che scende dal M. S. Barbara, ha distrutto sa Scabitzada e da Villa Devoto si butta giù nella vallecola che separa Poggio dalla Chiesetta di S. Girolamo.

Ecco la famosa doppia fascia di lotti che è stata posizionata nel bel mezzo della Pineta di Pauliara. Se n'è abbondantemente parlato.

mercoledì 17 dicembre 2008

Realizziamo perlomeno un guado

Considerato che la realizzazione di un nuovo ponte per Pauliara richiederà molto tempo (forse anni!) cosa vogliamo fare? restiamo per 2 anni con un rione di Poggio scaraventato a 6 km di distanza?
Dato che INCREDIBILMENTE, nessuno è riuscito a realizzare un progetto concreto e IMMEDIATO per evitare o perlomeno ridurre questo assurdo isolamento, i soliti "volenterosi" hanno deciso di puntare su un obiettivo semplice ed efficace: la sistemazione del guado presso i campi sportivi.
Questa realizazione consentirà di raggiungere il rione di Pauliara senza effettuare un lungo giro (circa 6 km), dimezzando la distanza.

Dato che gli amministratori sembrano indifferenti a questo problema si è deciso di sensibilizzarli con una petizione (clicca per scaricare 106 kb) che invitiamo a firmare presso La Terrazza,Jabalì, Biblioteca, Edicola, Club House.

Mostriamo anche una mappa con l'indicazione del percorso attuale (in giallo) e quello nuovo proposto (in rosso).
In verde invece indichiamo quello che potrebbe essere (il condizionale è d'obbligo) un possibile futuro collegamento tramite un ponte sul Rio S. Girolamo.

martedì 16 dicembre 2008

Anche il WWF contro la Variante

Semberebbe proprio che tutti quanti ce l'abbiano con la Cooperativa Poggio dei Pini. Centinaia di soci la contestano da oltre un anno, i tribunali la condannano per infrazioni di vario tipo, l'autorità del Distretto Idrografico "non risponde neanche al telefono", il TAR boccia i suoi ricorsi, la Regione boccia la "variante", l'Unione Sarda rema contro, il nostro piccolissimo blog la attacca. Sembrerebbe una persecuzione. Motivi? Speculatori, lotte di potere, invidie, vendette personali?

A tutti i soggetti precedentemente citati ecco aggiungersene uno che sembrerebbe super partes: il WWF. Chissa quale sarà il motivo per cui la massima associazione ambientalista mondiale critica la Variante presentata dalla Cooperativa Poggio dei Pini. Anche il WWF è pilotato dal "diabolico Magi"?

Vi propongo il comunicato emesso oggi dal WWF. Purtroppo le azioni della Cooperativa vengono divulgate all'esterno dal quotidiano "Giornale di Sardegna" (scarica articolo 700 kb) come se provenissero dai "residenti di Poggio dei Pini", cosa che, come sappiamo, è ben lontana dall'essere vera.
Abbastanza stridente inoltre l'intervento del WWF con l'affermazione del Prof. Pubusa enunciata nel recente ricorso: "la variante prevede l’utilizzo di meno cemento, in un’ottica e in uno spirito ecologista". Ma allora chi sono gli ecologisti, il WWF oppure la Coop. e Pubusa?


WWF

Comunicato Stampa (scarica il file 208 kb)
IL WWF CONTRO I NUOVI LOTTI A POGGIO DEI PINI IN AREA AD ELEVATO RISCHIO IDROGEOLOGICO
Le tragiche alluvioni che poche settimane fa, in Sardegna, hanno portato morte e distruzione, sembrano non aver insegnato nulla di nuovo rispetto alla buona gestione del territorio e alla messa in sicurezza delle aree soggette a rischio idrogeologico.
Tant’è che suscita sgomento e incredulità la presa di posizione della cooperativa di Poggio dei Pini (Capoterra – CA), una delle località più colpite dall’alluvione e dove si è registrato il maggior numero di vittime, che ha presentato un ricorso al TAR contro la Regione per il blocco alla realizzazione di centinaia di villette, alcune delle quali in aree a fortissimo rischio idrogeologico.
Il grande progetto, infatti, prevede 1.391.000 metri cubi di cemento, in parte distribuiti proprio in quelle aree devastate dalla forza dell’acqua dello scorso 22 Ottobre, come la pineta di Pauliara, attigua al laghetto, e la collinetta di Sa Birdiara, a poca distanza dal corso del Rio San Girolamo.
Il WWF ritiene grave e irresponsabile l’atteggiamento di chi, evidentemente poco attento e sensibile alle drammatiche conseguenze della recente alluvione, insiste nel voler mettere a rischio il delicato equilibrio ambientale dell’area di Poggio dei Pini e l’incolumità degli abitanti.
Per questo l’Associazione ambientalista, oltre a confidare in un pronunciamento dei Giudici del TAR a favore del blocco del progetto imposto dalla Regione, auspica un maggiore rigore nella verifica delle opere proposte e nel rispetto di quanto previsto dal Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.) e dalle normative di tutela ambientale e paesaggistica della Regione Sardegna.

Cagliari, 15 Dicembre 2008

Per ulteriori informazione: 3492614001

lunedì 15 dicembre 2008

Ecco i rimborsi per le attività produttive

Pubblichiamo 3 allegati:


DELIBERAZIONE N. 69/27 DEL 10.12.2008 (clicca per scaricare 100 Kb) avente per oggetto:

  • Individuazione Comuni danneggiati nelle giornate del 27-28 novembre 2008
  • Ridefinizione del termine di presentazione della domanda di contributo dei privati per i danni subiti dalle unità abitative danneggiate nella giornata del 22 ottobre 2008
  • Criteri per l’erogazione dei contributi alle attività produttive

Questa delibera è molto importante perché in essa sono chiariti anche i contributi rimborsabili per i danni subiti dai privati ai beni immobili, il cui termine per la presentazione della domanda è stato prorogato al 20 gennaio 2009.

Direttiva (clicca per scaricare 156 Kb) di attuazione del ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 31 OTTOBRE e della LEGGE REGIONALE 29 OTTOBRE 2008, N°15 E LEGGE REGIONALE 21 NOVEMBRE 2008, N. 16 2008, N°3711 che verte su CONTRIBUTI A FAVORE DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE DANNEGGIATE DAGLI EVENTI ALLUVIONALI VERIFICATISI NEI MESI DI OTTOBRE E NOVEMBRE

Modulo per la domanda (clicca per scaricare 133 Kb) di contributi subiti dalle attività produttive

La Cooperativa ignora la petizione dei soci per il traliccio telefonico

di Sandro Atzeni

Come detto precedentemente, il giorno 10 è stata consegnata presso gli uffici della Cooperativa la petizione con le prime firme per la disattivazione dell'antenna ripetitore del segnale TIM.
Mi ero preposto di attendere tre giorni per un qualsiasi cenno di riscontro oppure per ascoltare un abozzo di giustificazione, insomma un qualcosa che ci facesse capire di non essere semplicemente un numero di socio a cui ogni mese si dovesse esigere un tributo ma anche cittadini di una comunità che insieme e con reciproca collaborazione guarda al suo futuro.
Ma anche senza tutto ciò ho ritenuto sufficienti i tre giorni per andare sulla collinetta e girare un interruttore, spegnendo il "mostro", cosa che non è avvenuta.
Questa poca considerazione verso tutti noi mi è dispiaciuta molto poichè mi sono sempre considerato un cittadino ligio ai doveri e, come tutti, esigo pretendere i miei diritti, avrei preferito che questa faccenda si chiudesse in "casa" senza dover lavare i panni sporchi altrove.
Poichè non è stato possibile desidero annunciare di avere preso la decisione di produrre altre 8 copie della petizione che, accompgnate da una lettera esplicativa, sono state spedite questa mattina ad altrettanti enti di controllo.
Le 8 missive di protesta hanno come destinazione: I vigili urbani di Capoterra, I carabinieri di Capoterra, L'Assessorato all'Ambiente della Regione, I Vigili del Fuoco, la AS N. 8, L' A.R.P.A. Regione Sardegna, la Procura della Repubblica, il sindaco di Capoterra.
Al sindaco ho chiesto anche di evitare di rilasciare, in futuro, simili autorizzazioni se non certo del consenso popolare.
E adesso stiamo a vedere che succede.
Grazie a tutti, firmatari e non, la raccolta delle firme prosegue presso il bar fino all'epilogo della vicenda.
immagine: BaSLeV

domenica 14 dicembre 2008

La Cooperativa dei ricorsi e delle denunce

Pubblico, ancora sgomento, l'articolo apparso sull'Unione di oggi. Mi sembra di capire che vi siano anche delle imprecisioni perchè il ricorso di cui si parla punta ad ottenere l'edificabilità dell'intera variante che comprendeva oltre 30 lotti all'interno delle pinete, non solo 4. Ricorderete che la Cooperativa si era impegnata pubblicamente a rinunciare a gran parte del lotti nella pineta.

Questo ricorso spiega il silenzio della Cooperativa e la sua poca attenzione ai problemi della ricostruzione di Poggio dei Pini.

Il Poggio alla guerra contro la Regione
Ricorso al Tar contro lo stop alla variante per i nuovi lotti

Dopo aver ricevuto uno stop da parte della Regione alla variante urbanistica, la cooperativa Poggio dei Pini torna alla carica: a un mese e mezzo dal terribile disastro del 22 ottobre, presenta un ricorso al Tar contro la Regione, che aveva sospeso il suo progetto di costruzione di duecento lotti. Riguarda centinaia di case e villette in zone di alto pregio naturalistico, sul bosco di Paliara e nella parte bassa della collina di Birdiera. Alcune sorgerebbero in prossimità del lago e del Rio San Girolamo, dov’è passata la valanga di acqua del fiume in piena.

LE CIFRE. Un milione 391 mila metri cubi su una superficie di 244 mila e 786 metri quadri,
3.200 nuovi abitanti: un centro residenziale, a detta della Regione, incompatibile con il Piano paesaggistico. L’area è troppo vicina ai corsi d’acqua, e per di più in zona di alto pregio. Il ricorso è stato depositato il 12 dicembre e sarà discusso mercoledì prossimo.

I CONTRARI. La variante aveva già provocato vigorose proteste da parte dei residenti a Poggio dei Pini. «Anziché presentare un nuovo piano di lottizzazione», sottolinea Stefano Fratta, del Comitato per lo sviluppo sostenibile, «si appellano al Tar per tentare di ottenere il via libera. Si vuole cioè continuare a costruire in zone a rischio idrogeologico, come se da queste parti l’alluvione non fosse mai passata. Sarebbe stata l’occasione giusta, invece, per formulare nuovi
progetti edilizi e mantenere la promessa di eliminare le villette in mezzo alla pineta
». I più contestati sono proprio i quattro lotti nella storica pineta di Pauliara vicino al lago e i cinque ai piedi della collina di Sa Birdiera, a pochi metri dal rio San Girolamo.

IL COMUNE. «Noi non abbiamo approvato la variante alla lottizzazione di Poggio dei Pini», spiega il sindaco di Capoterra, Giorgio Marongiu, «invece, utilizzando la procedura d’intesa, abbiamo posto agli uffici urbanistici regionali un quesito sulla fattibilità di quella variante: la Regione ha poi detto la sua». Ora la parola passa al Tar.

L’OPPOSIZIONE. È mediana la posizione di Franco Bayre, consigliere di minoranza: «Concordo con quanto ha detto Soru subito dopo l’alluvione: se non sono messi a repentaglio l’equilibrio ambientale e soprattutto l’incolumità degli esseri umani, tutto è fattibile. In caso contrario, se anche un solo essere umano corresse qualche rischio, abbiamo il dovere di impedire qualsiasi iniziativa".

LA COOPERATIVA
Sono convinti che il ricorso presentato al Tar contro la Regione sia giusto. I soci della cooperativa Poggio dei Pini hanno deciso di rivolgersi ai giudici amministrativi sulla base di una semplice convinzione: ritengono che il loro piano di lottizzazione sia improntato al massimo rispetto dell’ambiente. «Intanto, con la variante poi bloccata dalla Regione si riduce la volumetria di quattrocentomila metri cubi e si costruisce in zone a basso pregio paesaggistico», spiega Andrea Pubusa, legale della cooperativa presieduta da Giovanni Calvisi. «Rispetto al vecchio piano di lottizzazione del 1970», aggiunge, «la variante prevede l’utilizzo di meno cemento, in un’ottica e in uno spirito ecologista che caratterizza da sempre tutta la lottizzazione di Poggio dei Pini». Secondo il legale della cooperativa, la posizione della Regione, che ha sospeso l’esame della variante, non è formalmente corretta perché in viale Trento non è stata decisa una data entro la quale discuterla. «Devono dire sì o no, per questo abbiamo fatto ricorso al Tar», conclude Pubusa, «e siamo convinti di avere ragione: tenendo conto della consistente riduzione delle volumetrie, riteniamo che la Regione debba esprimersi a favore della variante». Durante l’udienza di mercoledì, la cooperativa chiederà al Tar di costringere la Regione a esprimersi in modo chiaro e definitivo.

Mariagrazia Marilotti

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