Qualche giorno fa abbiamo pubblicato in anteprima la notizia dello "sblocco" dei finanziamenti che consentiranno perlomeno di avviare la progettazione del "Ponte per Pauliara". Abbiamo registrato anche i primi commenti soddisfatti, ma non dimentichiamoci che si tratta solo del 10% di una delle tante attività e che questi soldi erano già stati stanziati dalla giunta Soru. Nulla di nuovo quindi. Ci son ancora tante opere che ancora non partono (sebbene finanziate) e moltissime altre non sono mai state oggetto di finanziamento, ma saranno comunque necessarie affinchè questo territorio diventi un area in cui poter vivere in sicurezza e con una qualità della vita perlomeno simile a quello che esisteva prima. Abbiamo ripetuto tante volte che molte opere dipenderanno dallo Studio Idrogeologico dell'area, per il quale la giunta Soru ha stanziato 500 mila euro. Ebbene, di questo studio non si ha alcuna notizia. Desaparecido. E' iniziato? E' stato affidato? E che ne è di quel "patto del fiume" tra gli enti e la popolazione che è stato annunciato dal resp. del Distretto Idrografico ing. Silvano il 29 novembre davanti a centinaia di alluvionati (leggi il nostro articolo)?
Su tutti questi temi esiste, a 6 mesi di distanza dall'evento alluvionale, il più assoluto silenzio. E' un silenzio che qualcuno cerca di rompere: innanzitutto noi in questo blog che dal giorno dell'alluvione diffondiamo informazione, documentazione, partecipazione e unità. Ultimamente è attiva l'Associazione 22 Ottobre, che è riuscita a radunare i massimi esperti delle discipline scientifiche legate all'idrogeologia realizzando due incontri con la popolazione che hanno certamente aiutato a capire che cosa è successo quel giorno, che cosa succederà in futuro e ad avere una idea di quello che bisogna fare, da subito.
Le entità che operano direttamente sul territorio, invece, non hanno contribuito alla conoscenza. Qualcosa ha fatto la Cooperativa Poggio dei Pini, radunando la popolazione del centro residenziale in alcune occasioni. Si tratta però di una azione nella quale la sacrosanta richiesta del ritorno alla normalità si intreccia con l'interesse alla cementificazione di zone in cui il rischio idrogeologico, come la realtà ha purtroppo dimostrato, è assai elevato. Il Comune di Capoterra sembra invece uno spettatore in questo contesto. Il Sindaco e gli assessori, incalzati dalla stampa, si limitano a dire "non ci hanno dato i soldi, non possiamo fare niente", che poi pare sia anche vero. Oppure "il ponte avrebbe dovuto farlo il Genio civile, perchè lo hanno affidato a noi?". Che sarebbe come dire "siamo degli incapaci, non sappiamo neanche sistemare un guado provvisorio o un paio di buche nella strada, ma perche ci fate fare i ponti?". Ci hanno almeno rappresentati e hanno difeso i nostri diritti? Quali azioni hanno fatto per difendere il loro territorio sul quale oggi incombe il terrore della crisi sanitaria e dove la viabilità in alcune zone è da 6 mesi del tutto simile a "the day after"? Ancora una volta Capoterra si è dimostrata madre-matrigna per i cittadini delle lottizzazioni periferiche. Come ci si può lamentare della poca coesione sociale esistente nel comune e del fatto che molti cittadini "immigrati" nelle frazioni non si sentano "capoterresi" se l'amministrazione assume un comportamento di questo tipo? Sono proprio atteggiamenti di questo tipo che seminano la divisione.
La presenza, in questo contesto di abbandono, di non pochi consiglieri comunali residenti nelle frazioni, testimonia come nel Comune di Capoterra, più che una logica di partiti o di proposte, regni la logica dell'emarginazione delle frazioni. Il fatto, poi, che l'emarginazione ed il menefreghismo siano stati perseguiti anche in occasione di una disgrazia dalle proporzioni catastrofiche, rende il comportamento di queste persone imperdonabile. Certamente ci ricorderemo di loro alle prossime elezioni.
La Regione Sardegna ha iniziato molto bene, con i rimborsi rapidissimi. Poi però le dimissioni del Governatore hanno provocato l'empasse in alcuni uffici regionali, con i conseguenti gravi ritardi di cui oggi stiamo pagando le conseguenze. E i soldi? In ottobre la regione ha stanziato un cospicuo finanziamento con il quale sono stati ristorati i danneggiati e sono state finanziate le opere di cui abbiamo parlato sinora.
Ma tante altre cose: la sistemazione dell'alveo del fiume dalla foce sino al monte, il piano di emergenza, la eventuale delocalizzazione di alcuni edifici, la ricostruzione di altri 4 ponti secondo criteri compatibili con le portate del 22 ottobre, la sistemazione della viabilità principale e minore, la messa in sicurezza degli invasi (laghetti), sono tutte opere che non hanno ancora ricevuto alcun finanziamento. La finanziaria è in discussione in questo mese di aprile. Una cosa è certa: ad oggi non c'è un euro per le aree alluvionate. Il governo nazionale non ha dato niente sin dal primo giorno, mentre ha riversato fiumi di denaro su altre aree del paese colpita da eventi molto meno problematici (restano famosi i 150 Mln per pochi cm. di cenere su Catania).
In questo contesto si stanno muovendo i consiglieri regionali capoterresi (guardacaso entrambi residenti nelle frazioni) Marco Espa e Cristian Solinas.
Il primo ha presentato una proposta di legge regionale da 40 MLN (scarica), mentre il secondo ha annunciato un emendamento alla finanziaria per 10 MLN. Non conosciamo il contenuto della richiesta di Solinas. La proposta di Marco Espa contiene molte delle indicazioni che l'Associazione 22 Ottobre e alcuni interventi di questo blog hanno fatto emergere negli scorsi mesi, in particolare il riferimento al Parco Fluviale del S. Girolamo. E' molto probabile che anche il rappresentante dei quattro mori intenda muoversi sullo stesso fronte, tant'è che ho più volte sollecitato una azione comune.
Purtroppo la politica ha le sue leggi e prevede lo scontro tra i "poli". Speriamo invece che per ricostruire la valle del S. Girolamo si crei una unità di intenti che consenta di ottenere i finanziamenti necessari; perchè una cosa è chiara: senza soldi non avremo alcuna sicurezza e saremo predisposti ad altra distruzione in occasione della prossima alluvione (tra 5 anni o il prossimo ottobre?). Avremo laghi prosciugati con incendi e boschi in fumo, ponti inedeguati che crolleranno di nuovo alla prossima alluvione oltre a fare da tappo, creando onde di piena.
Seguiamo quindi con interesse cosa accadrà nella finanziaria regionale. Per ora non c'è niente e i nostri due prodi dovranno scontrarsi con un'orda famelica in cerca di denari.
Non servono solo soldi. Anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Quello che è successo deve insegnare anche a noi a rispettare questa natura e ciò che le appartiene e a vivere in maggiore armonia con essa.