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venerdì 6 luglio 2012

Poggio: Strasburgo de Noartri

Il nuovo Presidente della Cooperativa, Emilio Sanna, si presenta ai soci inviando loro una e-mail. Dopo il risultato di sostanziale parità del voto di maggio, che ha sancito la divisione della comunità in due gruppi praticamente equivalenti (un solo voto di scarto su oltre 600), molti soci si aspettavano una svolta nel modo di gestire i rapporti tra due visioni parzialmente differenti di intendere l'amministrazione di Poggio dei Pini e il suo futuro. 

A Poggio si sente la necessità di aprire una nuova stagione di collaborazione e armonia. Sono passati ormai ben 5 anni da quando la comunità è stata scossa dai "moti rivoluzionari" collegati al tentativo di cementificazione delle pinete, ma anche alla mancanza di trasparenza e a un evidente utilizzo poco efficiente delle risorse della società. Gli eventi successivi sono ben noti ai lettori del blog, che nacque proprio in quell'occasione. Oggi ci ritroviamo con qualcosa in più e con qualcosa di meno. Una maggiore attenzione nei confronti della amministrazione della Cooperativa, una maggiore informazione con alcune importanti positività che la trasparenza ci regala: minori sprechi e minori ingiustizie. Non è poco.
Il prezzo da pagare è stato però elevato. Se vi chiedessi se, a vostro parere, nella nostra società siano maggiormente perseguiti il potere e l'interesse oppure l'amicizia e la serenità, non avrei dubbi sulla vostra risposta. Poggio non si sottrae a questa tendenza.   Avere disturbato posizioni di potere incancrenite e interessi legati al futuro urbanistico di Poggio ha provocato reazioni che hanno peggiorato il clima sociale di questa comunità. 
Le regole della politica, basate sulla spasmodica ricerca del consenso piuttosto che di risultati concreti, hanno fatto si che dalla piccola cerchia ristretta di chi si occupa dell'amministrazione della Cooperativa, la faziosità abbia cercato (riuscendoci) di invadere qualsiasi raggruppamento presente nella comunità poggina, nessuno escluso, alimentando antipatie, boicottaggi e quant'altro. 
Gli echi delle diatribe poggine hanno presto raggiunto anche l'amministrazione comunale capoterrese, che non si è fatta sfuggire l'occasione per approfittarne e perseguire obiettivi che, da sempre, sono molto distanti dalle aspirazioni dei poggini. 

Cinque anni sono un lungo periodo e si sente il desiderio di voltare pagina. I soci, involontariamente, hanno dato un segnale chiaro, dividendosi in modo equilibrato tra le due proposte principali per la conduzione amministrativa della comunità.  Con quel risultato hanno voluto dire: "pari siamo, adesso mettetevi d'accordo". 

Purtroppo le notizie che giungono dal nuovo CdA non sembrano accogliere questa richiesta. Se un tentativo di accordo c'è stato, questo è fallito miseramente. Il risultato è che un esigua maggioranza di consiglieri ha occupato la totalità degli incarichi escludendo completamente chi rappresenta la metà dei soci della Cooperativa. Alle 7 consigliere  sostenute dal Comitato "Noi per Poggio" resta, per il momento,  il compito di controllare ed informare sull'operato del nuovo Esecutivo che, grazie all'ampia discrezionalità, potrebbe (volendo) operare con un livello di trasparenza assai limitato. 

Il neopresidente Sanna, come il suo omonimo predecessore, ha dovuto autovotarsi per ottenere la carica. Incurante della tradizione, che solitamente porta chiunque assuma incarichi di rappresentanza a pronunciare la fatidica frase "sarò il presidente di tutti ... (gli italiani, i lombardi, i sardi, i magistrati, gli industriali etc.)", ha accettato di presentarsi come "il presidente di una fazione", definendo "minoranza" il gruppo di consigliere della lista "Noi per Poggio" e di conseguenza anche tutti quei soci che le hanno scelte. Questioni di stile. 

Eppure Sanna, non essendosi mai occupato in prima linea dell'amministrazione poggina, aveva dalla sua una caratteristica importante per una Società che ha indubbiamente bisogno di nuove soluzioni e nuove prospettive future.  Prendiamo atto, invece, di questo misero risultato iniziale e leggiamo con rammarico le solite frasi di delegittimazione, di scaricabarile e le mistificazioni dei dati che, come al solito, non mi stancherò di fare emergere.   

Ecco, quindi, che il nuovo Presidente attribuisce la colpa della fallita mediazione totalmente alle sue antagoniste (sette donne sette). Il  mancato raggiungimento di una intesa sarebbe dovuto  (deja vu)  alla presenza di non meglio precisati "ultimatum". Poggio con la sua acqua che manca, i suoi campi sportivi inesistenti, le sue strade prive di segnaletica e le sue tante opportunità mancate è invece ricca di trattative politiche, ultimatum, poltrone, incarichi. Abbiamo un Presidente e ben due vice-presidenti, però non c'è nessun esperto nella gestione del bilancio. 
Poggio, la Strasburgo de noartri. 

Ma poi, cosa sarà mai questo "ultimatum". Immagino che gli amici di "Noi per Poggio ( che tra l'altro dispone di un proprio sito internet a cui vi rimando http://www.noiperpoggio.org ) racconteranno il loro punto di vista. Da quello che so, il mancato accordo deriverebbe invece dal rifiuto del gruppo "Secchi" di stabilire, per iscritto, un programma di azione condiviso. Qualcuno forse pensa che sia eccessivo  firmare un accordo in un ambito "condominiale", quale forse dovrebbe essere il nostro. Io che ho vissuto in prima persona gli eventi del "ribaltone" con tutti i relativi "cambiamenti di opinione" non posso non condividere l'idea di rendere più forte la serietà di un impegno sottoscrivendolo "nero su bianco". E' strano che, per alcune cose Poggio sia la "Strasburgo de Noartri", mentre per altre si vorrebbero seguire prassi sbrigative senza prendere impegni, magari tirando in ballo "il buon senso", la "buona fede" o la "diligenza del buon padre di famiglia".  

Un'altra svista clamorosa il neopresidente la compie quando afferma che il nuovo consiglio risparmierà 130 mila euro in tre anni grazie all'abolizione dei rimborsi che spettavano ai componenti del Comitato Esecutivo. Purtroppo non è così, ma questo argomento, che merita un approfondimento, dedicherò un articolo ad hoc.

Dulcis in fundo, qualche positività viene dalla notizia che, dopo oltre un anno di "ibernazione", le attività legate all'informazione dovrebbero riprendere con slancio grazie alla nomina di un responsabile che dovrebbe dirigere e dare impulso a questo settore. Si tratta di Mauro Dadea che, aldilà della mia stima personale, ha, secondo me, anche le caratteristiche giuste per svolgere con successo questo non facile compito. Chissà se il prossimo triennio sarà decisivo anche per portare a conclusione una importantissima iniziativa che, a causa dei continui stop-and-go, è in gestazione del 2005 (7 anni!) tanto da essere definita "Il libro che non c'è", cioè il libro sulla storia di Poggio dei Pini.

Infine alcune considerazioni personali. 
Il nuovo consiglio è composto da 15 consiglieri, la stragrande maggioranza donne (grande novità) e quasi tutte, da una parte e dall'altra, persone che non si sono mai occupate di amministrazione della Coop in precedenza.
Negli ultimi tre anni abbiamo assistito ad accuse che miravano di screditare gli "avversari" attribuendo loro la responsabilità del palpabile astio che caratterizza questa fase della storia poggina.  So bene che qualcuno è stato disturbato dalla mia attività a supporto dell'informazione a Poggio dei Pini e mi ha quindi messo nella lista di proscrizione.  

Ho fatto personalmente parte di un gruppo che ha cercato di cambiare alcune cose sotto la guida di Giacomo Cocco. Ho messo le mie poche o molte competenze professionali al servizio gratuito della comunità, realizzando alcuni strumenti che, nonostante la frenesia talebana che porta a distruggere tutto ciò che è stato "fatto dagli altri", sono ancora parzialmente in piedi. L'Helpdesk è defunto, il Portale è stato "assopito" e la mailing list con la quale il neopresidente Sanna ha inviato il suo messaggio viene, direi proficuamente, utilizzata per inviare comunicazioni rapide e gratuite.
Anche nel redigere il Notiziario, il mio anonimo successore del post-ribaltone ha dovuto comunque adeguarsi al notevole incremento di informazioni che rappresenta un innegabile miglioramento rispetto a quei miseri fogli doppia facciata, perdipiù scritti in politichese.
Come è noto quel gruppo di soci, che nonostante tutto ha raggiunto importanti obiettivi, ha passato la mano, dopo un triennio di fatica e di veleno, ai nuovi amministratori. Ma allora se tutti questi cattivi come Plazzotta, Cocco, Levanti, Monni, oggi non si occupano più della Cooperativa, come è possibile che il nuovo CdA, quasi completamente rinnovato, parta con la medesima faziosità che aveva caratterizzato i precedenti? Una malattia contagiosa?. Quasi rinnovato, abbiamo detto. Forse il problema sta proprio in quel "quasi", oppure, la risposta dovremmo cercarla in queste benedette "cubature" e in tutti i soldi che ci girano intorno.

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