Questo Blog è stato creato per scambiare informazioni, idee, proposte e materiali tra residenti del comune di Capoterra. Si invitano i lettori a firmare i propri commenti o articoli con nome e cognome. Potete inviare i vostri articoli al seguente indirizzo: giorgio.plazzotta@gmail.com

venerdì 31 ottobre 2008

Il rapporto ufficiale della Protezione Civile analizza un disastro annunciato

Vi inviamo a scaricare, leggere e, volendo, commentare, due documenti ufficiali pubblicati dal Centro Funzionale Centrale della Protezione Civile Nazionale. Uno è intitolato "Rapporto sull'evento del 22 ottobre 2008 in Sardegna" (clicca qui 4 Mb) e affronta gli eventi soprattutto dal punto di vista meteorologico.
Il secondo documento è invece l'Informativa urgente che fornisce un quadro più sintetico degli degli eventi (clicca qui 228 Kb).
Per noi che viviamo qui queste definizioni non sono sufficienti: ricorderemo sempre ben altro che un evento meteorologico eccezionale: le persone scomparse, il territorio devastato, la triste riprova che gli errori e la noncuranza nella pianificazione del territorio prima o poi si pagano a caro prezzo.

Il documento contiene dati, mappe e documenti che "raccontano" ciò che è accaduto dal "punto di vista" della Protezione Civile. Esistono poi altre letture, quella urbanistica, quella politica, quella geologica. Queste informazioni saranno utili sia per chi vuol capire cosa è successo cosi come per chi dovrà lavorare sulla pianificazione futura. C'è da chiedersi: è per forza necessario che accadano i disastri per mettere in pratica ciò che le discipline scientifiche suggeriscono e le leggi dello Stato impongono?

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Ti volevo dire, come passaparola, che per gli amici di sestu, pirri, monserrato e capoterra l'associazione professionale Sardinialex stà promuovendo l'azione civile A GRATIS, contro comuni e responsabili vari, che verranno accertati in corso di una eventuale causa, oltre ai soldi che ha assegnato la Regione.
Chi ha bisogno manda una mail a staff@sardinialex.com oppure compilare il form all'indirizzo www.sardinialex.com/alluvione e, viste le tante adesioni, accontenteranno tutti. Ciao

Giorgio Plazzotta ha detto...

questa comunicazione meriterebbe un articolo. se avete ulteriori informazioni su questa iniziativa siete invitati a inviarmele. (pregasi firmare con nome e cognome)

Anonimo ha detto...

molto interessanti i documenti, giusto per aggiungere
altre informazioni vi invito a leggere quanto riportato
nel rapporto della protezione civile a pagina 6

nella sezione analisi metereologica,

Anonimo ha detto...

...dicevo, a pagina 6 del rapporto della protezione civile si legge che l'area depressiva si estendeva fino all'entroterra algerino-marocchino dove (leggete
qua http://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=18867 in fondo alla pagina) proprio domenica 20 ottobre un evento simile al nostro (almeno secondo il mio profano giudizio) ha fatto 8 morti. Non sono un esperto pero' il dubbio che i due eventi siano strettamente correlati mi sovviene forte.
Giuseppe C.

Giorgio Plazzotta ha detto...

non so veramente cosa potesse essere fatto prima del disastro (a parte non costruire in certe aree.) Mi chiedo quante volte ci si trova di fronte a un allerta meteo che poi si risolve in un temporale che non provoca danni e certamente non si può evacuare la popolazione ogni volta che c'è un temporale. Non ho capito se l'allerta meteo era in grado di prevedere che l'evento temporalesco in arrivo poteva raggiungere le proporzioni che ha avuto. Non penso sia possibile. Ritengo che la difesa migliore sia quella di progettare il territorio in modo compatibile con gli eventi naturali (metereologici, geologici etc.).
Per cortesia firmate con nome e cognome.

giacomo ha detto...

In sintesi ho caito che si sapeva da Roma e che qui invece tutti dormivano, mi sbaglio??

ALTRO ARGOMENTO

Emanuele Levanti ha forse uno dei compiti di maggior difficoltà da risolvere cioè le fognature, vorrei sapere se la cooperativa o Emanuele possono dare qualche notizia a proposito in quanto questo problema è un altra tragedia nella tragedia dove ci sono rischi sia per l'ambiente ormai provato sia per la salute pubblica .

giacomo ha detto...

Per martedì sono previste forti piogge, metto qui su questo blog per avvertirvi, controllare sui siti meteo: www.meteo.it - www.weather.com -

Sarebbe buona cosa mettere uno spazio per il meteo sui siti internet del Poggio e dare anche lo stato di allerta anche a vuoto qualora ci fossero delle avvisaglie, insomma fare una valutazione delle cose anche nostrana facendo delle medie tra i siti e guardando anche dati come i venti e la pressione atmosferica è giusto farlo sia in estate per il maestrale sia in inverno per le piogge.

ciao Giacomo

Giorgio Plazzotta ha detto...

Giacomo gli allarmi della protezione civile non raggiungono i singoli bloggers ma entità di vario tipo che vanno dai comuni ai soggetti che gestiscono elementi sensibili al rischio idrogeologico. Tra questi certamente lo sono le dighe di Poggio dei Pini e i ponti sul Rio S. Girolamo. Chi gestisce questi elementi dovrebbe avere un piano di emergenza che, se attuato, avrebbe consentito quel tragico mattino di avere del personale a vigilare sulla situazione e intervenire con opportune misure previste dal piano stesso, come l'interdizione del traffico veicolare e il suono della sirena. Appare evidente che se ciò fosse stato fatto due persone non avrebbero perso la vita a molte altre non l'avrebbero rischiata.
Non voglio poi adesso dilungarmi sui tanti errori commessi nella progettazione della lottizzazione e nel dimensionamento di certe infrastrutture. Quel che è fatto è fatto? Certamente. Però conoscere la verità significa anche avere a disposizione gli elementi per progettare un futuro migliore.

giacomo ha detto...

Ciao vista l'ora penso che l'allarme sarebbe dovuto partire come minimo dal giorno prima e parrebbe che così sia stato almeno da Roma, mi sembra che invece qui si sia arenato perchè qualche pressapochista era impegnato a scaccolarsi il naso , bisogna sapere dove si è arenato e cambiare le teste di chi governa la protezione civile in Sardegna questo è il problema, sarebbe meglio mettere un giovane preparato pagarlo bene e sicuramente farebbe meglio il suo lavoro, è arrivata l'ora di cambiare le teste di chi comanda ma non sa governare a partire dalla protezione civile che deve fare opera di prevenzione in primis e non solo di carità quando il casino è gia successo.

Per quanto riguarda noi proprio per l'ora e la mancanza di segnalazioni ( anche se su internet a cercarle c'erano )la velocità dei fatti, penso che questa volta qui al Poggio nessuno abbia colpe, perchè con la pioggia che è scesa non si poteva fare niente neanche uscire di casa ed è questo che non si sarebbe dovuto fare esclusi quelli di Rio San Girolamo che sarebbero dovuti uscire la sera prima, l'allarme sarebbe dovuto essere tempestivo, il giorno prima e anche con il rischio di darlo falso .

metto la relazione del responsabile della prevenzione civile in Sardegna dal sito della regione sarda: http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=97929&v=2&c=1489&t=1

articolo:

Il dirigente nazionale Edoardo De Bernardinis salva il monitoraggio di un evento definito eccezionale ma chiede migliori e più efficaci modalità d’intervento
«L’intero sistema avrebbe potuto reagire meglio in fase di coordinamento»
ROBERTO PARACCHINI
CAGLIARI. La protezione civile romana bacchetta quella regionale. Tutto il sistema di intervento e soccorso regionale «avrebbe potuto reagire meglio, soprattutto per quanto riguarda il coordinamento». Lo afferma Edoardo De Bernardinis, responsabile della prevenzione della protezione civile. In Sardegna si è verificato un evento eccezionale, «violento, rapido e di difficile localizzazione, tanto che sono caduti 276 millimetri di pioggia in meno di cinque ore», ma il coordinamento poteva essere migliore. «L’allerta meteo che il dipartimento aveva diffuso ieri ha funzionato - precisa De Bernardinis - visto che le strutture regionali avevano già da ieri messo in atto tutte le misure per affrontare la situazione. E ha funzionato anche il monitoraggio del fenomeno, iniziato questa mattina (ieri mattina, per chi legge - ndr) verso le 5.30». Quello che ha funzionato meno, spiega però De Bernardinis, sono le «modalità di intervento per affrontare questa tipologia di eventi», che «vanno migliorate». Dalla Protezione Civile fanno anche sapere che già alle 7.00 di ieri un team di esperti era pronto a partire per Cagliari in modo da coordinare i soccorsi. Ma dalla Regione e dalla Prefettura hanno fatto sapere che «era in corso una piena urbana nella zona di Capoterra» e che il team «non avrebbe portato un ulteriore utile contributo al coordinamento dei soccorsi oltre quello che era già in atto tra il Dipartimento e le strutture locali». E invece, dice De Bernardinis, «delle difficoltà di coordinamento ci sono state». Il sistema di protezione civile in Sardegna «è debole, deve ancora crescere e organizzarsi al meglio». E dunque è necessario «migliorare, per dare una risposta anche a interventi così violenti, rapidi e impulsivi». Dai dati in possesso della protezione civile, alle 6,30 erano caduti circa 70 millimetri di pioggia, arrivati a 110 nella successiva mezzora, per poi diventare 276 in meno di cinque ore. La maggior parte in sole tre ore. Dopo il disastro il tempo sembra debba migliorare. Le previsione del centro agrometeorologico regionale della Sardegna dicono che le perturbazioni non interesseranno più il meridione dell’isola - spiega Giovanni Sica - vi saranno episodi nel settore nord occidentale dell’isola, ma di minore intensità».

Tutti si vogliono salvare e non inquadrano l'errore, per me l'errore principale sta nell'avere sottovalutato le previsioni meteo che erano palesi e chiare almeno su alcuni siti internet, i dirigenti locali ? dormivano, è per questo che vanno cambiati senza appello e per rispetto di chi è morto, altrimenti chi li sostituirà non saprà mai qualora ricapitasse che pagherà con la stessa moneta che è il licenziamento in tronco.

ciao Giacomo

giacomo ha detto...

Aggiungo anche un altra cosa, se ci avete fatto caso tutti questi personaggi politici e amministratori dicono tutti la stessa cosa, in parole povere difendono la casta dei politici stessi, si battono tutti per salvare il loro posticino, fanno gruppo i topi del granaio, almeno gli interessati dovrebbero stare zitti anche perchè sarebbe meglio che risparmiassero il fiato in quanto dovranno utilizzarlo molto probabilmente davanti a qualche giudice, parlo dei vari sindaci, dei responsabili della protezione civile, del genio civile della sardegna e del servizio meteo locale he dovrebbe avere una valutazione ancora più capillare delle condizioni atmosferiche oltre a chi costruito dove non si poteva.

Giorgio Plazzotta ha detto...

la segnalazione di allarme DEVE giungere anche alla cooperativa, non credo che sia difficile. La cooperativa che una volta aveva un piano per l'emergenza incendi redatto dal socio Begala e che mi sembra sia stato lasciato andare in malora, NON ha un piano per l'emergenza alluvioni nonostante un evento calamitoso sia già accaduto nel 99 e nonostante la Cooperativa gestisca ben DUE dighe con relativi invasi artificiali e sia proprietaria di strade con annesse infrastrutture (ponti) che sono soggette al rischio idrogeologico.
Ora possiamo anche dire che il Comune di Capoterra e chissà quanti altri comuni NON hanno un piano per la gestione delle emergenze. Sono purtroppo certo che,considerata la ben nota inefficenza di questi enti pubblici, sia così. Questi enti pubblici hanno amministratori spesso incompetenti e dipendenti poco efficenti.
Invece noi?

Rita ha detto...

Vorrei portare l’attenzione su un argomento che non è stato ancora trattato diffusamente, la questione dell’allerta meteo e i piani di protezione civile.
Diciamo come stanno le cose realmente.
A Pag. 4 del "Rapporto sull'evento del 22 ottobre 2008 in Sardegna" redatto dalla Protezione Civile Nazionale in data 23 ottobre, che potete leggere perchè Giorgio ha messo a disposizione di tutti, si puà leggere:
“Il Settore idrogeologico ed idraulico nonchè il servizio per la vigilanza e la Previsione Meteorologica del dipartimento della Protezione Civile Nazionale, sulla base dei modelli e delle informazioni disponibili (sull'analisi meteorologica, nonchè delle valutazioni di criticità, alle ore 17 del giorno 21 ottobre hanno emesso l'Avviso di avverse condizioni meteorologiche per le regioni Sardegna e Sicilia. La suddetta previsione era stata altresì preannunciata dal bollettino di Vigilanza Meteorologica nazionale del giorno 21.10.2008 emesso alle ore 15.00. Il fax allegato è stato inviato ai responsabili regionali della Protezione Civile, a tutte le Prefetture, a ENEL, TERNA, TELECOM, CAPITANERIE di Porto, ENAV, ecc. “

Tale allerta comportava una previsione del livello di rischio almeno MODERATA (gli scenari di rischio prevedono 3 livelli, quello moderato è intermedio tra ordinario ed elevato, si veda la tabella a pag.10 che illustra il significato di "MODERATA"), era pertanto necessario attivare lo stato di allerta e ciò è stato fatto mediante l'emissione dell'AVVISO di Criticità regionale.
Il sistema di Protezione Civile Regionale Sardo è stato pertanto allertato tramite questo AVVISO (secondo quanto prevede il DPCM del 27.2.2004). Il fax con l'Avviso di Criticità per rischio Idrogeologico (emesso alle ore 16,00 del 21 ottobre) riporta due numeri di telefono della Regione Sarda che possono condurre alla individuazioni ben precisa delle amministrazioni allertate.
Se andiamo a leggere cosa prevedeva l’Avviso troviamo scritto: frequenti fenomeni di instabilità dei versanti di tipo superficiale di limitate dimensioni, localizzati fenomeni di tipo colate detritiche, con possibili riattivazione di conoidi; allagamenti ad opera di canali e dei rii e fenomeni di rigurgito del sistema di smaltimento delle acque piovane; limitati fenomeni di inondazione connessi alla passaggio della piena con coinvolgimento delle aree prossimali al corso d’acqua e moderati fenomeni di erosione; fenomeni di deposito del trasporto con formazione di sbarramenti temporanei; occlusione delle sezioni di deflusso delle acque; divagazione dell’alveo, salto di meandri, occlusione parziale o totale della luce dei punti.
Vengono poi descritti i danni previsti: interruzioni puntuali e provvisorie della viabilità in prossimità dei piccoli impluvi e a valle dei fenomeni si scorrimento superficiali; danni a singoli edifici o piccoli centri abitati interessati da fenomeni di instabilità dei versanti, allagamenti e danni locali interrati; provvisoria interruzione della viabilità stradale e ferroviaria in zone depresse; danni alle opere di contenimento (muri, briglie), regimazione e attraversamento; danni alle attività agricole e ai cantieri di lavoro, agli insediamenti artigianali, industriali e abitativi ubicati nelle aree inondabili; occasionali perdite di vite umane e possibili diffusi danni alle persone.
Che dire quindi? Che era tutto previsto perfettamente almeno dalle ore 16,00 del giorno prima.
E’ stato tirato in ballo il SAR, che non avrebbe previsto nulla. Ma il loro ruolo non è quello di fare avvisi alla popolazione, chiariamo una volta per tutte. Questo ruolo in base alla normativa è in capo ad altre figure istituzionali e solo loro dovevano allertare i diversi organi della protezione civile a cascata dalle Province ai Comuni, al Corpo forestale e all’Ente Foreste, fino a raggiungere la popolazione.
Tra l’altro grazie al radar meteorologico di Monte Rasu (nel nuorese) gestito dal SAR, si legge nel rapporto, è stato monitorato efficacemente il fenomeno ed è stato possibile monitorare costantemente l’evoluzione dei fenomeni precipitativi. (si vedano le cartine).
Il rapporto della Protezione Civile però prosegue con l’analisi dei dati pluviometrici delle due stazioni presenti nel territorio di Capoterra. Quella di Santa Lucia e quella di Poggio dei Pini-Hydrocontrol. Si legge che i valori registrati dai due pluviografi hanno mostrato valori ben superiori ai valori di soglia per criticità “ELEVATA”, quindi la realtà ha superato la previsione che era quella di criticità MODERATA.
Ciò significa semplicemente che i modelli di calcolo meteorologico non sono stati in grado di prevedere esattamente ciò che sarebbe successo. Come ha detto Bertolaso i modelli danno delle indicazioni di massima ma non possono ancora dire dove si fermeranno le nuvole e per quanto tempo, pertanto gli effetti sul territorio possono essere più o meno intensi in funzione di altri parametri che al momento attuale delle conoscenze e della modellistica dei più grandi centri di elaborazione mondiali non sono prevedibili. Di ciò ne sono convinta, anche perchè qualche mese fa ho seguito un corso di aggiornamento, in cui un meteorologo del SAR ci ha illustrato proprio questi problemi e ci ha spiegato esattamente queste cose.

In definitiva, il problema va ricercato altrove.
Come ha dichiarato il Dott. Gabriele Satta nell’Unione Sarda del 31 ottobre (ex funzionario regionale) la realtà è che i comuni non hanno un piano di protezione civile comunale. Se lo avessero sarebbe scattato già dalla serata precedente il 22 ottobre un piano di intervento preciso.
La procedura quindi è la seguente: la Protezione Civile Nazionale allerta i prefetti, questi allertano la Regione ed i suoi organi locali di protezione civile e TUTTI i COMUNI, questi fanno scattare il loro piano comunale. Il Piano di Protezione Civile Comunale avrebbe dovuto individuare ad esempio tutti i siti “sensibili” ciò soggetti a rischio come ponti da transennare per evitare che le persone li attraversassero (come è successo a Poggio dei Pini), oppure censire tutte le persone disabili per metterle in posizioni sicure e non lasciarle nelle loro case con scale o in locali non idonei. Il sistema avrebbe funzionate mediante il coinvolgimento di poche persone che però ne avrebbero potuto allertare delle altre e così via. Ad esempio le guardie di poggio avrebbero potuto avere il compito di vigilare nella zona della diga e allertare dei vigili urbani posti a valle per salvare le persone a rio S. Gerolamo.
Tutto ciò non è stato fatto (colpevolmente?) benché i comuni avessero l’obbligo di fare questi piani previsti da una legge del 1992 (L. 225/1992).
L’Ordine dei Geologi della Regione Sardegna ha più volte segnalato questa grave manchevolezza ai Prefetti e a tutti i Comuni (Lettera Prot. N. 2316/F del 678/1998 e prot. N. 2310/F del 10 luglio 1998) ma tutto è rimasto lettera morta.
Non si capisce come mai il comune di Capoterra, nonostante le ripetute recenti disgrazie (1 morto nel 1986 e 2 morti nel 1999) non abbia ancora previsto questo piano, però riesce a spendere 40.000 euro per una festa patronale con fuochi d’artificio!!!

A presto Rita Lai

giacomo ha detto...

http://www.sar.sardegna.it/servizi/meteo/imgradar_it.asp

Sito dei dati radar regionali ( regione sardegna ), provare per credere.

Siti più attendibili che conosco:

www.windguru.com
www.weather.com
www.wetterzentrale.de
www.meteoam.it

ciao Giacomo

Anonimo ha detto...

Mi chiamo Andrea Meloni, sono il responsabile di una serie di siti meteo a diffusione italiana, Meteo Giornale.it (quotidiano on.line), Tempo Italia.it, altri minori e quello in rifacimento di Meteo Sardegna.it.

Cito questi siti, in quanto ho letto nomi di altri siti web, fra cui nomi stranieri di pessima affidabilità, che per le previsioni Italia, utilizzano un modello matematico globale 15 km circa.

Ovviamente abbiamo seguito le proiezioni disponibili per il 22 ottobre dai Centri di Calcolo, ovvero, i modelli matematici di previsione, quelli con cui si elaborano i bollettini meteo e da cui deriva ogni successiva allerta ed etc.

All’alba, già alle ore 6, in una finestra nazionale aperta nel Meteo Giornale.it,
http://www.meteogiornale.it/notizie/meteo.php?page=16

abbiamo affrontato il problema, intanto nel forum di discussione
http://forum.meteogiornale.it/sardegna/49948-alluvione-live-sardegna-tutti-i-contributi.html
oltre 40.000 visite nell’arco della giornata.

I ns siti web non sono nati ieri, ma nel 2000 (oggi abbiamo 3.000.000 di accessi mensili), e forniamo servizi meteo a grandi Aziende (ed i maggiori quotidiani italiani, vedi Corriere della Sera, Gazzetta, altri). Abbiamo una sede operativa a Milano, dove l’attenzione per la meteo è immensamente maggiore che in Sardegna. Mentre tengo il mio studio anche in Sardegna dove abito periodicamente.

Dopo tutta questa premessa:
chi si trovava in zona, non aveva idea di quello che succedeva, è inutile che i BUROCRATI conoscessero che le allerte meteo, ed etc. ma parliamoci chiaro, in Italia i servizi meteo sono funzionali quanto il Bangladesh. Vengono usate risorse immense e fra vari centri meteo si fanno la guerra, vengono utilizzati sistemi di rilevamento obsoleti e costosissimi.

Per dare un’idea, su questo link http://www.ozieri.info/live.php c’è la mia stazione meteo on line, con dati aggiornati ogni 60 secondi. Simili strumenti si possono installare in tutta l’Isola, e specialmente in località a rischio idrogeologico. Possono fornire ancor più di un radar meteorologico (utilissimo, comunque, ma vediamo che quello SAR si rompe spesso), la situazione in real time.

Ci sono stazioni meteo non costose, collegabili a modem che funzionano connessioni mobili, quindi funzionano anche in caso di blackout. E’ possibile creare un sistema di allerta meteo su eventi atmosferici in corso, e quindi avvisare la popolazione.

NON E’ FANTASCIENZA, SUCCEDE in Svizzera, ma anche in alcuni distretti della Spagna e si potrebbe fare anche in Italia o magari in Sardegna, come si è fatto il digitale terrestre.

Dai nostri siti meteo, non possono partire avvisi specifici, allerte, se non in forma privata, come servizi a pagamento, SIAMO CENSURATI, dovessimo avvisare con termini aggressivi, rischieremmo la denuncia. E poi, perché farlo? Per la gloria… beh, iniziative private come la ns, sono state fortemente criticate da un servizio meteo regionale, quello sardo…

Per concludere, eventi atmosferici come quelli del 22 ottobre, non sono prevedibili, ma intuibili, quindi si possono creare le condizioni per avvisare la popolazione, così come quello di qualche giorno fa che per fortuna senza morti, ha sconvolto mezza Sardegna.

Direte, voi che potete fare? In tutta franchezza, non mi interessa scontrarmi con certe realtà, resto sconcertato per come fu affrontata l’emergenza meteo del sassarese in settembre. Ricorderete il presunto uragano…. poi definito con terminologia inappropriata nel sito SAR, come se fossimo tutti ignoranti in questa materia. Ma comprendo, anche loro hanno a che fare con attacchi, mancanza di fondi ed altro…

Signori, iniziamo da piccole cose, innanzitutto, abbattiamo le case negli alvei delle fiumare sarde, ripuliamole da ogni ostacolo. Chiediamo una legge che imponga che sia un geologo a documentare che il terreno non è in dissesto.

Una curiosità … ho letto il documento dichiarato da chi ha costruito la mia casa, quello del geologo, è firmato dal suo bizzarro ex proprietario, come se fosse un geologo. Pensate, la casa sorge ad Ozieri, cittadina storicamente interessata da alluvioni lampo, specie estive, es. luglio 1976 con un morto. Fatto sta che nella mia casa ci sono delle crepe.

Fate vobis.
Andrea Meloni

Anonimo ha detto...

Leggevo, e condivido in parte quando scrive la signora RITA Lai.

Concordo con lei il discorso sbagliato che si fa spesso sul SAR, come se fosse il Padre Eterno pronto a salvare la Sardegna dai suoi disastri. Giustamente, il ruolo delle allerte è di competenza di ben altri. E poi, ci siamo dimenticati che il SAR ha rischiato di chiudere, ed in Sardegna non ci sono state mobilitazioni per impedirlo, con dipendenti senza salario per mesi, e mesi, che comunque hanno garantito i servizi.

Beh, questo va detto.

Cosa non concordo … la superficialità con cui vengono rilasciate alcune interviste in TV e nei giornali, spesso troppo sul positivo, come se la Sardegna fosse la terra del SOLE.

Bisognerebbe chiare li scopi del SAR, che mi pare siano esclusivamente agro-meteorologici, e quindi, non così finalizzati alle previsioni meteo per grandi aree urbane, i paesi. Le stazioni meteo sono ubicate in campagna, spesso in zone climatologicamente depresse, es la stazione meteo di Ozieri è a Mesu e Rios, ovvero a 10 km, ha un clima diversissimo rispetto alla cittadina. La stazione non usufruisce delle piogge dei temporali termo-convettivi, dei rilievi di Ozieri, piove 2/3 di Ozieri, le minime e massime sono molto differenti.
E poi, i dati pluviometrici, sicuramente per mancanza fondi, sono disponibili per soli studi scientifici, non di certo per fare prevenzione in tempo reale.

OTTIMA, IMMENSA RISORSE è costituita dal radar meteorologico, di recente, dopo i disastri, qualcuno ha deciso di diffonderlo con i dati aggiornatissimi, ogni 15 minuti ed in diretta. PENSATE che ciò succede solo in Svizzera. Chi abita in Valtellina, in tutto il nord ovest italiano, i radar LIVE li vede dai siti web svizzeri, mentre quelli italiani vengono rilasciati in ritardo di due, tre ore. CHE VUOL DIRe? CHE NON SERVONO A NIENTE, un radar deve essere diffuso in tempo reale.

Sicuramente mancano i soldi per finanziare opere straordinarie di rilevamento meteorologico, il Radar di Monte Rasu è spesso fermo per cause di vario tipo, es. l’ultimo evento meteo ha visto l’oscuramento dei dati per problemi tecnici.
ALTRO CHE LAMENTELE, servirebbe chiedere SOLDI affinché il RADAR di Monte Rasu funzioni costantemente, e venga protetto dai fulmini.

UNA PECCA, forse derivante da tanti malumori, non vi è stato alcun comunicato SAR al maltempo. Peccato, Internet è divenuto un sistema di comunicazione di massa, forse le istituzioni lo dimenticano. Ed io ne so qualcosa, in una realtà nata in Sardegna che oggi offre lavoro fisso a diversi esperti, qualcuno anche sardo. Mah…

Anonimo ha detto...

Non mi sono firmato, sono sempre Andrea Meloni.

Leggevo, e condivido in parte quando scrive la signora RITA Lai.

Concordo con lei il discorso sbagliato che si fa spesso sul SAR, come se fosse il Padre Eterno pronto a salvare la Sardegna dai suoi disastri. Giustamente, il ruolo delle allerte è di competenza di ben altri. E poi, ci siamo dimenticati che il SAR ha rischiato di chiudere, ed in Sardegna non ci sono state mobilitazioni per impedirlo, con dipendenti senza salario per mesi, e mesi, che comunque hanno garantito i servizi.

Beh, questo va detto.

Cosa non concordo … la superficialità con cui vengono rilasciate alcune interviste in TV e nei giornali, spesso troppo sul positivo, come se la Sardegna fosse la terra del SOLE.

Bisognerebbe chiare li scopi del SAR, che mi pare siano esclusivamente agro-meteorologici, e quindi, non così finalizzati alle previsioni meteo per grandi aree urbane, i paesi. Le stazioni meteo sono ubicate in campagna, spesso in zone climatologicamente depresse, es la stazione meteo di Ozieri è a Mesu e Rios, ovvero a 10 km, ha un clima diversissimo rispetto alla cittadina. La stazione non usufruisce delle piogge dei temporali termo-convettivi, dei rilievi di Ozieri, piove 2/3 di Ozieri, le minime e massime sono molto differenti.
E poi, i dati pluviometrici, sicuramente per mancanza fondi, sono disponibili per soli studi scientifici, non di certo per fare prevenzione in tempo reale.

OTTIMA, IMMENSA RISORSE è costituita dal radar meteorologico, di recente, dopo i disastri, qualcuno ha deciso di diffonderlo con i dati aggiornatissimi, ogni 15 minuti ed in diretta. PENSATE che ciò succede solo in Svizzera. Chi abita in Valtellina, in tutto il nord ovest italiano, i radar LIVE li vede dai siti web svizzeri, mentre quelli italiani vengono rilasciati in ritardo di due, tre ore. CHE VUOL DIRe? CHE NON SERVONO A NIENTE, un radar deve essere diffuso in tempo reale.

Sicuramente mancano i soldi per finanziare opere straordinarie di rilevamento meteorologico, il Radar di Monte Rasu è spesso fermo per cause di vario tipo, es. l’ultimo evento meteo ha visto l’oscuramento dei dati per problemi tecnici.
ALTRO CHE LAMENTELE, servirebbe chiedere SOLDI affinché il RADAR di Monte Rasu funzioni costantemente, e venga protetto dai fulmini.

UNA PECCA, forse derivante da tanti malumori, non vi è stato alcun comunicato SAR al maltempo. Peccato, Internet è divenuto un sistema di comunicazione di massa, forse le istituzioni lo dimenticano. Ed io ne so qualcosa, in una realtà nata in Sardegna che oggi offre lavoro fisso a diversi esperti, qualcuno anche sardo. Mah…

Giorgio Plazzotta ha detto...

Andrea ti ringrazio per il contributo che fornisce a tutti noi un altro tassello di conoscenza. Non mi sorprendono le cose che tu dici anche se mi rattristano. D'altronde che l'Italia non fosse la Svizzera è cosa chiara e anche io spesso uso quel paese come termine di paragone. Spero che nel piano di "ricostruzione" delle zone alluvionate si possa anche affrontare il problema di disporre di un piano di allerta meteo più efficente. Per quanto riguarda Internet, considerato l'utilizzo che di questo strumento ne fanno il Comune di Capoterra e la Cooperativa Poggio dei Pini (che invia ancora ciclostile ai residenti) la vedo veramente dura.

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