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domenica 13 gennaio 2008

Siamo ancora una cooperativa?

di Giampaolo Lai

Gli avvenimenti accaduti nell'ultimo periodo e i comportamenti personali osservati mi hanno indotto a pormi questa domanda, Per trovare una risposta è necessario un piccolo riepilogo anche se non puntuale con date e descrizioni dei fatti come Giorgio Plazzotta ha meritatamente già pubblicato. A me interessa una riflessione soprattutto su ciò che credo di intravedere oltre i singoli fatti.

Allora vediamo alcune cose ad iniziare da uno scritto datato 11/12/07 protocollo 2479 con riportato in calce “Il Consiglio di Amministrazione” contenente una filastrocca di epiteti, dal contenuto “forte”, indirizzati a Soci della Cooperativa poco inclini a piegare la schiena ma propensi ad ottenere chiarezza su atti della Società. Ritenendomi incluso fra quei Soci ho personalmente scritto al Presidente chiedendogli semplice conferma se il CDA condividesse o meno quelle affermazioni poco edificanti. Con squisita cortesia mi è stato risposto con lettera personale datata 22/12/07 con la quale mi si conferma “Ti stimo troppo per pensare che le accuse, Ti assicuro del tutto fondate mosse dal Consiglio a certi soggetti che con falsità, slealtà, malafede, ecc. hanno arrecato danni rilevanti alla Cooperativa, e non solo in termini di danno all'immagine, possano essere state intese come critiche a Te o ad altri ex Amministratori che della salvaguardia degli interessi della Cooperativa si sono sempre occupati”. Dunque, in mancanza di una smentita sperata, sono confermati gli epiteti assai poco gloriosi rivolti ad ALTRI SOCI che, con me, hanno chiesto alcune cose.

Poiché nel frattempo un legale interpellato allo scopo, aveva anche chiarito che una eventuale azione di revoca degli Amministratori in carica poteva manifestarsi, da parte dei Soci, eventualmente, con votazione segreta, nella stessa lettera da me ricevuta, si afferma che se non fosse stata motivata con la “giusta causa” gli Amministratori rimossi avrebbero chiesto il risarcimento ai Soci favorevoli alla revoca, da individuare con voto ad appello nominale. Appunto per distinguere i Soci buoni dai cattivi.

Resta da capire in quali casi la giusta causa potrà essere invocata con certezza. Se un CDA ignora il dettato Statutario ed altri Soci, inascoltati, lo fanno rilevare matura la giusta causa ? Se un CDA sollecitato da Soci ai termini dello Statuto indice un referendum e poi lo annulla a 4 giorni dal suo svolgimento integra un caso di giusta causa ? E la formulazione “se mi mandi via mi paghi” rivolta ai Soci che hanno eletto quel CDA con VOTO SEGRETO che significato avrà ? E un Socio, anche dipendente, avrà il coraggio di esprimere in modo palese il suo voto eventualmente opposto alle aspettative del suo datore di lavoro ?
Lo Statuto nel testo vigente è una filastrocca di doveri dei Soci nei riguardi della Società Cooperativa. Il Codice civile è richiamato frequentemente. L'art. 53 ci dice “anche se tu segui la procedura stabilita dal codice per vedere gli atti” il Presidente “può negare l'accesso a particolari atti e documenti qualora dalla loro conoscenza e/o divulgazione possano derivare pregiudizio o nocumento alla Società o alle persone in essi menzionate”. Quali sono questi atti ? Chi stabilisce se sono o meno sensibili ? . Insomma della serie ... campa cavallo..

Il ricambio ? Come nel ventennio di cui alcuni di noi hanno vissuto gli ultimi anni. Qui però si riesce a parlare anche di quarantennio perchè “ io sono bravo e non ho fiducia negli altri e quindi stò e continuo a stare”.

Dice lo Statuto (art. 51) “Le cariche sociali sono generalmente gratuite” prosegue con ammissione di un rimborso delle spese sostenute. Appunto rimborso e non compenso. Anche gli Amministratori Delegati (Comitato Esecutivo), a mio giudizio, potranno rivendicare il “rimborso” per le spese sostenute (tipico il caso della benzina per gli spostamenti). Attribuire invece un “adeguato indennizzo” snatura lo spirito Cooperativistico. Ed infatti in un passato non lontano le cariche erano gratuite e ciascuno dava in funzione delle proprie disponibilità e capacità. Da Cooperatore.

Manca, nello Statuto, una norma di salvaguardia per i Soci di “minoranza” intendo dire che la Regola non obbliga l'inserimento di una minoranza in Consiglio di Amministrazione. I Soci non possono sapere altro che ciò che il convento distribuisce, prendere o lasciare. Non viene neppure più esposto l'avviso di convocazione per le adunanze del CDA, cosa che in passato accadeva. Non è noto se i Soci possano assistere a queste adunanze, lo Statuto nulla contiene né in senso affermativo né in senso contrario. E' quindi possibile che il Presidente (applicando il famoso art. 53) possa negare anche questa opportunità perchè in quella occasione, Soci presenti estranei al CDA, potrebbero conoscere cose proibite o sensibili dalla cui conoscenza potrebbe derivare pregiudizio o nocumento alla Società o alle persone in essi menzionate. Appunto della serie non mi fido degli altri anche se Soci.

Era stata, in passato, approvata una regola per gli appalti di forniture e/o servizi ed era stata intrapresa la strada della comunicazione pubblica delle esigenze via via emergenti. Questo per dare modo ai Soci, potenzialmente idonei allo scopo, di presentare candidature e/o proposte di forniture. Nell'ultimo periodo non ho avuto, come Socio, alcuna informativa, deduco che la norma sia stata cassata, anche quest'azione in spregio dei Soci. Tant'è che strutture sociali sono state concesse in assenza di concorrenze e senza alcuna previa pubblicità.

Altre testimonianze ognuno di noi potrà ritrovarle per esperienze dirette ma a me già queste rammentate sono sufficienti appunto per convincermi che la risposta all'interrogativo in testata è sicuramente:

NO, LA NOSTRA SOCIETA' NON E' PIU' UNA COOPERATIVA. E' ALTRO.

Anche perchè una Cooperativa come la nostra i cui Soci sono caratterizzati da qualità peculiari ed inusuali, oltre che curare con la dovuta attenzione gli aspetti economici, finanziari e quant'altro, dovrebbe, in primo luogo, prestare ascolto e rispetto alla sua componente più importante che è quella dei Soci. Proseguire ad agire con il principio de “Il padrone sono io” porterà allo sfascio dell'attuale intero impianto. A me queste riflessioni che ho esposto appaiono confermate anche dal recente episodio che riguarda la variante al piano di lottizzazione. A tutti i Soci (ad esclusione di quelli che formano il Consiglio di Amministrazione) la prima ed unica notizia certa contenente i dati numerici della variante proposta ed in itinere è pervenuta non dalla Cooperativa bensì dal giornale quotidiano. Come un qualsiasi cittadino dovunque dimorante che assume le notizie più disparate. Quanto poi alla giustificazione secondo cui le comunicazioni sono comparse sul foglio Notiziario, a me è sfuggita qualunque congrua informazione (volumi, numero dei lotti, ubicazione, etc.) che invece ho appreso, appunto, da una fonte estranea alla nostra organizzazione. .

4 commenti:

Giorgio Plazzotta ha detto...

Giampaolo, tu che sei sempre molto informato potresti fare un sunto delle modifiche apportate allo statuto due anni fa? Questo art. 53 è sempre stato presente?

Giampalo Lai ha detto...

Da Giampaolo Lai
rispondo a Giorgio Plazzotta. Il precedente statuto nella stesura quale risulta alla data del 26/10/2001 NON contiene limitazioni per l'accesso agli atti. All'art. 51 3° capoverso era scritto: Ciascun Socio ha diritto di controllare in qualsiasi tempo anche gli altri atti e i documenti della Società, purchè non ne derivi intralcio alla normale attività amministrativa. (Gli altri atti è riferito a: oltre al bilancio annuale).
L'introduzione delle limitazioni di cui all'art. 53 dello Statuto attuale data 2004. Non ho altri riferimenti da indicarti. Giampaolo Lai

Anonimo ha detto...

Da Silvio Ceccarelli.
Sta venendo alla luce con sempre maggiore frequenza che le modifiche apportate allo Statuto nel 2004 servivano a ben altri scopi che non quelli dichiarati.
Si è fatto credere ai Soci che se non avessero approvato le modifiche entro il 31/12 avrebbero perso i benefici fiscali previsti per le cooperative. Era una menzogna perchè i termini erano stati prorogati. Si sarebbero potute approvare le modifiche allo Statuto dopo un sereno dibattito apportando anche emendamenti proposti dai soci, se accettati dall'assemblea. Si poteva spiegare meglio perchè rpolungare di 40 anni la vita della società. Si era capito che serviva per accedere a finanziamenti bancari a lungo termine. Si poteva discutere sulla necessità di caricarsi di debiti a lungo termine. Con l'approvazione da parte del Consiglio Comunale della lottizzazione denominata A2 e A3, attesa dai soci e dal mercato da circa dieci anni, che presumubilmente avrebbe avuto un ritorno velocissimo del denaro investito con utili sicuramente sufficienti anche per investire nell'ammodernamento o rifacimento dell'acquedotto. E' stata scalta la strada che sappiamo.
E' stato dato potere deliberativo ad un'assemblea iniziata senza neppure la metà dei Soci della Società presenti (fisicamente o per delega) 406 su 831. Alla conta dei voti si noterà che ben 27 persone hanno lasciato l'assemblea, alcuni per protesta altri forse per non farsi coinvolgere nell' imbroglio.
In conclusione è stato approvato il prolungamento della società col voto del 39% dei soci e il nuovo statuto col 40%. Non sono maggioranze qualificate per giustificare l'introduzione di modifiche sostanziali per la vita della Cooperativa. Potremmo inoltre domandarci se un CdA composto da soli otto membri su ventuno, in tredici fra cui il Presidente i due Vice Presidente l'intero comitato esecutivo e sette Consiglieri avevano dato le dimissioni per il clima incandescente dovuto alla conflittualità permanente e accanita della minoranza, fosse legittimato a proporre e a dichiarare valide le modifiche allo Statuto. Sarebbe stato più corretto sciogliere il Consiglio, indire nuove elezioni e successivamente proporre la modifica statutaria. Naturalmente dopo ampio ed esaustivo dibattito.
L'amico Giampaolo Lai era fra i dimissionari di quel Consiglio e mi contesta l'affermazione che ci fosse una buona dose di cattiveria in quelle persone.
Non so se sia solo la sindrome della insostituibilità, malattia molto grave che può colpire in età senile (quando le persone equilibrate potrebbero cominciare a pensare di andare in pensione) ma molto contagiosa arrivando anche a colpire alcuni giovani, oppure sia altra sindrome tipo smania di potere, di apparire più importanti di quello che in effetti si è, oppure, auguriamoci di no, spinti da interessi personali.
Commentiamo l'art.67 del nuovo statuto. Perchè per modificare questa norma si richiede l'unanimità dei Soci rappresentanti l'intero capitale sociale?

Giorgio Plazzotta ha detto...

Beh sulla mancata partecipazione a quelle assemblee molti soci dovrebbero riflettere. Io, che non ero presente, ho già fatto mea culpa. I CdA dal 95 in poi hanno avviato una politica che ha favorito l'allontanamento dei soci dalla partecipazione attiva. Non si può d'altronde pretendere che i singoli soci si comportino come Don Chisciotte.
Comunque la frittata è fatta.
Direi che se la magior parte dei soci contiuerà a supportare questo vento di rinnovamento sarebbe il caso di rivedere quei punti dello statuto che sono stati modificati per avere le "mani libere" e realizzare di fatto una minore trasparenza.

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