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martedì 25 gennaio 2011

Le primarie capoterresi tra continuità e cambiamento

Veniamo quindi alle prossime Primarie del Centrosinistra. Diciamo subito che gli elettori di centrodestra non dovrebbero partecipare a questa consultazione, sarebbe un gesto di grave scorrettezza, il che significa che molti lo faranno.
Detto questo, l'elettore che intende sostenere il centrosinistra è chiamato a scegliere tra: Efisio Demuru, Francesco Dessì e Marco Zaccheddu.

Qualcuno mi ha detto: non conviene schierarsi. Meglio vedere chi vince le primarie e poi decidere chi sostenere. Sicuramente non conviene mai schierarsi, ma io non ho interessi privati da difendere o sostenere e dato che alla fine di questo lungo post esprimerò una preferenza, probabilmente mi attirerò l'antipatia degli altri due candidati. In realtà ritengo che il metodo clientelare e superficiale di selezione della classe dirigente rappresenti uno dei motivi di declino del nostro paese. Se vogliamo cambiare dobbiamo incominciare a prestare maggiore attenzione a questo importante momento della vita democratica: le elezioni. Quindi me ne frego delle convenienze e mi schiero. Poi magari qualcuno sarà in grado di convincermi, esponendomi le sue ragioni, che la mia non è la scelta migliore. E' così che dovrebbero svolgersi i confronti politici, non con la propaganda e men che meno con il voto di scambio.

Che atteggiamento può avere un elettore di centrosinistra di fronte alla proposta offerta dalle primarie capoterresi ?

Della scelta astensionistica "di protesta" o "di menefreghismo" ho già scritto nel post precedente. Una posizione ancora differente è quella di chi ritiene di non apprezzare, e quindi preferire, alcuno dei candidati che gli vengono proposti,. Si tratta di una posizione che rispetto e che, in determinate circostanze, anche io potrei adottare, anzi l'ho adottata nel caso delle ultime elezioni provinciali quando, di fronte a due candidati inaccettabili, ho preferito starmene a casa. La mia delusione per l'operato della giunta uscente, della quale tutti e tre i candidati hanno fatto parte, mi suggeriva di tenermi alla larga anche da queste primarie. Poi mi sono chiesto se, in prospettiva futura, questi tre candidati potessero offrirmi il medesimo scenario, oppure se ci fossero differenze sostanziali. tra di essi, tanto da spingermi ad avere una preferenza.
Facciamo un passo indietro per capire quali fossero i rapporti di forza all'interno della giunta uscente. Qui ovviamente si entra nel campo della "lettura politica" personale e soggettiva di una situazione, e l'idiota di turno non vi troverà ne prove ne tabelle con dati, ma solo opinioni.

Questa giunta è monopolizzata da un "gruppo" (adesso va di moda il termine lobby) costituito da alcune famiglie capoterresi del centro storico che hanno sempre dettato la musica che si è suonata in municipio. I risultati sono davanti agli occhi di tutti: una Capoterra piccola, divisa, bruttina; una Capoterra richiusa in se stessa, un cafona, disordinata.
Il direttore d'orchestra, negli ultimi dieci anni è stato Giorgio Marongiu che, forte di questa investitura, ha fatto il bello e il cattivo tempo in Via Cagliari prima di essere promosso tra i banchi del quasi inutile consiglio provinciale.

A chiunque abbia avuto a che fare con la giunta capoterrese saranno apparse evidenti la forza e e la personalità con cui Marongiu detiene il "potere", lasciando ben poco spazio agli altri comprimari. Tra questi ci sono tutti e tre gli attuali candidati, ma indubbiamente è Francesco Dessì il suo naturale successore, tanto da far sospettare qualche malizioso che Marongiu continuerebbe ad avere un ruolo importante nella futura giunta capoterrese come vero e proprio "sindaco ombra". Certamente anche Dessì avrà gli stessi "referenti" e sarà identica la linea politica.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare. E' quindi a Marongiu e al suo gruppo di potere che deve essere attribuita la responsabilità della politica di discriminazione che caratterizza Capoterra: si prendono i soldi di tutti i cittadini e li si utilizzano in modo diseguale, facendo figli e figliastri. E' questa, quindi la continuità che dobbiamo aspettarci.

Amministrare il Comune per tanti anni significa raccogliere un numero molto elevato di "clientes", persone che hanno ricevuto favori più o meno grandi e che, al momento del voto, saranno "chiamati" a mostrare la loro riconoscenza, portando i voti propri e delle loro famiglie. Sappiamo bene che ha sempre funzionato così. Si fa a destra, al centro e a sinistra.

Esiste in Italia un meccanismo che consente a chi ha il potere di replicarlo all'infinito. Questo meccanismo funziona quasi sempre e prova ne è la presenza di moltissimi dinosauri che riescono a mantenere una poltrona per una carriera politica che talvolta può durare anche cinquant'anni e non vengono messi da parte nemmeno in presenza di deblacle politiche, economiche o addirittura morali. Mi riferisco ovviamente a vicende nazionali e non locali. Grazie a Dio tutti i nostri candidati sono persone più che degne.

Numericamente questo sistema è attaccabile. Difatti non è pensabile che un centro di potere possa avere, per esempio a Capoterra, 10 mila voti clientelari. Costerebbe troppo. Il trucco sta nel convincere anche gli altri utilizzando promesse, sorrisi, salamelecchi e spandimenti di simpatia. Voto di scambio + imbambolati, vittoria assicurata.

L'unico modo di interrompere questo gioco consiste nello svegliarsi e nel convincere la maggior parte delle persone non coinvolte nel "voto di scambio" a supportare quei candidati che risultano più convincenti nella prospettiva di attivare un processo di miglioramento dell'amministrazione che si trasformerà, inevitabilmente, in una migliore qualità della vita per i cittadini. Non è che in Danimarca o in Germania sono amministrati da supereroi, hanno semplicemente amministratori più competenti e onesti perche se li scelgono loro così, sapendo che gli conviene.

Tornando alle nostre primarie capoterresi, bisogna notare che la "corrente" Marongiu-Dessì non le voleva fare. Il motivo va evidentemente ricercato nella preferenza verso il sistema di raccolta dei consensi "porta a porta" e la propensione per una spartizione anticipata di poltrone da affidare ai possibili concorrenti.

Una dimostrazione di ciò è rappresentata dalla mail che ho ricevuto alcuni giorni fa dalla "piccola peste" della giunta capoterrese, Roberta Marcis, che, nel tentativo di portare acqua al mulino del suo candidato di fiducia, commette un autogol, definendo addirittura "antidemocratico" il ricorso alle elezioni primarie e affermando che Dessì disporrebbe del consenso del 70% dell'elettorato. Tutti sanno, anche quelli non dotati della tanto sbandierata laurea (breve) che è esattamente il contrario. Le primarie costituiscono una grande prova di democrazia, perché consentono agli elettori delle grandi coalizioni di scegliere i candidati senza dovere subire le scelte provenienti dalle segreterie dei partiti. Hanno anche cercato di spingere per l'istituzione di un seggio unico (guarda caso nel centro di Capoterra) in modo da scoraggiare la partecipazione. E' evidente che, alla faccia del 70% di consensi millantato da Roberta, questa competizione suscita qualche timore anche per chi si presenta come favorito.

A volere le primarie sono stati soprattutto gli altri due candidati, Demuru e Zaccheddu. veniamo quindi a loro. Alcune domande mi sorgono spontanee: dato che entrambi sono stati assessori nella giunta che ha guidato questo comune negli ultimi 10 anni, in che cosa dovrebbero discostarsi dalla quella linea di governo già rappresentata dal loro collega Dessì? E ancora: come è possibile che possano oggi promettere di adoperarsi per una Capoterra "unita" pur avendo fatto parte di una giunta che ha proseguito nella storica politica dell'emarginazione e della crescita disordinata? Solitamente si propone un cambiamento rispetto a qualcosa, ma potrebbe apparire poco coerente proporre un cambiamento rispetto a .. se stessi.

Dato che non è pensabile che queste primarie siano una rappresentazione teatrale, l'unica possibilie ragione consiste nell'ammettere che la giunta capoterrese fosse nelle mani di un solido gruppo, capitanato da Marongiu, e che gli altri soggetti rappresentassero elementi di contorno, cui veniva affidato qualche incarico secondario unitamente a rigide direttive da seguire. O mangi la finestra o salti dalla finestra e se non ti sta bene "zacca stradoni!". Ovviamente nessuno ci darà ufficialmente questa versione, ma a mio avviso è la più credibile e, tra l'altro, mi sembra veramente tipica nel nostro sistema politico. Demuru e Zaccheddu hanno deciso di liberarsi da questo tipo di abbraccio, rendendosi conto che non aveva alcun senso recitare per altre 5 anni un ruolo di gregario, facendo cose sulle quali, perdipiù, spesso non erano d'accordo. Non credo quindi che la loro decisione di correre da soli dipenda dal desiderio di conquistare la poltrona più importante. Penso invece che alla base della loro decisione ci sia una profonda insoddisfazione per quello che è stato fatto e una volontà di percorrere strade diverse. Non a caso le parole d'ordine che ho sentito recentemente sono le stesse che Franco Bayre e il gruppo di Demos Capoterra predicano sin da tempi non sospetti. Ci si potrebbe chiedere perché uno non si dimette se non è d'accordo con quello che decide la sua maggioranza. Domanda lecita. In realtà in quella situazione se uno si dimette non risolve niente. Vieni sostituito da un'altro "alzapaletta", il suo impegno politico finisce li. Se l'alternativa è accontentarsi di realizzare almeno alcune delle cose che ci si è riproposti di fare, capisco la scelta di Demuru e Zaccheddu e d'altronde non dimentico che in occasione di una delle scelte più infelici di questa amminitrazione comunale, il posizionamento del palazzetto dello sport all'interno del centro storico, Demuru e Marrapese si erano (inutilmente) opposti. Non so se sarei capace di accettare questo genere di compromessi, ma nella vita è impossibile non farne. Sta a noi elettori giuidicare, è però indubbio che se vogliamo continuità dovremmo sostenere Francesco Dessì, mentre se vogliamo un cambiamento (nell'ambito della coalizione di centro sinistra) è opportuno che sosteniamo uno degli altri due candidati. Io voglio un cambiamento e lo voglio netto, quindi seguirò questa seconda strada.

Di Marco Zaccheddu e della sua attività di consigliere comunale ahimè, non so molto. Non dimentico però due cose che per me hanno un grande significato.

Tutti ricorderete la situazione che si era creata nell'immediato post alluvione, quando alcune persone avevano deciso di attribure le colpe dell'accaduto al laghetto di Poggio dei Pini. Si disse addirittura che era crollato, qualcuno urlo' "poggini assassini" a testimonianza di come ci fosse chi seminava odio e divisioni nella nostra comunità. Con il tempo e, mi permetto di dire, grazie anche a questo blog, la verità è venuta a galla. Oggi sappiamo che il lago non ha avuto alcun ruolo nell'evento e che, anzi, ha svolto una seppur limitata azione di freno e contenimento. Per fortuna sappiamo anche che questo simbolo ambientale del territorio di Capoterra verrà riportato all'antico splendore e nella massima sicurezza. E' sicuramente importante per chi, come me, abita a Poggio dei Pini, ma anche per tutti quei capoterresi che credono in una unica comunità che comprenda tutti i quartieri del comune. Ebbene in quei giorni Marco Zaccheddu, e il suo collega di giunta e di partito Giacomo Mallus erano tra quelli che inveivano contro questa "pericolosa bacinella che stava sulla loro testa", forse per distogliere l'attenzione dei cittadini da responsabilità dell'aministrazione locale che il magistrato deve ancora chiarire.

Non mi risulta che Zaccheddu e Mallus, nonostante vi siano state molteplici occasioni per farlo, abbiano mai fatto ammenda di quella posizione sbagliata (e anche offensiva) e questo mio avviso una scarsa capacità di creare legami e una buona dose di ignoranza (nel senso di mancanza di conoscenza) il che è esattamente il contrario di ciò che serve a Capoterra oggi.

In altre occasioni ho colto il nervosismo di Zaccheddu nell'assistere alla nascita di alcune associazioni nel territorio capoterrese devastato dall'alluvione. Quell'evento è stato un dramma, un trauma per la nostra comunità, ma ci ha lasciato un regalo prezioso, il germe dell'amicizia e dell'unità, che ha preso forma anche in questi soggetti. Solo chi ha una visione limitata può accogliere negativamente il fiorire dell'associazionismo e del volontariato. Vedere le associazioni come un soggetto che ti può portare via i voti dimostra una visione della politica che non condivido . Per queste ragioni non appoggerò Marco Zaccheddu.

Efisio Demuru è l'unico, tra i tre candidati, con cui ho avuto occasione di confrontarmi più volte durante gli ultimi anni, questo anche grazie alla sua presenza nel web che dimostra apertura verso i nuovi mezzi di comunicazione e predisposizione alla trasparenza. Questo elemento è per me molto importante perchè la trasparenza rappresenta uno dei vettori principali del cambiamento. Inoltre Demuru è una persona che sa costruire, sa creare legami e me ne sono accorto dall'atteggiamento di fronte alle critiche che, come nel mio caso, sono state talvolta anche molto decise. Il dialogo non si è mai interrotto. Un altro elemento molto importante che vorrei trovare nella giunta capoterrese è la competenza. E' necessario un salto di qualità a Capoterra da questo punto di vista, maggiore competenza significa maggiore possibilità di effettuare scelte corrette e di utilizzare meglio le risorse disponibili. Tra i tre candidati Efisio è sicuramente il più preparato. Per queste ragioni Demuru rappresenta la scelta migliore secondo me, in queste primarie del centrosinistra.

domenica 23 gennaio 2011

Capoterra si prepara alle elezioni

Domenica 30 gennaio si svolgeranno le primarie del centrosinistra in vista delle le elezioni comunali di Capoterra. I candidati sono, in ordine alfabetico, Efisio Demuru, Francesco Dessi e Marco Zaccheddu. In questo articolo vorrei concentrarmi sul significato di questa competizione dal punto di vista di un elettore capoterrese. E' il nostro momento. I politici locali hanno imperversato nelle nostre vite e nei mass media per cinque anni. Hanno scelto dove dislocare le infrastrutture sportive (tutte nel centro storico), hanno deciso di abbandonare a se stessi i residenti di Pauliara (tanto sono di Poggio), hanno giocato allo scaricabarile per non prendersi le proprie responsabilità e cosi via.
Adesso tocca a noi scegliere chi guiderà il Comune per i prossimi cinque anni. Si lo so che esiste la partitocrazia, che gli apparati di partito si stanno muovendo, come hanno sempre fatto, per fare andare le elezioni nella direzione preferita da lobbies e centri di potere vari, ma ciò non toglie che spetta sempre a noi decidere. Anche la scelta di disattivare il cervello o di comportarsi da pecora è una scelta che fa carico sempre a noi.
Questo blog è attivo dalla fine del 2007 e da quel momento abbiamo trattato temi che, al 99% riguardavano il territorio di Capoterra e quindi, più o meno direttamente, coinvolgevano l'amministrazione comunale capoterrese.
In qualche caso abbiamo applaudito alle iniziative prese dalla giunta di Via Cagliari. Altre volte abbiamo messo in luce carenze più o meno gravi. Se è vero che in questo blog, e per la verità anche in altri siti capoterresi, non si è profusa molta tenerezza nei confronti della giunta capoterrese è anche vero che il principale quotidiano locale (Ugnone Sarda) ha instaurato una vera love story con il sindaco e la sua giunta.

Quando giunge il momento delle elezioni, come d'incanto, si alza il sipario sempre sulla stessa commedia. Quelli che sino al giorno prima non facevano altro che protestare per tutte le manchevolezze degli amministratori, si dimostrano improvvisamente comprensivi e di scarsa memoria. I candidati, dal canto loro, si attivano nella campagna elettorale, dicendo a tutti quello che vogliono sentirsi dire, ci manca solo che promettano "u pilo" come Cetto Laqualunque. E' il famoso teatrino della politica a cui partecipano attivamente anche gli elettori. Una parte considerevole dei voti, difatti, non viene conquistata dal candidato più meritevole, quelli che hanno amministrato meglio, quelli che dimostrano di avere le competenze più adatte e la visione del futuro che corrisponde alle aspettative dell'elettore. Le elezioni si vincono quasi sempre sulla base del voto di scambio, delle amicizie, delle lobbies, della capacità di promettere favori e intrallazzi.
Questo sistema ha portato allo sfascio l'Italia, traghettandola sempre più lontano dai livelli di di quei paesi, come la Francia e la Germania, che dovrebbero rappresentare il nostro punto di riferimento. Gli elettori italiani hanno cantato per decenni "finchè la barca va, lasciala andare, tu non remare", ma adesso la barca non va più. Una possibile risposta, adottata da molti elettori, è quella dell'astensionismo. Come dimenticare che alle recenti elezioni provinciali ha votato solo il 24% degli aventi diritto e che il vincitore di quella competizione, Grazianeddu Milia, è stato scelto dal 13% dell'elettorato?
Certo in quell'occasione gli elettori hanno dato un segnale forte di insofferenza, però la scelta astensionistica significa anche rinunciare a incidere sul futuro della società in cui viviamo, lavoriamo, andiamo a scuola. Io credo invece che proprio in questo momento sia necessario "remare", parafrasando la canzone della mitica Orietta nazionale. Anche il singolo cittadino può fare la sua parte e il momento delle elezioni è uno dei pochi in cui anche noi poveri cristi abbiamo la possibilità di dire la nostra. Dopo non sarà più possibile, per cinque lunghi anni, la nuova giunta comunale molto probabilmente andrà per i fatti suoi, come hanno fatto tutte quelle precedenti e se non siete un cosiddetto "grande elettore" sarete costretti a subire e basta.
Veniamo quindi alla nostra Capoterra. Il mio è un ragionamento personale e non rappresenta una analisi politica approfondita che richiederebbe l'esame di tutte le delibere comunali, le votazioni etc. Da qualche anno seguo abbastanza da vicino le vicende politiche del comune, anch'io svegliato dalla valanga d'acqua del 22 ottobre 2008.
Ho scritto e lo ribadisco che questa giunta ha commesso alcuni errori molto gravi e non voglio entrare nel merito per non dilungarmi. C'è però una "questione capoterrese" che doveva trovare risposte negli anni scorsi e deve rappresentare, a mio avviso, una delle direttive principali di qualsiasi azione futura di governo. Mi riferisco alla necessità di costruire, non con i mattoni, ma innanzitutto con le teste, la consapevolezza che la Capoterra di oggi è diversa da quella di 50 anni fa; è abitata da 25 mila residenti (non da capoterresi e intrusi) e composta da diversi nuclei urbani. La giunta che ha governato il paese negli ultimi dieci anni si è dimostrata totalmente inadeguata e incapace di risolvere questo problema e, anzi, ha aggravato la situazione con alcune scelte molto discutibili. Il fatto che si sia verificata l'"alluvione del millennio" ha amplificato le responsabilità di una politica basata sulla concentrazione delle risorse di tutti a vantaggio di pochi e cioè delle lobbies manovrate da alcune famiglie capoterresi del centro storico.
In definitiva il mio giudizio sulla giunta uscente è negativo. Inoltre non ho trovato nell'azione di questa giunta quei valori in cui un elettore di sinistra dovrebbe riconoscersi, in particolare la solidarietà e l'ugualianza. Quando si alimentano le divisioni, quando si gioca allo scaricabarile sulla pelle dei cittadini che abitano in zone più o meno privilegiate non si può parlare di solidarietà. Poco importa quale sia il simbolo o il colore, quello che conta sono i fatti.
Pur essendo un elettore orientato a sinistra, in queste condizioni non avrei problemi a votare per altri schieramenti, soprattutto a livello comunale; in un ambito in cui il valore delle singole persone riesce talvolta a emergere rispetto al lacci e lacciuoli degli apparati di partito o delle lobby nazionali e internazionali che governano la nazione. Sono anni che mi chiedo dove sia la destra a Capoterra, da chi sia composta e che cosa proponga. I casi sono due: o sono sordo io, o sono muti loro. Non so se ciò sia dovuto a scarso spessore dei rappresentanti del centro destra capoterrese oppure se, come al solito, quella parte politica si muove esclusivamente nel sottobosco delle lobbies e delle clientele. Questo spiegherebbe il perchè io non sia riuscito a sentirne nemmeno la voce. Si tratta della "mala politica" che ho cercato di descrivere in un post precedente. Certamente non rappresenta la risposta migliore per la nostra comunità. Inoltre stiamo parlando di quei soggetti che in passato hanno costruito nel letto del fiume e che sarebbero stati pronti, se non avessero perso le elezioni, a completare l'opera trasformando la tuerra capoterrese in una metropoli di cemento e desolazione. Questi signori direi che è meglio continuare a lasciarli all'opposizione.
Ci sono poi altri due soggetti che, probabilmente, cercheranno di incidere sulla società capoterrese: Carlo Carcangiu che propone sopratutto la rivolta delle frazioni costiere in risposta alla politica di emarginazione di tutte le giunte capoterresi del passato e Franco Bayre, alfiere di una politica nuova e fuori dagli schemi e dalle logiche di partito. Intorno a lui negli ultimi anni si è riunito un nutrito gruppo di persone che potrebbero davvero far voltare pagina alla politica capoterrese, con la certezza che non vi sarebbero "debiti di riconoscenza" e impegni all'obbedienza nei confronti di ordini provenienti da Cagliari se non addiruttura da Roma. Non nego che mi piacerebbe assistere a questo cambiamento e spero che Franco Bayre, oggi cavaliere solitario della giunta capoterrese, possa avere un ruolo di primo piano in quella futura.
Ad ogni modo Franco non è tra i candidati delle primarie del centrosinistra. Il 30 non sarà scelto ilsindaco, ma il candidato del centrosinistra. Gli elettori che fanno riferimento a quest'area politica saranno invitati a scegliere tra tre candidati che hanno fatto parte della giunta uscente.... (continua)

sabato 15 gennaio 2011

Il ponte di Pauliara di nuovo bloccato. Rivolta con le carriole?

Doccia scozzese per i residenti di Poggio. Nella giornata di ieri abbiamo avuto due notizie: una calda e una fredda. Incominciamo con quella buona, anzi ottima.
La Regione Sardegna in ambito di finanziaria ha approvato lo stanziamento di 1,5 milioni di euro (500.000 x 3 anni) da destinare al ripristino delle strutture sportive danneggiate dall'alluvione, allo stesso tempo la somma destinata al rifacimento della diga è stata incrementata a 4 MLN di euro. Non voglio dilungarmi su questa notizia, ma mi preme sottolineare che le strutture sportive di quartiere non sono imprese commerciali in senso stretto, ma costituiscono elementi che fanno parte della vita di chi vive in un territorio contribuendo non solo alla salute fisica, ma anche alla formazione della persona.
Come è noto a Poggio dei Pini la Cooperativa ha fornito e fornisce ai residenti servizi che solitamente vengono erogati dalle strutture pubbliche. In ambito sportivo, poi, gli utilizzatori degli impianti di Poggio non sono solo i soci della Cooperativa, ma intere generazioni di residenti di tutta Capoterra e anche oltre, hanno giocato o si sono allenati nei campi di Pauliara. Adesso che sono stati stanziati i fondi per il ripristino del territorio nella zona della costiera del Rio S. Girolamo, sarebbe stato ingiusto se questa zona sportiva, solo perchè di proprietà privata (ma di utilizzo aperto a tutti) dovesse essere destinata a diventare una pietraia.
L'aveva detto Cristian Solinas (consigliere regionale) in occasione dell'incontro sul progetto Hydrodata, lui che in quei campi ci ha scorazzato da ragazzino. Dalle stanze del potere regionale è riuscito a correggere questa ingiustizia. Che dire, il meccanismo del potere e i giochi della politica potranno anche non piacerci, ma adesso la musica è questa e in quei palazzi o suoni quella melodia oppure sei un fuori dall'orchestra. Mi piacerebbe cambiare musica, ma fino a quel momento apprezzo i suonatori che concretizzano le loro idee, come ha fatto Cristian.
Veniamo invece alla nota dolente. La burocrazia non ha smesso di intralciare il penoso processo di realizzazione del Ponte di Pauliara. Sebbene i soldi siano stati messi a disposizione immediatamente (un mese dopo l'alluvione, c'era ancora Soru), sul procedimento di attuazione di questo ponte si è abbattuta una cappa burocratica spaventosa.
Ha iniziato il Comune con un vergognoso scaricabarile che ha fatto perder 6 mesi, hanno continuato le procedure, con progetti di tutti i tipi, visti di tutti gli enti competenti, analisi, sondaggi e chi più ne ha più ne metta. Dopo 2 anni, in ottobre, parte la gara. Ma non è finita qui. L'assegnazione ufficiale alla società vincitrice (la IFRAS SpA) tarda ad arrivare. Cosa è successo? Tutto regolare, parrebbe, anzi quasi perchè l'Agenzia delle Entrate segnala che il direttore tecnico della società non ha pagato una tassa per la bellezza di 400 euro. Immaginate, cari amici, che per una cosa del genere la costruzione del ponte non va avanti e se non inizia subito il ponte rischia di non essere pronto nemmeno per il prossimo autunno.
Non sappiamo cosa succederà nell'immediato, ci sarà un ricorso? E quanto tempo ancora passerà prima che i lavori di questo benedetto ponte vengano avviati, anzi ultimati?
Ci si rende conto che una intera comunità è costretta ad attraversare un guado ormai ridotto a una groviera grazie allo scaricabarile del sindaco Marongiu? Le lettere, i veti, le denunce e i rinvii a giudizio degli ultimi tempi impediscono a chiunque di intervenire e certamente non può farlo la Cooperativa che non ha alcuna titolartà sull'alveo del fiume cosi come sui collegamenti stradali vicinali.
Mi viene da pensare al popolo delle carriole. Quello che a L'Aquila se ne è fregato del divieto e si è messo a rimuovere le macerie.
Mi sorprende, sinceramente, che a Pauliara e a Poggio i residenti non abbiano pensato a una simile forma di protesta. Potrebbero riversarsi nel guado con pale e carriole e ricoprire le buche. Dieci o venti persone in qualche ora otterrebbero il duplice risultato di dare una lezione ai politici e migliorare il transito del guado. Penso ai cacciatori capoterresi, che solo qualche settimana dopo il 22 ottobre 2008, avevano già ripristinato le loro piste di caccia con tanto di ruspa, incuranti di autorizzazioni e quant'altro. Non va bene? Certo, ma aspettare tre anni è invece giusto?
Invece a Poggio la protesta che va di moda è quella dei parolai, ultimamente impegnati ad attaccare con veemenza la nuova guida della cooperativa con qualsiasi pretesto. Nel guado, oltre al San Girolamo, si riversano fiumi di parole, petizioni, polemica sterile. Quando c'è da faticare, nessuno è disponibile e dire che farebbe bene anche al fisico imbolsito dai panettoni natalizi.

mercoledì 12 gennaio 2011

Ciao, come stai?

Caro Signor Plazzotta,
probabilmente non conosce la nostra Associazione, ma noi conosciamo il blog da lei curato dedicato alla comunità di Poggio dei Pini.

La nostra è un'Associazione di Volontariato nata da pochi mesi che opera a Capoterra nell'ambito del sociale attraverso varie iniziative che coinvologono e interessano, appunto, gli abitanti del nostro territorio.

Una di queste, forse la più reale e concreta, è stata l'apertura da ormai 3 mesi (in collaborazione con l'Oratorio di Capoterra, la Caritas e la Provincia di Cagliari) del centro CIAO - Centro Informativo di Ascolto e Orientamento - che si occupa di accogliere e aiutare coloro che vivono un particolare momento di difficoltà e rivolto a tutti i cittadini, compresi gli stranieri, che vivono nel nostro territorio.

Convinti fino in fondo di seguire e proseguire su questa strada, in occasione della 97° Giornata delle Migrazioni, abbiamo pensato di incontrare gli stranieri presenti nel nostro territorio. Sarà un incontro in cui si potranno ascoltare, raccontare e condividere difficoltà, speranze, desideri e proposte. Sarà un momento in cui si ascolterà in modo semplice cosa sarebbe piaciuto trovare a Capoterra, cosa abbiamo trovato, cosa piacerebbe trovare. Porremo una domanda chiave, che da il nome alla serata:
"Ciao, Come Stai?".
Si svolgerà a Capoterra Domenica 16 Gennaio alle 18.30, presso la Casa Melis in corso Gramsci. A seguire ci sarà un piccolo rinfresco presso il Salone dell' Oratorio di Capoterra in via Vittorio Emanuele 34.

Poggio dei Pini è una comunità in cui vivono, da ormai tanti anni, persone che provengono da Paesi lontani. Ci piacerebbe poter coinvolgere quante più persone possibile, ma i mezzi che abbiamo a disposizione non sono sufficienti.
Le chiediamo, pertanto, di appoggiare questa nostra iniziativa, pubblicando la locandina della serata nel Suo blog (che troverà in allegato), e se conosce personalmente qualcuno che possa essere interessato a partecipare, estendere l'invito da parte nostra.

La ringraziamo in anticipo e contiamo nella sua collaborazione!

Associazione di Volontariato Sconfinando

Per info contattare la Dott. Silvia Cois al 3287435380
oppure il numero del Centro 070/729279


venerdì 7 gennaio 2011

La mala politica

Sono un analista informatico e mi capita spesso di effetuare analisi costo-benefici. Se ci pensate bene, tutti quanti noi, qualsiasi sia la nostra professione, effettuiamo questo tipo di analisi in continuazione.

Capita sia quando ci troviamo al supermercato a fare la spesa, così come quando dobbiamo fare un investimento importante o una scelta di vita. Ci troviamo a valutare i pro e i contro, che mettiamo in una ipotetica bilancia. Poi togliamo il chiodo e cerchiamo di capire da che parte pende. Talvolta ci troviamo nella condizione di non avere dubbi, perchè i "pro" sono nettamente più pesanti dei "contro", o viceversa. In altre situazioni di maggiore equilibrio, siamo costretti comunque a dovere optare per una delle due o più soluzioni. Anche nell'amministrazione di realtà più grandi della nostra famiglia, mi piacerebbe che prevalesse questo tipo di analisi. In realtà sappiamo tutti che non è così.
Ciò non avviene quando entra in campo la faziosità. Mi vengono in mente almeno due ambiti della nostra vita in cui la faziosità prende spesso il sopravvento sulla ragionevolezza: la mala politica (quella marcia di oggi, non quella di Socrate) e il tifo sportivo.
Quante volte, nel tifare la nostra squadra di calcio, abbiamo minimizzato le colpe dei nostri giocatori, ingigantendo quelle degli avversari o incolpando l'arbitraggio? Poi magari a mente fredda e rivedendo la moviola ci accorgiamo che la "gannedda" l'aveva fatta il nostro mediano, o che il rigore che avevamo urlato in realtà era una simulazione del nostro centravanti, ma molto probabilmente non lo ammetteremo mai, soprattutto non di fronte a un tifoso dell'altra squadra. Purtroppo anche in politica succede lo stesso e i risultati sono quelli che vediamo, non solo nei dibattiti televisivi, ma anche nelle scuole, nei posti di lavoro, nei problemi dei giovani o dei pensionati.
La mala politica è fatta di tattica, strategia e sotterfugio molto più che di idee e progetti. In politica il bene della "fazione" di appartenenza viene prima di quello dei cittadini. Quando una proposta proviene da altri, sarà osteggiata a priori, anche se ottima. Il successo della proposta degli "avversari" deve essere evitato a qualunque costo, a prescindere dagli effetti positivi che potrebbe avere per il cittadino. Eh si perchè se hanno successo gli altri, questo suonerebbe come una sconfitta per la propria "fazione".
Un altro tipico giochetto politico è quello di attribuire agli avversari le proprie colpe, anche se con illazioni pretestuose. A questo proposito mi viene in mente un esempio poggino. Negli anni 80/90 i notiziari della Cooperativa avevano un direttore iscritto all'albo dei giornalisti. In modo alquanto curioso, dopo pochi mesi di lavoro, i direttori si dimettevano puntualmente, tant'è che alle fine, esauriti tutti i giornalisti di Capoterra, il notiziario era diventato un misero foglietto dattiloscritto che veniva redatto da "ignoti". Ho fatto personalmente parte della redazione dell'ultimo Notiziario "ufficiale" diretto da un noto giornalista e scrittore capoterrese nel 1998. Le interferenze da parte di chi gestiva la Cooperativa a quell'epoca furono talmente forti da provocare, poco dopo, le dimissioni del direttore. Bene, oggi questo stesso Solone della libertà di informazione che cercava di imbrigliare l'esterrefatto giornalista, accusa il sottoscritto di essere addirittura un monopolista a Poggio. Parlare di monopolio su Internet è ovviamente un controsenso, ma forse la cosa può essere "bevuta" da qualche sprovveduto poco telematizzato. In realtà questo Blog ed il suo piccolo successo non dipendono da qualche investitura di palazzo a cui quel signore è abituato, ma a duro lavoro e passione. Anche domani questo nostro politico di razza se ne può aprire uno, ma non lo farà perchè è molto più facile criticare ed infangare che costruire e lavorare.
In politica, comunque, la cosiddetta "macchina del fango" da i suoi risultati (è difatti molto utilizzata), peccato che rovini l'armonia sociale. Quando si creano queste polemiche l'osservatore esterno poco informato sarà tentato a pensare che c'è qualcosa che non va in entrambi i contendenti e si allontanerà lasciando campo libero ai più potenti, che quasi mai sono i più giusti. Lo stesso avviene quando si vuole nascondere un proprio errore o una valutazione che poi il tempo e i fatti hanno dimostrato essere sbagliata. Errare humanum est, ma ammettere l'errore ... mai. Piuttosto si cercherà di costruire una storia "modificata" contente pezzi di verità misti a dimenticanze e falsificazioni.
Ancora un esempio poggino: la famosa variante che prevedeva la cementificazione delle pinete e la presenza di una decina di lotti in terreni su cui, pochi mesi dopo, si è riversata una valanga d'acqua e di fango. Questa variante non solo è stata duramente contestata da centinaia di soci, ma anche criticata da associazioni ambientaliste a caratura nazionale e bocciata dalla Regione. Nonostante questa vera e propria debacle, costata ai soci quasi 100 mila euro di progettazione, qualcuno continua a dire "fatela andare avanti" anche se è impossibile, oppure dice che la nuova è uguale a quella bocciata, altra cosa impossibile. Ci si arrampica su qualsiasi specchio pur di non ammettere che, forse, qualcosa non andava in quel progetto.
Qualcuno però l'ha approvato subito. Sapete chi? Il Comune di Capoterra. E come mai questo improvviso "amore" per le proposte della Cooperativa Poggio dei Pini, dopo anni di scaramucce? La risposta è cruda: perchè il Comune sa benissimo che da molti anni avrebbe dovuto prendere in carico le infrastrutture di Poggio, e quindi occuparsi della relativa manutenzione. Solo con i nuovi lotti la Cooperativa avrebbe avuto le risorse per continuare a fare questo incredibile regalo all'amministrazione capoterrese. Sapete quanto costa ai soci della Cooperativa questo regalo? Ve lo dico subito: 100 mila euro ogni anno! E sapete quanti soldi sono entrati nelle casse del comune solo dall'ICI di Poggio dei Pini negli ultimi 10 anni? 750 mila euro. Per portare avanti queste iniziative, che appaiono poco convenienti per i soci, è però necessario il silenzio informativo, guai a raccontare e informare, i "sudditi" potrebbero mangiare la foglia. I blog liberi, da Wikileaks a questo, danno fastidio.
Un altro classico elemento che vi farà capire se avete a che fare con persone indipendenti o con un soggetto politico è costituito dai cosiddetti "falsi volontari". Si tratta di quelle persone che vi avvicinano con fare amichevole e vi danno "il consiglio giusto" solitamente condito da qualche bella calunnia. Uno potrebbe chiedersi cosa spinge queste persone a dedicare il proprio tempo a dare consigli a voi, a bussare alle vostre porte, consegnare volantini. Vi consiglio di indagare. Se scoprirete qualche poco celato interesse professionale o qualche parentela che vi porta direttamente ai capi-fazione, allora saprete di essere vittima di una strumentalizzazione politica. E' molto probabile che a Poggio si costruiranno nuove aree lottizzabili, e dovranno essere affidati lavori ai professionisti che si occupano di edilizia. Inoltre la Cooperativa, soprattutto se fosse poco trasparente, non è obbligata a seguire le procedure dell'ente pubblico e può assegnare lavori in modo più "diretto". Insomma ci siamo capiti. Ovviamente non troverete queste persone quando c'è bisogno di volontariato vero.

Un'altra caratteristica del politico è la faccia tosta. L'altro giorno in TV ho visto un politico che ha passato la sua gioventù a manifestare con violenza negli anni di piombo (menando sia giovani che poliziotti), Oggi, diventato ministro, si erge a difensore della polizia e inveisce contro i manifestanti. A Poggio, chi ha buttato al vento centinaia di migliaia di euro in operazioni sbagliate si erge a maestro nell'economia.
C'è poi la tattica della delegittimazione dell'avversario; quando qualcuno dà fastidio, perchè magari opera bene e non può essere contrastato con i fatti, si mettono in giro illazioni di vario tipo che mirano a scalfirne l'immagine.
Che dire poi del'abitudine, tipica della mala politica, di nascondere i risultati positivi ottenuti da chi non appartiene alla tua fazione? E dire che a Poggio il destino del lago sembrava segnato. Salvarlo, dopo quello che era successo e dopo gli attacchi portati avanti da alcuni invidiosi, sembrava una impresa impossibile. Oggi invece sappiamo con certezza che tra qualche anno una delle bellezze naturalistiche simbolo dell'intero comune, tornerà a vivere con il medesimo splendore di prima. Di questo ovviamente i faziosi non fanno menzione.
Dulcis in fundo, come se tutto ciò non bastasse, talvolta arrivano le minacce e le intimidazioni più forti, a cominciare dalle gomme delle auto squarciate per finire chissà dove.

Insomma, ho provato a descrivere cosa intendo per mala politica elencando un campionario di tattiche e trucchi a cui assisto da 35 anni in televisione e, purtroppo, da qualche anno anche nel luogo in cui vivo. C'è da chiedersi: ma serve la mala politica in un piccolo paese semidevastato dall'alluvione, con poche risorse economiche e molte cose da fare?

sabato 25 dicembre 2010

Torre delle Stelle vs. Poggio dei Pini - le novità un anno dopo


Gentilissimo sig. Plazzotta,

come ricorderà ci eravamo conosciuti “telematicamente” circa un anno fa.

Ora le scriviamo di nuovo, dopo aver letto gli ultimi articoli del suo ottimo blog. Lo facciamo per due motivi: il primo è per aggiornarvi su vicende di Torre delle Stelle che ci paiono significative anche per la vostra realtà e che in questi giorni hanno visto una svolta “storica”.

Il secondo è per “confortarla” sul fatto che l’esistenza, a Poggio dei Pini, di “cattive abitudini” e di pratiche non proprio di cristallina trasparenza di cui abbiamo letto, non è un’ esclusiva della vostra località: le vediamo in azione, con modalità molto simili, anche a Torre delle Stelle. In particolare è sorprendente la comunanza in tema di disinformazione sfacciata e pervicace, finalizzata a difendere,interessi (molto) particolari, che essendo in rotta di collisione con quelli della comunità hanno necessità di essere mascherati o nascosti.

Con l’aggravante che se a Poggio dei Pini la Cooperativa, regolarmente costituita secondo la legge, esiste, a Torre delle Stelle, vista la mancanza di parti comuni in comproprietà tra i proprietari, il “condominio” la cui esistenza viene posta alla base di questo apparato, neppure esiste e la località è pubblica al 100% (tranne ovviamente i lotti dei privati).

Torniamo al primo motivo: un anno fa, eravamo intervenuti su questo spazio web evidenziando come il Comune di Capoterra avesse ben precisi obblighi di gestione delle opere di urbanizzazione primaria (strade, acquedotto, parcheggi, illuminazione pubblica) della vostra lottizzazione, che per legge devono essere trasferite al Comune entro 10 anni dalla stipula della convenzione di lottizzazione (art. 28, comma V della legge 1150 del 1942). La gestione di quelle infrastrutture, come abbiamo letto nell’articolo prima menzionato, costituisce invece, a tutt’ora una pesante palla al piede per il funzionamento della vostra Cooperativa.

Per l’adempimento degli stessi obblighi verso Torre delle Stelle da parte del Comune di Maracalagonis, dopo anni di richieste vane in tal senso, un gruppo di proprietari, sotto il coordinamenteo della Nuova Associazione Torre delle Stelle, era ricorso al TAR. Nel novembre dell’anno scorso era arrivata, nell’ambito di quel ricorso, un’ordinanza del Tribunale Amministrativo (402/2009) che imponeva al Comune di farsi carico del funzionamento e della manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade e della rete idrica.

La lungamente attesa svolta è arrivata i giorni scorsi, quando il Comune, ottemperando agli obblighi di legge ribaditi dalla suddetta ordinanza ha formalizzato con 4 delibere di Giunta, la presa in carico di strade, rete idrica, parcheggi e illuminazione pubblica (già presa in carico, quest’ultima, a partire dal 1995) segnando così un passaggio “storico” per Torre delle Stelle e sanando una situazione che penalizzava la comunità sotto vari aspetti. Vediamoli:

  1. Nonostante il versamento dell’ ICI all’aliquota quasi massima (6.7 per mille), che frutta ogni anno incassi di circa 1 milione di Euro al Comune di Maracalagonis (molto più di quanto Capoterra incassi da Poggio dei Pini), i servizi e la gestione delle infrastrutture (esattamente per finanziare i quali l’ ICI è finalizzata) venivano omessi dall’Amministrazione comunale e i proprietari dovevano versare una sorta di seconda “ICI” (il cosidetto condominio, che in realtà non esiste mancando le proprietà comuni che per definizione formano un condominio). Si trattava di una plateale violazione del patto di cittadinanza, il quale prevede che al pagamento di un’imposta corrisponda l’erogazione di un servizio.

  2. L’apparato privato finanziato con questa “seconda ICI”, palesemente illegittima, non era ovviamente in grado di garantire un livello di gestione di infrastrutture pubbliche primarie adeguato e conforme alle norme di legge. Inoltre, i costi di interventi “usa e getta” senza fine, nel corso degli anni ha di gran lunga soppiantato quelli che si sarebbero affrontati per porre un rimedio definitivo (pensiamo, per esempio, alla mancata, finora, pavimentazione ecologica delle strade, che una volta completata azzera praticamente i costi della manutenzione; nell’arco di due decenni solo per la manutenzione è stato “buttato” qualche milione di Euro che avrebbe permesso la copertura di tutto l’asse viario principale)

  3. L’illegittimità della situazione ha tagliato fuori per oltre 30 anni tutte le infrastrutture pubbliche di Torre delle Stelle dal circuito dei finanziamenti pubblici (regionali, comunitari, ecc) di cui al contrario hanno beneficiato quasi tutti i centri costieri della Sardegna, impedendo l’adeguamento e l’ammodernamento delle infrastrutture primarie e perciò causando un’arretratezza oramai insostenibile. Con la formalizzazione della presa in carico e il ripristino della legalità amministrativa, strade e rete idrica rientreranno nell’ambito della programmazione regionale, con l’accesso agli indispensabili finanziamenti (pensiamo soprattutto alla fatiscente rete idrica, che potrà usufruire dei finanziamenti dell’Autorità d’ Ambito per l’indifferibile adeguamento)

  4. Il comprensorio, nell’ambito di questa mancata gestione dell’Amministrazione comunale, ha visto crescere un degrado legato a numerosi interventi abusivi, compiuti in aree e infrastrutture pubbliche (e questo aspetto segna un primato per Torre delle Stelle, visto che di solito gli abusi riguardano terreni privati), tanto più gravi e inaccettabili considerato che il contesto ambientale-paesaggistico di pregio aveva determinato sin dal 1969 l’apposizione del vincolo paesaggistico in tutta l’area di Torre delle Stelle. Ricordiamo ad esempio, la recente realizzazione di uno scarico abusivo conferente direttamente sull’arenile di Genn’e Mari che ha prodotto gravi conseguenze per lo sversamento di fango e il dissesto della spiaggia; estese gettate di cemento lungo le strade comunali per il quale il Comune di Maracalagonis ha emesso un’ordinanza di sospensione dei lavori dopo aver accertato che le opere realizzate sono da considerarsi completamente abusive; la devastazione della macchia mediterranea lungo l’alveo del rio Gavoi nei pressi della spiaggia di Cannesisa.E altro ancora.

  5. L’insorgere di tensioni sociali legate alla privatizzazione di fatto di beni primari come l’acqua, che hanno portato ai gravi fatti di violenza del 4 agosto scorso, per i quali è in corso un procedimento penale per lesioni a carico di una persona.

  6. Lo svilupparsi, negli anni, di un macroscopico conflitto di interessi in capo a chi gestisce il c.d. condominio: poiché quella posizione garantisce un cospicuo compenso monetario ed altri vantaggi, si è assistito sempre più chiaramente, ad un utilizzo dei soldi versati dai proprietari per impedire che l’assunzione degli obblighi di gestione e manutenzione in capo al Comune, facesse venir meno la necessità del c.d. condominio e quindi dei vantaggi che esso garantisce a chi lo gestisce. A costo di andare pesantemente e assurdamente contro gli interessi della comunità.

Ecco che allora ingentissime somme di denaro (diverse decine di migliaia di Euro all’anno) sono finite in cause legali contro il Comune nel tentativo di impedire (sic!) la pavimentazione ecologica (in materiale lapideo) delle strade sterrate, che attualmente non lasciano alternativa tra fango e polvere (opposizione totalmente infondata e infatti fallita,i lavori dovrebbero iniziare a giorni). Oppure, in surreali, grotteschi ricorsi al TAR contro il ripristino urgente delle strade effettuato dal Comune in seguito al nubifragio del 10 ottobre 2010 (intervento di protezione civile in seguito a calamità naturale) e contro una delibera comunale che affida la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete stradale comunale ad una ditta (sì, per quanto possa sembrare uno scherzo, si chiede davvero al TAR di tenere a carico dei proprietari i costi di stretta spettanza comunale e di tenere lontano il Comune anche in caso di calamità naturali!). Tutto ciò, incredibilmente, all’insaputa di coloro i cui soldi vengono usati per pagare le parcelle agli avvocati, ossia i proprietari di immobili di Torre delle Stelle che mai si immaginerebbero che i soldi da loro versati vengono usati per andare clamorosamente contro i loro interessi. È come se il presidente della vostra Cooperativa, all'insaputa dei soci, avesse citato al TAR il Comune di Capoterra per interventi di ripristino urgente della viabilità di Poggio dei Pini dopo l'alluvione dell'ottobre 2008. Poiché ci rendiamo conto della inverosimiglianza di quanto riferiamo, invitiamo chi volesse avere riscontri documentali a visitare il nostro sito, in particolare questo link

http://torredellestelle.blog.tiscali.it/2010/11/24/un-ricorso-al-tar-contro-il-ripristino-urgente-delle-strade/

Ricordiamo come nel 2007, nell’ambito della mancata gestione delle opere di urbanizzazione primarie da parte del Comune di Maracalagonis, un esposto di un gruppo di residenti ha portato ad un’ordinanza del GUP di imputazione coatta per il sindaco in carica in quel periodo con l’ipotesi di reato prevista dall’art. 328 C.P. (omissione d’atti d’ufficio).

La presa in carico di Torre delle Stelle da parte del Comune di Maracalagonis rappresenta dunque un’ottima notizia per tutta la comunità e apre una nuova stagione per Torre delle Stelle, dove, ripristinati i fondamentali amministrativi e abbandonati definitivamente il vivere alla giornata e la precarietà del passato, si potrà programmare e investire per il futuro, adeguando le infrastrutture primarie (rete idrica in primis, attualmente fatiscente) e avviando una gestione del territorio basata sulla partecipazione e il coinvolgimento della comunità, finalmente rispettosa dei luoghi e consona al pregio ambientale del comprensorio.

La salutiamo cordialmente e auguriamo buone feste e un felice anno nuovo a lei e a tutta la comunità di Poggio dei Pini.

Francesco Iurato
Nuova Associazione Torre delle Stelle
www.torredellestelle.blog.tiscali.it
ass.torredellestelle@gmail.com

lunedì 20 dicembre 2010

Da Poggio con furore

In relazione a una riunione organizzata dalla fazione legata ad alcuni vecchi manovratori di Poggio dei Pini (e sottolineo alcuni), ho ricevuto tre messaggi che gli autori mi hanno chiesto di pubblicare espressamente su questo blog.

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Caro Giorgio, scrivo a te, nel tuo blog e non nel forum della Cooperativa, perché trovo questo "posto" virtuale più accogliente e rassicurante. Sono appena uscito, prima della fine, dall'incontro organizzato dagli oppositori (perché di questo si tratta) all'attuale CdA. Sono dovuto andare via per il profondo disagio che ho avvertito in questo incontro tra "vicini di casa". Ho assistito a scene di violenza verbale tali da farmi ritenere che sia il caso di fermarci subito prima che sia troppo tardi
Ricordo bene cosa dissi all'Assemblea in occasione dell'aumento delle quote annuali. L'aumento poteva essere anche doppio e il rientro poteva essere "spalmato" su 5 anni se questo fosse servito a salvare ogni posto di lavoro. Ma ricordo bene anche la reazione dei vostri "oppositori" che si stracciarono le vesti urlando contro voi affamatori perché aumentavate le quote. Quegli stessi che si sentivano troppo poveri per pagare qualche decina di euro in più, e oggi si strappavano le vesti urlando contro gli amministratori. Quelli stessi che hanno impedito a Manuele di spiegare e a Giuseppe addirittura di parlare. Oggi si trattava di un incontro per parlarsi addosso, per dirsi tra persone che la pensano allo stesso modo quello che, per chi lo dice, è diventata ormai una verità assoluta e indiscutibile. Ci può stare. Era una riunione privata tra sostenitori dei precedenti amministratori della Cooperativa che, ovviamente, non potevano tollerare interventi di chi oggi amministra al posto loro. Ma ciò che mi ha colpito è stata la violenza. Fuori dalle righe. Fuori contesto. Fuori controllo.
Cosa volevano fare? C'era un tipo che si agitava come un matto, che si alzava, inveiva e urlava contro Giuseppe. Altri che continuavano ad urlare ad ogni affermazione o spiegazione. Ma allora perché erano stati invitati gli amministratori. Per esacerbare gli animi. Per far capire a qualche fuori di testa (e li dentro purtroppo ne ho visto) che quelli erano i nostri "vicini di casa" da colpire. Questa è follia. Chi ha organizzato questo ha la responsabilità morale di ciò che accadrà.
Era troppo per me e sono andato via.
Mentre uscivo dall'incontro un mio "vicino di casa", già consulente a pagamento della precedente amministrazione, ha pensato bene di apostrofarmi perché io stavo con "quei pezzi di merda là", gli amministratori ovviamente. Ma perché? Quale è la mia colpa? Di non stare con chi ha posto le premesse per quello che accade oggi? No, non sto con loro! Li trovo ipocriti e immorali. Ieri erano troppo poveri per pagare l'aumento, l'altro ieri pagavano consulenti esterni a go go, e oggi speculano sulla pelle di chi ha perso il posto di lavoro.
E' uno schifo. Ed esprimo il mio biasimo per tutti quelli che continueranno ad alimentare questo clima... chissà magari fra un po' andranno anche in giro a spaccare le vetrine di tutti gli amici di "quei pezzi di merda".
A proposito, lo sciacallaggio nei confronti di chi ha perso il posto di lavoro per cercare consenso e ritornare sulla "seggiolina" della Poggio dei Pini è stato veramente vomitevole.

Roberto Trudu

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Ciao Giorgio,

Oggi si è svolta l’assemblea richiesta da una parte di Soci e alla quale mi sono ritenuto invitato perché ho trovato, nella posta, l’invito “A TUTTI I SOCI DELLA COOPERATIVA”. Quindi quel TUTTI mi ha persuaso che potessi partecipare e, verificandosi l’opportunità, anche esprimere le proprie idee sugli argomenti di discussione.

Uno dei promotori, il Dott. M.Anedda ha svolta una dotta relazione sulla situazione economico-finanziaria. Essendo io a digiuno di competenze contabili specifiche mi sono astenuto dall’intervenire su quanto esposto. La relazione terminava con un sunto che potrebbe essere questo (almeno per ciò che sono riuscito a comprendere): la situazione economico-finanziaria NON appare preoccupante. PERO’ … Ecco quest’ultima affermazione mi ha permesso di formulare questa domanda: “non avendo più, come tutti sanno, lotti da vendere per coprire le spese, in quale maniera dobbiamo operare per recuperare risorse con cui realizzare INVESTIMENTI soprattutto avuto riguardo a quel PERO’ sottinteso come io l’ho percepito” ? Solo INVESTIMENTI perché la relazione spiegava che le entrate per quote ordinarie coprivano le spese correnti ordinarie inclusi gli ammortamenti. La risposta mi ha molto tranquillizzato perché dalla lettura del foglio di invito ho letto al punto 1) Situazione economico-finanziaria della società (presupposto DALL’AUMENTO DELLE QUOTE SOCIALI E DI ALCUNE SCELTE DOLOROSE DEL CONSIGLIO).

Nel corso della discussione su questo punto un intervento mi ha sommamente fatto riflettere. E’ stato detto che la Società con l’attuazione dell’attività di cessione dei RELIQUATI (azione programmata dal precedente CdA e abbandonata dall’attuale CDA) si sarebbero reperiti ricavi per circa 300.000 €. Questo tesoretto avrebbe messo in sicurezza la Società (che non è stata, non è e non sarà in pericolo vista la sua fortunata condizione economica, come affermato dal relatore Dott. Anedda assolutamente competente). La riflessione che è sorta in me sul caso RELIQUATI deriva dalla constatazione (chiunque potrà rendersene conto andando a verificare le carte) che in molti casi non di RELIQUATI si trattava bensì di importanti estensioni di terreni confinanti con altri di proprietà di fortunati Soci. Ho visto, in definitiva, che qualche Socio, a vil prezzo, avrebbe potuto acquisire terre a lui confinanti ANCHE DI MIA PROPRIETA’ (in quanto partecipe della Società). Su questi terreni fra dieci, venti , trenta anni, il legittimo proprietario confinante che l’avesse acquistato a vil prezzo, avrebbe poi potuto EVENTUALMENTE costruire un’altra casa che avrebbe potuto fruttargli un gruzzoletto. Oppure rivenderlo ricavando anche una sommetta poiché con il tempo avrebbe assunto la condizione di fabbricabilità.

Ora io intendevo esprimere all’Assemblea di SOCI DELLA COOPERATIVA questo concetto soprattutto in quanto il moderatore (Dott. Anedda) aveva consentito al precedente oratore di fare un’affermazione non corretta. Oltretutto fuori tema rispetto al punto in discussione. Un gruppo di Soci schierati in prima, seconda e terza fila (soprattutto) non ha gradito che si ricordassero verità differenti (le mie) ed ha preso a rumoreggiare sconsideratamente a causa della palese difficoltà a volersi sentire riferire cose non gradite. Che io so essere vere ma anche loro lo sanno.

Altrettanta gazzarra, ma anche con più veemenza è capitato quando altri, al di fuori della cerchia dei facinorosi, hanno cercato di fornire spiegazioni sulle decisioni dell’attuale CdA secondo una logica pragmatica ed hanno cercato di fornire motivazioni obiettive sulle decisioni assunte dal CdA in ordine ad aspetti gestionali (esempio Ufficio Tecnico).

A questo punto ho capito di trovarmi NON in un’assemblea di TUTTI I SOCI DELLA COOPERATIVA – come è scritto nel volantino di invito – ma in quella di una PARTE DI SOCI e specificatamente di quella che discende dai comportamenti voluti e perseguiti dal precedente CdA di cui cito solo due strani episodi.

Nell’imminenza delle ultime elezioni il precedente CdA (credo due giorni prima della sua scadenza) ha concesso in locazione a un’imprenditore, per un prezzo mortificante (per la proprietà) un locale sociale. E’ possibile pubblicare questo contratto ?

Su richiesta scritta di 180 Soci era stato chiesto al precedente CdA l’accesso agli atti (verbali del CdA). Si rammenta infatti che alle richieste “semplici” fatte da singoli Soci era stato negato l’accesso. Ebbene finalmente (con la costante presenza molto vigile di un Consigliere) al sottoscritto ed al Geom G.F. Vacca (delegati dai 180 firmatari) era stato concesso di sfogliare i verbali solo che su quello che a noi interessava specificatamente conoscere erano presenti degli ….OMISSIS.

Ricordo anche i rifiuti ripetutamente frapposti dal precedente CdA all’uso della sala che oggi ospita l’attuale riunione. Ecco un diverso modo di rapportarsi ai Soci.

Ricordo anche un episodio ancora più grave: un certo Consigliere ed anche Amministratore aveva ritenuto opportuno occultare (letteralmente facendole custodire al di fuori degli uffici Sociali) alcune carte (rivelatesi poi di scarsa rilevanza e immeritevoli di occultamento) e tuttavia carte protocollate con ciò sottraendole alla conoscenza dell’intero CdA. Di questo episodio mi ero molto lamentato ma soprattutto avevo valutato la pocchezza dei contenuti di quelle carte su cui, altri, invece vedevano un grande progetto.

Oggi leggo i verbali comodamente da casa mia aprendo il PC sul portale (ottimo) della Società Cooperativa Poggio dei Pini di cui sono Socio.

Termino affermando senza tema di essere smentito che ho prestato la mia opera in qualità di componente del Collegio dei Sindaci, di Consigliere (ho redatto innumerevoli verbali) il tutto SEMPRE A TITOLO VERAMENTE GRATUITO E COME ATTIVITA’ DI VOLONTARIATO. E credo anche di aver scoperchiato qualche altarino che ha consentito alla Società di stipulare qualche contratto a condizioni più vantaggiose per la Cooperativa e ciò nonostante qualche velato bastian contrario interno alla Società. Si dice che qualcuno avebbe offerto GRATUITAMENTE la propria opera ma poi, si dice che abbia presentato fattura ed anche lettera di legale chiedendo un compenso che avrebbe dovuto essere VOLONTARIATO.

Ecco brevi riflessioni che ho maturato dopo aver abbandonato, alle 18,30 quell’assemblea che non era DI TUTTI I SOCI DELLA COOPERATIVA ma di una SOLA PARTE DI ESSI.

E questo in aperto contrasto con la civile discussione sviluppatasi nella precedente riunione di Soci del 12/12.

Giampaolo Lai

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Sono socia della Cooperativa da 5 anni esatti e residente da 1; da un anno circa seguo da vicino le vicende della nostra Comunità e del Consiglio di Amministrazione che abbiamo votato.
Ho osservato e ascoltato, partecipando ad alcune riunioni periodiche e leggendo gli articoli del forum, i comportamenti e i discorsi di alcuni soci e sono rimasta più volte esterrefatta e senza parole.
Pensavo di vivere in una Comunità di soci legati tutti dagli stessi principi etici, così come previsto e riportato nel nostro statuto in cui si dice per l’appunto: che possono acquisire la qualifica di socio le persone che rispondono ai seguenti requisiti: ottima condotta morale e civile, buona educazione, cultura, lealtà e serietà, senso di solidarietà, riservatezza, tolleranza, spirito di collaborazione e di adattamento “ (Statuto Cooperativa art. 4 S “soci”).
Evidentemente le mie erano solo false illusioni e speranze, da una parte l’organo amministrativo lavora per la Cooperativa (e quindi per i soci, che tra l’altro l’hanno eletto) e dall’altra un gruppo di “faziosi” lotta contro, schermandosi dietro mogli, generi, amici etc…onde evitare di agire in prima persona: organizza riunioni nascoste e convoca assemblee parallele pianificando le azioni da attuare contro l’organo amministrativo che la maggioranza dei soci ha votato.
Sono disgustata e purtroppo seriamente preoccupata per la serenità e futuro della nostra Comunità, sinceramente non riesco a capire da dove provenga tutto questo odio e rancore verso persone che stanno, per la prima volta dopo tanto tempo, prendendo delle decisioni e ponendole in essere sul serio anche a costo di sembrare impopolare.
Non capisco perché si debba pensare sempre che dietro ogni azioni compiuta ci sia del marcio o qualche cosa di oscuro.
Concludo con una speranza, visto che siamo in pieno clima natalizio, mi auguro che le cose cambino e ci si trovi tutti uniti per lo stesso fine: il bene della nostra Comunità di persone e per il nostro territorio.
Auguri a tutti

Alessandra Barlini

venerdì 10 dicembre 2010

La mala politica

Sono un analista informatico e mi capita spesso di effetuare analisi costo-benefici. Se ci pensate bene, tutti quanti noi, qualsiasi sia la nostra professione, effettuiamo questo tipo di analisi in continuazione.

Capita sia quando ci troviamo al supermercato a fare la spesa, così come quando dobbiamo fare un investimento importante o una scelta di vita. Ci troviamo a valutare i pro e i contro, che mettiamo in una ipotetica bilancia. Poi togliamo il chiodo e cerchiamo di capire da che parte pende. Talvolta ci troviamo nella condizione di non avere dubbi, perchè i "pro" sono nettamente più pesanti dei "contro", o viceversa. In altre situazioni di maggiore equilibrio, siamo costretti comunque a dovere optare per una delle due o più soluzioni. Anche nell'amministrazione di realtà più grandi della nostra famiglia, mi piacerebbe che prevalesse questo tipo di analisi. In realtà sappiamo tutti che non è così.
Ciò non avviene quando entra in campo la faziosità. Mi vengono in mente almeno due ambiti della nostra vita in cui la faziosità prende spesso il sopravvento sulla ragionevolezza: la mala politica (quella marcia di oggi, non quella di Socrate) e il tifo sportivo.
Quante volte, nel tifare la nostra squadra di calcio, abbiamo minimizzato le colpe dei nostri giocatori, ingigantendo quelle degli avversari o incolpando l'arbitraggio? Poi magari a mente fredda e rivedendo la moviola ci accorgiamo che la "gannedda" l'aveva fatta il nostro mediano, o che il rigore che avevamo urlato in realtà era una simulazione del nostro centravanti, ma molto probabilmente non lo ammetteremo mai, soprattutto non di fronte a un tifoso dell'altra squadra. Purtroppo anche in politica succede lo stesso e i risultati sono quelli che vediamo, non solo nei dibattiti televisivi, ma anche nelle scuole, nei posti di lavoro, nei problemi dei giovani o dei pensionati.
La mala politica è fatta di tattica, strategia e sotterfugio molto più che di idee e progetti. In politica il bene della "fazione" di appartenenza viene prima di quello dei cittadini. Quando una proposta proviene da altri, sarà osteggiata a priori, anche se ottima. Il successo della proposta degli "avversari" deve essere evitato a qualunque costo, a prescindere dagli effetti positivi che potrebbe avere per il cittadino. Eh si perchè se hanno successo gli altri, questo suonerebbe come una sconfitta per la propria "fazione".
Un altro tipico giochetto politico è quello di attribuire agli avversari le proprie colpe, anche se con illazioni pretestuose. A questo proposito mi viene in mente un esempio poggino. Negli anni 80/90 i notiziari della Cooperativa avevano un direttore iscritto all'albo dei giornalisti. In modo alquanto curioso, dopo pochi mesi di lavoro, i direttori si dimettevano puntualmente, tant'è che alle fine, esauriti tutti i giornalisti di Capoterra, il notiziario era diventato un misero foglietto dattiloscritto che veniva redatto da "ignoti". Ho fatto personalmente parte della redazione dell'ultimo Notiziario "ufficiale" diretto da un noto giornalista e scrittore capoterrese nel 1998. Le interferenze da parte di chi gestiva la Cooperativa a quell'epoca furono talmente forti da provocare, poco dopo, le dimissioni del direttore. Bene, oggi questo stesso Solone della libertà di informazione che cercava di imbrigliare l'esterrefatto giornalista, accusa il sottoscritto di essere addirittura un monopolista a Poggio. Parlare di monopolio su Internet è ovviamente un controsenso, ma forse la cosa può essere "bevuta" da qualche sprovveduto poco telematizzato. In realtà questo Blog ed il suo piccolo successo non dipendono da qualche investitura di palazzo a cui quel signore è abituato, ma a duro lavoro e passione. Anche domani questo nostro politico di razza se ne può aprire uno, ma non lo farà perchè è molto più facile criticare ed infangare che costruire e lavorare.
In politica, comunque, la cosiddetta "macchina del fango" da i suoi risultati (è difatti molto utilizzata), peccato che rovini l'armonia sociale. Quando si creano queste polemiche l'osservatore esterno poco informato sarà tentato a pensare che c'è qualcosa che non va in entrambi i contendenti e si allontanerà lasciando campo libero ai più potenti, che quasi mai sono i più giusti. Lo stesso avviene quando si vuole nascondere un proprio errore o una valutazione che poi il tempo e i fatti hanno dimostrato essere sbagliata. Errare humanum est, ma ammettere l'errore ... mai. Piuttosto si cercherà di costruire una storia "modificata" contente pezzi di verità misti a dimenticanze e falsificazioni.
Ancora un esempio poggino: la famosa variante che prevedeva la cementificazione delle pinete e la presenza di una decina di lotti in terreni su cui, pochi mesi dopo, si è riversata una valanga d'acqua e di fango. Questa variante non solo è stata duramente contestata da centinaia di soci, ma anche criticata da associazioni ambientaliste a caratura nazionale e bocciata dalla Regione. Nonostante questa vera e propria debacle, costata ai soci quasi 100 mila euro di progettazione, qualcuno continua a dire "fatela andare avanti" anche se è impossibile, oppure dice che la nuova è uguale a quella bocciata, altra cosa impossibile. Ci si arrampica su qualsiasi specchio pur di non ammettere che, forse, qualcosa non andava in quel progetto.
Qualcuno però l'ha approvato subito. Sapete chi? Il Comune di Capoterra. E come mai questo improvviso "amore" per le proposte della Cooperativa Poggio dei Pini, dopo anni di scaramucce? La risposta è cruda: perchè il Comune sa benissimo che da molti anni avrebbe dovuto prendere in carico le infrastrutture di Poggio, e quindi occuparsi della relativa manutenzione. Solo con i nuovi lotti la Cooperativa avrebbe avuto le risorse per continuare a fare questo incredibile regalo all'amministrazione capoterrese. Sapete quanto costa ai soci della Cooperativa questo regalo? Ve lo dico subito: 100 mila euro ogni anno! E sapete quanti soldi sono entrati nelle casse del comune solo dall'ICI di Poggio dei Pini negli ultimi 10 anni? 750 mila euro. Per portare avanti queste iniziative, che appaiono poco convenienti per i soci, è però necessario il silenzio informativo, guai a raccontare e informare, i "sudditi" potrebbero mangiare la foglia. I blog liberi, da Wikileaks a questo, danno fastidio.
Un altro classico elemento che vi farà capire se avete a che fare con persone indipendenti o con un soggetto politico è costituito dai cosiddetti "falsi volontari". Si tratta di quelle persone che vi avvicinano con fare amichevole e vi danno "il consiglio giusto" solitamente condito da qualche bella calunnia. Uno potrebbe chiedersi cosa spinge queste persone a dedicare il proprio tempo a dare consigli a voi, a bussare alle vostre porte, consegnare volantini. Vi consiglio di indagare. Se scoprirete qualche poco celato interesse professionale o qualche parentela che vi porta direttamente ai capi-fazione, allora saprete di essere vittima di una strumentalizzazione politica. E' molto probabile che a Poggio si costruiranno nuove aree lottizzabili, e dovranno essere affidati lavori ai professionisti che si occupano di edilizia. Inoltre la Cooperativa, soprattutto se fosse poco trasparente, non è obbligata a seguire le procedure dell'ente pubblico e può assegnare lavori in modo più "diretto". Insomma ci siamo capiti. Ovviamente non troverete queste persone quando c'è bisogno di volontariato vero.

Un'altra caratteristica del politico è la faccia tosta. L'altro giorno in TV ho visto un politico che ha passato la sua gioventù a manifestare con violenza negli anni di piombo (menando sia giovani che poliziotti), Oggi, diventato ministro, si erge a difensore della polizia e inveisce contro i manifestanti. A Poggio, chi ha buttato al vento centinaia di migliaia di euro in operazioni sbagliate si erge a maestro nell'economia.
C'è poi la tattica della delegittimazione dell'avversario; quando qualcuno dà fastidio, perchè magari opera bene e non può essere contrastato con i fatti, si mettono in giro illazioni di vario tipo che mirano a scalfirne l'immagine.
Che dire poi del'abitudine, tipica della mala politica, di nascondere i risultati positivi ottenuti da chi non appartiene alla tua fazione? E dire che a Poggio il destino del lago sembrava segnato. Salvarlo, dopo quello che era successo e dopo gli attacchi portati avanti da alcuni invidiosi, sembrava una impresa impossibile. Oggi invece sappiamo con certezza che tra qualche anno una delle bellezze naturalistiche simbolo dell'intero comune, tornerà a vivere con il medesimo splendore di prima. Di questo ovviamente i faziosi non fanno menzione.
Dulcis in fundo, come se tutto ciò non bastasse, talvolta arrivano le minacce e le intimidazioni più forti, a cominciare dalle gomme delle auto squarciate per finire chissà dove.

Insomma, ho provato a descrivere cosa intendo per mala politica elencando un campionario di tattiche e trucchi a cui assisto da 35 anni in televisione e, purtroppo, da qualche anno anche nel luogo in cui vivo. C'è da chiedersi: ma serve la mala politica in un piccolo paese semidevastato dall'alluvione, con poche risorse economiche e molte cose da fare?

lunedì 29 novembre 2010

I disinformati

Chi sono i disinformati? Siamo noi. Disinformati su che cosa? Sull'attività della giunta comunale capoterrese. E chi lo dice? Lo dicono i consiglieri o assessori comunali e la loro claque. Bene, hanno ragione.
A questa catena logica di considerazioni manca un anello che chiude il cerchio. A chi spetta il compito di informare? Beh sempre a loro, alla Giunta. Quindi chi accusa i cittadini di essere disinformati è proprio il soggetto che dovrebbe informarli. La contraddizione appare evidente.

Chi si occupa dell'informazione a Capoterra? Il Comune con il suo sito così povero di contenuti e assolutamente privo di spunti di riflessione ed approfondimento? Forse l'Unione Sarda con i suoi brevi articoli che quando non raccontano la cronaca spicciola si trasformano in spot pre o post elettorali? No di certo. L'informazione e l'approfondimento in questo comune è molto forte grazie a Internet, grazie a CapoterraOnline a Capoterra.net , a Demos e a Facebook (e spero di non avere dimenticato nessuno).

In realtà quello che succede è frutto del cambiamento cui stiamo assistendo nel mondo dell'informazione, ma anche della politica. Esistono dei clichè collaudati che vengono ripetuti da generazioni di politici, anzi politicanti. Uno di questi riguarda proprio l'informazione.

Il giochino è il seguente: non ti faccio sapere quello che faccio e come lo faccio; faccio trapelare poche informazioni, solo quelle che mi fanno comodo, utilizzando mezzi di comunicazione che in qualche modo controllo e poi quando, casualmente (ma è meglio evitare), mi trovo davanti a qualcuno che mi pone domande scomode io rispondo: "lei non è informato!". Ha sempre funzionato.

Un altro trucchetto molto noto è quello di "conservare" per l'ultima parte della legislatura alcune "grandi realizzazioni", per esempio un centro sportivo, che lascino negli elettori l'idea di grande attivismo e capacità degli amministratori uscenti. Lo sappiamo tutti che prima delle elezioni è tutto un brulicare di cantieri. Per chi ha qualche annetto sulle spalle, e di elezioni ne ha viste molte, è una specie di rappresentazione teatrale.

L'obiettivo di questi lavori è sempre duplice: da un lato alterare e riepmpire di lustrini l'immagine, spesso spenta, del lavoro fatto (o non fatto) da una amministrazione, dall'altro, ahimè, alimentare il voto di scambio perchè i cantieri significano lavoro e buste paga.

Non quindi "la giunta dell'alluvione" e delle tante esondazioni che si sono succedute negli ultimi 12 anni senza prendere provvedimenti efficienti, quella del piano di protezione civile inesistente, quella dell'asilo "vista fiume" e delle palazzine costruite sul burrone di s'acqua e Tommasu. E nemmeno la Giunta degli scaricabarile e dell'emarginazione delle frazioni capoterresi.

Sia chiaro, se qualcuno pensa che io remi contro questa giunta per partito preso, si sbaglia. Questa è anche la giunta che in passato ha saputo dire un NO netto e coraggioso a un piano di massiccia speculazione edilizia che avrebbe irrimediabilmente rovinato il nostro territorio. E' la giunta che ha protestato (seppur senza successo) contro il continuo posizionamento di servitù nel territorio: elettrodotti, impianti di compostaggio puzzolenti etc. E' la giunta che in un modo o nell'altro dopo l'alluvione si è data da fare.

La cosa triste è che i giovani di oggi che si dedicano alla politica ereditano dai loro predecessori i medesimi schemi mentali e persino il linguaggio. E' da decenni che vedo facce nuove ma le frasi sono sempre le stesse. I giovani politici, trentenni o quarantenni, sono contenti quando riescono a fare un bel discorso nel quale trovo le stesse parole che sentivo negli anni 80 da Valerio Zanone, uno famoso per non dire nulla di concreto. E il bello è che pretendono anche di definirsi "di sinistra".

In questo modo, se ritenete che il paese abbia bisogno di un cambiamento, scordatevelo. Non lo avrete certamente da questi piccoli emuli di Pietro Longo, Zanone, Nicolazzi, De Mita, Martelli o Rutelli. Tra destra o sinistra, da questo punto di vista, sono realmente nella stessa tragica situazione. Basta poi che uno parli chiaro, in modo diretto e originale, con la sua testa per diventare un eroe, come Vendola o Saviano. In Sardegna forse così c'è solo Efisio Arbau. Mosche bianche.

Torniamo all'informazione. Il problema è che la realtà deve essere raccontata per quella che è, con i suoi chiaroscuri, altrimenti potremo tranqullamente definirci in uno stato di semi-democrazia o, se vogliamo di semi-regime. D'altronde i ricordi del regime, quello vero degli anni 30-40 non sono cosi deboli, e molti ricordano come veniva "controllata" l'informazione in quel periodo.

Proprio in questi giorni si fa un gran parlare di Internet e di Wikileaks. Si tratta di un attentato alla stabilità del sistema o solo il tentativo di riportare l'informazione su un livello più vicino alla verità? Mi occupo di informazione telematica da tempi pionieristici (1996), quindi forse potete immaginare quale sia la mia risposta personale a questa domanda.

Viviamo in un periodo di grandi turbolenze con grandi cambiamenti in atto (o comunque in pentola). La politica e l'informazione si adegueranno al cambiamento oppure cercheranno di riproporre sempre gli stessi schemi facendo finta di nulla? E l'elettorato come si comporterà?

Per adesso abbiamo avuto segnali contrastanti. Pensiamo alle ultime elezioni provinciali, quando è andato a votare solo il 24% degli aventi diritto. Il vincitore, condannato in primo grado per "murigo", ha festeggiato come se fosse una grande vittoria popolare.
Un altro elemento importante di questo teatrino delle elezioni è sempre l'informazione, in particolare la stampa che è sempre stato lo strumento principe per le campagne elettorali, ancor più della televisione. In Sardegna, o meglio nella provincia di Cagliari, dire stampa significa dire Unione Sarda. Sono vecchio abbastanza per avere visto questo giornale lanciarsi a peso morto nelle campagne elettorali, scagliarsi in modo addirittura brutale contro politici "ostili" non tanto all'ideologia, ma soprattutto agli interessi economici del proprio editore di turno. Ieri Grauso, oggi Zuncheddu. Ho visto Federico Palomba dipinto come un delinquente dal balente puripregiudicato Antonangelo Liori negli anni 90, lui si vero e comprovato delinquente. Ho assistito alla vergognosa campagna mediatica contro Renato Soru, l'unico leader veramente libero che i sardi abbiano avuto negli ultimi 50 anni. Anche a livello comunale, l'Ugnone ha i suoi favoriti. Li spinge e protegge senza alcuna vergogna.
Clamoroso un articolo pubblicato sul quotidiano cagliaritano una decina di giorni fa. Un articolo che riguarda il sindaco di Capoterra. Marongiu, insieme ad altre persone aveva ricevuto due avvisi di garanzia nei mesi successivi all'alluvione. Indagare in un caso del genere, con morti e disastri è un atto dovuto, soprattutto alle famiglie di chi ha perso la vita. I reati su cui si indagava erano "disastro colposo" e "omicidio colposo". Uno grave e l'altro no? Non proprio, purtroppo entrambi molto pesanti.
E' doveroso ricordare che si è innocenti sino a prova contraria e che chi amministra si espone a responsabilità che è molto difficile prevenire. Talvolta dietro un reato vi sono gravi inadempienze, illeciti, corruzione etc, ma non sempre sei in grado di controllare tutto ciò di cui sei responsabile quando hai una carica pubblica e ti fai carico anche delle azioni dei collaboratori. Dall'altro lato non è possibile che in questo paese una persona possa essere travolta e morire per avere attraversato un ponte sottodimensionato.
Ad ogni modo saranno i processi a fare il loro corso e a stabilire come stanno le cose, il compito del giornalista sarebbe quello di raccontare la realtà. E invece... guardate in po' come è stata pubblicata questa notizia sull'Unione. Potete scaricare il file originale. In grande nel titolo "Disastro colposo, Sindaco scagionato". In piccolo alla fine dell'articolo troviamo la frase "l'omicidio colposo è contestato a Cocciu, Novella e Marongiu". Non si capisce facilmente che, a essere stato rinviato a giudizio per omicidio colposo è la stessa persona che nel titolone è stata annunciata come "scagionata". Un altro dettaglio che trovo significativo: l'articolo NON è firmato da alcun giornalista. Eppure c'è sempre una firma o una sigla in tutti gli articoli, anche quelli sul barboncino smarrito. In questo no, come mai? Dev'essere la vergogna. Dato che l'articolo era "pilotato" perlomeno il povero giornalista che l'ha dovuto confezionare ha preferito evitare di apporvi il proprio nome.
Chissà quanti lettori frettolosi, nel leggere cotanto titolone di assoluzione, avranno richiuso il giornale pensando che il Sindaco era del tutto estraneo all'indagine sull'alluvione e quindi pronto a essere rivotato anche alle prossime comunali (anche se non può essere eletto).
Non avranno di certo capito che invece dovrà essere processato per omicidio colposo. Dopo le indagini, difatti, il magistrato rinvia a giudizio solo qualora abbia trovato degli elementi di colpevolezza, che dovranno essere vagliati in sede processuale. Immagino che se il rinvio a giudizio avesse colpito Renato Soru lo stesso giornale avrebbe titolato "Soru processato per omicidio" e non "Soru scagionato". La verità può essere raccontata in molti modi.
Qualcuno potrebbe dire: non lo leggere, il giornale. Io ci sto ma allora che il giornale restituisca i milioni di euro ricevuti dallo stato per informare, non per disinformare. L'informazione non è solo un business, è un servizio pubblico fondamentale.
Controllare un giornale, soprattutto un giornale con la squallida tradizione politica dell'Unione, è facile nel nostro corrotto paese. Non si può invece controllare Internet, che nel post alluvione, a Capoterra ha ricevuto un notevole impulso. Solo chi non ha capito niente può pensare di fermare Internet. Potrebbe cercare di intimidire i titolari di un sito, di due siti, ma anche cosi facendo non potrebbe impedire che ne vengano aperti altri.
Chissà se a Capoterra i titolari dei siti ricevono pressioni, intimidazioni, volte a "mitigare" la loro voglia di raccontare le verità, i fatti e le opinioni scomode. Se li incontrate, chiedeteglielo.
L'ultimo dubbio riguarda voi lettori/elettori. Che influenza avrà questo modo di informarsi non più monopolista e distorto sul vostro rapporto con la politica. Che rapporto avrà il mesto raccolto seguito ad una semina sbagliata a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni? Continueremo con gli stessi meccanismi oppure decideremo di cambiare?

venerdì 12 novembre 2010

Un comitato per le elezioni comunali (parte seconda)

Nella prima parte di questo argomento ho analizzato a grandi linee la situazione politica capoterrese che ci porta verso le prossime elezioni comunali. Il punto di arrivo del post precedente sarà anche il punto di partenza di questo: a Capoterra esiste una discriminazione da parte dell'amministrazione tra i residenti del centro storico e quelli delle frazioni. Se non siete d'accordo con questo assunto allora certamente non concorderete con il resto della storia. Capoterra sarebbe un paese normale e sceglierete la persona che, all'interno del comune, vi ispirerà più fiducia, a prescindere dalla sua zona di residenza. Così in effetti dovrebbe essere e, speriamo.. sarà. Ma così invece non è e quindi l'unico modo di cambiare le cose è quello di dare un segnale forte. Scriverò a proposito di Poggio, ma la strategia potrebbe essere applicata a qualsiasi altra frazione.

A Poggio di Pini, si sa, siamo pionieri per vocazione. Tre o quattro legislature fa, era stata creata una lista denominata "Meglio Uniti" che era riuscita a "piazzare" due consiglieri e aveva espresso, con il gioco delle alleanze, anche la carica di Sindaco con Bruno Sitzia.
Dopo quell'esperienza Poggio è piombata nel lungo sonno dell'ultimo decennio. La vita sociale si è assopita per vari motivi.
I fondatori e i primi residenti, che avevano vissuto la stagione della fondazione, sono invecchiati. Gagliardissimi, per carità, ma certamente con molte energie in meno.
I nuovi residenti sono venuti a vivere qui con uno spirito che talvolta è molto differente. Il desiderio di fare e di incontrarsi è stato spesso sostituito da un progetto di vita più egoistico, incentrato sul proprio piccolo mondo con piscina e rottweiler. Contemporaneamente la Cooperativa, che rappresenta il vero cuore pulsante della comunità, ha adottato una linea di amministrazione che ha fatto il verso ad una logica imprenditoriale, allontanandosi da quello spirito cooperativistico che fa parte del suo DNA, oltre che del suo nome. I risultati si sono visti. Deterioramento di molte strutture, non solo "mattoni" ma anche quei centri della vita sociale e le sorgenti di tante iniziative a carattere ricreativo.

Mentre Poggio cadeva in un sonno profondo, nelle frazioni costiere i residenti hanno incominciato a capire l'antifona. Alle scorse elezioni sono riusciti a fare eleggere un discreto numero di consiglieri. I migliori di tutti sono stati quelli delle Case del Sole. Non so quanti siano i residenti di quella frazione, penso duecento. Si sono uniti e hanno eletto un consigliere.
Il fatto poi che quasi tutti i candidati di queste frazioni fossero inseriti nelle liste di centro sinistra, che poi hanno vinto le elezioni, ha amplificato gli effetti di questo risultato. Chiedete a Franco Magi, l'unico consigliere eletto a Poggio, se c'è differenza tra essere consiglieri di maggioranza o di minoranza.

Poggio dei Pini e la Residenza del Poggio contano 2000 elettori. Mettiamo pure che il 40% non si rechi alle urne, restano 1200 voti. Certo una minoranza rispetto ai 20 mila elettori di tutto il comune, ma comunque sufficiente a eleggere tre consiglieri. Attualmente invece ce n'è solo uno. Gli esperti mi dicono che per essere eletti ci vogliono almeno 250 voti.
Cosa bisogna fare per eleggerne tre, o perlomeno due? Una cosa difficilissima: mettersi d'accordo!
Eh si, essere uniti è difficile ovunque, ma ultimamente a Poggio il grado di conflittualità è ai massimi storici. I motivi li conosciamo: il cambio della guardia alla guida della Cooperativa avvenuto poco più di un anno fa e tutte le polemiche che lo hanno preceduto.
Non ritengo che sia un grosso problema la dispersione "esterna" dei voti. Non credo proprio che da queste parti possano avere molto successo candidati come Zaccheddu e Mallus, che volevano buttare giù la diga di Poggio, oppure quelli che si sono distinti nello scaricabarile: il ponte, il guado, le strade, i rifiuti?. "Noi non c'entriamo, arrangiatevi".

Il cittadino che paga le tasse e si sente dire cose del genere, che vede servizi inesistenti o mal funzionanti può anche "frastimare", può anche protestare, scrivere o rompere le scatole con un blog. In realtà è il voto l'unico vero "potere" del cittadino. Non è un caso se, in occasione delle elezioni, per estorcere il vostro voto questi signori, irreperibili per i restanti 5 anni, vi sorrideranno gentilmente, le promesse fioccheranno, le strade saranno tirate a lucido e si apriranno miracolosamente decine di cantieri.
L'errore compiuto a Poggio dei Pini nelle ultime elezioni è stato quello di disperdere il voto tra un numero troppo elevato di candidati. Trenta voti Tizio, venti Caio ed è così che alla fine ce l'ha fatta solo uno. Non serve a niente candidarsi sapendo che è impossibile raggiungere i 250 voti, anzi rappresenta un danno. Invece devono esserci solo tre candidati. Se ce ne saranno di più sarà un harakiri.

Concludo quindi facendo tre appelli.
  1. Che si costituisca a Poggio un comitato per le elezioni, con l'obiettivo di sensibilizzare i residenti sulla necessità di convogliare il voto su un numero ristretto di candidati e di organizzare la campagna elettorale.
  2. Ai potenziali candidati che riceveranno l'invito a partecipare alla competizione elettorale tanto per portare 20 o 30 voti qua o la, dico di non farsi sfruttare per portare acqua a mulini che nemmeno conoscono.
  3. Ai residenti invece va l'invito a non sottovalutare questa occasione e fare uno sforzo per partecipare alle elezioni e concentrare il proprio voto sui candidati più forti.
Aggiungo anche un appello all'unità, perlomeno in questa situazione si lascino da parte le "diatribe poggine".

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