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domenica 13 settembre 2015

Murigo & Cemento

Spesso la parola "cemento" ci porta alla mente elementi di negatività. In realtà la nostra società non può fare a meno del cemento e, ammettiamolo, nemmeno noi.
Sono fatte di cemento le nostre case, sono di cemento gli edifici in cui troviamo servizi che pretendiamo di utilizzare: scuole, ospedali, centri commerciali, negozi, porti. Sono di cemento le strade e le autostrade che pretendiamo vicine e accessibili per poterci muovere rapidamente. Persino le tanto attese opere di messa (amen!) in sicurezza del territorio che tutti i capoterresi attendono da anni, di cosa pensate che siano fatte? Saranno viadotti di cemento a farci percorrere in sicurezza le strade, saranno di cemento gli argini che canalizzeranno il corso del Rio S. Girolamo laddove una mano disonesta ha deciso di costruire case (e asili!) sulla destra e sulla sinistra, a pochi metri dal fiume.
Che cos'è in definitiva il famigerato PUC (Piano Urbanistico Comunale) di cui tanto si parla se non quel documento in cui si dice dove sarà posizionato il cemento negli anni futuri?


Sta di fatto che dietro quelle necessità (case, strade, ponti, scuole, etc.) c'è il lavoro, ci sono gli appalti, ci sono i soldi. E la politica in questo paese si interessa dei bisogno dei cittadini soprattutto se ci sono di mezzo anche i soldi. 
Cosa succede se c'è l'interesse, ma non ci sono i soldi? La risposta, indirettamente ce l'ha data la giunta comunale capoterrese qualche anno fa. C'era l'esigenza, oserei dire l'urgenza, di realizzare il "Ponte di Pauliara". Non c'è bisogno che ricordi gli eventi alluvionali del 2008 ai quali era collegata questa opera. La decisione di realizzarla, in quel caso, non era stata presa da "murighi" lobbistici di qualche ministero o amministrazione, ma dalla natura. Per lo stesso motivo tutti gli occhi erano puntati su quei lavori. Impossibile realizzare manfrine. Da quel ponte non era possibile ricavare alcun beneficio, ne politico, ne economico. Guarda caso, in quell'occasione il Comune di Capoterra si rifiutò di gestirne la realizzazione giudicandola "troppo complessa" per una amministrazione comunale. Si tratta di un ponte lungo la bellezza di 50 metri.  Quel rifiuto, oltre a rappresentare una vergognosa e umiliante ammissione di incapacità e di lontananza di problemi dei cittadini, peraltro colpiti da una calamità naturale, fece anche perdere circa 6 mesi preziosi al naturale andamento dei lavori, già molto lenti di per se grazie alla pazzesca burocrazia italiana.

Ovviamente, questo sistema non vige solamente a Capoterra, ma come apprendiamo ogni giorno dai TG, è una tragedia nazionale che non coinvolge questo o quel partito, ma l'intero blocco di potere che poi si presenta agli elettori con vari simboli e connotazioni, dai piu' seriosi ai piu' falsamente rivoluzionari.
Il cemento è una delle principali fonti di quel voto di scambio di cui conosciamo bene il funzionamento. Le colorazioni politiche ormai hanno perso le forti tinte di qualche decennio fa. Il rosso non esiste più, il nero neppure. Tutto sembra virare verso il ... marron.
Qualunquismo? Populismo? Gufismo? Nossignore, solo onestà, correttezza, pulizia.

Il Nuovo PUC di Capoterra è stato varato dopo decenni di assenza, di errori, di manipolazioni e di tentativi andati a vuoto. Sono volate pure le bombe, sempre a causa del cemento.
Qual'è il risultato? Un PUC senza murighi lo credete veramente possibile?  Certamente no.
Prima hanno provato a sparare un aumento della popolazione ingiustificabile (8 mila abitanti in piu, come se fossimo negli anni 80). Bocciati.  Poi hanno provato a rendere edificabili alcune aree che erano state classificate a rischio idrogeologico, ma sono stati ovviamente colti con la mano nella marmellata e ridicolizzati. Alla fine si sono accontentati (tanto per cambiare) di derubare la Cooperativa Poggio dei Pini di un po' di cubatura  per assegnarla a un fortunatissimo privato possessore del terreno situato proprio all'ingresso di Poggio dei Pini. Pensate che fortunato il possessore di quel terreno, sino a pochi mesi fa era agricolo, poi è stato trasformato in "area servizi" e nella revisione del PUC è stato promosso a terreno edificabile. Certo che nelle stanze urbanistiche del Comune di Capoterra si materializzano dei bei colpi di fortuna. 

6 commenti:

Procolo D'Agostino ha detto...

Carissimi,
ho letto con grande interesse l'argomento in cui vuole cimentarsi il buon Plazzotta e non posso esimermi dal confrontarmi con altri eventuali interlocutori specialisti o pseudo specialisti in materie di costruzioni e di lavori pubblici.Ho trascorso la mia esistenza ininterrottamente dal 1951 al 2011 dopo il conseguimento del diploma di geometra lavorando alle dipendenze di tre grandi imprese di costruzioni esistenti in sardegna.
Ma:di necessità virtù,la numerosa prole di 6 figli mi ha imposto la necessità di esercitare la libera professione che ho sempre svolto con grande impegno. Contemporaneamente al lavoro dipendente e dopo il raggiungimento dell'età pensionabile.Chi volesse ulteriori chiarimenti potrà collegarsi su Linkedin Procolo D'Agostino ove potrà trovare informazioni ampie e dettagliate sul mio curriculum vita. Vorrei ora esporre la mia opinione sulla realizzazione della lottizzazione di Poggio dei Pini, che ancora oggi considero unica nel suo genere.Quando l'amico fraterno Paolo Falconi, mi propose di aderire al progetto, rimasi alquanto perplesso, in quanto da qualche anno avevo contratto un mutuo regionale ventennale per costruirmi un appartamento a Cagliari nel quartiere della Fonsarda.Certo la proposta,mi allettava e quindi sostenuto dalla famiglia e dagli amici mi unii agli altri 200 soci per l'acquisto di un piccolo lotto di 1200 mq.Il sogno di potermi costruire una villa da me progettata e diretta mi incoraggiava ad affrontare le eventuali avversità ed a farmi carico dei sacrifici che sicuramente avrei dovuto sopportare.La costruzione della mia villa iniziò nel 1979 e si completò definitivamente il 21.12.1998.
Il prossimo anno la cooperativa festeggerà il cinquantesimo della sua fondazione e ritengo inopportuno avanzare critiche negative nei confronti di chi con abnegazione e sopratutto con la solidarietà ed il volontariato manifestava la propria gioia e attaccamento nei confronti dei primi soci pionieri.
Ritengo che ogni iniziativa presa deve sempre essere riferita all'epoca in cui è stata progettata ed applicata. Non possiamo dimenticare che la corsa alla realizzazione delle lottizzazioni rivierasche era diventata una prassi comune e le abitazioni in riva al mare erano ricercate e si costruiva nelle pinete.Vedere la riviera di Santa Margherita di Torre delle stelle e di Villasimius.Non possiamo dunque criticare chi in quei tempi ha concesso di costruire in prossimità delle spiagge.Ora la situazione è cambiata e occorrerà legiferare di conseguenza.Fatte queste considerazioni per ora sospendo le mie discussioni e resto in attesa di sollecitazioni da parte vostra cari soci che mi leggete. Cordiali saluti a tutti.
Procolo D'Agostino

Anonimo ha detto...

Ciao Giorgio
Sono largamente condivisibili le tue opinioni circa il nuovo quadro urbanistico comunale (PUC)
riferite al presunto furto delle volumetrie edificabili e il tendenziale pregiudizio recato nei confronti
di Poggio dei Pini. Pur tuttavia è opportuno ricordare le conclusioni del verbale del tavolo tecnico
della VAS del 24/09/2013 in cui, in maniera irrituale, si è disposta la riduzione delle nuove volumetrie
a Poggio dei Pini. Tali conclusioni parrebbero esorbitare le normali competenze o procedure istruttorie
sul tema della valutazione ambientale strategica. Ciò in quanto, a mio avviso, sarebbe stato opportuno
valutare e decidere le trasformazioni territoriali rispetto all'intero territorio comunale senza indicare luoghi
precisi dove ridurre i metri cubi edificabili e, come nel nostro caso, curiosamente riferiti a Poggio dei Pini.
In tal senso non mi risulta però che, tra tanti esperti, urbanisti pianificatori e paesaggisti, la cooperativa abbia
formalmente formulato controdeduzioni rispetto al documento con queste nuove regole della VAS provinciale.
In conclusione, volendo respingere eventuali murighi (almeno casalinghi), non sembra trattarsi solo di bei colpi
di fortuna che si materializzano negli uffici comunali a favore di terzi lottizzanti a noi adiacenti ma, forse di banale
incompetenza da tempo materializzata negli uffici di PdP sui temi urbanistici.

Mille grazie
Cordiali saluti
Francesco Cilloccu

Giorgio Plazzotta ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Giorgio Plazzotta ha detto...

Il termine "deruba la Coop della cubatura" era ironico. In realtà quella cubatura, a mio avviso, era tutt'altro che un diritto acquisito. Sono personalmente anche molto dubbioso sul fatto che tale cubatura rappresenti un elemento di positività per la nostra comunità anche se attendo di leggere le considerazioni dell'attuale CdA che la pensa diveramente. Sta di fatto che il comune ha clamorosamente "piazzato" una nuova lottizzazione in quella posizione assolutamente improbabile e ingiustificabile senza pensare male.
Non vedo sinceramene nessun collegamento tra questa scelta e comportamenti attuali o passati all'interno della Cooperativa. Il Comune, da sempre ci deruba e se oggi il furto risulta piu facile dipende soprattutto dalle leggi e da alcune scelte veramente discutibile effettuate una ventina di anni fa, quando le opere di urbanizzazione DOVEVANO essere trasferite al Comune.

Giorgio Plazzotta ha detto...

Giorgio
Comprendo verve e ironia nelle tue parole ma vorrei approfittare ancora del tuo spazio sulle questioni urbanistiche poggine forse di utilità per chi, come noi soci, vive in questa località. Tra i vari argomenti che attanagliano Poggio dei Pini e il suo attuale assetto territoriale il tema urbanistico è sicuramente centrale almeno per la qualità del vivere desiderata. Pur tuttavia qualunque considerazione sulle azioni di programma del PUC di Capoterra, partecipate anche da Poggio dei Pini, non può prescindere dall'osservazione della particolare composizione urbana del Comune di Capoterra che, come noto, è costituita da una serie di lottizzazioni satellitari più il nucleo originario, centro amministrativo e istituzionale. Tale configurazione rappresenta oggi un evidente realtà e, seppur con ironia - le parole hanno il loro significato - non può sfuggire che ben poco si sta facendo per ricomporre le fratture emergenti in un territorio in cui sono compresenti diverse identità localizzate qua e la, particolari esigenze, carenze di servizi infra - strutturali di vario genere.Le cause sono varie, ma emblematico in tal senso è un certo modo di indicare dove abitiamo o dove viviamo quando talvolta affermiamo "io abito a Poggio dei Pini" oppure "io sono di Torre degli Ulivi", cioè indicando località diverse da quella del paese di Capoterra, tranne gli abitanti del nucleo originario che ovviamente affermano di essere di Capoterra invece di Baccu Tinghinu.Questo aspetto identitario che cela un non banale senso di appartenenza, ricorrente anche tra noi, al pari di chi forse si sente derubato e oppresso da leggi inique a casa propria, alimenta la divaricazione tra i cittadini facendo sfumare la necessaria maggiore coesione sociale. In tale logica e discussione sembrano porsi anche i citati nuovi approvvigionamenti urbanistico-edilizi dell'ultimo pianificatore poggino, con gli inevitabili nuovi consumi e conseguenti smaltimenti. Scelte forse da ultima spiaggia, non certo da ultimo canto del cigno in quanto è evidente il superamento del livello di guardia urbanistico, naturale e tributario a Poggio dei Pini, ma è per questo che gli abitanti "comunali" attraverso i propri rappresentanti dovrebbero confrontarsi per la risoluzione positiva di alcuni aspetti principali concernenti la qualità urbana, socio economici, storico culturali, sanitari. E, dunque, sostenere al meglio una comunità di 24.000 abitanti, ormai consolidata anche nella sua realtà geometrico spaziale sviluppata per motivi storico urbanistici arcinoti, con relativi guasti, compresa Poggio dei Pini con la sua vandalica rete stradale di piano.Il piano strategico per Capoterra del 2007, esposto nel sito Internet istituzionale comunale, segnala chiaramente tali emergenze derivanti dall'analisi del processo pianificatorio di Capoterra indicando un ventaglio di soluzioni tese a superare molti dei punti critici che affliggono il nostro territorio. Ancora oggi sussistono però posizioni stancamente riesumate nondimeno incompatibili con l'attuale realtà urbana, non rimosse decisamente dal governo e gestione di turno della cooperativa di PdP, scegli tu se di questi anni e/o degli anni che furono ma, certamente, non per colpa dei marziani di Capoterra.Cordiali saluti
Francesco Cilloccu

Giorgio Plazzotta ha detto...

Non ero ironico. condivido in pieno la tua analisi sulla problematica "capoterra divisa in frazioni" e considero una delle piu gravi colpe di questa amministrazione comunale quella non solo di non avere cotrastato, ma addirittura di avere alimentato le divisioni esistenti. ingiustificabile e imperdonabile.

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