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Pierluigi Monni e
Giampiero Atzori nel 1966 |
Come venisti coinvolto nell’idea di realizzare quello che poi sarebbe diventato Poggio dei Pini?
Una mattina, me lo ricordo ancora, ero a Cagliari, vicino al Tribunale, e incontrai Alberto Marracini. Credo che fosse il 1965, io avevo meno di trent’anni ma ero già un professionista abbastanza affermato, ero allievo di Mandolesi e Valori, insegnavo all’Università e avevo già un mio studio di progettazione. Marracini sapeva ch’ero un appassionato di pianificazione urbanistica, stavo lavorando a uno studio sull’architettura agricola e mi raccontò dell’idea che stavano coltivando insieme all’amico Ettore Lai. Mi presentò a Ettore, vero motore di tutto il progetto, quindi coinvolgemmo Giorgio Mundula e, nelle lunghe nottate al bar dell’Excelsior, all’ultimo piano del palazzo della Rinascente, prese forma il progetto di una vera e propria città giardino, la cui realizzazione avrebbe dovuto ispirarsi a quello spirito cooperativistico che allora, negli Anni Sessante, era molto sentito. Partecipai poi ai sopralluoghi a nord di Cagliari, ma la nostra attenzione si concentrò fin da subito sull’azienda agricola Saggiante, a Capoterra.