Questo Blog è stato creato per scambiare informazioni, idee, proposte e materiali tra residenti del comune di Capoterra. Si invitano i lettori a firmare i propri commenti o articoli con nome e cognome. Potete inviare i vostri articoli al seguente indirizzo: giorgio.plazzotta@gmail.com

mercoledì 24 marzo 2010

Geologi sugli scudi o sulla graticola?

Sino al 22 ottobre 2008, nell'agro di Capoterra il geologo non se lo filava nessuno. Nel resto del mondo non so, ma penso che la situazione non fosse molto diversa. La geologia era vista come una disciplina scientifica specialistica, magari interessante nelle sue applicazioni più estreme (vulcani, terremoti) ma un noiosa e di dubbia utilità per risolvere i problemi quotidiani del cittadino comune. Il geologo viene visto come un tipo un po' stravagante come Mario Tozzi, vestito sempre in modo sportivo, che se ne va per le campagne chiamando con nomi simili all'etrusco quello che per tutti noi è un semplice "perdigoni".
La situazione è drasticamente e drammaticamente cambiata quando, il 22 ottobre del 2008, centinaia di persone sono state sommerse da una valanga d'acqua, di pietre e di fango provenienti da quello che solitamente era un misero ed innocuo ruscelletto. Nuove domande si sono fatte largo in tutti noi: perche è successo? cosa fare ora? come proteggerci?.

Si da il caso che le risposte a queste domande ce le hanno date proprio loro. Quei simpatici omini (o donnine) con il martelletto e le pietre sempre in tasca: i geologi.
Nella coscienza e nella conoscenza di tutti noi si è aperto un mondo nuovo. Nuovi termini hanno cominciato a diventare di uso comune e se qualcuno prima non conosceva nemmeno il significato di "tracimazione", ecco che in tanti ci siamo trovati a parlare di piezometri, letto di magra, argini, tempo di ritorno, conoidi, sghiaiamento e chi più ne ha più ne metta. Qualcuno si è addirittura inventato il "canale spalmatore", ma io stesso una volta ho scritto "regimentazione". Perdonateci, cari amici geologi.
In poche parole ci siamo resi conto di una profonda ignoranza non solo del cittadino comune, ma anche di chi amministra e prende decisioni importanti per la vita di tutti noi.
In questo contesto, anche considerando lo stato di confusione, di paura e di indecisione seguiti al quel tragico evento, penso che questo blog abbia svolto un ruolo importante. Anche grazie ad articoli come "Analfabetismo geologico" il Blog è diventato un punto di riferimento, non solo a livello comunale, per tutti quelli che volevano sapere e per quelli che avevano qualcosa da insegnare.
Da queste basi è poi nata l'Associazione 22 Ottobre, che proprio in questi giorni compie 1 anno di vita. Non è un caso che Presidente e Vice Presidenti di questa associazione siano geologi. L'Associazione ha svolto un ruolo rilevantissimo per ampliare la nostra conoscenza su un argomento di cui tutti hanno improvvisamente compreso l'importanza e ci ha consentito di squarciare quel velo di ignoranza che generava anche paura dell'ignoto e incertezza per il futuro. Da quel punto fermo si doveva partire per ricostruire, analizzando il presente per capire in quale direzione andare.

In questo percorso siamo stati accompagnati da quei geologi e da quegli ingegneri che si sono messi a disposizione, partecipando agli incontri informativi dell'Associazione o scrivendo in questo e in altri siti telematici. Non faccio nomi, ringrazio ancora tutti indistintamente.
Il geologo si è trovato quindi al centro dell'interesse dell'opinione pubblica. Penso che sia onesto dire che una delle tante lezioni dateci da questo evento sia stata proprio la consapevolezza di avere tutti quanti trascurato questa importante branca del sapere, di avere considerato poco utili nozioni che, drammaticamente, si sono rivelate decisive rispetto a quanto è accaduto in quella tragica mattina. Mi spingo a dire che se la geologia, e quindi i professionisti che la rappresentano, fossero stati maggiormente considerati in passato, quella tragedia, con i suoi morti e i suoi danni materiali, ma sopratutto morali, si sarebbe potuta evitare.
Il geologo sa leggere il terreno, riconosce i residui di un argine anche dopo molti secoli. Non avrebbe permesso l'edificazione nell'alveo di un fiume e la costruzione di infrastrutture inappropriate.
Su questo contesto si inseriscono tanti altri fattori: la politica con i suoi mille centri di potere, le normative che spesso si intersecano, gli strumenti di pianificazione. Tutti elementi che caratterizzano l'elefantiaca burocrazia del nostro paese.
E' difficile capire come stiano le cose. E' difficile capire chi deve fare cosa. Anche chi si mette a cercare seguendo il filo di Arianna delle mille competenze e responsabilità, è destinato a perdersi in un labirinto.
Sappiamo che il PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) indica il grado di rischio dei territori in cui sono costruite le nostre case e rappresenta, quindi, anche uno strumento di base per la pianificazione urbanistica. In poche parole, dove è rischioso non si costruisce, se il PAI dice "no rischio", semaforo verde per ruspe e cantieri. Sappiamo anche che il PAI del Comune di Capoterra non prevedeva alcun rischio per tutto il bacino del Rio S. Girolamo, e del Masone Ollastu quasi come se non esistesse. e nonostante le esondazioni del 1999 e del 2005.
E' chiaro come il sole, alla luce di quel che è successo, che quel PAI non presentava la situazione nel modo corretto. Anzi ad essere sincero in un mio post del 9 novembre 2008 intitolato "Anche il Piano Idrogeologico spazzato via dalla piena", lo avevo definito senza eufemismi "una schifezza", dando degli incompetenti a non meglio identificati responsabili di questo strumento.
Lo stesso tema è stato ripreso recentemente (17 marzo) dal giornalista della Nuova Sardegna Mauro Lissia che, esponendo le medesime condivisibili perplessità nei confronti del PAI, ne ha attribuito la completa responsabilità proprio ai geologi.
Insomma, geologi sugli scudi o sulla graticola?
Il fatto è che il cittadino (ed evidentemente anche il giornalista che però dovrebbe meglio documentarsi) non è in grado di comprendere le miriadi di intrecci di responsabilità che caratterizzano la burocrazia italiana. E' già molto se riusciamo a comprendere il significato di questo PAI e, logicamente siamo portati ad attribuirne la responsabilità ai geologi in senso lato, solo per il fatto che sappiamo che sono loro a lavorarci.
In realtà, ci tiene a precisare l'Ordine dei Geologi, il PAI è stato redatto sulla base delle indicazioni fornite dal CINSA (Centro Interdipartimentale di Ingegneria) dell'Università di Cagliari, quindi ingegneri e non geologi!
Noi cittadini possiamo anche fare spallucce e pensare che, per noi, poco cambia. Chi doveva lavorare bene ha lavorato male. Ma ovviamente per i geologi queste precisazioni sono importanti, tant'è che l'Ordine ha pubblicato in comunicato che riporto integralmente e che spiega in modo dettaglliato come sanno le cose.

COMUNICATO STAMPA

Al Direttore del quotidiano “La Nuova Sardegna

In riferimento all’articolo pubblicato su “La Nuova Sardegna” mercoledì 17 marzo, ed avente per titolo “Le aree alluvionate non erano a rischio”, visti i contenuti riportati dal pezzo giornalistico, l’Ordine dei Geologi della Sardegna ritiene doverose alcune precisazioni.

L’autore dell’articolo segnala i Geologi quali responsabili della ridefinizione della perimetrazione del rischio idrogeologico nello studio di variante del Piano di Assetto Idrogeologico eseguito dal Comune di Capoterra nell’anno 2006 e precisa: “Nell’ultima perimetrazione delle aree a rischio di inondazione gli autori del Pai — piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico — i terreni lungo il fiume e la superficie della foce che contiene la lottizzazione ‘Frutti d’Oro due’ non sono compresi”.

L’autore continua esplicando: “salta fuori in tutta la sua imbarazzante chiarezza: l’autorevole staff di geologi incaricato di stabilire quali fossero le aree a rischio di alluvione sembrano essersi basati sui danni provocati dai disastri degli anni 1999, 2003 e 2004.

Ed infine dall’articolo riporta: “gli svarioni commessi dai geologi sono una traccia di lavoro per la Procura”.

A fronte di tali affermazioni, l’Ordine dei Geologi della Sardegna, ritiene che quanto riportato nel suddetto articolo sia ingiusto e lesivo nei confronti di un’intera categoria. In aggiunta, da una semplice e rapida analisi degli atti oggetto dell’articolo, emerge che le note pubblicate sono prive di riscontri, fuorvianti, inesatte e impregnate di gravi e infondate accuse. A ciò l’Ordine si riserva di intervenire in tutte le sedi competenti. Senza voler produrre polemiche fini a se stesse e tantomeno voler entrare nel merito dell'estensione territoriale degli studi eseguiti, (per il quale si rimanda alla consultazione della documentazione ufficiale), ma con il solo fine di esporre la realtà dei fatti e di tutelare la professionalità dei Geologi, questo Ordine ritiene significativo evidenziare quanto segue:

- Le perimetrazioni originarie del P.A.I. furono inizialmente approvate con Decreto dell’Assessore dei Lavori Pubblici della RAS n°3 del 21 febbraio 2005, pubblicato sul BURAS n°8 del 11/03/05, con il quale fu data esecutività alla deliberazione della Giunta Regionale n°54/33 del 30/12/2004, di adozione e parziale approvazione, quali norme di salvaguardia, del "Piano Stralcio di Bacino per l’assetto idrogeologico" (PAI), riguardante anche il territorio comunale di Capoterra;

- Nell’anno 2005 il comune di Capoterra affidò al Centro Interdipartimentale di Ingegneria e Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Cagliari (CINSA), l’incarico di provvedere alla mappatura di dettaglio per la definizione del pericolo e del rischio idrogeologico.

- Il suddetto Centro Interdipartimentale di Ingegneria (CINSA), ha prodotto le relative elaborazioni idrauliche ed inoltre le verifiche su opere di difesa realizzate e da realizzare. Il CINSA, quindi, nel merito dell’incarico affidatogli, ha elaborato una proposta di revisione della perimetrazione della pericolosità e del rischio idraulico;

- Con Deliberazione della Giunta Regionale n. 17/12 del 26/04/06, sono state approvate le nuove perimetrazioni proposte dallo studio del CINSA, a seguito della realizzazione di interventi di mitigazione e di studi di maggior dettaglio delle aree a pericolosità e rischio di inondazione ai sensi degli articoli 4 c. 5 e 37 c. 7, delle norme di attuazione del PAI. Inoltre nella medesima deliberazione, il Comune di Capoterra è stato individuato quale unico responsabile della manutenzione, pulizia e mantenimento della funzionalità delle opere di mitigazione, finalizzate a garantire la pubblica e privata incolumità;

Sulla base di quanto sopra evidenziato e quindi dall’esame dei documenti pubblici, si osserva che l’incarico di revisione del P.A.l. e quindi delle perimetrazioni della pericolosità e del rischio idraulico per il Comune di Capoterra, è stato affidato non a un singolo geologo o ad uno studio di geologia bensì al Centro Interdipartimentale di Ingegneria e Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Cagliari (CINSA), senza quindi che nessun Geologo fosse incaricato di tali prestazioni. Si evidenzia tra l’altro che anche l’art. 37 delle N.d.A. del P.A.I. - Varianti ed aggiornamenti del PAI – non prevede la presentazione di una relazione di compatibilità idraulica (che ai sensi delle medesime norme di attuazione deve essere presentata a firma congiunta da un Ingegnere e da un geologo) e dunque nessun ufficiale apporto del Geologo nella stesura delle progettazioni di variante idraulica.

Ci chiediamo pertanto quale sia “l’autorevole staff di geologi incaricati di stabilire quali fossero le aree di alluvione”, così come riporta l’articolista, visto che in nessun atto ufficiale della variante P.A.I. depositato presso il Comune di Capoterra o presso gli Enti preposti al controllo, figurano Geologi incaricati di eseguire tale prestazione professionale.

In virtù di quanto precisato, questo Ordine professionale ribadisce che nessun Geologo è stato incaricato della redazione della variante del P.A.I. prodotta dal Comune di Capoterra. Sarebbe stato opportuno aspettarsi un diretto coinvolgimento della categoria dei Geologi, proprio in conseguenza di quegli episodi avvenuti in occasione dei nubifragi del 1999, 2003 e 2004 citati dall’autore dell’articolo. Questo per rigor di logica, per buon senso e per la purtroppo crescente fragilità del territorio, sarebbe dovuto avvenire in quanto la definizione del pericolo e del rischio idraulico non può essere eseguita prescindendo dalle caratteristiche geologiche, morfologiche e idrogeologiche del bacino idrografico di riferimento e in particolare senza l’identificazione della fascia di esondazione geomorfologica e della stima del trasporto solido, materie queste, tutte di stretta competenza del Geologo.

A titolo di cronaca, ricordiamo che proprio nei giorni 11 e 12 febbraio 2010, i Geologi sardi erano riuniti in assemblea nell’aula Consiliare del Comune di Capoterra e presso la sede Universitaria del Dipartimento di Scienze della Terra a Cagliari, per discutere le problematiche legate alla vulnerabilità del territorio e derivanti dal pericolo idrogeologico, con particolare riferimento proprio al caso del Rio San Girolamo. Durante l’incontro però, non ricordiamo la presenza di giornalisti, né tantomeno quella del sig. Lissia, né abbiamo avuto conoscenza di resoconti nella stampa locale nei giorni a seguire.

Questo Ordine quindi, è costretto suo malgrado a precisare che i Geologi, con coscienza, professionalità e dedizione, sono da sempre e costantemente impegnati nel territorio, nella sua pianificazione sostenibile e nel suo governo.

I Geologi, non meritano attacchi ingiustificati e densi di colpevoli inesattezze quali quelli riportati nell’articolo suddetto, il quale pare abbia citato più che la realtà dei fatti, delle informative destituite di ogni fondamento e verità fattuale.

Per quanto sopra evidenziato, l’Ordine dei Geologi della Sardegna, ritiene che l’articolo pubblicato mercoledì 17 marzo da “La Nuova Sardegna” con titolo “Le aree alluvionate non erano a rischio” a firma del sig. Lissia, sia intriso di gravi imprecisioni che risultano pesantemente diffamatorie nei confronti della categoria professionale da questo rappresentata. Si chiede pertanto a codesta Direzione de “La Nuova Sardegna”:

- La pubblicazione per intero del presente comunicato stampa, con pari evidenza dell’articolo uscito lo scorso 17 marzo;

- La pubblicazione di una smentita e di una rettifica ufficiale per i contenuti riportati nell’articolo dello scorso 17 marzo e ritenuti lesivi nei confronti dei Geologi.

E’ interesse ed auspicio dell’Ordine dei Geologi della Sardegna, fermo restando quanto precisato in questo comunicato, che in futuro si instauri un costruttivo dialogo tra le parti coinvolte in questa vicenda, sopratutto quando oltre alle ingenti ferite al territorio, vi sono in gioco le vite umane.

A concludere, credendo di fare cosa utile, ricordiamo l’articolo 1 delle Norme deontologiche riguardanti l’esercizio della professione di Geologo in Italia approvate dal Consiglio Nazionale dei Geologi nella seduta del 19 dicembre 2006, testimonianza e riprova che questa professione è soprattutto a servizio dei cittadini e del territorio.

La professione del geologo è di preminente interesse pubblico e generale e deve essere esercitata nel rigoroso rispetto della normativa vigente, nonché delle disposizioni contenute nel presente Codice Deontologico di Autodisciplina e di Etica Professionale.

Il geologo fa propri e si riconosce nei fondamentali princìpi costituzionali di libertà, eguaglianza, solidarietà e democrazia.

In particolare il geologo si riconosce nei princìpi costituzionali di salvaguardia della salute e dell’ambiente ed opera per la tutela ed integrità geologica del territorio, anche con azione di prevenzione e mitigazione dei rischi di dissesto, siano essi naturali o indotti da intervento antropico.”

Il Presidente dell’Ordine dei Geologi della Sardegna

Dott. Geol. Davide Boneddu

giovedì 18 marzo 2010

Il piano Hydrodata anche in Consiglio Comunale

Lo scorso 10 marzo l'Assessore Angelo Carta ha presentato le proposte contenute nella seconda fase del Piano Hydrodata presso i locali della Cooperativa Poggio dei Pini.
In precedenza lo stesso assessore aveva incontrato la cittadinanza capoterrese presso la Parrocchia di Frutti d'Oro.

Forse anche per rimediare a uno "sgarbo" nei confronti del Consiglio Comunale capoterrese, che si era non poco "attapirato" per non essere stato sufficientemente considerato in occasione dell'ultimo incontro, il piano sarà presentato nuovamente presso la sala consiliare del Comune di Capoterra mercoledì 24 marzo alle ore 17.
Chi si fosse perso la precedente presentazione, sempre che sia anche abbastanza fortunato da non lavorare a quell'ora, potrà approfondire gli importanti temi che riguardano il Piano potendo anche giovarsi della presenza del Sindaco che aveva disertato il precedente incontro.

mercoledì 10 marzo 2010

Hydrodata atto secondo

Ieri sera nella sala della Cooperativa Poggio dei Pini si è tenuto l'atteso incontro dedicato alla presentazione della seconda fase del piano Hydrodata, che i lettori del blog conoscono molto bene, avendo presentato il dettaglio della prima fase, i commenti e le proposte di modifica. Per i meno attenti ricordo che si tratta dello Studio che definirà gli interventi di messa in sicurezza del territorio capoterrese devastato dall'alluvione del 22 ottobre 2008.
Questa introduzione mette bene in evidenza l'importanza dell'incontro tenutosi ieri sera presso la Cooperativa Poggio dei Pini. Erano presenti stampa e televisione, quindi oggi potremo leggere e vedere quanto riporteranno le "grandi" testate giornalistiche regionali. Considerando però che i giornalisti se ne sono andati quasi subito e che spesso la loro conoscenza delle problematiche tecniche mostra qualche defaillance, forse, potrà essere utile anche leggere il mio modesto resoconto, dato che seguo questi eventi sin dalla tragica mattina del 22 ottobre 2008.

Ma andiamo con ordine e parliamo dello studio.
La fase di analisi è stata affrontata dal Prof. Mancini (foto), incaricato dall'Autorità di Bacino del coordinamento dello studio di fattibilità e dall'Ing. Fresia. L'esposizione dell'analisi dei dati e delle considerazioni che costituiscono la base per gli interventi previsti dal piano è stata speditiva e il relatore ha utilizzato un linguaggio, non eccessivamente tecnico, adatto al pubblico presente. Devo dire che tutti gli intervenuti hanno avuto il dono della chiarezza e una buona abilità espositiva. In questo tipo di incontri con i cittadini è molto importante che sia così, perche un linguaggio troppo tecnico rischia di non fare arrivare alcun messaggio a chi ascolta.
A volte magari la semplificazione è stata però eccessiva. Come ben sapete ho partecipato direttamente, con l'Associzione 22 Ottobre, all'organizzazione di alcuni incontri con gli esperti effettuati nei mesi "caldi" del post alluvione. Il prof. Mancini, a mio avviso, nel tentativo di essere sintetico, non ha inquadrato li ruolo del lago di Poggio e della diga nel suo complesso, fornendo una visione parziale del problema che potrebbe avere fuoriviato qualche ascoltatore (soprattuto quelli che partivano gia "fuorviati").
E' un discorso lungo che ho già affrontato, ma si sa che nel nostro territorio essere imprecisi su questo argomento significa alimentare polemiche e fornire nuovi spunti ad alcuni invidiosetti che sin dal primo giorno hanno pensato di approfittare dell'alluvione per sfogare la bassa soddisfazione di danneggiare il proprio vicino. E' un brutto difetto purtroppo abbastanza diffuso nella nostra isola. Mancini non è del luogo e non sa che talvolta i sardi, invece di sostenersi per stare tutti un pò meglio, sono inclini a mettersi i bastoni tra le ruote per stare tutti un pò peggio.

Il lago è una cosa bella da preservare, certo. Ma questo è a mio avviso secondario rispetto al fatto che il lago serve al territorio in senso molto più ampio. La diga non è "fortunatamente" in piedi. I carotaggi effettuati sul corpo diga danno una risposta scientifica a questo genere di affermazioni. Il corpo diga al suo interno dopo l'alluvione era compatto e privo di infiltrazioni. Questa non è fortuna., sono caratteristiche fisiche del manufatto. Si è detto che questo evento è da considerare "millenario". Beh, si da il caso che la diga abbia retto anche a questo evento da record. Non è un forse o un se, non è un modello. Vogliamo parlare di fortuna? Allora diciamo che fortunatamente sono vive molte persone che avrebbero potuto non esserlo e prendiamocela con chi ha fatto costruire le case sul letto del fiume o le strade inadeguate. Questa è stata la vera fortuna di questa vicenda.

Se alcuni punti sono rimasti oscuri all'ascoltatore ciò non sarà dipeso da un deficit di chiarezza nell'esposizione, ma semmai da alcune indeterminazioni che, forse, sono ancora presenti nello studio o, in alternativa, ad alcuni dettagli cui non si voleva dare troppo risalto.
Diciamo subito cosa non è chiaro. Che ne sarà del lago di Poggio? Sinceramente non si è capito bene, nonostante questo argomento sia stato affrontato e siano state fatte alcune domande.
I relatori sono consci della presenza di altri studi che si sono occupati della messa in sicurezza della diga, riferendosi sicuramente allo studio Ravaioli, però non potevano non prevedere nel loro studio una soluzione anche per questo nodo. Cio confonde ancora di più l'ascoltatore che si chiede, se ci sono più studi, alla fine quale soluzione si adotterà? Chi lo decide? Anche questo, non si sa. Accontentiamoci del fatto che le cose, passo dopo passo, vanno avanti. I tasselli si metteranno alla fine ognuno al proprio posto e non siamo per forza pessimisti perchè, diciamolo subito, già questa seconda fase è molto meglio della prima. Sognamo e al limite proponiamo, che la terza ed ultima fase sia ancora migliore.

Il lago e la diga attualmente si trovano nella linea principale del corso del fiume, verrebbe messo invece in una posizione "derivata". In pratica si realizzerebbe un grande canale laterale che corre lungo le strade 26 e 51 di Poggio dei Pini (dalla Terrazza al lungolago). Questo canale dovrebbe avere una portata lievemente superiore a quella della piena del 22 ottobre. (quindi ampio e profondo, diciamo anche piuttosto brutto). Questa soluzione era presente anche nella prima fase dello studio e significava la morte dell'invaso, non più alimentato dal Rio S. Gerolamo. La differenza di questa nuova proposta consiste nella presenza di una traversina (mi si perdoni la terminologia) che farebbe confluire nel lago l'acqua nelle situazioni di magra, cioè quando il rio ha una portata "normale". In caso di piena l'acqua supererebbe questo sbarramento e confluirebbe nel "canalone" filando dritta verso valle, evitando il lago, e portandosi dietro tutto l'apporto di materiale solido della piena. In questo modo, nel caso di un evento di piena, la diga si troverebbe estromessa dal flusso principale del fiume e quindi la sua tenuta non rappresenterebbe più un elemento di criticità. Detta così, a parte la presenza del canale-monstre, questa soluzione sembrerebbe rappresentare l'uovo di Colombo, avremmo la moglie ubriaca e la botte piena e avremmo salvato capra e cavoli.
Ma come funziona? Ecco.. è proprio quello che non ho capito. Il fatto che non l'abbiano capito nemmeno i geologi e gli ingegneri presenti in sala mi fa sospettare che non tutto sia chiaro.

Per gli altri interventi si sono mostrate le sezioni degli argini, e dei canali, non dimenticando neanche un centimetro. Invece di questo canale non si è fornita alcuna indicazione numerica e questo ha impedito ai non pochi esperti presenti in sala di esaminare la caratteristiche di questa soluzione e valutarne i pro e i contro. Il sospetto è che questo canale sia così brutto e profondo da rischiare di diventare esso stesso la nuova cartolina di Poggio dei Pini, in luogo di un lago trasformato in una pozza di fango.
Il lago resta, certo, ma di che dimensione? Lago o pozza? Un altro elemento sospetto è la mancanza (perlomeno nella diapositiva mostrata in sala) dello sghiaiamento della terra portata dalla piena dentro il lago, intervento che invece era presente nello studio di prima fase. Una dimenticanza? L'eliminazione di quella terra costituisce il primo importante passo per ridare al piccolo bacino idrico un minimo di funzionalità. Ricordiamoci che l'invaso oggi ha una capienza di appena 40.000 mc contro i 250.000 originari.

Vediamo gli altri interventi previsti a Poggio. Sparisce l'assurdo viadotto che era stato posizionato nei pressi delle Piscine e che convogliava tutto il traffico del centro residenziale in una stretta e tortuosa strada, quella che porta alle scuole di Sa Birdiera.
Un viadotto verrà invece realizzato più o meno nella stessa posizione in cui si trova l'attuale attraversamento del fiume, a partire dalla cabina Telecom. Una rotonda veicolerà il traffico nell'incrocio posizionato presso l'attuale bivio per l'Osservatorio astronomico.
Si è accennato al problema dell'Hydrocontrol sottolineando come la scelte di proteggere o meno l'edificio con alcune scogliere dipenderà anche dalle decisioni che l'amministrazione regionale prenderà sull'utilizzo di quell'edificio. Un altro punto interrogativo, insomma.

Altra novità è costituita dalla presenza, all'interno del piano, di interventi relativi al reticolo idrico minore che si trova a monte e che attraversa l'abitato di Poggio dei Pini. Si prevede la realizzazione di alcune briglie selettive che interecetteranno il trasporto solido. Alcuni attraversamenti dei ruscelli presenti in quella zona dovranno essere adeguati alle portate raggiungibili in caso di piena.

Nota dolente è invece rappresentata dall'atteggiamento nei confronti della zona sportiva.
Mentre ovunque si è pensato alla realizzazione di argini e barriere a protezione di case o edifici addirittura situati all'interno dell'alveo naturale (vedi Hydrocontrol), per la zona sportiva si punta il pollice verso e si adotta la soluzione "deppis morri". Non solo si dice che quella zona è indifendibile (e perche?), ma addirittura che quell'area dovrà essere destinata a fungere da valvola di sfogo di tutta la terra portata dal fiume durante le piene. E' un pò come se il camion della spazzatura di tutto il quartiere, quando è pieno, scaricasse la monnezza nel vostro pianerottolo.
Questo è uno dei punti più deboli di tutto il piano su cui penso che tecnici e politici dovrebbero intervenire. Si è parlato molto di tempi di ritorno. Se può non essere conveniente salvare una zona dove centinaia di persone svolgono una importante attività della vita, lo sport, ritengo sia possibile realizzare una protezione che la preservi perlomeno da eventi di media portata e tempi di ritorno di 50-100 anni.

Veniamo ora alla zona della foce e alla lottizzazione Rio S. Giroamo. Nello studio di prima fase l'intervento era caratterizzato da un alveo ristretto e un argine elevato (oltre 3 metri) che avrebbe racchiuso su tre lati la lottizzazione, rendendola simile a un fortino. Inoltre l'altezza degli argini avrebbe avuto un notevole impatto sulle infrastrutture costringendo all'elevazione di tutti i raccordi stradali. Questa opzione non prevedeva pero' alcuna delocalizzazione. La nuova proposta contiene altre due opzioni. La seconda prevede la realizzazione di un lungo canale largo 50 m. completamente cementato, di andamento seprentiforme da rio S. Girolamo sino alla foce. Non vi sarebbe alcun argine mentre vi sarebbero alcune (poche) delocalizzazioni relative a qualche struttura e (mi sembra) un paio di abitazioni.
La terza proposta, considerata una via di mezzo, prevede un canale di larghezza inferiore (30 metri) con le sponde di cemento ma il fondo naturale e un'area golenale piuttosto larga. Con questa soluzione ci sarebbe meno cemento, ma le delocalizzazioni sarebbero molte di più. Direi che a occhio e croce dovrebbero essere delocalizzate una quindicina di abitazioni di rio S. Girolamo. L'area golenale sarebbe protetta da un piccolo argine alto circa mezzo metro, che non crea quindi particolari problemi alla viabilità.

Tre soluzioni che, viene detto, avrebbero un costo simile. L'assessore Carta si è impegnato ad effettuare altri incontri con la popolazione e quindi la decisione su quale strada seguire dipenderà molto dalle indicazioni provenienti dalla cittadinanza. E' quindi opportuno che i residenti di Rio S. Girolamo e Frutti d'Oro 2 si riuniscano, discutano e decidano su quale soluzione dare un impulso maggiore.

Si è ribadito il concetto che la delocalizzazione non dovrebbe comportare oneri per i proprietari interessati dall'intervento, atri particolari sarebbero prematuri in questa fase, ma ovviamente sono attesissimi da parte dei diretti interessati.

Un elemento importante relativo agli interventi che prevedeono le canalizzazioni è la manutenzione. Come sottolineato molto chiaramente dal geologo Tilocca, senza manutenzione l'effetto mitigatore del rischio di queste opere andrebbe piano piano a ridursi perche, dopo ogni piena, terra e detriti si depositerebbero sul fondo del canale, riducendone le sezioni di deflusso. Nei periodo di siccità la vegetazione corprirebbe il canale (vedere attuale alveo s. Lucia). In Sardegna questa manutenzione non viene finanziata, pertanto NON SI FA.

Problema soldi. L'insieme degli interventi del piano Hydrodata costa circa 65 milioni di euro. Come sappiamo i soldi stanziati ammontano a 35 milioni lordi. Mancano 30 milioni. Devono cercarli i politici. Intanto si partirà con le attività e poi si dovranno trovare i soldi per completare le opere.
Noi cittadini rabbrividiamo quanto sentiamo queste cose, troppe incompiute, troppi ritardi influenzano il nostro potenziale ottimismo.
Date e tempi. Durata e inizio. Impossibile parlare di durata, tantopiù che mancano parte dei soldi. Per quanto riguarda l'inzio l'assessore Carta si sbilancia indicando l'inizio dei lavori per il prossimo giugno. Io non dico niente. Speriamo che sia vero, teniamo a mente questa data.

Alcune note "politiche". Il Sindaco di Capoterra e l'intera giunta erano assenti a questo importante incontro. Io sono solo un cittadino, certo, non sono una capricciosa primadonna della politica di un comune sardo di 23 mila abitanti (ullallà), pero sono già andato quattro volte a Frutti d'Oro nell'ultimo anno per assistere a importanti incontri lin cui si parlava dell'alluvione e vi ho sempre trovato il Sindaco. Non mi sono mai sentito offeso perchè questi incontri non si sono tenuti a cento metri da casa mia, come certamente non si sarà offeso nessun residente di Rio S. Girolamo se questa volte è venuto a Poggio ospite della Cooperativa. E' questo il modo di tenere unita una comunità e mostrarsi dalla parte dei cittadini? Un vero autogol.

Il plauso stavolta lo faccio invece a Christian Solinas, (foto, consigliere regionale) non tanto per le ovvie parole di ottimismo che spesso i nostri rappresentanti profondono quando sono in presenza del corpo elettorale, quanto per avere intelligentemente centrato alcuni punti deboli del piano sia a Poggio (diga e zona sportiva) che a S. Girolamo (problema delocalizzazioni) . Nelle sue parole ho sentito l'eco di quanto dico da tempo pensando alla ricostruzione: gli uomini di oggi, con i loro potenti mezzi, non possono fare meno di quanto realizzato dagli uomini di 100 anni fa. E' triste e ingiusto un piano che preveda un impoverimento del territorio, del suo paesaggio, delle sue strutture.

Infine un mio pensiero conclusivo. Credo che la soluzione per la rinascita del nostro territorio debba passare anche dalla conoscenza messa a disposizione dai tecnici (e quindi bene gli studi Hydrodata, Ravaioli e quant'altro), ma questo elemento dovrebbe integrarsi all'interno di una visione complessiva sociale, economica, ambientale del territorio che dovrebbe costituire la vera missione dei rappresentanti del popolo che si trovano a dover decidere la qualità della vita nostra, delle nostre famiglie e di quelli che verranno. Non è poco, ma la direzione è quella. Servono le persone giuste.

Quanto "guadagna" un consigliere comunale di Capoterra

di Franco Magi


Anche se non previsto da alcuna norma di legge, al fine di evitare il diffondersi inutili illazioni circa la misura delle indennità percepite dai Consiglieri comunali di Capoterra, ritengo opportuno approfittare dello strumento informatico per contribuire ad accertare la verità dei fatti: lo scrivente, che è Consigliere comunale di Capoterra, nel 2009 ha percepito un reddito lordo di € 5.344,82 (scarica CUD pdf), cui viene detratta alla fonte l’aliquota minima del 23%.

L’importo netto diviene quindi € 4.115,51, pari ad € 342,95 al mese.

Ovviamente questa somma subisce ulteriori tassazioni sulla base del reddito di lavoro percepito da ciascun Consigliere.


Considerato che l’importo della indennità è commensurato rispetto all’effettiva partecipazione alle sedute di Consiglio e/o Commissioni, lo stesso non è uguale per tutti i Consiglieri comunali.

Va però chiarito che ai sensi dell’articolo 82 del D.lgs 267/2000 “in nessun caso l'ammontare percepito nell'ambito di un mese da un consigliere puo' superare l'importo pari ad un quarto dell'indennita' massima prevista per il rispettivo sindaco o presidente in base al decreto di cui al comma 8”.

Tale somma per il Sindaco del Comune di Capoterra (fascia 10.000 – 30.000 abitanti) è stabilita nella misura di Lit. 6.000.000,00, pari ad € 3.098,74.

Pertanto, in nessun caso l’indennità mensile percepita da un Consigliere comunale (di Capoterra) può essere superiore ai € 774,78 lordi.

domenica 7 marzo 2010

Bravo Giorgio

La critica, si sa, è più diffusa dell'elogio. Non mi riferisco solo alla politica. Fa probabilmante parte della natura umana mettere in maggiore evidenza quello che non va e dare per scontato quello che invece funziona. Pensiamoci, anche nei rapporti tra due persone spesso è così. Può darsi che anche il mio blog soffra di questa distorsione, ma d'altronde sarebbe in buona compagnia, dato che tutta la stampa penso adotti la medesima impostazione.
La chiave di lettura, però, potrebbe essere diversa. Nel mio caso penso di poter dire che la critica è collegata al desiderio di vivere in un mondo migliore, a cominciare dalla cose che accadono nel comune in cui vivo. Mi infastidisce molto la falsità e la mistificazione, percui talvolta ho sentito la necessità di diffondere altre informazioni e opinioni.

In Italia è una pratica diffusa utilizzare l'informazione come strumento di lotta politica, per difendere i propri referenti (o proprietari) ed attaccare i nemici. La verità è un optional: si racconta solo se fa comodo. Siamo così abituati a questo stato di cose che questo modo assurdo di gestire l'informazione ci sembra la normalità. Gli stranieri, invece, ne restano esterrefatti. Per carità non voglio estendere questa regola a tutti i giornalisti professionisti nostrani che si occupano di politica. Diciamo ... a quasi tutti. C'è poi da dire che il giornalista è, tra le altre cose, un lavoratore che deve comunque portare a casa la pagnotta.
Ovviamente se la cosa vale per le pubblicazioni cartacee, non è escluso che possa valere per quelle telematiche, che ultimamente stanno prendendo piede. C'è, però, una grossa differenza. Il web è illimitato mentre i media tradizionali sono pochi. Non ci vuole molto a controllarli o a stringere accordi, se si gestisce il potere. Molto più difficile controllare tutta internet. Ho l'impressione che gli ambienti politici non abbiano realmente capito la "rivoluzione telematica" in atto. Se qualcuno apre un blog e incomincia scrivere, la prima preoccupazione è quella di capire "da che parte sta", oppure come controllarlo o come metterlo a tacere. Potrebbe funzionare con qualcuno, ma non credo che potrebbe funzionare con tutti. Forse sarebbe quindi meglio prendere atto del cambiamento ed adeguarsi accettando con serenità un futuro in cui ci saranno più occhi e più voci ad osservare e commentare l'operato di chi ha responsabilità nell'amministrare la cosa pubblica.
Nel nostro piccolo mondo capoterrese si è potuta notare questa inadeguatezza al cambiamento da parte di qualche politico locale che ha reagito in maniera scomposta al fenomeno che ho battezzato "Cyber Capoterra", cioè a quel consistente movimento di volontariato che si è attivato dopo l'alluvione e che spesso ha utilizzato il web come strumento di interconnessione e cassa di risonanza. Dietro questo movimento spontaneo, anche considerando il momento storico in cui si è sviluppato, c'era ovviamente la preoccupazione per lo stato in cui si è trovato da un giorno all'altro il nostro territorio e il desiderio di dare una mano per la ricostruzione. Questi impulsi provengono evidentemente dalla parte sana della società e testimoniano ideali positivi come la solidarietà e il desiderio di costruire un futuro migliore. Ideali utopistici? Può darsi. Intanto a Poggio dei Pini la piccola rivoluzione ha fatto un passo avanti e quegli ideali si stanno trasformando in cambiamento reale.
In questo contesto è quindi possibile che i cittadini o le associazioni, anche tramite il web, effettuino delle richieste, avanzino proposte o in taluni casi, muovano delle critiche nei confronti della pubblica amministrazione. Può anche essere che ci siano fraintendimenti, che l'informazione sia giunta all'interlocutore in modo incompleto. La risposta non può essere il silenzio. Al contrario, l'informazione deve essere amplificata, così come il confronto. L'investitura popolare nei confronti di chi amministra non significa "fai tutto quello che vuoi, non raccontare nulla e ci risentiamo tra x anni". I consiglieri comunali sono tanti, uno si occupi della comunicazione con i cittadini, è cosi' difficile? Se un'amministrazione agisce per il meglio è tutto suo interesse farlo sapere ai cittadini. Invece non si racconta nulla e se qualcuno abbozza una protesta gli si dice bellamente: "lei non è informato". Non funziona così. Se invece il sistema di selezione della classe dirigente deve essere quello basato su una informazione assente, sul clientelismo, sui favori e sulle promesse da elargire nei giorni della campagna elettorale, va da se che il risultato sarà negativo: avremo case costruite sui fiumi, piani di emergenza assenti, e poi scuole, strade, ospedali e così via.

Il blog o la pubblicazione telematica, se è veramente libera, oltre a svolgere questa funzione di diffusore di informazione, di amplificatore di partecipazione, dovrebbe estranearsi dalla guerriglia tra i partiti e le fazioni politiche. Tanto per fare qualche esempio "Il Giornale" non parlerà mai bene D'Alema e "la Repubblica" non parlerà mai bene di Berlusconi. Mi è spiaciuto sapere che qualche critica da me scritta nei confronti del Comune di Capoterra sia stata interpretata secondo questa logica dell' "amico o nemico". Eppure ho espresso talvolta anche il mio apprezzamento, per quel poco che può contare, nei confronti dell'operato dell'amministrazione comunale capoterrese e l'ho fatto in più di una occasione. Ho ricordato come la giunta Marongiu, in entrambe le legislature da lui presiedute, abbia posto un argine al tentativo di cementificare la piana di Capoterra. Ricordo la triste stagione delle bombe e quindi anche il coraggio con cui alcuni amministratori hanno fermamente respinto i tentativi di imporre le scelte urbanistiche con la forza. Sebbene il nostro Comune, così come la stragrande maggioranza dei comuni sardi, fosse sprovvisto di un piano di emergenza. Dopo l'alluvione il sindaco ha promesso di adottarne uno entro l'autunno 2009 e così è stato.
Del post alluvione se ne è parlato a lungo, così come di ciò che non ha funzionato. Non si può negare però che la situazione dopo un cataclisma del genere fosse assai delicata e che tra rimborsi e le mille sistemazioni provvisorie di tutte le infrastrutture, il Comune di Capoterra non si sia mobilitato facendo quello che poteva.

Una battaglia di cui non ho conoscenza diretta, ma che seguo periodicamente sui giornali, riguarda il tentativo di posizionare sul territorio capoterrese servitù di tutti i tipi: dai mega elettrodotti, agli inceneritori. Va bene, non bisogna farsi prendere dalla sindrome NIMBY (Not In My BackYard) ma nemmeno accettare la politica del "TMC" (Tutta la Merda a Capoterra). Penso che l'esperienza dell'impianto di compostaggio sia stata sufficiente. La giunta comunale di Capoterra e il Sindaco Giorgio Marongiu si sono opposti ai tentativi di piazzare nuovi elementi che possano incidere negativamente sulla qualità della vita dei cittadini nel nostro territorio, hanno inoltre chiesto che le nuove linee elettriche interrate che serviranno l'impianto di Sarroch, utilizzino il percorso della nuova strada SS 195 e che vengano rimosse quelle esistenti. Bravo Giorgio, così si fa.

giovedì 25 febbraio 2010

Scartoffie

Fine Febbraio 2010, facciamo il punto. Il 22 ottobre scorso abbiamo celebrato l'anniversario dell'alluvione. In quel periodo la grande novità era rappresentata dal recente stanziamento dei famosi 35 MLN di euro (lordi) per la messa in sicurezza del territorio. Fondi insufficienti per fare tutto, ma comunque soldi benedetti.
Un'altra buona notizia di quel periodo fu la proroga dello stato di emergenza per un altro anno. Insomma ci sono i soldi e ci sono anche gli strumenti per operare velocemente. Commissario per l'emergenza, il Presidente della nostra Regione. Quindi tutto perfetto, popolazioni in vibrante attesa dei lavori, soldi in cassa. Sembrerebbe non ci fossero ostacoli per passare, finalmente, dalle parole ai fatti.
Novembre, dicembre, gennaio e febbraio se ne sono andati. Che cosa è stato fatto?

Facciamo un elenco:
1. Fase preliminare del Piano Hydrodata
2. Fase preliminare della progettazione del Ponte di Pauliara
3. Piccoli interventi di risagomatura dell'alveo presso alcuni ponti
4. Demolizione ex ponte per Pauliara
5. Lettera alla Cooperativa con ingiunzione per la messa a norma, pena l'abbattimento etc.

E i grandi lavori sull'alveo, e i ponti, e la zona sportiva di Poggio dei Pini? e la messa in sicurezza di Rio S. Girolamo e Frutti d'Oro 2? e il rimboschimento, le briglie nel canaloni? NIENTE

Insomma ci vuole poco a capire che si sta perdendo tempo prezioso.
Ma andiamo un più a fondo.
Il Piano Hydrodata sarebbe quel famoso "Studio Idrogeologico" di cui si parla sin dal primo giorno del post alluvione. Si è sempre detto che per la realizzazione di tutte le opere di messa in sicurezza del bacino idrografico si sarebbe dovuto attendere questo benedetto studio. Un vero caposaldo. Non a caso, una delle primissime attività finanziate nell'immediato post-alluvione, con ben 500 mila euro, è stata proprio "lo studio".
Non si capisce come mai la Regione sarda, invece di partire a spron battuto e utilizzare la somma stanziata, abbia affidato "lo Studio" a una società spendendo una cifra che si aggirerebbe intorno ai 70 mila euro.
Immagino che anche per gli studi idrogeologici valga la legge del commercio secondo cui il valore del bene è commisurato al suo costo. Se questo studio è così importante, perchè spendere solo 70 mila quando erano stati stanziati già 500 mila? E' prevedibile che questo risparmio si trasformi in una riduzione della qualità e in un ritardo nei tempi di realizzazione dello stesso? Direi che è altamente probabile.
Da quello che ho potuto capire la società Hydrodata dispone di grande competenza in questo settore, ma restano perplessità sull'impostazione di questo studio.
Non sorprende, con tali premesse, che il risultato della prima fase dello studio sia stato a dir poco deludente (il realtà venne definito "un incubo"). Tra poco verrà presentata la seconda versione del Piano e tutti si attendono profonde modifiche. Dobbiamo insomma sperare che il dottore non faccia al malato più danni di quanti ne abbia già causato la malattia.


Del Ponte di Pauliara adesso sappiamo almeno come sarà fatto. Una simulazione tridimensionale dell'opera è stata fatta circolare di recente, ma nemmeno una pietra è stata ancora posata. Anche il Ponte, così come lo studio, era stato finanziato immediatamente. Siamo ancora alla fase di progettazione e nel frattempo i residenti continuano a transitare sul guado. A pochi metri di distanza è stato definitivamente rimosso il manufatto in cemento del vecchio ponte. Non era crollato, come talvolta si è scritto erroneamente, ma ormai costituiva solo un triste monumento al disastro. La nuova strada con il nuovo ponte saranno costruiti qualche centinaia di metri più a valle. Abbastanza curioso il fatto che qualche residente pretendesse che la nuova strada venisse ricostruita in quel punto a ridosso di una diga e alla fine di un canale scolmatore, dove purtroppo sono morte due persone.


C'è anche poco da dire su quei piccoli lavori di risagomatura dell'alveo effettuati in alcuni punti. Sono stati eseguiti da Comune e si tratta evidentemente di interventi che ben poco incidono sulla tanto attesa "messa in sicurezza" del Rio S. Girolamo. Don't shoot the Piano Player. Non è dal Comune o addirittura dalla Cooperativa che dobbiamo pretendere la ricostruzione e la messa in sicurezza. L'alluvione di Capoterra è una calamità Nazionale e sono quindi gli enti statali e regionali quelli che devono risolvere questa situazione.

In questo contesto si inserisce la lettera inviata dall'Ass.to LL.PP. della Regione alla Cooperativa Poggio dei Pini. Di questa comunicazione, che ha procurato non poche preoccupazioni tra tutti i capoterresi, si è parlato nella stampa locale. Sinteticamente la Regione dice alla Cooperativa: "sei sempre tu il concessionario della diga. La diga non è a norma, se non la metti a norma ti obblighiamo a demolirla a tue spese e ti facciamo anche 5 mila euro di multa."

Questa comunicazione ha rappresentato un succoso boccone per quei giornalisti che sono sempre in attesa di qualche evento disastroso e, se non c'è, lo ingigantiscono un tanto per rendere la notizia "più interessante". Era già successo più volte e spesso c'era passata proprio la diga. Hanno scritto e detto di tutto: crollata, marmellata, pronta a crollare dopo 20 minuti, diga assassina e cosi via. Fui io a parlare per primo della "sindrome del Vajont". Ma perche? Intanto lo scenario di una diga che crolla colpisce l'immaginario collettivo più di una fogna che sparge liquami o dell'aria irrespirabile di una grande città. Eppure sappiamo che di questi eventi sono proprio gli ultimi due ad essere più probabili e dannosi. Il giornalista è li che attende gli tsunami, i terremoti, i crolli delle dighe per lanciare notizie succose. Ma non basta, il lago è un capro espiatorio ideale per chi ha urbanizzato questo territorio in modo incosciente e poi, un pizzico di invidia tutta sarda per quel piccolo angolo di paradiso. Fortunatamente molti capoterresi hanno avocato a se la tutela su questo lago, comprendendo che la sua fine sarebbe una grave perdita per tutti.

Lo scenario disastroso evocato dall'articolo del giornale mi ha fatto venire alla mente un passo della Bibbia che mi ha sempre colpito, sin da quando ero bambino.

Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: 'Abramo!'. Rispose: 'Eccomi!'. Riprese: 'Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò'” (Gen 22, 1-2).

Come al vecchio Abramo tanti secoli fa, oggi alla Cooperativa viene chiesto non solo di rinunciare a un elemento naturale che rappresenta, per la comunità capoterrese, un bene identitario paragonabile a un figlio, ma addiruttura viene chiesto di ucciderlo con le proprie mani. Ovviamente una cosa del genere non accadrà, ma qualcuno ha voluto lo stesso giocare il ruolo dell'Onnipotente.

Stiamo parlando di due epoche distanti millenni e le motivazioni del verso biblico sono ben spiegate dagli studiosi delle sacre scritture. Vola molto più basso il redattore di questa moderna missiva, limitandosi ad applicare più o meno alla lettera il regolamento. Mentre si lavora a fatica per ripristinare il territorio, si devono anche espletare gli atti buricratici, emettendo scartoffie. La burocrazia non considera minimamente la recente calamità naturale, la presenza di studi e di interventi che modificheranno profondamente il bacino del S. Girolamo e quindi, evidentemente, anche la diga; non considera che quel manufatto idraulico, per quanto sinora gestito da un soggetto privato, rappresenta, de facto, un elemento di pubblico interesse ed utilizzo da molti decenni.
Insomma quella che tutti abbiamo letto è un foglio di carta che denota la mancanza di una visione globale del problema odierno del Rio S. Girolamo e si dedica semplicemente all'applicazione di una normativa. Ma allora chi ha una visione complessiva del problema, chi sta mandando avanti quel complesso processo di ricostruzione, composto da decine di pedine che si muovono. Dovrebbe essere il Commissario delegato per l'emergenza Ugo Cappellacci, oppure qualcuno da lui incaricato.

L'impressione è che non ci sia alcuna regia e che le cose vadano avanti alla rinfusa. Alla Regione manca il numero 10, ogni giocatore ogni tanto tocca la palla, si formano mischie, si sprecano energie. Peccato che non sia un gioco e che a ogni acquazzone la gente tremi ricordando quei tragici momenti del 22 ottobre 2008.

Torniamo alla diga. Perche questa diga ha un concessionario privato? Tutti sappiamo che Poggio dei Pini è una specie di comune-ombra. Oggi è facile per tutti trovare inopportuna una gestione privata di infrastrutture che, nell'immaginario collettivo, vengono solitamente gestite dagli enti pubblici: strade, fogne, illuminazione, acquedotto, ma anche il verde e addirittura un lago con tanto di diga. Se tornassimo indietro nel tempo, ci sarebbe invece più facile capire. Quel lago esiste dagli anni 50, prima quindi della edificazione di Poggio dei Pini e di tutte le lottizzazioni costiere. Era un bacino ad uso agricolo. In quei territorio esisteva infatti la grande azienda agricola Saggiante. Negli anni 60 la Cooperativa ha insediato all'interno del Comune di Capoterra il suo progetto urbanistico che, non sono io a dirlo, costituiva un esempio di cooperativa e di villaggio avveniristico per quei tempi . Anche oggi mi sembra che si tratti comunque di una esperienza unica e di grande livello. Possiamo facilmente immaginare che in quegli anni il Comune di Capoterra non disponesse di grandi risorse. Il dopoguerra, con i suoi stenti, era appena dietro le spalle e i benefici del boom economico, in un'area rurale ad economia principalmente agricola, erano li da venire. In questo contesto appare chiaro che la Cooperativa, insediandosi in quel territorio, avrebbe dovuto provvedere a se stessa per tutte le necessità.
Sono passati 50 anni. Inutile che sottolinei quanto e come il mondo sia cambiato e come sia diversa la Capoterra di oggi rispetto a quella degli anni 60. Non voglio neanche provare a calcolare quanti soldi sono finiti nelle casse comunali dall'istituzione dell'ISI, poi diventata ICI dal 1991 ad oggi.
Con il passare del tempo anche il lago ha visto modificare il suo utilizzo. E' diventato l'emblema paesaggistico dell'intero comune, facendo bella mostra di se nelle cartoline e nel sito web comunale. Gli sposi si recavano sulle sue sponde per le foto di rito, le famiglie vi facevano le passeggiate e i bambini si divertivano con le anatre. Non certo solo i residenti di Poggio dei Pini. L'intero comprensorio montuoso capoterrese, assalito dagli incendi, ha mantenuto un valore paesaggistico elevato anche grazie alla presenza di questo prezioso punto di approvvigionamento idrico. Venendo poi ai temi dell'idrogeologia, non oso pensare a quanto fango sarebbe piombato a valle il 22 ottobre 2008 se il territorio montano non avesse avuto una copertura vegetale apprezzabile, anche grazie a quel lago.
Da quando questo invaso è gestito dalla Cooperativa il suo utilizzo non è mai stato "privato". L'accesso alle sue sponde non è mai stato riservato. Le sue acque non sono state utilizzate a fini privati. Il lago era di tutti, anche perchè le acque appartengono al demanio, però la diga era in carico alla Cooperativa che continuava, senza averne alcun beneficio, a gestire un bene di interesse pubblico. Con il passare dei decenni questa situazione diventava sempre più insostenibile e anche ingiustificata. Da alcuni anni i soci della Cooperativa, gravati come cittadini italiani da imposte varie tra cui una esosissima ICI, chiedevano alle amministrazioni della cooperativa di cedere strade, fogne etc. alla gestione pubblica. Non si è mai capito perchè le amministrazioni poggine abbiano ostacolato questo processo che oggi pare a tutti inevitabile. Sta di fatto che l'alluvione del 22 ottobre 2008 ha messo la parola fine anche a un certo modo di vedere Poggio dei Pini come uno stato autonomo, giochetto che è costato moltissimo ai soci della Cooperativa. Le loro risorse (lotti e quote sociali) sono state utilizzate per manutenzioni ad impianti fognari, strade, illuminazione invece che per realizzare nuovi servizi che migliorassero la qualità della vita.
Nel frattempo vengono emanate nuove normative che si applicano soprattutto alle dighe di nuova concezione. Ci sono decine di invasi, costruiti nei decenni precedenti, che sono tutti fuori norma. Allo stesso modo chissà quanti altri piccoli bacini idrografici come quello del Rio S. Girolamo sono inidonei a sopportare un evento meteorologico simile a quello del 22 ottobre 2008. Se fossi in loro, invece di perdere tempo con le scartoffie, farei effettuare una simulazione su tutti gli altri bacini idrografici sardi per vedere se esistono gravi emergenze che potrebbero impattare su centri abitati. D'altronde le esperienze passate dovrebbero servire a qualcosa no?
Allora torniamo alla nostra scartoffia inviata dalla Regione alla Cooperativa che sembrerebbe dire (ma in realtà non dice) : buttate giu la diga.
La diga non rispetta tutte le norme di sicurezza. In particolare il canale scolmatore, sebbene allargato, non potrebbe contenere i 400 mc/s del 22 ottobre. Giusto.. ma. Ma nessuna diga di quel tipo rispetta quei parametri anche perchè, non dimentichiamolo, l'evento meteo del 22 ottobre 2008 rappresenta il record regionale mai registrato per l'intensità di precipitazione. Questo non vuol dire che non possa ricapitare e che tutte le infrastrutture lungo il S. Girolamo non debbano essere adeguate a quei valori. Al contrario. Il Ponte sulla SS 195 è idoneo? il Ponte di S. Girolamo? L'alveo alla foce li regge 1000 mc/sec? La realtà è che tutti ponti sul S. Girolamo al massino potrebbero reggere portate di 100 mc/sec, con una piena superiore diventerebbero pericolose dighe. L'alveo del S. Girolamo, in qualunque punto lo si voglia analizzare, è una piatta distesa di pietrame, pronta ad esondare in caso di una nuova piena superiore ai 100 cm/sec. Se oggi ci fosse una piena come quella del 22 ottobre cosa pensate che accadrebbe? Assisteremmo a una nuova esondazione che interesserebbe le aree già esondate nel 2008 e forse gli effetti sarebbero ancora peggiori. Lungo l'alveo adesso ci sono molti più detriti. L'invaso di Poggio è stato ribassato e non potrà più svolgere alcuna azione di freno. E la diga "fuori norma"? Ha resistito all'alluvione del 2008, oggi la sua sezione è stata irrobustita, il canale è stato raddoppiato. Sembra facile prevedere che resisterebbe ancora. Allora queste lettere di demolizione forse dovrebbero essere mandate all'ANAS affinchè venga demolito il ponte sulla SS 195. Oppure dovrebbero essere mandate al Comune di Capoterra per quei ridicoli ponti da 80 mc/sec sotto i quali non passerebbe nemmeno un decimo della piena del 22 ottobre. Invece no. Mandiamo la lettera alla Cooperativa Poggio dei Pini.
La risposta, invece, deve essere un altra. Nelle altre regioni (es. Sicilia) si fanno in quattro e ottengono milioni di euro. La Regione Sardegna, dovremmo fare harakiri autodemolendo le poche risorse idriche che abbiamo.
Muoviamoci a mettere in sicurezza il territorio, utilizziamo i fondi già stanziati e chiediamone altri. Allarghiamo l'alveo, mettiamo in sicurezza le case e le zone urbanizzate, rifacciamo i ponti e, perchè no? mettiamo in sicurezza anche lago e diga che di tutte queste instrastrutture sono quelle che meglio hanno resistito alla piena.

mercoledì 17 febbraio 2010

La targhetta della discordia

DICHIARAZIONE D’APERTURA DEL 15/02/2010

Carissimi Colleghi...non vi vorrei tediare con tante vuote parole senza farvi arrivare il messaggio che in questo consiglio oggi io voglio inviarvi...
Molte volte utilizziamo parole, frasi che possono in qualche modo danneggiare l'immagine che una persona si è costruita in tanti anni di rinunce, fatiche, lacrime e sudore, senza aiuti esterni alcuni, senza dover scendere a vili e meschini compromessi... ma cercando di perseguire ideali che nella politica di questo paese raramente si vedono praticare...
Mi riferisco alle accuse infondate che un "collega" consigliere Signor Francesco Magi mi ha fatto.
Mi ha "consigliato" di stare attenta al fatto che abbia fatto applicare una targhetta nell'Ufficio del ViceSindaco, Assessore tra l'altro espresso dal mio gruppo, che è quello della Rosa nel Pugno allora, che ora è Partito Socialista.
La targhetta ha come dicitura: "Presidente delle Pari Opportunità riceve ogni mercoledì dalle 17.00 alle 19.00".
1) Non ho preso nulla a nessuno, quel ufficio già apparteneva al mio gruppo, ufficio del quale avevo la chiave dal primo giorno in cui sono stata eletta direttamente dai Capoterresi, dopo che il Sindaco Marongiu ha vinto
legittimamente il ballottaggio.
2) Non percepisco nessun onorario per aver scelto di ricevere donne in difficoltà che magari solo per paura o per poca fiducia nelle Istituzioni, non si avvicinano.
Io offro solo il mio tempo, gratuitamente per dare, solo, INFORMAZIONI SUI DIRITTI E DOVERI DELLE LEGGI SULLA PARITA', non ho né disponibilità né opportunità di poter dare dei contributi sia essi economici né tanto meno psicologici... pur avendone la titolarità, visto che nei Servizi Sociali sono già presenti in questa Istituzione che rappresentiamo o che dovremo magari sforzarci di rappresentare pur essendo all'opposizione, magari offro
un servizio di sportello informa-donna che non esiste né in questo Comune né tanto meno in altri Enti più grandi e prestigiosi.
Le donne non si avvicinano, anche solo per informazioni, molte volte, proprio per colpa di chi persegue, quando è eletto dal popolo battaglie meramente personali e private, cercando il proprio rendiconto ad ogni costo anche infangando la reputazione di persone che hanno sempre e solo fatto del bene per sé stessi e per altri.
Certo non posso dire lo stesso del collega in questione, visto che come Don Chisciotte insegue mulini a vento che nella realtà non esistono o che sviano da ciò che è reale a discapito di ciò che non lo è, cercando mostri che vivono in quella smania persecutoria che lo contraddistingue di colpire chicchessia a prescindere, nutrendo in modo meramente egoistico una personalità narcisistica di tipo ossessivo-compulsivo.

La Consigliera PS alias Presidente Cpo del Comune di Capoterra
Roberta Marcis

lunedì 8 febbraio 2010

La fazione

Anche se tutti concordiamo sul valore dell'unità, le fazioni hanno segnato la storia dell'umanità. Ancora oggi citiamo spesso i Guelfi e i Ghibellini e, comunque, la storia è costellata di divisioni e di lotte tra fazioni, talvolta create da contrasti familiari, etnici, politici o sportivi. Evidentemente l'eventualità di assistere a questo genere di diatribe dobbiamo considerarla, purtroppo, come facente parte della natura umana.

Talvolta però si rischia di perdere il senso dell'equilibrio e della ragionevolezza, ed è in queste occasioni che di solito la gente di tutte le epoche e nazioni si getta la zappa sui piedi, creando momenti di distruzione. Nel piccolo mondo di Poggio dei Pini fortunatamente le guerre si combattono a parole, quasi mai scritte, più spesso sussurrate. I danni e i rischi sono comunque elevati.

Nell'ultimo periodo avevamo registrato tensioni alimentate da varie dicerie, più o meno calunniose. Gli ultimi due articoli del blog cercavano di fotografare proprio questa situazione. Era poi circolata una lettera firmata da un gruppo di soci. Sabato 6 febbraio si è tenuto un incontro informativo dei residenti con il Consiglio di amministrazione e alcune cose, prima fumose, sono subito apparse chiare. Quelle voci, come da me ampiamente anticipato, non rappresentavano esigenze e sentimenti reali e spontanei, ma facevano parte di una strategia di attacco politico avente come obiettivo il nuovo consiglio di amministrazione. La situazione è apparsa chiara sin dal momento in cui la sala si è riempita. Un gruppo di persone ha occupato una parte della sala e, da quel momento, ha espresso assenso o dissenso all'unisono. Non c'è assolutamente nulla di male ne di proibito, ma è il classico esempio di fazione. Anche allo stadio funziona così.

Osservando questi miei concittadini ho constatato che nessuno di loro ha mai partecipato alle nuove iniziative di questo autunno, come ad e esempio il mercatino o il ripristino della pista ciclabile distrutta dall'alluvione. Ovviamente nessuno, per quanto munitissimo di computer e internet, è iscritto al Portale della Cooperativa. Evidentemente l'attività di diffusione porta a porta di lettere contenenti informazioni fasulle occupa molte energie.

Il resto della sala era occupato dai soci che in ordine sparso e disordinato, si sono presentati all'incontro organizzato dagli amministratori per informarsi e capire, soprattutto le motivazioni di questo aumento delle quote. Un'altra cosa è apparsa evidente: a Poggio non esistono due fazioni. Ne esiste una sola.

Non mi dilungherò su tutti gli argomenti discussi in quell'incontro, sono stati trattati ampiamente negli articoli precedenti e trovano forse il loro spazio ideale nel forum del Portale della Cooperativa. Pensate che si parla ancora della strada 7, con tutti i problemi che ci sono a Poggio!
Mi interessa di più l'aspetto sociale, cercare di capire le dinamiche del comportamento umano. Capire dove stiamo andando.

Non vorrei essere frainteso. Riunirsi in "fazione" non è un qualcosa di negativo in se è per se. A volte ci si raggruppa per raggiungere obiettivi molto positivi, quando non addirittura eroici. Che dire delle brigate partigiane o dei rivoluzionari francesi che presero la Bastiglia dando vita alla Rivoluzione francese.
Senza allontanarci molto nel tempo e nel luogo, due anni fa a Poggio sorse un movimento spontaneo che si oppose duramente alla costruzione di case nelle pinete e al mancato coinvolgimento dei residenti in una iniziativa urbanistica che avrebbe dovuto mutare profondamente l'assetto di questo territorio. Anche quel movimento era stato definito "fazione" e, in qualche modo, considerato l'atteggiamento di chiusura al dialogo della controparte, la sua azione dovette essere per forza non priva di una qualche asprezza. Quel movimento portò centinaia di persone alle assemblee e riuscì ad esprimere, in una votazione dalla affluenza mai registrata, una maggioranza altissima delle preferenze per una delle due liste di candidati.
Da quel momento il "movimento" di opposizione cessò di essere tale e divenne "governo". Gli obiettivi cambiarono istantaneamente. Il cambiamento, prima richiesto, adesso deve essere realizzato. Considerata la situazione del Poggio qualcuno ha chiamato questo progetto "rinascita di Poggio dei Pini".
Questa rinascita potrà avvenire difficilmente in una comunità rissosa e divisa, senza la partecipazione di molti. Non so quanto questo sia utile a chi si oppone per ragioni personali. Di certo ostacolare questo processo è un danno per tutti gli altri.

Gli appelli all'unità sono stati molteplici. Non pochi soci si aspettavano che questi nuovi amministratori si mettessero a scavare nelle gestioni amministrative del passato alla ricerca di eventuali "cadaveri nell'armadio", collegati a certi sprechi ed errori che indubbiamente si sono verificati. Ciò non è avvenuto. Il desiderio di operarsi per rinsaldare le fratture esistenti nella società poggina e i gravi problemi del presente hanno suggerito di evitare di soffiare sul fuoco di storie tanto poco chiare quanto foriere di polemiche a conflitti. Evidentemente non è servito perchè dall'altra parte l'ascia di guerra non è mai stata sotterrata; anzi, la sconfitta elettorale ha probabilmente alimentato in qualcuno sentimenti di vendetta ben poco cristiani.
Dovremmo quindi chiederci, quali sono gli obiettivi e le finalità di questa fazione? Questo Consiglio di Amministrazione che è in sella da luglio sta commettendo gravi errori o, ancora peggio, qualcosa di poco corretto?
L'opposizione è sacrosanta, il controllo sull'operato di chi amministra idem, ma anche l'opposizione deve rendere conto agli altri residenti per far capire a tutti gli interessati (i soci e i residenti) se si tratti di un sano tentativo di correggere ciò che non va oppure se invece sia una mera azione di ostacolo e ostruzionismo, ben lontana dall'interesse collettivo. Non è una questione di poco conto, perchè chi vive qui è bene che comprenda ciò che accade nella sua comunità.
Quali sono le richieste o le critiche che vengono mosse al CdA?
Incominciamo dalle incoerenze. Come di fa a chiedere con enfasi "cediamo le opere di urbanizzazione al Comune"? La cessione di strade & C. è stato uno dei cavalli di battaglia dei nuovi amministratori. Con che faccia tosta, adesso, chi ha evitato di raggiungere questo obiettivo quando era il momento di farlo, mette a recriminare adesso? Certo, è vero che questa spesa che da molti anni pesa inutilmente sui soci della Cooperativa rende la gestione della stessa molto difficile, perche non si possono avere le spese di un comune senza averne le risorse economiche.

Qualcuno si è lamentato del fatto che l'incontro del 5 gennaio sia stato organizzato con scarso preavviso e scarsa comunicazione. E' vero, qualcosa è andato storto nell'organizzazione di quell'incontro anche perchè si era in perdiodo festivo. Diciamo però anche che molti soci, non aderendo all'invio degli avvisi via email, non aiutano di certo la Cooperativa e diciamo anche che il CdA ha istituito questi incontri con cadenza bimestrale mentre in precedenza gli incontri erano limitati a ben poche assemblee, talvolta una volta all'anno.

Ci sono poi quelli che qualcun ha correttamente definito i "lamenti greci". I residenti di Pauliara vengono dipinti come un popolo di dannati che si appresta quotidianamente ad attraversare l'Acheronte e perdipiù questa questione viene posta con toni da "j'accuse" come se l'alluvione e la costruzione del ponte possano in qualche modo dipendere dala Cooperativa.

L'aumento della quota sociale è certamente sensibile, ed è vero che esistono alcune persone che lo sentiranno particolarmente. Non è però un dramma per nessuno e rappresenta comunque un aumento sopportabile, considerato quello che è successo e la mancanza di risorse provenienti dai beni patrrimoniali del passato. E parso chiaro a tutti che il disappunto sia stato strumentalizzato è amplificato ad arte. Questo atteggiamento è stato smascherato da qualcuno che è intervenuto parlando espressamente di "pretesti".

Se proprio vogliamo parlare di soldi, vi ricordate la famosa "consulenza legale" che di cui si tentava impedire la conoscenza ai soci due anni fa? Beh, l'aumento delle quote sociali per 900 soci è ampiamente inferiore a quello che sarebbe stato speso per un solo consulente.

E' stato poi nuovamente sollevata la questione, ampiamente dibattuta, della strada 7. Di fronte a contestazioni, ricorsi bocciati dal TAR e a una ordinanza comunale di demolizione, qualcuno proponeva nuove azioni legali aventi una possibilità di successo assai scarsa, ma costi certamente consistenti. Peraltro in una situazione in cui la Cooperativa aveva già abbondantemente difeso i pur sacrosanti diritti di un socio e in presenza di nuovi progetti che, nell'arco di un tempo ragionevole, avrebbero ripristinato l'asfalto, con regolare autorizzazione stavolta.
Insomma da un lato si piange miseria per i 12 euro mensili e dall'altra si sollecitano costose e complicate azioni legali. Che senso ha?

Si è poi cercato di creare confusione nell'analisi della situazione finanziaria. Mentre il relatore cercava di utilizzare termini comprensibili a tutti, gli esperti (veri) storcevano il naso e gli esperti (falsi) confondevano ancora di più la comprensione dei non addetti ai lavori. I tecnici, si sa, a volte non sono facilmente comprensibili nemmeno quando si sforzano di esserlo. Io, che tecnico dei bilanci non sono, non riuscivo a capire dove si volesse parare parlando di gestione patrimoniale, ordinaria e straordinaria. Fortunatamente è intervenuto qualcuno che, con poche parole, ha spiegato che prima si vendevano due lotti ogni anno per "coprire" le maggiori spese di gestione. Adesso che i lotti non ci sono e che forse non è sarebbe nemmeno giusto utilizzare in questo modo, bisogna trovare altre risorse, soprattutto risparmi e aumenti delle entrate, cioè quote. Detto così è più semplice.

Le illazioni contenute in una lettera si sono rivelate del tutto false e alcuni dei firmatari, comprendendo di essere stati male informati, hanno ritirato la loro adesione. Considerata la pochezza delle accuse e la palese organizzazione da "cricchetta dei delusi in cerca di vendetta" si sono rivelate, a mio avviso, un boomerang. Molti presenti, qualora non l'avessero chiaro dall'inizio, hanno capito quale maldestro tentativo si stesse realizzando e chi ne fosse l'autore.

Non so, ma spero, che abbiano anche capito quali sono i rischi che può causare questo modo di agire. Avevo al mio fianco in sala uno dei giovani del Grusap, con cui ogni tanto parlavo dei nuovi progetti dell'associazione. Abbiamo convenuto che il veleno non favorisce la vita sociale e la voglia di incontrarsi e di operare insieme. Non è un gioco di simpatie e antipatie. Chi semina veleno e falsità causa un danno che incide sui tanti aspetti della vita comunitaria, non solo sulle tasche. Il mio invito, a chi è rimasto coinvolto inconsapevolmente in questa spirale di conflittualità, è di dissociarsi da quei pochi elementi che evidentemente trainano la carretta del veleno. A tutti gli altri invece chiedo di fare attenzione e contribuire (a volte basta poco) a far prevalere l'armonia e la ragione. Ne va del bene di tutti.

giovedì 4 febbraio 2010

Muoia Sansone con tutti i Filistei

Riprendo il discorso dell'ultimo articolo. Qualcuno mi ha chiesto: "si, ma quali sono le voci o le falsità che circolano?". In realtà volevo evitare di amplificare le dicerie pubblicandole nel blog e, in generale, volevo volare un pò più in alto, lanciando un monito ai miei compaesani che suona più o meno così:

"diffidate dalle voci che vengono fatte circolare, perchè potrebbero basarsi su informazioni completamente false o distorte messe in giro da chi ha interesse a sollevare polveroni, fomentare dissidi, alimentare il malcontento per meri interessi personali. Evitate di essere strumentalizzati e coinvolti in azioni che hanno obiettivi politici a cui siete estrenei e che scoprireste solo quando sarà troppo tardi. Informatevi direttamente e controllate ciò che vi viene detto. Oggi è più facile. Dato che siete lettori di questo blog potete anche rivolgervi direttamente agli amministratori per email, utilizzare il Forum e il Portale della Cooperativa oppure recarvi presso gli uffici e chiedere di consultare verbali o documenti.".

Tacere, però, non aiuta a capire come stanno le cose. Penso quindi che alla fine sia sempre meglio rispondere con l'informazione alla disinformazione. Oppure, se volete, ascoltate anche questa modesta campana che, perlomeno, è scritta nero su bianco. Per i documenti basta andare in Cooperativa.

Ma perchè a Poggio si continua con questo clima di veleno? Personalmente posso testimoniare che i nuovi amministratori, con le tante cose che ci sono da fare, non hanno avviato particolari azioni di rivalsa nei confronti di situazioni poco chiare che emergerebbero dal passato gestionale della Cooperativa. Eppure non pochi soci avevano sollecitato ad agire in tal senso. In realtà non mi sembra utile riesumare storie sepolte, avviare cause lunghe e dispendiose che portano a pochi risultati concreti e inveleniscono il clima. Questo atteggiamento, seppur sofferto per chi, come me, da un grande valore al senso di giustizia, mi sembrava un modo saggio di avviare un processo di ricostruzione delle fratture createsi negli ultimi anni.

Sembra che non sia servito.
Indubbiamente, ma nessuno si sarebbe aspettato il contrario, c'è qualcuno che vorrebbe, dal primo giorno, la testa dei nuovi amministratori. I motivi sono diversi, ne abbiamo già parlato, ma giova ricordarli. La nuova variante al piano di lottizzazione porterà soldi e appalti. Inutile aggiungere altro, ci siamo capiti. A questo aggiungiamo il fastidio di chi si è visto soffiare la poltroncina o, se vogliamo, il giocattolo preferito e forse considera il sano e naturale avvicendamento alla gestione di una cooperativa come un affronto personale. Dietro questo gioco però ci sono gli interessi di duemila persone che, tra inefficienze e sprechi vari, hanno vissuto sulla propria pelle un periodo di decadenza del nostro territorio e dei servizi che esso offre. Qualcuno ha addirittura capito che negli ultimi decenni si sono perse opportunità di sviluppo che oggi ci consentirebbero di avere risorse da investire e non deficit da risanare. Certo che c'è da essere nervosi e anche un po' alterati quando si assiste all'aumento degli oneri sociali. Ma bisognerebbe prendersela con le cicale che hanno a lungo cantato e che oggi, con una faccia tosta veramente da guinness, si ergono a paladini di quei pensionati che avrebbero avuto bisogno, in questo difficile momento, di quelle risorse volatilizzate con i tanti lotti venduti.

Insomma non nascondiamoci dietro a un dito: è lotta per il potere. Poco importa se il veleno ci danneggia tutti: muoia Sansone con tutti i Filistei!

Qualcuno potrebbe dire: "ma anche due anni fa era lo stesso". C'erano azioni di forte critica nei confronti del Consiglio di Amministrazione. Adesso tocca ai nuovi arrivati essere sugli scudi.
Ci sono, però, molte differenze. Innanzitutto due anni fa l'azione di contrasto era sempre basata su documenti, scritti nero su bianco nelle lettere firmate da centinaia di soci, oppure su questo blog, apprezzato da molti, odiato da pochi. La risposta degli amministratori di allora in molti casi (ricordo una richiesta firmata da 120 soci) era stato il diniego di accedere agli atti.
Oggi la situazione è ben diversa. Vengono fatte circolare illazioni e gli amministratori rispondono: "venite a vedere le carte".
E dopo il sermone, veniamo ai fatti. Ho cercato di raccogliere un po' di queste voci che circolano e le relative informazioni, tutte verificabili.

Un componente del consiglio di amministrazione viene accusato di essere debitore nei confronti della Cooperativa di somme variabili, a seconda della "voce", dai 25 mila ai 45 mila euro, relativamente all'attività di gestione delle Piscine investite da un incendio (proveniente dall'esterno) nell'estate del 2007. Da quel giorno sono passati 2 anni e mezzo prima che, molto curiosamente, questa storia venisse riesumata. La realtà è contenuta in un lungo fascicolo che può essere consultato in Cooperativa e dal quale risulta che il bilancio economico di conclusione del rapporto tra i due soggetti si aggirava intorno ai 600 euro e che, per evitare una causa che avrebbe visto probabilmente soccombere la coop (molte strutture non erano a norma) si era già a suo tempo deciso di chiudere la partita alla pari.
Inutile sottolineare che questa storia, che era stata ignorata sia dal precedente CdA che dal precedente Collegio Sindacale, è ritornata alla luce adesso nel tentativo di mettere in difficoltà un consigliere di aministrazione.

Altro giro, altra corsa. Si dice che un socio sia debitore nei confronti della Cooperativa per ben 15 mila euro per la acquisizione di 183 mq di terreno in seguito a un errore nella perimetrazione del lotto (ma il nostro Ufficio Tecnico non controllava?). Anche in questo caso, storia vecchia. La realtà è che esiste da tempo un contenzioso legale tra il socio e la Coop per una cifra di poco superiore ai 6 mila euro.
In occasione della recente ordinanza comunale che intima alla Cooperativa la rimozione dell'asfalto nella strada 7, si dice che il socio che risiede alla fine di quella strada non sia stato avvisato e che la sua vettura avrebbe rischiato di essere "sequestrata" all'interno del lotto. In realtà il socio era stato avvisato e, in ogni caso la rimozione dell'asfalto non avrebbe reso la strada impercorribile, anzi sono stati noleggiate attrezzature idonee a rimuovere lo strato di bitume nel modo più indolore possibile. Qualcuno dice poi che la rimozione dell'asfalto richiederebbe una licenza edilizia. E' esattamente il contrario: l'autorizzazione serviva PRIMA di posare l'asfalto, invece la rimozione segue una ordinanza comunale che, ovviamente, non necessita di autorizzazione che suonerebbe più o meno come "scusi, potrebbe autorizzarmi a fare quello che lei mi ha appena ordinato?".

Queste sono le palesi falsità che ho sentito. Ma ci sono anche le distorsioni. Ne parleremo la prossima volta. Ah dimenticavo ... ricevo sempre più insistenti e non amichevoli inviti a lasciar perdere con il Blog. Voi cosa mi suggerite?

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