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lunedì 23 novembre 2009

Capoterra, un comune che non fa acqua da tutte le parti

di Daniele Basciu (www.demoscapoterra.org)
E’ difficile guardare oltre il nostro orticello e vedere cosa accade nel mondo là fuori. Ma quando il mondo là fuori viene senza invito dentro il nostro recinto, non possiamo più far finta di non vederlo. Nel nostro orticello c’è un quartiere periferico di Capoterra.
Metà di questo quartiere è stata costruita da una cooperativa dal nome epico e risorgimentale: “Mille”. L’altra metà del quartiere, Residenza del Sole, è nata accompagnata dal volto bonario e amichevole di Giancarlo Magalli.Nella prima metà di questo quartiere, dai “Mille”, manca l’acqua corrente. Non è che manchi tutti i giorni, manca qualche ora al giorno, a sorpresa, da un paio d’anni. D’estate, poi, manca un giorno sì e uno no: il Comune ha deciso così perché l’acqua viene sprecata, a suo dire.
A poco vale ricordare al Comune che non sta scritto da nessuna parte che chi consuma e paga più acqua deve essere sanzionato con la sospensione del servizio. La logica pedagogica è ferrea: colpirne uno per educarne Mille. E così ciascuno dei Mille per avere il lusso dell'acqua corrente 24h/24 ha dovuto acquistare e installare un serbatoio e una autoclave, che consuma almeno 500 Watt ogni volta che viene azionata.
I Mille, quindi, pagano acqua e corrente per avere l’acqua corrente. I più laboriosi hanno scavato un pozzo artesiano in giardino, come si usa fare in Malawi. Questo nonostante a Capoterra tutto manchi fuorchè l'acqua, come è risaputo. Nell'altra metà orticello a fianco dei Mille non esistono questi problemi. I pozzi costruiti nella Magallopoli distano 600 metri da quelli dei Mille.
Le reti idriche scorrono una a fianco dell’altra, a 10 mt di distanza. Ma nella Residenza del Sole l’acqua non manca praticamente mai, perché le pompe e i pozzi sono dimensionati in modo adeguato. La pressione di erogazione è abbondantissima.
La coesistenza fianco a fianco di queste due realtà separate aveva un senso ovvio fino a 3 anni fa, perché esistevano due reti separate, ciascuna con un proprietario-gestore-esattore: Coop Mille da una parte, Residenza del Sole (con la Società Mariposa) dall'altra.
Da due anni il Comune ha acquisito entrambe le reti, e la bolletta viene pagata da tutti i residenti al Comune stesso. Nonostante questo il Comune non ha fatto cenno, che si sappia, di voler affrontare il problema della carenza idrica per la Mille magari con la soluzione più banale: collegando tra loro le due reti che alimento ciascuna metà quartiere, metà orticello (chiedere di essere allacciati alla rete comunale come tutto il centro storico sarebbe fantascienza). Abbiamo sentito di recente che il primo cittadino è contrariato per l’esistenza dei condomìni all’interno del nostro territorio, e che lui vorrebbe tanto abolirli, così sì che le cose andrebbero meglio.
Cosa succederebbe se questo desiderio si avverasse? Una possibile risposta è il destino degli sfortunati Mille: non sono né un condominio, né cittadini come gli altri; la disponibilità dell’acqua la hanno a ore alterne, ma la bolletta la pagano per intero. E pagano pure la corrente, per questo lusso. Non sapremmo se augurare agli attuali condomìni un futuro simile. Qui terminerebbe la storia dei Mille, come un ordinario caso di abbandono amministrativo, di “orfanìa di cittadinanza”. Ma questa storia ha orizzonti più ampi di Capoterra. Il 18/11/09 si discuteva in Parlamento la privatizzazione della gestione delle reti idriche. Oddio, “discutere” è una parola grossa; c'era da apporre un timbro sull'ennesima decisione presa altrove: la privatizzazione dell’acqua, inserita nel decreto di riforma dei servizi pubblici locali, la loro “liberalizzazione” in osservanza a quanto deciso dall'Unione Europea.
Già dal 2003 il Parlamento europeo invitava caldamente gli stati membri alla 'modernizzazione' della fornitura di acqua mediante l'applicazione di principi economici. E così è stato fatto. Il 19 Novembre l'agenzia di stampa Reuters comunicava rassicurante che “l'acqua resta bene pubblico”; peccato che ne sia stata privatizzata la gestione. Un po' come quel tale che era proprietario di un pozzo di petrolio, ma non poteva estrarlo e venderlo, perchè i diritti di gestione erano di un altro, che si arricchiva al posto suo.
Per i media, una notizia di secondario interesse: su Repubblica.it e Corriere.it scivolava rapidamente in seconda pagina, mentre in prima pagina trovavano posto il fondamentale test “Quanto siete Dottor House?” e “Lo spot del direttore Freccero con due trans”. Per difendere la libertà di stampa questi signori hanno recentemente strombazzato addirittura uno sciopero nazionale, ma a dire il vero abbiamo l'impressione che in Italia la libertà di stampa sia stata uccisa col concorso di molti giornalisti.
Ma comunque: con l'apposizione di questo timbro la gestione dell’acqua sarà privatizzata, e diventa obbligatoria entro il 2015 la cessione a privati del 70 per cento delle quote delle s.p.a. controllate dai soggetti pubblici che attualmente gestiscono il servizio idrico integrato. Oggi siamo nel 2009: i Mille possono solo pregare il cielo che entro 6 anni da oggi il Comune (o Abbanoa che dovrebbe subentrargli) realizzi gli interventi minimi necessari per poter avere l’acqua corrente senza interruzioni orarie o giornaliere.
Nel futuro sarà molto improbabile che un soggetto privato vada a spendere dei soldi per migliorare un servizio che volenti o nolenti gli utenti insoddisfatti dovranno comunque pagare, e pure salato. Ecco come probabilmente quello che oggi è un titolo di seconda pagina sui giornali entrerà nel nostro orticello, senza invito. Lo scenario è completato dal fatto che dal 2015 non si potrà avere, sul territorio, un interlocutore che possa realmente gestire il problema “acqua”. Se ci saranno dei problemi, i Mille dovranno forse parlarne con un call-center. E se la tradizione sarà rispettata, avremo un deja-vù sentendo il futuro sindaco difendersi come immaginiamo: “Ma non è colpa nostra, non ci possiamo fare nulla, noi nel 2007 non c’eravamo, ma Capoterra viene da un passato feudale…” etc etc. E il bello sarà che avrà finalmente ragione: il sindaco, nel 2015, non potrà farci niente per davvero.

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