Questo Blog è stato creato per scambiare informazioni, idee, proposte e materiali tra residenti del comune di Capoterra. Si invitano i lettori a firmare i propri commenti o articoli con nome e cognome. Potete inviare i vostri articoli al seguente indirizzo: giorgio.plazzotta@gmail.com

domenica 20 giugno 2010

Il futuro urbanistico di Poggio - Parte Prima - Il passato

Il Portale della Cooperativa da un pò di tempo a questa parte costituisce il bollettino informativo telematico di Poggio e scandisce quotidianamente gli eventi più o meno importanti che avvengono nel centro residenziale capoterrese. Il forum che ne fa parte, seppur lentamente (essendo riservato ai soli iscritti), si popola di commenti dei lettori e diventa sede di confronto costante tra i residenti e gli amministratori della Cooperativa.
In questo mio Blog mi sembra utile cercare di fare il punto sulle situazioni più importanti che riguardano il territorio e i residenti di Poggio dei Pini (e non solo) perchè il susseguirsi degli eventi rende difficile seguire un intero "filone" e formarsi una propria opinione considerando tutti gli aspetti. Se a volte è difficile per chi risiede a Poggio da almeno 20 anni, risulta addirittura impossibile per i nuovi residenti, comprendere l'evoluzione di un processo di lunga durata. I soci della Cooperativa si trovano, in determinate situazioni, a diventare "elettori" e a prendere quindi decisioni (elezioni) o esprimere pareri (referendum consultivi). Qualcuno pensa che i soci non debbano partecipare a questo processo decisionale, proprio perchè non sufficientemente informati. Effettivamente potrebbero prendere decisioni errate. Che fare allora, escluderli, prenderli in giro, oppure informarli e farli partecipare?
Inoltre nella nostra comunità, come più volte segnalato, è piuttosto praticata l'arte della calunnia da bar o ufficio postale e ancor più quella della "manipolazione" delle informazioni che vengono spesso distorte per piegarle ad interessi malcelati di singoli individui o di piccoli gruppi. Tutti noi saremo stati avvicinati da qualche "sciu tottu deu" che ci vorrebbe raccontare "la vera storia di Poggio".
Io, lo dico subito, non ho la presunzione di emanare verità assolute, fare clamorose rivelazioni o scoop, ma semplicemente fornire al paziente lettore di questi articoli un quadro generale su un determinato argomento, generato mettendo insieme informazioni di dominio pubblico e considerazioni del tutto personali.
In questo momento mi preme accendere i riflettori su un argomento fondamentale per Poggio dei Pini, che ha caratterizzato questo blog fin dalla sua nascita e che si era recentemente assopito. L'arcifamosa Variante al Piano di Lottizzazione e, quindi, il futuro urbanistico di Poggio dei Pini.
Come fa intendere il titolo di questo post, questo argomento così importante sta per tornare in auge proprio perchè, a breve, la Cooperativa dovrà chiarire come intende variare lo strumento urbanistico vigente e quindi, come disegnare la Poggio del futuro.

Prima di parlare della possibile evoluzione future è opportuno ripercorrere gli eventi del passato che hanno caratterizzato il presente, in modo da fornire un quadro complessivo del problema.
Non è certamente possibile scrivere tutta la storia urbanistica di Poggio in un unico post. Sarebbe troppo lungo anche affrontare i temi legati al "futuro". Pertanto in questo articolo facciamo una sintesi del passato e nel prossimo ci dedicheremo agli scenari futuri.

Poggio dei Pini, dal punto di vista urbanistico, è stata realizzata sulla base di un Piano di Lottizzazione (PDL) che è inserito all'interno dello strumento urbanistico comunale capoterrese denominato Piano di Fabbricazione (PDF). Siamo nel 1970. La mappa relativa al PDL del 1970 è consultabile al presente link. Unitamente alla definizione cartografica della lottizzazione, la Cooperativa stipulò con il Comune di Capoterra una convenzione che prevedeva una serie di accordi reciproci (ma soprattutto impegni a carico della Cooperativa) su cui adesso non è opportuno dilungarsi, ma che comprendevano le famigerate "opere di urbanizzazione".
Se non vado errato, il PDL del 1970 prevedeva la realizzazione di una "cubatura" di circa 1.800.000 mc di abitazioni. Come si può notare dalla mappa ci sono molte aree, previste nella lottizzazione originaria, che non sono state realizzate, in particolare nelle zone "di montagna" nei pressi dell'osservatorio, sino alla Vallata di Masone Ollastu.
Nel 1997, quindi 27 anni dopo la realizzazione del Piano originario, il CdA di allora, in seguito a una azione di informazione adeguata a quei tempi (non c'era internet) e a un referendum, deliberò di varare una Variante che prevedeva la rinuncia alla lottizzazione di montagna, la conferma di alcune aree da sempre previste e non ancora realizzate (ingresso e antenne) e l'inserimento di una cinquantina di lotti in zone libere all'interno della lottizzazione. Dal punto di vista della cubatura questa operazione avrebbe comportato la "rinuncia" a circa 400.000 mc di edificato. (vedi mappa della variante 1997).
A volte, nel raccontare questa storia, alcuni dimenticano di sottolineare che il contesto normativo nel campo dell'urbanistica si è notevolmente modificato dal 1970 ad oggi. Anche i non addetti ai lavori sanno che esistono vincoli e criteri che impediscono, oggi, di edificare con le regole di decenni precedenti. Appare quindi perlomeno opinabile, se non addirittura mistificatorio, considerare del tutto valide, oggi, situazioni che lo erano 40 anni fa. Per essere più concreti, ci sembra molto difficile che oggi si possano realizzare abitazioni all'interno di un bosco o di un'area forestale, per non parlare di zone a rischio idrogeologico in quello che è stato l'epicentro della più grave alluvione mai accaduta in Sardegna a memoria d'uomo. Su questo argomento si sono cimentati in molti, compresi alcuni azzeccagarbugli locali che di certo non hanno aiutato alla comprensione del problema. In realtà la risposta alla domanda: "la convenzione del 1970 è ancora valida?" è molto complessa e non netta (si/no). Quell'accordo affronta numerosi temi che hanno subito, nel tempo, evoluzioni normative differenti (vincoli, cessioni, strumenti urbanistici etc.). Non crediamo, quindi, a chi dice con tono sicuro "abbiamo diritto a questo o a quello" sulla base della convenzione del 1970. In questo contesto anche le famose "rinunce" alle cubature, sono tutte da dimostrare e probabilmente afferiscono più alla propaganda che alla realtà. Io credo, invece, che ogni decisione futura dovrà essere ricontrattata con gli enti preposti e che il vecchio PdL del 1970 rappresenti e contenga diritti da far valere più sul piano politico che in quello giuridico. Di certo, però, ogni strumento futuro dovrà essere conforme alle normative vigenti in campo ambientale, idrogeologico, urbanistico.

La storia dice anche che la variante del 1997, benchè realizzata (costo per i soci €€€ gettati al vento), approvata dai soci e presentata al comune, non ha poi portato a nessun risultato concreto in quanto è stata addirittura ritirata. E' uno dei tanti capitoli oscuri della storia di Poggio, la trasparenza è sempre stata scarsa o nulla anche su questioni così importanti per il futuro della comunità. Tutte cose e situazioni in cui il "gregge" dei soci "non doveva sapere" o ficcare il naso.
Cosa è successo dal 1997 ad oggi? In quel periodo era stato realizzato l'ultimo dei quartieri di Poggio dei Pini, quello che si trova tra il Centro Commerciale e le pendici di Punta Sa Menta.
A quell'epoca i lotti venivano venduti a un prezzo molto elevato (mediamente 150 milioni di lire ciascuno), ma in quel periodo non è stata realizzata nessuna infrastruttura importante. Ogni anno i proventi di due o tre lotti sono serviti a ripianare il bilancio e ad effettuare spese talvolta discutibili. Almeno fossero serviti a vivere meglio. Al contrario i residenti, soprattutto i giovani, hanno visto ridursi le opportunità di fare sport, sono state chiuse le piscine, le manutenzioni sugli immobili hanno segnato il passo. Non voglio poi scoperchiare il vaso di Pandora della Poggio Sport, operazione nella quale non ho mai ben capito quante centinaia di migliaia di euro di tutti i soci siano stati "bruciati". Resto però interdetto quando sento alcuni degli artefici di quell'impresa lamentarsi se nel bilancio 2009 mancano virgole e parentesi.

Ad ogni modo oggi i lotti sono finiti e la Cooperativa, non potendo più bilanciare le spese di gestione con questa entrata, ha incominciato ad produrre un "disavanzo" a cui gli attuali amministratori stanno cercando di porre rimedio agendo sulle due uniche leve di cui dispongono: aumentare le entrate (quote dei soci) e ridurre le spese (gestione e personale). Alcune correnti di pensiero sembrano volere riproporre quegli stessi schemi che hanno portato a tutta una serie di negatività: aumento delle quote, riduzione dei servizi, impossibilità di investire in nuove fonti di entrata, assenza di fondi per i momenti difficili (e il 22 ottobre 2008 era uno di questi momenti, che ne dite?).

Arriviamo quindi al 2007. Resosi conto che, consumandone un paio ogni anno, i lotti erano ormai finiti e che il bilancio sarebbe andato in passivo, il CdA di allora ha varato una Variante che conteneva 188 nuovi lotti. A prescindere dalle dimensioni dell'intervento, che in fin dei conti non erano molto dissimili, per cubatura, a quelle della variante del 1997, questa operazione suscitò clamore e avversità nella popolazione soprattutto per due aspetti: la presenza di lotti all'interno delle due pinete storiche di Poggio dei Pini (Pauliara e Sa Birdiera) e la quasi totale assenza di informazione e di partecipazione dei soci a una decisione che rappresenta una importante modifica delle condizioni di vita della comunità.

Nonostante ciò, ormai la variante era stata presentata al Comune di Capoterra e alla Regione, dove però è stata bloccata in quanto palesemente in contrasto con le direttive del Piano Paesistico Regionale (PPR). Nel frattempo la protesta, clamorosa e dilagante, nella comunità poggina aveva spinto il CdA a rinunciare alla lottizzazione delle pinete con una lettera sulla cui validità ho sempre nutrito qualche dubbio in quanto, comunque, le cartografie presentate alla Regione e tuttora giacenti in quella sede contengono anche i lotti nelle pinete.
Per cercare di riparare alla grave scorrettezza commessa, la Cooperativa allora indisse un referendum "consultivo a posteriori" dopo avere rigettato un'altra richiesta di referendum presentata da circa duecento soci. Questi ultimi, sentitisi insultati, non parteciparono a questo strano referendum che quindi deve essere considerato una farsa. Speriamo che non venga replicata.
Dalle sabbie mobili del PPR, la proposta di variante della Cooperativa non si è mai mossa ed è ancora lì.
Nel frattempo sono accaduti tre eventi importanti. L'alluvione del 2008 inciderà certamente anche sulle scelte urbanistiche future, rendendo inapplicabile qualsiasi proposta precedente, compresa quella presentata nel 2007, con o senza pinete. Il Comune di Capoterra adotta ancora (e incredibilmente) un Piano di fabbricazione e non ha mai avuto un PUC (Piano Urbanistico Comunale). Questa situazione non può durare perchè il Comune è ampiamente in ritardo rispetto a tutte le direttive possibili e immaginabili. L'evoluzione urbanistica di Poggio dovrà pertanto essere integrata all'interno di questo nuovo strumento urbanistico comunale. La terza novità è costituita dalla presenza, a partire dal giugno del 2009, di un CdA della Cooperativa che ha amplificato notevolmente il grado di trasparenza dell'amministrazione e il coinvolgimento dei soci. Considerato che comunque è impossibile non modificare la variante presentata "alla chetichella" nel 2007, certamente il nuovo corso della Cooperativa presenterà la nuova proposta ai soci e chiederà il loro parere con un referendum, PRIMA che la variante venga presentata.

lunedì 14 giugno 2010

Soffocati dalla burocrazia

Il 22 ottobre 2008 è stato dimenticato?
Lo stato di emergenza, che era stato in un primo momento emanato sino a dicembre 2009 è stato poi prorogato di altri 12 mesi ed è quindi ancora in vigore. Però mancano soli sei mesi alla sua conclusione. Dove sono i cantieri? In un anno e mezzo, passato il periodo dedicato al ripristino sommario dei servizi essenziali, non è stato fatto praticamente nulla per dare un assetto definitivo e sicuro al territorio devastato dalla più disastrosa alluvione degli ultimi 500 anni. in 18 mesi è stato realizzato solo uno studio (Hydrodata) che peraltro risolverebbe (se attuato) solo una parte dei problemi del territorio e in alcuni casi, come ad esempio nella zona del lago di Poggio, rappresenta esso stesso un nuovo incubo a causa dello scempio che provocherebbe.
Ma se ci sono voluti 18 mesi per realizzare un progetto di massima, vi immaginate quanti anni ci vorranno prima di vedere quegli argini, quelle barriere, quagli sghiaiamenti, quei ponti realizzati? A Villagrande Strisaili ci hanno messo 5 anni. Nelle frazioni di Capoterra, da sempre emarginate anche dal proprio comune-madre (matrigna), perche dovrebbe andare meglio?
Ancora più clamorosa la storia del Ponte di Pauliara. I soldi sono stati stanziati subito, nel novembre 2008. Il cantiere non è ancora aperto e pertanto, a meno che non arrivi Superman, scordiamoci che questo ponte sia pronto per la fine dell'anno, come ampiamente preannunciato.

L'assessore ai lavori pubblici Angelo Carta è l'unico rappresentante delle istituzioni che si è fatto vivo. Ha presentato alla popolazione, in varie sedi, il Piano Hydrodata nella prima e nella seconda versione. Ho già avuto modo di sottolineare la positività di questa iniziativa. Siamo, d'altronde, il paese fanalino di coda nella trasparenza della pubblica amministrazione, siamo il paese in cui un porto canale è stato realizzato in 20 anni e messo in pista quando erano ormai cambiate le condizioni del mercato, siamo il paese in cui dopo 10 anni di tira e molla per decidere il tracciato della nuova SS 195 cercando di tutelare gli interessi di "personaggi" sui cui terreni doveva passare la nuova arteria, i lavori sono stati appaltati da oltre 1 anno e i cantieri non partono. Sembra che la regione stia già pagando una penale alla ditta appaltatrice a causa di questi ritardi di cui nessuno sa spiegare il perchè. Stranamente nessun giornalista isolano scrive una riga su questo argomento. Non se ne occupa nè il prono quotidiano cagliaritano, ma neppure il finto rivoluzionario quotidiano sassarese del gruppo L'Espresso. Diciamo che da quelle parti sono rivoluzionari con qualche amnesia.
Nel frattempo la gente continua a fare la coda dietro alle autobotti cariche di idrocarburi e il turismo della "Costa del Sud" certamente non viene favorito dalla mancanza di una arteria così importante, da realizzare perdipiù in terreni pianeggianti. Insomma, molto più facile della nuova SS 125 per Villasimius. Da queste parti non bisognava attraversare le montagne, ma semmai dribblare i terreni dei potenti.
Insomma in un paese come questo è logico aspettarsi che i lavori della messa in sicurezza del Rio S. Gerolamo vengano realizzati bene, velocemente e senza sprechi? Temo che sia una domanda retorica. La risposta datevela da soli.

Certo, però, quanto ti tocca personalmente, quando è la tua casa che ha avuto 2 metri d'acqua, quando è la tua macchina che deve attraversare un guado da terzo mondo, quando è la tua famiglia che ha rischiato la vita, tutta questa burocrazia mista ai giochi politici che ci sono dietro tutti i lavori pubblici, fa incazzare ancora di più.
Ma, in realtà, cosa sta succedendo? Cosa c'è dietro questi ritardi?
In una parola sola, c'è la burocrazia che attanaglia e stritola l'intero paese. Niente di "speciale", nessuno scandalo particolare. Solo pura e semplice burocrazia italiana.
Diciamo però qualcosina in più, anche se come cittadini siamo abituati ad esser presi in giro e soffriamo ormai di una chiara "sindrome di Stoccolma", tanto da ringraziare i politici quando ci danno quello che ci spetta, tanto da votare alle elezioni chi, nell'ipotesi migliore, ha usato male i soldi "emunti" dalle buste paga e dalle altre tasse. E noi li votiamo lo stesso.

L'Assessore Carta aveva pubblicamente annunciato che nel mese di giugno sarebbero iniziati i lavori conseguenti al Piano Hydrodata (vedi post Hydrodata atto secondo). Quelli, per intenderci, per i quali sono stati già stanziati 35 MLN di euro lordi. Non so perchè l'assessore si sia sbilanciato in modo così azzardato. Avevo difatti scritto che non credevo in quella previsione. Certe boutade sarebbe meglio non farle se non si è veramente sicuri di poterle realizzare, anche se personaggi ben più famosi utilizzano con successo il sistema delle promesse non mantenute anche perchè tanto adesso controllano anche giornalisti sempre più smemorati.
Per ora i blog non sono sotto controllo, ma chissà ancora per quanto.
Sono comunque certo che l'assessore sarà in grado di spiegare il motivo dei ritardi e molto probabilmente non dipendono da lui ma da qualche rotella che si è incastrata.

C'è poi la questione Commissario ed emergenza. Come ho già ricordato siamo in stato si emergenza, e le opere potrebbero seguire in iter agevolato.
In realtà questo non sta avvenendo. I progetti sono finiti dritti dritti nella pastoia della burocrazia regionale e stanno quindi per subire tutti quei rallentamenti, quegli intrecci tra le competenze di molteplici enti ed agenzie, che faranno lievitare i tempi e probabilmente anche i costi. Il Commissario potrebbe intervenire e sbloccare, accelerare, rimuovere ostacoli. Semplicemente neanche questo sta avvenendo. Il Commissario per l'emergenza è il Presidente della Regione o Governatore che dir si voglia Ugo Cappellacci. E' certamente una persona molto impegnata, forse troppo per potersi preoccupare anche di uno dei disastri naturali più gravi nella storia sarda di sempre. Potrebbe almeno nominare un suo rappresentante. Invece niente.

A proposito di ostacoli, sembra che una delle difficoltà maggiori sia rappresentata dalla presenza di un pesante vincolo che è stato posto sul territorio capoterrese, relativamente a siti inquinati di interesse comunitario, o qualcosa del genere. Il fatto che Capoterra si trovi tra de poli industriali ha fatto si che qualche disegnatore un pò mandrone, abbia tracciato un unico areale che comprende la zona industriale di Sarroch, quella di Macchiareddu e tutto il territorio che si trova in mezzo. Per noi che conosciamo la zona appare evidente che l'incidenza di quei due siti industriali non solo sull'aria, ma addirittura sul sottosuolo di zone che sono distanti 15 km è una assurdità, però l'applicazione di questi vincoli fa si che per ogni opera debbano essere eseguiti un numero interminabile di analisi, sondaggi, carotaggi, relazioni. I singoli responsabili degli uffici regionali sono cresciuti nella burocrazia e comunque non possono interpretare le regole che gli sono state imposte dalla normativa vigente. Tantomeno possono non rispettarle perchè in questo modo commetterebbero un reato. In questa pastoia si è arenato il Ponte di Pauliara e, se nessuno interviene, finiranno, come in un buco nero, tutti gli altri interventi. Cappellacci potrebbe fare qualcosa, ma non si muove, sarà allora forse il caso che i cittadini diano una sveglia e che magari il Sindaco Marongiu, che si è nel frattempo liberato dall'impegno delle elezioni provinciali, possa andare a fare la voce grossa in qualche ufficio regionale. Oppure dobbiamo fare noi?

domenica 6 giugno 2010

Una delibera che fa giustizia

di Franco Magi

La Giunta Regionale, nella seduta del giorno 03 giugno 2010, ha deliberato i “Chiarimenti relativi alla delibera di Giunta 61/1 del 6-12-2008. Contributi ai privati per i danni subiti per il danneggiamento o la perdita dei beni immobili indispensabili e delle autovetture (art. 1, comma 9, lettera b) della L.R. 29-10-2008, n. 15" (scarica pdf).

Finalmente molti nostri concittadini possono tirare un sospiro di sollievo.

Anche se a mio modesto giudizio la predetta delibera era sufficientemente chiara, è stato comunque indispensabile che la Giunta regionale approvasse una norma interpretativa – in quanto tale efficace retroattivamente - al fine di dirimere e di risolvere il problema delle centinaia di cittadini che, pur avendo compilato correttamente il modulo predisposto dalla Protezione civile regionale (che non escludeva gli scantinati), oltre al danno di aver subito una alluvione millenaria stavano subendo finanche la beffa di dover restituire i contributi percepiti (già spesi per riacquistare i beni mobili indispensabili alla vita familiare).

Infatti, nonostante l’ultimo degli svariati moduli sfornati dalla protezione civile nell’arco delle 48 ore successive all’evento alluvionale non escludesse gli scantinati ed i seminterrati, e nonostante altresì la originaria deliberazione 61/1 all’articolo 3 stabilisse che “per il Comune di Capoterra si ritengono validi i moduli già sottoscritti e presentati antecedentemente alla data della presente deliberazione”, la Protezione civile regionale, inspiegabilmente, stava bloccando ed addirittura chiedendo indietro i fondi già erogati, con la ciclostilata motivazione che “i danni subiti nello scantinato, non rientrano nelle tipologie rimborsabili”.

Per fortuna la Giunta, come detto, ha adottato una così detta “delibera interpretativa” (norma giuridica dotata di una particolare peculiarità, in quanto ha la funzione di attribuire un determinato significato alle disposizioni di una delibera precedente), stabilendo in via definitiva che “la suddetta delibera (61/1), inoltre, riconosceva per il Comune di Capoterra la validità dei moduli già sottoscritti e presentati” e disponendo che “per le sole istanze del Comune di Capoterra (…..) si proceda ad un riesame delle istanze tenendo conto dei soli parametri indicati nelle autocertificazioni rese dai cittadini, secondo il modello A distribuito dal Centro Operativo Comunale e pertanto i livelli idrici e il numero di piani rilevati in sede di verifica non incidono sulla rideterminazione del contributo”.

La medesima delibera è inoltre intervenuta integrando e dettando una specifica disciplina per le abitazioni in locazione (anche questo secondo aspetto è stato purtroppo causa di “errori” di interpretazione che hanno generato denunce penali) attribuendo “il 100% di contributo al locatario qualora i beni mobili siano tutti di proprietà del medesimo”, ed attribuendo invece “il 50% del contributo al locatore e il restante 50% al locatario, qualora dal contratto di locazione risulti che l’immobile è stato affittato arredato”.

Non posso che esprimere viva soddisfazione per l’approvazione della deliberazione dell’esecutivo Regionale, che corregge retroattivamente gli errori di interpretazione della normativa.

Ho infatti fin da subito sostenuto la necessità di un intervento del legislatore, stimolando i ricorsi (giunti peraltro numerosi) avverso la inspiegabile decisione della protezione civile e promuovendo, nella competente commissione consiliare Affari Istituzionali, la delibera successivamente adottata all’unanimità dal Consiglio comunale.

Ma non posso tuttavia sottacere che avrei certamente gradito vedere il Corpo Forestale maggiormente impegnato nell’aiutare – piuttosto che arrestare e denunciare – i cittadini alluvionati.

Non è in discussione la decisione di perseguire coloro i quali (pochi) hanno cercato di ottenere un ingiusto profitto da una tragedia. Ma ciò andrebbe fatto senza clamore ed evitando qualunque tipo di spettacolarizzazione. E soprattutto con molta prudenza.

Non possiamo dimenticare che molti nostri concittadini sono stati denunciati, additati come disonesti, per poi scoprire invece che non avevano alcuna colpa, se non quella di aver subito una alluvione epocale.

Sono infine rimasto profondamente colpito (positivamente) dal commento che il Parroco di Frutti d’Oro Don Battista - che si è contraddistinto nelle ore immediatamente successive all’alluvione per aver sopperito alla evidente inadeguatezza della Protezione civile - ha rilasciato ad un telegiornale che si occupava del delicato problema dei rimborsi, nel quale giustamente affermava che - oltre al doveroso rispetto della legge - serviva un minimo di umanità.

Umanità che fino ad ora era mancata.


Franco Magi

Consigliere Comunale di Capoterra

venerdì 28 maggio 2010

Tagliamo la coda al toro

Qualche giorno fa sono arrivati gli avvisi di garanzia a 11 persone coinvolte nell'inchiesta sulla disgrazia del 22 ottobre 2008, ed in particolare per la morte di quattro persone tra Poggio dei Pini e Frutti d'Oro. Certamente tutti voi avrete letto la notizia quindi non mi dilungo sui dettagli.
Non ho nemmeno intenzione di esprimermi sull'esito del procedimento giudiziario, che farà il suo corso ed arriverà, seppur non in tempi brevi, a risoluzioni sicuramente giuste.
Vorrei però fare altre considerazioni.
Dobbiamo innanzitutto trovare una giusta definizione per quello che è accaduto. Quanto è tragedia inevitabile e quanto era invece evitabile?
Il Sindaco di Capoterra, che è tra gli 11 indagati, ricorda spesso che questo evento ha avuto proporzioni pluviometriche superiori a quelle dell'uragano Katrina.
Curioso il nostro sindaco. Talvolta minimizza o ingigantisce le cose a seconda della convenienza dialattica. Prima schernisce l'Associazione 22 Ottobre definendola "quelli del Gange", poi diventa lui stesso "quello del Katrina".
Sappiamo che il Comune di Capoterra non disponeva di un Piano di Emergenza che prevedesse il blocco delle strade sottoposte a rischio alluvione. La cosa assume una certa gravità se si pensa che a Capoterra le alluvioni non sono una novità. e che il nostro territorio è famoso in tutta l'isola per la sua piovosità. Il responsabile regionale della Protezione Civile, dott. Cicalò, ha però candidamente ribadito su Videolina, che solo 20 comuni sardi su 330 dispongono di un Piano di emergenza. Insomma, il comune di Capoterra era in buona compagnia, carente come il 90% dei comuni sardi. Perche c'è questo ritardo generalizzato? E' davvero colpa dei singoli comuni e dei loro sindaci oppure ci sono responsabilità più in alto?
Passiamo a Poggio dei Pini dove c'è la famosa diga. Di queste dighe ce ne sono decina in tutta l'isola e molte sono abbandonate a se stesse. Come sappiamo non è crollata e non ha avuto quindi nessuna influenza negativa sulla tragedia, semmai si è appurato che è l'esatto contrario, ne abbiamo già parlato.
Dovevano però esistere cartelli di segnalazione e anche un avvisatore acustico. Lo prescrive la normativa. Ora, i cartelli servono, non dico di no. Forse servono anche quelli che riportano il limite di 10 km/h che esistono ancora a Poggio dei Pini. Forse potrebbe essere utile un cartello con su scritto "attenzione, pericolo, possibilità di piena millenaria". E mettiamolo il cartello, costa cento euro.
Eppure in quella stessa strada 10 anni prima tutti avevamo assistito a scene simili, con macchine trasportate via dall'acqua. Fu una fortuna allora che non ci scappasse il morto. Ci è sembrato assurdo che dopo quell'esperienza la strada fosse ricostruita con le medesime caratteristiche, però dobbiamo constatare che anche le persone hanno fatto come se nulla fosse, correndo gli stessi rischi, attraversando strade allagate e ponti in situazioni meteorologiche proibitive.
Vi posso raccontare un episodio. Come sapete l'autunno è il mese più a rischio per le alluvioni. Dallo scorso autunno è anche attivo anche il nuovo servizio comunale di diramazione degli allerta meteo via SMS. E' vero che quasi sempre l'allerta meteo si risolve in un semplice temporale, ma ricordiamoci che l'allerta meteo del 22 ottobre prevedeva un rischio moderato, con precipitazioni di 60 mm (ne caddero 450). Non può essere diversamente. Ci hanno spiegato gli esperti che quelle "bombe" non possono essere previste. Da quasi due anni, in mancanza del ponte, chi deve raggiungere il quartiere di Pauliara da Poggio dei Pini deve attraversare un fastidioso guado. E' chiaro che in presenza di forti piogge quel guado rapprersenta un pericolo elevatissimo. La tragica alluvione si era verificata solo 1 anno prima e quindi tutti avrebbero dovuto avere una soglia di attenzione enorme. Invece ..... nonostante il personale della Cooperativa avesse chiuso il guado, qualche idiota ogni mattina rimuoveva lo sbarramento. E che dire poi di quella signora che nella primavera del 2009 cercava di attraversare il guado in piena con un gruppetto di bambini (anche figli non suoi) prelevati dalla palestra di Pauliara e che è rimasta bloccata in mezzo al guado?
Insomma mettiamo pure cartelli e lampeggianti, ma siamo sicuri che eviteranno gli incidenti se anche tutti noi continuassimo ad avere atteggiamenti menefreghisti?

Nella lista degli indagati troviamo i funzionari che, forse, potrebbero avere delle responsabilità nella applicazione di norme e leggi. Tutti noi sappiamo che alla base della tragedia del 22 ottobre c'è un utilizzo indiscriminato del territorio. Ci sono quelle concessioni edilizie rilasciate dove non si doveva costruire. Sappiamo bene che dietro quelle concessioni c'è sempre il cancro della corruzione che investe il nostro paese e gli mette la testa sottacqua. Qualcuno si arricchisce facendo diventare edificabile un terreno agricolo in zona a rischio idrogeologico, dopo vent'anni in centinaia finiscono con la casa sott'acqua e i danni li ripaghiamo tutti noi. I morti invece non tornano piu. Costoro risultano tra gli indagati? E chi ha realizzato ponti sottodimensionati basandosi su studi fatti male perchè forse chi li ha eseguiti era stato selezionato sulla base di amicizie e clientele, piuttosto che tramite una selezione basata sul merito? Chi trucca i concorsi e le gare d'appalto è indagato?
No di certo. Gli indagati sono i funzionari di turno che si trovavano in quel momento con il cerino in mano. Quale gloria oppure onore può avere il sindaco di un piccolo paese, un consigliere comunale oppure un ingnegnere che gratuitamente si presta ad essere responsabile per una piccola diga. Con tutto il rispetto per queste persone, stiamo parlando della coda del sistema. La saggezza popolare dice che se vogliamo risolvere un problema dobbiamo tagliare la testa al toro, ma la realtà è che alla fine ci passano sempre i soliti capri espiatori. Nulla contro il procedimento in corso che è un atto dovuto, ci mancherebbe. Ma sono certo che, se il nostro obiettivo è quello di non riassistere alle medesime scene in futuro, si deve fare di piu. Si deve cambiare la testa.
Qualcuno potrebbe anche pensare che "da qualche parte bisogna pur cominciare". Non so, invece, se tutto questo potrà servire. Sono quasi 50 anni che vedo questo paese girare su se stesso e certe cose non cambiare mai. La coda ricrescerà, con nomi diversi, e la testa continuerà a costruire ponti inadeguati, case negli alvei e cosi via.

lunedì 10 maggio 2010

Il lago che ritarda la piena

Pubblico volentieri questo contributo inviato dall'Ing. Alessandro Carta che ci fornisce alcune osservazioni sullo studio Hydrodata e in modo particolare sul ruolo attribuito al lago di Poggio. Personalmente ho trovato particolarmente interessante la considerazione sul ruolo che questo pur piccolo bacino può svolgere nei confronti delle piene. Si è difatti detto, ed è riportato anche nello studio, che il lago, con i suoi circa 250 mila metri cubi di capacità (oggi ridotti a 40 mila) non sarebbe in grado di contenere una piena come quella del 22 ottobre 2008 che ha riversato alla foce circa 4.500.000 metri cubi d'acqua e fango. E' vero. Pero' L'ing. Carta ci fa riflettere sul'azione di ritardo svolta dal bacino e sulla decisiva influenza che questo ritardo potrebbe avere sul piano di emergenza che riguarda tutti i territori che si trovano a valle di esso.

Giorgio Plazzotta


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di Alessandro Carta


Dalla illustrazione del nuovo progetto Hidrodata si è notato che, mentre sono state tenute in conto alcune osservazioni della Cooperativa Poggio dei Pini, il progetto stesso, da quanto si è riusciti a cogliere in tale sede, è rimasto praticamente invariato per quanto riguarda il laghetto, cioè il lago grande. La cosa non è assolutamente secondaria e, a mio avviso, deve essere affrontata subito, prima che gli interessati si convincano che la soluzione sia ormai scontata e definitiva.
Io avevo a suo tempo, in occasione di alcuni incontri al riguardo, formulato una osservazione sulla necessità di considerare tale lago come struttura esistente atta a costituire una (certo moderata) laminazione delle piene. Tale osservazione di larga massima, proposta in modo sicuramente affrettato e qualitativo, pare non abbia avuto alcun esito e neppure alcun momento di approfondimento. E’ pertanto rimasto lo schema che prevede un setto divisorio di circa 200 metri fra il torrente in piena e il lago, del quale non è facile dedurre la cinematica di funzionamento nelle varie situazioni meteoriche e le relative quote idriche, ma si immaginano i costi imponenti e le difficoltà di gestione dell’impianto.
E’ chiaro che il dimensionamento di tale setto, graficamente illustrato come un paramento quasi astratto, necessita probabilmente anche di uno spessore planimetrico maggiore, dovendo sopperire a spinte idrostatiche e dinamiche notevoli e varabili secondo l’evolversi degli eventi meteorici. Oltre alla necessità di impianti a monte e a valle atti a regolamentare l’ingresso al lago e lo sfioro.
Ma, a parte tali valutazioni economiche, in alternativa a tale schema, che comunque necessiterebbe di varie precisazioni, mi pare sia necessario effettuare una serie di considerazioni sulla opportunità generale di far attraversare l’ambito del lago da parte del torrente sia in fase di magra che in occasione di piene.
E’ parso infatti di capire che agli effetti della laminazione delle piene il volume di invaso del lago (orginariamente mi risulta di circa 250.000 mc) sia stato considerato irrilevante in rapporto ad una portata di piena del torrente come quella rilevata il 22 ottobre 2008 (calcolata in 409 mc/sec, in tale località). In effetti, ma solo quando il lago fosse inizialmente vuoto, si avrebbe un tempo di riempimento dell’invaso di circa 10 minuti, durante il quale a valle non scenderebbe una goccia d’acqua. E’ comunque un buon intervallo di preavviso per l’attivarsi di sistemi di allarme non solo a Poggio ma anche su tutta l’asta del torrente fino alla foce.
Una prima considerazione deve esser fatta sulla esigenza assoluta, al contrario di quanto avvnuto in occasione del nubifragio del 22 ott. 2008 (assolutamente inaspettato) di operare un continuo monitoraggio delle perturbazioni in arrivo, già diverse ore prima dell’evento, in modo da attivare le necessarie misure di sicurezza compresa quella di svuotare con la dovuta e possibile tempestività e gradualità il lago in occasione del paventarsi di eventi che vengano giudicati sicuramente preoccupanti. Facendo defluire per esempio una portata di 25 mc/sec il lago si svuota in circa tre ore. E’ evidente che in occasione di eventi simili l’acqua nel lago si ripristinerebbe comunque e subito, consentendo almeno un periodo di riempimento come quello calcolato (10 minuti).
Un’altra considerazione riguarda, per assurdo, la maggiore sicurezza che avrebbe qualsiasi arteria di traffico a valle del lago rispetto a quelle a monte dello stesso per la quale non è possibile alcun preavviso sull’arrivo della piena.
Ma il discorso deve essere ulteriormente approfondito con le seguenti altre considerazioni.
1) Innanzitutto è un po’ contradditorio il fatto che il volume dell’acqua nel lago quantitativamente sia considerato rilevante, e quindi preoccupi gli insediamenti a valle per la eventuale tenuta della diga, mentre la stessa quantità di acqua sia considerata irrilevante sotto l’aspetto della laminazione della piena. E’ evidente che i fenomeni sono connessi e paralleli e che si debba considerare l’effetto lago, più che come smorzamento della piena, come un efficace ed utilissimo preavviso.
2) Ma un vantaggioso effetto di laminazione vero e proprio può esservi comunque nel caso di eventuali accumuli idrici dovuti ad intasamenti locali a monte, come quello verificatosi probabilmente nella zona dell’Hydrocontrol per l’accumulo di detriti e quant’altro, in occasione dei quali, al momento del cedimento di tale sorta di diga, vi è un deflusso istantaneo (o quasi) dell’accumulo idrico relativo. Dato che la quantità d’acqua connessa a tali fenomeni risulta in genere notevolmente più ridotta rispetto al volume di invaso del lago, questo sarebbe atto a smorzarlo interamente. E ciò sia nella fase di riempimento del lago che, anche se in misura ridotta, a lago già pieno.
3) Ma vi è di più. Infatti si è fatto fin qui riferimento ai tempi di riempimento del lago in occasione dell’evento più calamitoso avvenuto (409 mc/sec) calcolato in circa 10 minuti. Da tale momento si attiverebbe però il deflusso dallo sfioratore che, se sufficientemente dimensionato, è atto a smaltire la portata massima previa formazione graduale di un sovralzo del liquido, che dipende dallo sfioratore e che si raggiunge solo a regime. Anche tale fase consente ulteriori tempi di allarme dell’ordine di altri 5 minuti (nel complesso 15 minuti di preavviso). Vi è poi da considerare che, per fortuna, non tutti gli eventi sono così catastrofici come quello citato. Già infatti tutta la progettazione delle varie opere pare sia stata improntata su un dimensionamento bilanciato su eventi meno intensi e più frquenti, con una portata di massima piena sotto i 200 mc/sec che consentirebbe di raddoppiare il tempo di allarme preventivo suddetto, valutabile quindi in circa mezz’ora. E’ evidente che in occasione di eventi meteorici più frequenti, ma pur sempre preoccupanti, si avrebbero ben più ampi tempi di messa in sicurezza della viabilità e delle zone di possibile invasione dell’acqua. Mentre nessun preavviso si avrebbe con la soluzione proposta da Hydrodata con la quale, senza l’effetto smorzante del lago, l’onda di piena arriverebbe improvvisa con la sua massima potenza distruttiva.
4) Ma vi sono altri motivi per preferire alla soluzione Hydrodata quella qui prospettata, e cioè:
a) lo scopo di creare proprio nel lago una zona di accumulo dei detriti (massi, alberi ecc.) maggiormente gestibile nel dopo alluvione, che può addirittura costituire non una passività ma una risorsa attiva (almeno al fine di sopperire alle spese di pulizia della zona) per la possibile formazione di un cantiere di scavo con ripristino dei livelli del fondo lago. Si sottolinea che altrimenti tali materiali si spargerebbero lungo le zone di golena, con spese di ripristino molto maggiori;
b) è evidente poi il vantaggio di avere in fase di scorrimento a valle del lago solamente acqua, senza trasporto solido, che crea vari tipi di problemi all’alveo e alle strutture di ogni genere, anche con pericoli di accumulo di materiali dove non è opportuno che ciò avvenga (ponti, ecc.);
c) sarebbe salvato il microclima del lago che ormai si è formato e con la miscelazione dell’apporto dei tre torrenti che confluiscono, solo in parte risulta compromesso;
d) si avrebbero notevoli vantaggi di carattere paesaggistico per la permanenza del lago ormai considerato bene identitario;
e) vi sarebbe una sostanziale maggiore sicurezza degli insediamenti esistenti a valle; infatti la diga, ormai collaudata da un evento oltre ogni limite di attendibilità, dovrà essere adeguata nell’impiantistica necessaria (scarico di fondo, monitoraggi sulla stabilità e i livelli) oltreché naturalmente per quanto riguarda l’opera di sfioro, che è stata sostanzialmente la causa di molti problemi.

In conclusione, il transito dell’acqua nel lago, ferma restando la necessità di conferire ogni sicurezza all’opera di invaso, nel suo livello orignario, non può che conferire svariati vantaggi a tutto il sistema, e non solo a Poggio dei Pini, che con l’adeguamento della viabilità al contorno, riacquisterà sicurezza e godibilità.
Quanto sopra potrà formare oggetto di ulteriori analisi ove ci venga fornito il progetto su DVD, possibilmente prima che diventi impossibile modificarlo.
Cordiali saluti,

Poggio dei Pini, 17.04.2010


Alessandro Carta

mercoledì 5 maggio 2010

I fatti importanti e le strumentalizzazioni

di Franco Magi

Approfitto dell’ultimo post per approfondire la tematica inerente i lavori di eliminazione della “salvinia molesta” nel laghetto piccolo (per la verità di ben poca rilevanza) ed alcuni altri aspetti della nostra Comunità (ben più importanti).

Per quanto attiene al laghetto piccolo, ritengo del tutto inutile soffermarmi sul fatto che essi non hanno mai costituito – diversamente dai tentativi di cementificazione delle pinete storiche e della scarsa trasparenza - motivo di “ribellione” da parte degli abitanti di Poggio, così come nessuno ha mai cercato di strumentalizzare tale vicenda. Ed infatti in nessuna comunicazione del Comitato (e sono molte) è mai stata citata tale problematica. Ed anche lo scrivente (che giustamente viene fatto rilevare la ha originata) non ne ha mai fatto menzione.

E’ però indispensabile riportare a verità i fatti: i lavori eseguiti sul laghetto piccolo nel 2007 erano, restano e saranno sempre abusivi, realizzati in assenza della prescritta autorizzazione.

Ed invero spiace dover assistere a simili torsioni della realtà, per la verità molto banali e superficiali.

La citata sentenza del TAR, lungi dall’affermare apoditticamente “che i lavori erano regolari”, ha molto più semplicemente (e meno male!) annullato una sanzione amministrativa di oltre 10.000 euro comminata alla Cooperativa, ritenendo (peraltro correttamente) che tali lavori non fossero inquadrabili come “opere di manutenzione straordinaria eseguite su immobili”, e che pertanto di conseguenza non fosse applicabile la sanzione amministrativa comminata dal Comune di Capoterra.

Ma dispiace rilevare che la violazione del Testo Unico sulle acque non ha conseguenze amministrative, ma bensì penali. Ed invero (lo abbiamo appreso più volte dalla stampa) il Giudice penale (nel gennaio 2009) ha con Ordinanza disposto l’imputazione coatta nei confronti dei responsabili della conclamata violazione dell’articolo 96 del Regio Decreto 523/1904.

Ignorare questa realtà (o fingere di ignorarla) è puerile ed inutile. Il tempo sarà ancora una volta il custode della verità dei fatti.

Gli abitanti del Poggio hanno giudicato il vecchio Consiglio di Amministrazione non certo sulla salvinia molesta, bensì sulle scelte urbanistiche scellerate, sulla quasi totale mancanza di trasparenza, sui metodi talvolta arroganti, sulle contraddizioni del loro operato (vedi referendum antenne) etc…

Ed oggi, nel 2010, la gente di Poggio non si interroga certo sui lavori eseguiti nel 2007 nel laghetto piccolo (che resteranno sempre abusivi), né tantomeno delle vicende sul prolungamento della strada 7 (in questo caso l’abusività del manufatto è stata a posteriori ammessa dalla stessa Vice Presidente della Cooperativa, che ne ha cercato finanche di chiederne la sanatoria) - ma giustamente si chiede come far rivivere lo splendido ecosistema che ha caratterizzato Poggio dei Pini. E soprattutto chiede tempi certi per la realizzazione del nuovo ponte di Pauliara e per la salvaguardia dei due laghi.

Qualcosa è stato fatto, ad esempio il nuovo ponte di Pauliara è in fase di appalto, lo studio Hydrodata, che originariamente prevedeva la cancellazione dei due laghi, è stato – grazie anche al fondamentale contributo della Cooperativa rimodulato. Ma molto certamente rimane da fare.

Mi auguro che i tempi dei paventati fallimenti e delle liquidazioni della Cooperativa siano veramente finiti. Io ho soltanto fatto il mio dovere, informando i Soci di ciò che andava accadendo.

Come già ampiamente detto avevo l’obbligo morale perché ero l’unico che – da Consigliere comunale – disponeva degli atti e dei documenti che gli stessi amministratori negavano pervicacemente ai Soci.

Contrariamente alle fomentate paure “stile 007” non dovevo “far fallire la Cooperativa per poi acquistarmela”, per poi sfruttare “inesistenti volumetrie scadute da decenni” (immaginatevi a che livello di fantasia si era giunti).

E come tutti i nuovi Consiglieri di Amministrazione potranno testimoniare ho scelto di prendermi un periodo di “disintossicazione” dalle infinite maldicenze di cui sono stato oggetto.

Ma spero che nessuno abbia il coraggio ed il pudore di strumentalizzare, ad esempio, gli aumenti delle quote sociali (che auspico temporanei) senza spiegare il motivo di tale scelta obbligata (e che peraltro mi risulta anche votata all’unanimità dall’attuale Consiglio di Amministrazione).

Scelta coartata questa dovuta alla mancanza di liquidità nelle casse della Cooperativa, cagionata sembrerebbe dalla unilaterale decisione di un Amministratore (a pochi mesi dalla fine del mandato) di vincolare ben 300.000,00 euro (accantonati prudentemente nel corso degli anni per far fronte ad eventuali spese straordinarie) in titoli per 5 anni.

Titoli che purtroppo se svincolati anticipatamente non garantiscono nemmeno il recupero delle somme investite.

Ma questo è un argomento che preferirei non approfondire.

Franco Magi

giovedì 29 aprile 2010

Il salvinio molesto

Probabilmente ricorderete la vicenda dei lavori eseguiti dalla Cooperativa Poggio dei Pini alcuni anni or sono nei pressi del cosiddetto "lago piccolo". L'obiettivo di quella amministrazione era probabilmente dare una sistemata alla zona e di intervenire su un problema che riguardava quel piccolissimo bacino, infestato da una pianta acquatica denominata "Salvinia molesta". Il condizionale è d'obbligo in quanto, a quel tempo, ben poche informazioni giungevano ai soci a proposito delle attività svolte dalla Coop. Era quella la "vision" di allora: raccontare il meno possibile per tenere alla larga potenziali rompiscatole, cioè i soci.
Ad ogni modo, qualche tempo dopo l'intervento delle ruspe e lo svuotamento temporaneao del piccolo bacino, il consigliere comunale Franco Magi aveva segnalato ai soci tramite volantino, e anche alle autorità, il possibile sussistere di violazioni della normativa. Il Comune di Capoterra aveva sporto denuncia e alla Cooperativa erano state anche comminate delle sanzioni Recentemente, invece, il TAR ha dato ragione alla Cooperativa, stabilendo che per non vi era stata alcuna violazione della legge. Questi, semplificando, sono i fatti.
A Poggio la strumentalizzazione e la distorsione delle notizie è una attività molto praticata che può contare su adepti che addirittura vi si dedicano a tempo pieno. L'obiettivo è quello di disinformare il poggino trafelato, preso dalle sue attività professionali e familiari oppure l'anziano che ha poche possibilità di accedere ai mezzi di informazione telematici, nei quali, evidentemente, le notizie sono scritte nere su bianco. Il secondo obiettivo è quello di gettare discredito sull'attuale consiglio di amministrazione che, un pò come nella politica nazionale, vuole essere presentato come "uguale al precedente", in modo da rivalutare una strategia di gestione della Cooperativa che ha prodotto risultati negativi da molti punti di vista. Essendoci ben poco "storico" a cui appigliarsi, ogni pretesto è buono e ogni notiziola, anche piccola, può essere utile alla "causa". Ma torniamo alla nostra "Salvinia" e agli eventi di fine 2007.
E' vero che Franco Magi in quel periodo ha sollevato una serie di problematiche relative alla gestione della Cooperativa. In alcuni casi, come nella della vicenda del laghetto piccolo o della bitumazione della strada 7, da quelle segnalazioni sono partite azioni legali che, è bene ricordarlo, non possono essere avviate dal cittadino che effettua la segnalazione, bensì dalle auorità competenti. Se oggi chiamo il 112 e dichiaro che domani sbarcheranno gli alieni a Poggio non credo che l'esercito si schiererà sul M. Pauliara in attesa dell'evento. e se lo facesse se ne dovrebbe assumere la responsabilità.
Indubbiamente in quel periodo Franco Magi ha effettuato numerose segnalazioni che, in alcuni casi, si riferivano a presunte irregolarità di ben poco conto. Qualcuno dice che dietro questa sua azione ci fossero anche delle questioni "personali", ma qui mi fermo, perchè veramente non sono affari che possano riguardare me o i lettori di questo blog.
Ricordo perfettamente il giorno in cui ricevetti nella cassetta delle lettere il foglio in cui si denunciavano le attività nel laghetto piccolo e ricordo bene anche la mia reazione "ma chi se ne frega". Chi mi conosce sa quanto io ami la natura, pun non osando definirmi un naturalista. Non per questo mi metto però a sbraitare ogniqualvolta viene pestato un filo d'erba. Credo che a Poggio non sia necessario avere la foresta vergine che arriva sino alla propria recinzione. Ci troviamo ai margini di un'area naturalistica enorme, il c.d. Parco del Sulcis, che io conosco bene avendo percorso a piedi e in mountain bike molti dei suoi sentieri. Il verde che circonda le nostre case, quello che attraversiamo quando ci spostiamo a piedi da un posto all'altro del centro residenziale, a mio avviso non deve essere "vergine" ma deve poter essere usufruito: sentieri, alberi e cespugli potati, erbacee diradate e cosi via.. Ecco perchè in linea di massima non mi sono interessato alla segnalazione di quei lavori, pur ammettendo che, se fossero state violate delle leggi, non l'avrei approvato. Il TAR ha quindi stabilito che quei lavori erano regolari e chi ha sanzionato la Cooperativa aveva sbagliato. Per quanto mi riguarda, sono molto soddisfatto di questa sentenza perchè sancisce la regolarità di lavori che io stesso avevo ritenuto utili e perchè sancisce la non responsabilità della Cooperativa di cui faccio parte, innanzitutto come socio, prima ancora che come amministratore.

E' giusto quindi ricordare, e penso che Franco possa confermarlo, che in seguito alla sua denuncia furono ben pochi i residenti che si interessarono a questa vicenda.
Eppure molti ricordano un sollevamento popolare a Poggio alla fine del 2007, e ricordano che a capo della "sommossa" di oltre 200 soci c'era proprio lui, Franco Magi. Tutto verissimo.
Chiariamo allora che tutti quei soci, e io sono uno di loro, si svegliarono da un lungo periodo di torpore, in seguito a una questione ben diversa: la cementificazione delle pinete. Ce ne siamo dimenticati? E che dire di tutta una serie di eventi che emersero subito dopo. Una variante al PdL, la costruzione di 200 nuove abitazioni, uno stravolgimento dell'assetto urbanistico di Poggio dei Pini portata avanti senza che vi fosse una preventiva approvazione da parte dei soci ne tantomeno una adeguata informazione. Tutto quanto in sfregio allo Statuto della Cooperativa.
ci siamo dimenticati la negazione dell'accesso agli atti richiesta con lettera firmata da 130 soci per impedire di far sapere che la Cooperativa stava per spendere 150 mila euro per una sola consulenza?. Altrochè salvinia molesta. E ben pochi si sono appassionati alla questione della bitumazione della strada 7. I veri problemi erano altri. Io che di salvinia e di strada 7 me ne sono sempre fregato, rivendico con orgoglio di avere fatto qualcosa per salvare le pinete di Poggio dal cemento e di avere contribuito a disattivare il sistema gestionale che ha portato la Cooperativa a una situazione economica non florida e al depauperamento delle strutture sociali, lo sport innanzitutto.
Qualcuno tenta adesso di confondere le acque, strumentalizzando la decisione del TAR sulla salvinia per tentare di fare apparire come prive di fondamento tutte le questioni sollevate da Franco Magi, il "salvinio molesto". A quest'ultimo si può a mio avviso attribuire una certa esagerazione nell'evidenziare, oltre ad alcune gravi irregolarità, anche fatti inifluenti. Quando si esagera si rischia di ottenere risultati contrari a quelli voluti, un pò come il difensore che attua una marcatura troppo aggressiva, facendosi espellere. D'altra parte non si può negare che l'intera comunità era assopita in un sonno profondo e che l'azione di Franco ha risvegliato un pò tutti, consentendo di attivare un processo di rinnovamento e rinascita del nostro centro residenziale. Le pinete certamente sono state salvate.
Ognuno di noi potrà poi "leggere" la situazione come meglio crede. Io mi limito a esprimere il mio punto di vista e a ricordare i fatti che supportano le mie considerazioni.

domenica 18 aprile 2010

Siti, blog e portali

Nel 1996, quando collaboravo con la Biblioteca di Poggio dei Pini, realizzai "Linea Poggio", il primo sito capoterrese. Erano tempi pionieristici per Internet ed allora, per tutti, bastava questo unico termine (sito) per identificare un contenitore di pagine pubblicate sulla grande rete.
Con il passar del tempo il web si è evoluto e sono mutati anche gli "oggetti" che lo popolano.
Un numero sempre più ampio di persone di tutte le età, in un crescendo lento ma inesorabile, si è affacciato su questo mondo ha subito un bombardamento di termini telematici che talvolta ha generato confusione, soprattutto nelle persone non più giovanissime. L'adozione, talvolta sfociata in abuso, di termini anglofoni ha reso la vita ancor più complicata per quelle generazioni che, oltre a non avere affrontato la rivoluzione telematica in età scolare, spesso hanno avuto anche poca dimestichezza con la lingua inglese e scarse disponibilità economiche per effettuare viaggi di studio o di piacere, master e quant'altro.
Ecco quindi che non pochi fanno la faccia da pesce lesso se gli viene chiesto "che browser usi?". E se ti dicono "scrivilo con il word-processor", ti viene la voglia di prendere carta e penna e mandare tutti a quel paese. Ci sono ancora problemi ad afferrare la differenza tra hardware e software, non si capisce bene cosa sia un server, il provider questo sconosciuto, ed il panico assale il malcapitato utente a cui viene richiesto di impostare l'SMTP e il POP per configurare la posta elettronica. Un miracolo che non siano aumentate le vendite di piccioni viaggiatori.
In questo contesto è comprensibile che non tutti possano apprezzare la differenza tra un sito, un portale e un blog. Non è questione di età. Anche chi si definisce "giovane poggino" mostra grande confusione in questo campo. Cercherò allora di fare chiarezza avvalendomi di Wikipedia.

Un sito è "un insieme di pagine web correlate, ovvero una struttura ipertestuale di documenti accessibili con un browser tramite World Wide Web su rete Internet".
Sia il portale comunitario che il blog sono pertanto SITI. Concentriamoci allora su queste due tipologie di pubblicazione telematica per comprendere in cosa si differenzino.

Un portale è un sito web che costituisce un punto di partenza, una porta di ingresso, ad un gruppo consistente di risorse di Internet o di una intranet. Nel caso del nuovo strumento telematico della Cooperativa Poggio dei Pini il "portale" vuole introdurre il visitatore all'interno delle risorse telematiche che si riferiscono alla comunità e al territorio di Poggio dei Pini. D'altronde la Cooperativa, che gestisce questo strumento, rappresenta indiscutibilmente il più importante soggetto di questo territorio. In questo senso quindi "Portale di Poggio", di un territorio molto ristretto e di una comunità di utenti molto ben delineata.
Esistono molti portali che presentano invece campi d'azione ben più ampi: il portale della natura, il portale della cantante Madonna e così via. L'oggetto di cui si occupa il portale è decisivo per definire quali dovrebbero essere le sue caratteristiche. Non si può dire come dovrebbe essere fatto un portale, senza considerare questo punto di partenza: cosa vogliamo rappresentare, chi sono e di cosa hanno bisogno i destinatari di questa pubblicazione. Ecco perchè è a mio avviso errato paragonare siti internet che hanno obiettivi e utenti differenti. E' come dire che la Mini Minor è migliore della Renault 4 senza considerare se chi la deve usare debba percorrere strade di campagna o di città.

Veniamo invece al blog che, sempre secondo Wikipedia: "E' un sito internet, generalmente gestito da una persona, in cui l'autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni riflessioni, considerazioni, ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale elettronico come immagini o video."

Credo che dopo aver letto queste definizioni sia a tutti più chiaro quale sia la differenza tra un blog e un Portale e mi aspetterei quindi che sia più difficile confondere questo mio blog PERSONALE con il Portale DELLA COOPERATIVA. Mi è capitato più volte, infatti, di sentire o addiruttura leggere comunicati di persone che confondono una cosa con l'altra. Talvolta ciò accade in malafede. La presenza di un ristretto gruppo di persone che "remano contro", cercando di distorcere la realtà è fatto a molti ben noto. D'altronde dquesto blog ha da subito pestato i piedi a una certa lobby poggina, facendo diventare il sottoscritto e le pubblicazioni telematiche che gestisco oggetto di maldestri tentativi di "lancio di sterco bovino".
Finora il letame è servito solo come ottimo concime e passo dopo passo l'informazione e le relazioni tra le comunità che compongono la galassia urbanistica capoterrese sono cresciute anche grazie, spero, al mio piccolo contributo.

Nell'equivoco tra sito e portale cadono talvolta anche persone in buonafede, confuse dalla terminologia tecnologiche. E' a questi ultimi che mi rivolgo.

Aggiungerei qualche considerazione di contorno. Come si fa, oggi, a realizzare un blog?
Ci sono molti modi. E' possibile, potendo gestire un server internet o uno spazio web, installare piattaforme software che ci consentano di realizzare blog altamente personalizzati. Se poi siamo in grado di programmare, potremmo anche realizzare il nostro blog dotato di caratteristiche uniche. Complicato? Beh si, abbastanza.
Esistono però alcune soluzioni "online" che permettono di realizzare blog senza la necessità di disporre di alcun sever o di programmare alcunchè. In poche ore chiunque è in grado di realizzare il suo blog e iniziare a popolarlo con i suoi pensieri, le sue riflessioni. Basta avere le basilari nozioni di come si usa un programma di videoscrittura. Certo, il blog risultante sarà un pò simile a tanti altri (proprio come questo), ma se l'importante è il contenuto questo fattore può passare in secondo piano.
Quello che state leggendo è chiaramente un blog ed è stato realizzato in 2 ore, una sera di due anni fa. Io sono un informatico, è vero, ma un mio cugino filosofo sessantenne ne ha realizzato uno ancora più bello, facendo tutto da solo.

Il fatto che quando è nato questo blog (fine 2007) non esistesse alcun sito attivo nella nostra comunità è una assurdità che certamente non dipende da me, ma semmai da chi avrebbe dovuto utilizzare la telematica per informare e interagire con gli ormai numerosissimi internauti poggini. A causa di quella carenza questo blog è diventato un punto di riferimento, non solo per le opinioni espresse dal sottoscritto e dai lettori, ma anche per l'informazione. Chi ha seguito le vicende della famosa "cementificazione delle pinete di Poggio" e tutta la storia del post alluvione, quando il blog era il punto informativo più completo, utilizzato anche dai tecnici del genio Civile, sa bene di cosa sto parlando.
Anche se qualcuno getta fango (eufemismo) su questa iniziativa per invidia o vendetta, questi sono risultati che non possono essere cancellati e di cui sarò sempre fiero.

Fortunatamente oggi la situazione è cambiata. Infatti non esiste solo questo mio blog personale. La Cooperativa ha finalmente realizzato un Portale comunitario che realmente contiene informazioni sempre aggiornate e consente l'interazione con i suoi utenti. Non dimentichiamo che a Poggio ci sono anche altri siti personali e di associazioni come, tanto per fare alcuni esempi, quelli di Antonio Falda (www.antoniofalda.it) e Giacomo Cillocu (www.poggionatura.it), quello del Grusap (www.grusap.it) e della Biblioteca (www.bibliotecapoggiodeipini.org).
In realtà anche domani, chiunque di voi che legge questa pagina, potrebbe decidere di aprire un blog per informare, raccontare, mettere a disposizione dei visitatori qualcosa che potrebbe essere interessante oppure utile.

Non so se questa disquisizione sulle diverse tipologie di siti e sul panorama telematico di Poggio vi abbia offerto spunti di conoscenza e di riflessione nuovi. Spero di si.
Forse sarà più facile comprendere quanto siano ridicole certe dicerie da bar o da ufficio postale che, purtroppo, vengono talvolta diffuse anche da Consiglieri della Cooperativa.
Come si fa a dire che il sottoscritto detenga il monopolio dell'informazione di Poggio? Questo blog è abbastanza seguito, bontà vostra. Chi non lo gradisce si può aprire il suo in un batter d'occhio, come d'altronde hanno fatto Antonio, Giacomo etc. Chi glielo impedisce? Beh certo che criticare senza fare niente di costruttivo è molto più comodo che sbattersi ogni giorno per costruire e riempire di contenuti un portale, per rispondere a chi scrive, per attivare nuove iniizative.
Capisco che il paese soffra della sindrome causata dallo strapotere mediatico berlusconiano, ma cercare di trasferire quello scenario a Poggio mi sembra ridicolo.
Io inoltre sono molto più alto e ho accettato senza complessi la sparizione della mia capigliatura. Non scherziamo, quindi.

Oltre che gestore di questo blog sono anche amministratore del Portale della Cooperativa. Lo sarò fintanto che i soci lo vorranno o fin quanto potrò e vorrò farlo io. Si da il caso che 310 soci abbiano scritto il mio nome su una scheda e quindi non credo che si possa dire che questo incarico "sia piovuto dall'alto". Il Portale poi non è mio, anche se ne sono il principale artefice. E' un regalo che volevo fare da molto tempo alla comunità in cui vivo. Ho dovuto farmi eleggere nel CdA per farlo, pensate un pò, dato che i due precedenti consigli di amministrazione hanno ignorato o affossato la mia gratuita e incondizionata collaborazione. Alla faccia della partecipazione dei soci!
A proposito di partecipazione, qualcuno si è lamentato del fatto che faccio tutto io. Fantastico! Nella prima pagina del blog, dal 7 settembre al 19 dicembre 2009 (più di tre mesi) ha campeggiato questo annuncio:: chi fosse interessato a partecipare alla Redazione di questo Portale è invitato a scriverci.
Quanti hanno risposto? Nessuno. E le persone che si sono lamentate del fatto che faccio tutto da solo hanno mai oferto la loro collaborazione? NO. E allora come la definireste la faccia di queste persone? Fate un pò voi ...
A proposito di linguaggio "colorito" ecco un'altra importante differenza che c'è tra un blog e un portale comunitario.
Il primo, come è detto, è gestito da una persona che sceglie lo stile comunicativo che ritiene più opportuno. E' noto che il blog più visitato d'Italia sia quello di Beppe Grillo che del VAFFA ha fatto un vero e proprio cavallo di battaglia. Adoro Grillo. Innegabilmente ha però anche molti detrattori che non lo possono vedere. A chi non piace, come suol dirsi ... cambia canale.
Un Portale comunitario non può adottare un simile approccio. La Cooperativa, o il Comune, o la Regione o anche una Parrocchia, dovrebbero rappresentare tutti i membri di una certa collettività e non possono adottare uno stile personalistico. Il loro obiettivo primario dovrà essere quello di comunicare con tutta la comunità che rappresentano. E' ovvio che lo stile del VAFFA, per quanto efficace, ironico, satirico e divertente, non si addice a questo genere di pubblicazioni. Bisognerà adottare uno stile probabilmente più formale e se vogliamo noioso, che però raggiunga lo scopo di essere accettabile per tutti.
Per raggiungere questi obiettivi è necessario disporre e far rispettare un regolamento. Qualsiasi insieme di persone che interagisce deve rispettare delle regole. Quando le persone sono centinaia, centinaia di caratteri, di idee, di interessi, il rischio del caos, della rissa e della conseguente morte della comunicazione è elevatissimo. Recentemente c'è stata una polemica nel forum del Portale poggino, provocata da personaggi che, casualmente, si trovano spesso impelagati in polemiche. Senza nemmeno leggere il Regolamento, costoro ritenevano di avere il diritto di utilizzare uno strumento comunitario così delicato per dar sfogo a sermoni farciti di espressioni "colorite", illazioni calunniose, provocazioni fini a se stesse. Imitare Beppe Grillo non è facile perchè lui è un attore comico di rango e se proprio si vuole seguire quella strada, la via migliore è quella di aprirsi il proprio blog e non può essere concesso di inquinare un luogo di discussione che è di tutti.

giovedì 8 aprile 2010

Spegnete i riflettori


Dal 22 ottobre 2008 è passato 1 anno e mezzo, cioè 530 giorni. Sin dai primi giorni dopo l'evento, il Genio Civile ha incominciato a lavorare sul corpo diga e sul canale scolmatore.
I mezzi sono andati su è giu per alcuni mesi, prima di abbandonare l'area lasciandosi dietro una diga ripristinata, un canale allargato e, purtroppo, un lago ridotto a una pozzanghera.
Nel frattempo qualcuno ha pensato bene di lasciare un riflettore da stadio acceso 24 ore su 24. Un bel consumo non c'è che dire, e che spreco!

Adesso, con l'arrivo della primavera. La vegetazione sta riconquistando il lato della diga che era stato eroso dalle acque. Si attende, in tutta la zona, il ritorno delle ruspe che dovranno lavorare alla sitemazione definitiva dell'area. Ehi si perchè se è vero che quegli interventi eseguiti "in emergenza" hanno svolto il loro compito, adesso che l'emergenza è finita la realtà di pPggio dei Pini è quella di un lago che non c'è, una zona sportiva che non c'è e, in generale, il rio S. Girolamo e tutti i suoi affluenti sono una cava di sabbia e pietre.

E' comprensibile che in quei giorni del post alluvione, con i lavori in corso e un certo eccessivo allarmismo che riguardava la diga, qualcuno abbia deciso di piazzare quei riflettori li. Ma adesso, 500 giorni dopo, è ancora il caso di mantenere tutti quei watt inutilmente puntati sul corpo diga giorno e notte?
Il faro non da fastidio a nessuno. Non si sono abitazioni in quella zona. E' solo una questione di risparmio energetico, di denaro pubblico buttato al vento.
Spero che qualcuno legga questo articolo e si decida a spegnere l'interruttore.

martedì 30 marzo 2010

Gli scenari di Hydrodata 2.0

La seconda fase del Piano Hydrodata è stata presentata alla cittadinanza già in due occasioni. La prima a Poggio dei Pini, la seconda nella sala del Consiglio Comunale di Capoterra. Non so se ci saranno altre presentazioni, forse a Frutti d'Oro. Bisogna ammettere che l'assessore regionale Angelo Carta sta coinvolgendo la cittadinanza e i loro rappresentanti molto di più di quanto sia stato fatto per tanti altri lavori pubblici. Un sono esempio: la nuova statale 195. Chi ne sa qualcosa? Con quali criteri è stato scelto il tracciato? E quando diamine inizieranno i lavori?
Per la messa in sicurezza del S. Girolamo invece sappiamo molto sugli studi, sull'avanzamento dei lavori, possiamo dire la nostra e abbiamo anche constatato che le osservazioni vengono prese in considerazione, modificando le proposte iniziali.
Questo avviene anche grazie a blog, portali e alle associazioni? Penso di si, ma è innegabile che se non ci fosse la collaborazione degli enti pubblici tutto sarebbe molto più difficile.
E' vero che ogni tanto mi lamento dei tempi della burocrazia: due anni (di cui uno sprecato) per realizzare un ponte, la cui mancanza ha creato gravissimi problemi quotidiani al quartiere di Pauliara e a tutti coloro i quali vi gravitano intorno. Si devono sempre attendere mesi tra uno step e l'altro dei progetti, e poi c'è la progettazione preliminare, quella esecutiva, quella operativa, diversi progetti che si intersecano (diga) e l'alveo del fiume che è ancora così com'era 1 anno e mezzo fa. Pero' non ci si può fare molto contro la burocrazia e siamo costretti ad accettare queste lungaggini come il miglior risultato possibile. Renato Soru aveva un altro piglio, un altro ritmo, ma è stato segato e quindi accontentiamoci di questa relativa rapidità.
Pensiamo che a Villagrande hanno aspettato 5 anni e che nel Belice hanno aspettato in eterno.
Spingiamo e cerchiamo di fornire suggerimenti e impulsi.

Ma torniamo al Piano Hydrodata. Cosa cambia tra la nuova e la vecchia versione? Moltissimo.
I motivi del cambiamento sono a mio avviso due: la prima versione era stata rilasciata in tutta fretta, senza effettuare le necessarie verifiche sul campo. Probabilmente si voleva mostrare alla gente che le cose stavano andando avanti, ma.... ragazzi che paura abbiamo avuto! Hydrodata 1.0 infatti conteneva non poche mostruosità. Due su tutte: gli argini che circondavano la lottizzazione di Rio S. Girolamo come un fortino medievale, un viadotto assurdo che convogliava tutto il traffico di Poggio in una stradina a senso unico. La terza mostruosità purtroppo è rimasta, ma con l'asterisco. Riguarda il lago di Poggio. I tecnici dell'Hydrodata lo dicono indirettamente: del lago se ne è già occupato il prof. Ravaglioli con la sua relazione (costata € 50.000) quindi non aveva senso rifare uno studio approfondito, tantopiù quando l'obiettivo è quello di mettere in sicurezza l'intero bacino idrografico. Inoltre la messa in sicurezza di una diga richiede studi e competenze specialistiche. Tant'è che è stato realizzato uno studio apposito.
Per tutte queste ragioni i tecnici Hydrodata hanno fatto l'unica cosa che era nelle loro possibilità. Hanno messo il lago da parte, rispetto al fiume, ipotizzando un canalone che convoglierebbe le acque direttamente verso valle. Non era chiaro, nella prima versione, se e come sarebbe stato alimentato il lago. Per cercare di chiarire questo dubbio, senza peraltro riuscirci del tutto, in questa nuova release del progetto è stato inserito nel canale uno sbarramento laterale collegato a una saracinesca che dovrebbe fare confluire nel lago le acque del fiume quando la portata è in condizioni normali (di magra).
Un grosso problema di questa proposta è la parziale mancanza di dettaglio nella definizione di questo scenario. Ci sono domande che restano prive di una risposta. Quanto è profondo il canale? Quale sarà la portata del lago dopo l'intervento? Come funziona la saracinesca, chi si occuperebbe della sua manutenzione? Quali sono le caratteristiche e le dimensioni dei due muri di contenimento del canale? In definitiva, come apparirebbe l'intera area dopo questo intervento?

L'assenza di questi dettagli lascia aperti dubbi e timori molto forti. Il sospetto è che se venisse davvero realizzata questa proposta nel centro di Poggio dei Pini ci troveremmo una mostruosità.

La mia impressione, e direi anche la mia speranza è che la messa in sicurezza del sistema lago-diga non trovi una risposta in questo piano Hydrodata ma nello studio del Prof. Ravaglioli, che propone due soluzioni: raddoppio del canale (uno a dx e uno a sx) oppure demolizione della diga in terra e rifacimento della diga in calcestruzzo. Quest'ultima soluzione all'inizio mi ha fatto storcere il naso. Disfare qualcosa che ha retto all'alluvione terribile del 22 ottobre e che è stato ripristinato in modo ancor più solido di prima non mi sembrava giusto. Se però gli scenari sono quei tre, è proprio questa la soluzione migliore. Perchè? lI lago avrebbe dimensioni accettabili, sufficienti a contenere acqua per gli elicotteri dell'antincendio anche nei mesi estivi. Le sue sponde sarebbero entrambe accessibili ai villeggianti, alle famiglie, agli amanti del jogging.
Le altre soluzioni, soprattutto quella hydrodata, metterebbero a serio rischio sia la funzionalità antincendio che l'usufruibuilità di questo laghetto.
Veniamo ai costi. Anche su questo fronte avrei pensato che il rifacimento della diga in calcestruzzo avrebbe avuto costi superiori alle altre soluzioni di adeguamento.
In realtà si è appurato che il costo di questo intervento sarebbe ampiamente inferiore ai 6 milioni di euro previsti dalla soluzione Hydrodata. Inoltre ci sarebbe il vantaggio di mettere a disposizione 50 mila mq di ottimo terreno idoneo alla realizzazione degli argini presso la foce, che altrimenti si dovrebbe cercare altrove.
Per la messa in sicurezza del lago ci sono quindi tre soluzioni. Vediamo come si evolve la situazione. C'è poco tempo per decidere, sarebbe opportuno che i lettori, anche di questo blog, si pronunciassero in merito.

Anche alla foce, ed in particolare nel punto più critico del fiume, la lottizzazione Rio S. Girolamo, esistono tre soluzioni. In realtà la prima (quella del fortino medievale) è stata già scartata da tutti. Hydrodata 2.0 offre due alternative nuove di zecca. Non è facile afferrare la differenza tra le due soluzioni. L'opzione n. 2 realizzerà un canale ampio 50 metri, simile più o meno a quello del Rio S. Lucia, senza nessun argine. Nell'opzione 3, invece, l'ampiezza del canale è di soli 30 m., il corso viene rettificato e viene realizzato un piccolo argine (circa 1 m.). Pro e contro? La prima soluzione ha il grande vantaggio di non prevedere la delocalizzazione di abitazioni. Ha però un impatto ambientale maggiore e richiede una manutenzione più impegnativa, perché il canale si riempie più facilmente di detriti che, se non asportati, ne limiterebbero notevolmente l'efficacia e quindi la sicurezza. La soluzione 3 presenta meno problemi da questo punto di vista ma ha il grave difetto, soprattutto politico, di prevedere la delocalizzazione di una quindicina di abitazioni civili.
Proprio ieri il Comune di Capoterra si è espresso a favore della soluzione n. 2. Non so se i cittadini della lottizzazione siano stati consultati, anche perchè il tempo a disposizione era veramente poco. Questa scelta è certamente la più conveniente da un punto di vista politico. Presumibilmente le delocalizzazioni avrebbero creato l'avversione dei cittadini interessati. Cittadini che votano e possono fare casino, oggi, a loro. Il fatto che, invece, la soluzione scelta possa causare problemi anche seri, non solo ai 15 residenti più vicini, ma all'intero quartiere, è un problema del futuro, che eventualmente andrà in carico ad altri. La soluzione prescelta non è quindi la più coraggiosa e lungimirante, ma se riteniamo che l'evento del 22 ottobre sia davvero molto raro e speriamo che ogni tanto si farà la manutenzione del canale, dovremmo sentirci abbastanza soddisfatti.

La nota stonata riguarda il "buco nero" del piano Hydrodata. Tra una tavola e l'altra troviamo un lungo elenco di interventi. Pensiamo che nel piccolo borgo di S. Girolamo si spenderanno quasi due milioni per sistemare un ponte che servirà si e no 5 case di villeggiatura e la chiesetta di S. Girolamo. Pochi metri piu giù, si spende un milione per proteggere la sede, abbandonata, dell'Hydrocontrol, di proprietà della Regione. Poi la zona del lago, bene, i ruscelli di montagna, bene. Poi saltiamo a Rio S. Girolamo e alla foce, benissimo. In mezzo, se guardiamo le riprese aeree, c'è una grossa chiazza di terreno esondato. E' l'area sportiva di Poggio dei Pini. I tecnici Hydrodata dicono che in quella zona sarebbe bello (per chi?) non fare nulla, perchè così il fiume, di tanto in tanto vi depositerà i massi e la sabbia trasportati delle piene. Fantastico.
Peccato che quella non sia una discarica a cielo aperto. In quell'area hanno fatto sport generazioni di residenti di Poggio dei Pini, della Residenza, di Rio S. Girolamo. Li, dopo il 22 ottobre, gruppi di disperati si sono rimboccati le maniche per cercare di rimettere almeno parzialmente le cose a posto. Pensate che oggi, in quella che è ancora una valle di disperazione, si tengono tornei internazionali di tennis. Penso che questa storia e questi sforzi meritino una considerazione diversa dall'essere identificati come discarica. Per questa ragione la Cooperativa e il Comune stanno richiedendo un intervento in quell'area. Non potrà mai essere una protezione dalle piene più importanti, ma perlomeno si potrebbero limitare i danni delle piene medie, realizzando un ampio alveo e utilizzando quel materiale per la costruzione delle gabbionate che serviranno nella zona della foce. Speriamo di trovare qualche soluzione nel prossimo Hydrodata 3.0
Ultima nota. In questo contesto di riassetto del territorio, aldilà di fiumi e ponti, l'Associazione 22 Ottobre ha proposto la realizzazione di una pista ciclabile lungo il S. Girolamo, che da Poggio dei Pini conduca fino a Frutti d'Oro. Il Comune, nella seduta di ieri, ha fatto sua questa proposta, inserendola nelle osservazioni inviate alla Regione.

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