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giovedì 19 novembre 2009

Incubo Hydrodata

Ho atteso qualche giorno prima di pubblicare un mio commento sull'ormai famoso piano Hydrodata, già definito per tutto il 2009 "lo studio idrogeologico", quello che tutti quanti aspettavano. Si pensava che questo piano avrebbe portato la tanto agognata sicurezza. Si temevano i canaloni di cemento utilizzati in altre situazioni, ma il contenuto di questo studio va veramente aldilà di ogni più pessimistica aspettativa.

Il centro di ricerche dedicato proprio al controllo dei sistemi idrici è stato costruito nel'alveo del Rio S. Girolamo.

C'è veramente da chiedersi se questo territorio sia stato martoriato più dalla natura o dalla stupidità umana. Dopo le alluvioni dell'ultimo decennio, oggi appare palese a tutti che nell'alveo del fiume non si doveva costruire. Appare palese che i ponti non si costruiscono basandosi sulle portate dei periodi di siccità, ma su quelli di piena, perchè prima o poi ne arriverà una che distruggerà opere costate milioni di euro, portandosi via la vita degli sfortunati che li attraversano.

Il 22 Ottobre 2008 la natura ha dato la sua sberla e ha colpito duro, soprattutto dove non è stata rispettata. Si assopirà per un , non si sa quanto. Un anno o mille anni? Queste statistiche mi sembrano un come quelle di Trilussa. Se ci fossero due alluvioni consecutive seguite da 1000 anni di pausa, si potrebbe dire che si verifica una alluvione mediamente ogni 500 anni.

Adesso, dopo la tempesta, sono tornati gli uomini a operare sul corso del Rio S. Girolamo. La loro proposta è contenuta nel documento denominato "Studio Hydrodata". Non sono in grado di commentarlo tecnicamente. Ci sono tra voi lettori numerosi esperti che possono farlo e che certamente vi troveranno difetti, errori, imprecisioni.

Vorrei volare leggermente più alto dei tecnicismi, degli argini, dei ponti e cercare di capire perchè questo progetto contiene tante cose che lasciano il lettore esterrefatto. Soprattutto se il lettore abita vicino quei viadotti, quegli argini, quei muraglioni, quei canali di cemento.

Questo piano è la dimostrazione del fatto che l'uomo di oggi, per quanto più tecnologico e più ricco dell'uomo di 100 anni fa, non è in grado di vivere nella natura senza violentarla. Non è in grado nemmeno di mantenere ciò che i suoi predecessori, con pochi mezzi, avevano costruito. E' un uomo che costruisce un mondo più brutto e lo fa con nonchalance.

Sostituisce gli alvei dei fiumi con canali squadrati di cemento. Sostituisce le collinette erbose che fanno da argine con orripilanti muraglioni di pietre o cemento. Sostituisce il sinuoso andamento serpentiforme dei fiumi con innaturali canali rettilinei.

Gli uomini del passato hanno costruito piccoli laghi che prima hanno irrigato i campi e poi hanno aiutato le montagne capoterresi ad essere tra le più verdi e boscose della Sardegna. Non possono purtroppo dire lo stesso i nostri vicini di Domusdemaria e Teulada, paesi circondati da brulle e aride colline. Oggi, invece di costrure ancora più laghi per combattere la desertificazione, li vogliamo eliminare comportandoci come Ponzio Pilato: una seccatura in meno per me, lascio i problemi a chi mi seguirà.

Togliamo i laghi e trasformiamo le querce in cisto, anche con l'aiuto degli incendiari. Molta più terra, molte più pietre rotoleranno a valle trascinate dall'acqua, scavando, raschiando, scarificando, trasformando tutto in deserto di sabbia e sassi. Fate bene i vostri calcoli, signori, ma considerate tutto, non solo due o tre aspetti. Il vostro progetto deve "saldarsi" con il territorio, non violentarlo. Deve entrare nella testa e nel cuore della gente che vive in questa terra. Ciò che abbiamo letto in quelle pagine non è nulla di tutto questo. Fermatevi.

1 commento:

giacomo ha detto...

Ciao, se dovesse passare questo sciagurato progetto di non messa in sicurezza del fiume, una della poche cose che si potrebbero fare al livello popolare è quella di far sapere a tutti magari con una targa in bronzo apposita chi sono le persone che hanno avvallato tale opera, nostrani e non , in maniera tale che Poggio dei pini e tutta la comunità Capoterrese non dimentichino i nomi di questi luminari poco illuminati e diqualche genio furbacchione.

Ciao Giacomo

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